Eccolo lì, un ammasso di lardo vestito con la solita maglia rossa accesa e i pantaloni da matrimonio degli anni 20, che, pur mancando due minuti al suono delle campanella, continua a scrivere numeri su lettere. Sì, il professore di matematica è sempre il solito, non cambia mai, da ogni punto di vista. Ovviamente la maggior parte dei miei compagni sta facendo tutt'altro: c'è chi dorme sul proprio banco, c'è chi ascolta la musica facendo finta di seguire e c'è anche chi ha la forza di prendere appunti. Che gran forza di volontà! Manca solo un minuto alla fine delle lezioni, e sento una voce dietro di me che attira la mia attenzione con un suono prodotto dalla bocca.
«Psss. Giù! Girati».
Mi volto e noto che la voce proviene da Alessia, la quale si è appena svegliata dal suo lungo sonno; i suoi occhiali sono per metà in testa e per metà attaccati all'orecchio, invece, i suoi capelli biondo cenere sono tutti in disordine, e chiunque potrebbe scambiarla per Samara di The Ring se solo non abbia i capelli neri e sia molto più carina..
«Cosa farai stasera? Ti va di uscire?» mi chiede sottovoce e con un tono assonnato.
«Mi dispiace, ma oggi è il compleanno di suor Clarissa, e con le altre suore le abbiamo organizzato una festa a sorpresa. Se vuoi possiamo uscire domani».
«Ah, va bene, tranquillo. Ci vediamo domani, allora».
«Certo!»
Suona la campanella e un'orda di ragazzi si precipita all'uscita della scuola. Prendo il mio zaino e mi dirigo anche io verso l'esterno. Mentre cammino, un ragazzo molto più basso di me, con i vestiti di un novantenne e un'acne da far invidia agli alieni, spunta davanti a me: è Pietro.
«Ehi, come va?» mi chiede con un alito che farebbe estinguere la razza umana.
«Ehm, bene. Tu?» gli rispondo con le labbra schiacciate tra loro per evitare di respirare il suo alito.
«Mah, diciamo bene. Ho preso solo otto e mezzo al compito di matematica».
Sto in silenzio per pochi secondi cercando di capire che tipo di problema lo disturbi.
«Beh, sei solo al secondo anno, vedrai che recupererai» balbetto «Ora devo andare, ci vediamo in giro».
Inizio a camminare, ma lo sento continuare a parlare.
«Ehi! Volevo chiederti se ti va di uscire stasera».
Conto fino a dieci per evitare di essere scontroso e poi parlo. «Mi dispiace, ma stasera ho un impegno. Ci sarà sicuramente qualcun'altro disponibile». Lui annuisce ed esce da scuola. Finalmente! Non ne posso più di lui, l'ultima volta che ci sono uscito insieme è stato orrendo; non aveva voglia di fare niente, si è dedicato esclusivamente a giocare a Pokemon Go sul suo cellulare.
Esco a mia volta dal cancello della scuola e mi dirigo verso l'orfanotrofio. Impiego all'incirca mezz'ora ad arrivare lì, poiché odio prendere le scorciatoie; non si sa mai chi potrei trovare. Mentre attraverso il solito parchetto, inizia a girarmi forte la testa, così vado a sedermi su una panchina in attesa che mi passi.
Non ho mai avuto qualcosa di questo tipo, sembra che il mondo stia aumentando notevolmente la sua velocità, e devo dire che è fastidioso, in più, ho la vista un po' annebbiata. All'improvviso, sulla panchina davanti a me noto un uomo. Non mi sono accorto della sua presenza quando sono passato; sembra alto e forzuto come un lottatore di wrestling, i suoi occhi penso che siano di un celeste chiaro e i suoi capelli spettinati e scuri, come se fosse appena tornato da un ambiente ventoso; per di più, sembra avere una barbetta ben curata. Insomma, è come se fosse una versione di me un po' cresciuta. Ma ciò che mi attira è il suo abbigliamento: ha un vestito elegante totalmente bianco, incluse le scarpe; non ho mai visto questo colore così acceso, e come se mi abbaiasse, ma forse è solo la testa che fa brutti scherzi. Chiudo per un attimo gli occhi perché mi sento svenire; quell'uomo, invece di stare seduto, potrebbe aiutarmi a riprendermi, ma a quanto pare preferisce osservare la mia agonia. Appena li riapro, la vista non è più annebbiata, il giramento di testa svanisce e, poco a poco, tutto torna come prima. Ma c'è una cosa che mi lascia perplesso: l'uomo col vestito bianco è sparito; forse è andato via, oppure, sarà stato frutto della mia immaginazione, chissà.
Finalmente sono arrivato a destinazione, così prendo le chiavi, apro il cancello dell'orfanotrofio e m'incammino verso la porta, sulla quale vi è scritto: "Benvenuti a tutti coloro che sono stati abbandonati, qui troverete la famiglia che il Signore ha scelto per voi". Beh, le questioni sono due: o sono ancora in lista d'attesa, oppure, il Signore è indeciso sulla famiglia che vuole darmi. In più, considerando la mia fortuna, la prima è molto più probabile.
Nemmeno il tempo di fare un passo che suor Carolina viene verso di me correndo, dicendo: «Oh, finalmente sei arrivato! Perché hai impiegato tutto questo tempo ad arrivare? Comunque, nessuno ha fatto gli auguri a suor Clarissa, proprio come hai detto tu stamani. Siamo state magnifiche, dì la verità!»
«Ottimo lavoro! Però parla sottovoce! Suor Clarissa potrebbe sentirti! Ad ogni modo, ho impiegato molto perché avuto ho un leggero mancamento»..
Vedo che i suoi occhi iniziano ad agitarsi, così continuo «Non è stato nulla di grave, tranquilla. Sto bene»..
«Tu potrai dire di stare bene solo quando lo potrò confermare io. Ed ora subito in infermeria!»
«Ma devo vedermi con Teresa via Skype! Lo sai come si arrabbia quando sono in ritardo! Ti prego, ci andiamo dopo!».
«Niente da fare, giovanotto! Teresa aspetterà!» mi dice trascinandomi con sé in infermeria.
#SpazioAutore
Spero che il primo capitolo del mio libro vi piaccia! Purtroppo, a causa di impegni scolastici, non potrò aggiornare regolarmente, ma non temete! Ho una pagina facebook dove pubblico degli spoiler e alcuni frammenti di capitoli.
