Prove

Un sommesso tocco alla porta indusse Oscar a ridestarsi dai pensieri.

Stava rimuginando tra sé e sé sull'assurdità di farsi disarmare, proprio come un pivello, in posizione di prima e così consentire all'avversario di vincere.

La regina dev'essere impazzita!

Nessuno con un minimo di preparazione si farebbe disarmare in prima posizione…

Dovrò convincerla a cambiare la scena…

E' assurda!

L'ordine secco…

"Avanti!".

Nessuno con un minimo di capacità ed esperienza crederebbe in un combattimento vinto a quel modo!

Sarà anche una messinscena…

Ma così è davvero assurdo!

Nella casa regnava il silenzio più assoluto.

Era tardi. Domestici e governante erano a dormire da tempo.

André s'era trattenuto a Versailles, un compito da attendente, per evitare a lei di restar oltre il dovuto.

Le aveva detto d'attenderlo sveglia però, che c'erano novità.

"Dannazione!" – stizzito se ne uscì il commento.

Novità su cosa…

Sul libretto che Sua Maestà, la Regina Maria Antonietta, aveva deciso di modificare, non più tardi proprio quel pomeriggio.

Il libretto della rappresentazione…

Oscar era comunque sveglia.

Ripensava, non senza rabbia crescente all'impresa in cui s'era ritrovata, suo malgrado, perché la Regina Maria Antonietta, nella crescente e delirante passione per il teatro, vuoi per scacciare la noia della vita di corte, vuoi per saggiare le proprie doti di attrice tragica, aveva deciso di scrivere e poi mettere in scena una commediola.

Una mano alla fronte, le tempie massaggiate per evitare di cacciare un'altra dannazione.

Sua Maestà s'era imputata questa volta, che in passato era stata capace di coinvolgere nei progetti i figlioli, i dignitari di corte, le dame di compagnia, i valletti e poi qualche ministro più incline al ridicolo di altri ed ovviamente le dame di compagnia, soprattutto quelle agitate dalla ricerca spasmodica d'ingraziarsi la sovrana.

Persino il re, una volta, s'era ritagliato una particina su misura, quella d'un popolano un po' goffo ma piuttosto arguto che aveva dato del filo da torcere alla famiglia nobile della promessa sposa del proprio figliolo, altrettanto plebeo e povero in canna.

S'era divertito, Sua Maestà Luigi XVI a recitare mescolato alla finta plebaglia.

Il re l'aveva fatto volentieri e forse, in fondo al cuore, aveva gradito la parte perché quella parte in fondo gli si addiceva e lì, su quel palcoscenico ridotto, ritagliato nel cortile del Petit Trianon, s'era sentito finalmente libero d'esprimersi come mai gli era accaduto nella vita reale.

Maria Antonietta non s'era mai avventurata a chiedere ad altri di partecipare.

Stavolta no. Stavolta la trama pareva davvero ambiziosa, per nulla leggera, grottesca, e dunque la regina aveva chiesto il conforto di altre personalità.

No…

Oscar ripensò al giorno in cui era stata convocata. S'era immaginata di dover svolgere chissà quale ambasciata.

No…

Minerva…

La divinità sibilata tra le labbra, lo stupore riflesso allo specchio, lei sull'attenti e la regina seduta con il viso parimenti rivolto allo specchio della toilette, le cameriere intente a sprimacciare con cura i fiorellini intrecciati alle ciocche bionde adeguatamente incipriate.

Oui…mademoiselle… – aveva sussurrato Sua Maestà sollevando lo sguardo allo specchio per cogliere l'insano sguardo del Colonnello delle Guardie Reali – La dea Minerva…vorrei foste voi ad impersonarla…ne avete il portamento e la grazia ma al tempo stesso la fierezza ed il coraggio...

Che lì per lì a lei era rimasta una mezza risata imprigionata in gola, che forse Sua Maestà non diceva sul serio.

Non poteva essere che il Colonnello delle Guardie Reali avesse finito per interpretare una dea…

In una commedia…

La dea della guerra…

Perché – come aveva sentenziato la regina – Nessuna donna meglio di voi – mademoiselle - saprebbe maneggiare la spada con la sua stessa abilità ed al tempo stesso esibire una bellezza non comune come quella di una dea…

Quando aveva saputo della richiesta le era sembrato quasi di svenire, dapprima percorsa da un brivido, come poche volte le era accaduto nella vita, per ritrovarsi invasa da una rabbia liquida, incandescente, così come si sentiva intrappolata com'era in un capriccio.

Allora aveva tentato di declinare contestando che il padre, il Generale Jarjayes, non avrebbe mai approvato un simile scenario. Per non parlare poi dell'abito di scena: una lunga veste, tipica delle donne dell'antica Grecia, una veste femminile.

Era certa che il padre avrebbe sdegnosamente rifiutato di vedere la figlia, sua erede e Colonnello della Guardia Reale, conciata a quel modo.

Nemmeno se la richiesta fosse venuta da sua maestà in persona.

E invece, il padre, proprio il Generale Jarjayes, s'era lasciato convincere dallo sguardo estasiato della sua regina e aveva dato il consenso perché la figlia fosse libera di recitare nella rappresentazione.

Intrappolata dunque in un capriccio, era poi scivolata giù in un incubo.

Perché sua maestà, nel delirante intento di perfezionare oltremodo la sequenza della rappresentazione, aveva deciso di inserire un altro personaggio – del tutto inventato perché nessun autore greco si sarebbe mai sognato di stravolgere una povera commedia a quel modo - un cacciatore, che la donna, ormai in preda alla trasfigurazione indotta dall'estasi dell'arte, avrebbe fatto impersonare ad André.

Perché… – aveva sentenziato Maria Antonietta – La dea e il cacciatore si dovranno affrontare in duello e chi meglio di voi, mademoiselle, e voi, André, sapreste farlo? Considerato che siete abituati...e dunque tutta la scena ne trarrà giovamento in realismo e perfezione!

Un deliro dopo l'altro…

Ecco dove s'era andata a cacciare!

E André, quel traditore, invece di sottrarsi all'assurda richiesta, non ci aveva pensato su che pochi istanti e aveva accettato, e la Regina Maria Antonietta l'aveva ringraziato emozionata e a lei, Oscar François de Jarjayes, non era rimasto altro da fare che piantare addosso all'attendende uno sguardo furioso.

Rimunginava dunque tra sé e sé attendendo il traditore.

La porta s'aprì e vide entrare proprio André, gli occhi ficcati al libello, una specie di volumetto rilegato con un grosso spago. L'aria pareva piuttosto preoccupata.

"Cosa c'è adesso?" – chiese lei in tono irritato.

"Dobbiamo provare Oscar…" – sentenziò l'altro, sempre intento a leggere.

"Provare!?" – allarmata.

"Si, provare! Dobbiamo provare le scene che ci sono state assegnate…".

"Io non ho bisogno di provare" – stizzita – "Le conosco già e non ho necessità di ripeterle ancora!".

La stilettata, verbale, laconica, comunicò una malcelata insofferenza che s'abbattè sul frangente che s'era venuto a dipanare, tra il ridicolo ed il tragico, e poi sull'insolita calma dell'attendente traditore che pareva sorprendentemente a suo agio, al contrario di lei.

S'era presentato a quell'ora, incurante della regola imposta da nanny ormai anni addietro di non mettere più piede nella stanza di mademoiselle, anche se era stata proprio mademoiselle ad imporre d'essere informata. Ora la richiesta di André aveva chissà come suscitato irritazione.

Già la commedia era un'idea insana ma addirittura provare di nuovo le stesse scene...

"Non puoi aver già studiato tutte le tue parti!" - contestò l'altro agitando il malloppo di fogli - "E poi c'è il duello! Non possiamo permetterci di sbagliare quella scena. Converrai con me che se accadesse non solo noi ci faremmo una pessima figura ma anche la regina verrebbe derisa e ci resterebbe male…".

Pur convendo che l'altro non aveva torto, il tono quasi serafico ebbe il potere di farle saltare i nervi, che lei di quella storia non ne voleva sapere altro, che già l'idea di salire su un palcoscenico, vestita con quel ridico abito...

E adesso André le veniva a dire che dovevano ripetere ancora una volta quell'assurdità.

"Non ho bisogno..." – ripeté accentuando il tono, nascondendo ancor più il volto verso il chiarore del fuoco - "Di provare ancora!".

André stabilì ch'era venuto il momento di cambiare tattica.

"Non sarà che questa cosa ti imbarazza?".

"Io…" – tentò di non cogliere la provocazione l'altra. Perché quella era una provocazione.

"Io non sono per niente imbarazzata!" – sputò severa.

"Allora hai paura!? O ti senti così sicura di te?! E se fossi io invece ad avere la necessità di provare un'altra volta? Non dimenticarti che non sarai da sola. Dovrai replicare alle mie battute e dovrai combattere contro di me! Non credi che provare un'altra volta almeno il duello potrebbe essere utile?".

André era un vero maestro nel scovare i suoi punti deboli. Quando non riusciva a convincerla della necessità d'un gesto, puntava sulla carta dell'incapacità o della paura o dell'imbarazzo - il proprio ovviamente ma di riflesso anche quello di lei - e lei, punta nell'orgoglio, finiva per cascare nel tranello, e per dimostrargli che non era affatto come sosteneva lui, s'impuntava a far tutto ciò che lui chiedeva.

Oscar si rendeva conto d'avere questo punto debole e si rendeva conto che l'altro era bravissimo nel saperlo sfruttare. Lei era più forte eppure lui era più forte di lei e lei non poteva far altro che capitolare…

Nessuna replica...

Silenzio...

Lo fissò furiosa, che André aveva il potere di farla infuriare, di contro alla tranquillità di cui l'altro faceva sfoggio, come gli fosse stato naturale recitare.

Come l'avesse fatto da sempre e da sempre avesse semplcemente provato le parti che via via gli venivano assegnate.

André sostenne lo sguardo. Sorrise...

"E poi credo convenga anche a te fare un'altra prova…prima di lasciare Versailles il messo della regina mi ha consegnato i nuovi copioni…".

"I nuovi copioni!?" – sibilo lei, nel tono il crescente senso di preoccupazione. Non era timore di recitar male ma di recitare e basta, che così facendo avrebbe finito per mettere in discussione quella sorta di aura gelida ed algida che s'era cucita addosso, inconsciamente, e che ora, quell'inghippo stava minando per davvero.

"Si…quell'uomo mi ha detto che Sua Maestà ha apportato alcune modifiche, altre modifiche, all'ultimo momento, ma i segretari non sono riusciti a completare le copie per tutti. E infatti ho potuto leggere solo adesso alcune battute che sono cambiate…e c'è una scena in più...ci riguarda...".

André lasciò il discorso in sospeso.

Lo sguardo si posò su quella che ora appariva essere l'avversaria, divenuta tale anche se non indossava il vestito di scena e non conosceva la modifica alla scena, anzi, la scena non la conosceva affatto.

S'immaginò quale sarebbe stata la reazione dell'altra…

S'immaginò che lui avrebbe dovuto parlare per primo e spiegare ed evitare così incresciose improvvisazioni.

Lo sguardo si contrasse inconsciamente e in totale solitudine, perché lui solo conosceva la scena e lui solo avrebbe dovuto mettere l'altra in guardia.

Era combattuto...

La consolidata fiducia si sarebbe sciolta come neve al sole...

Oscar si alzò dirigendosi a passi decisi verso di lui, afferrando il libretto.

Glielo tolse letteralmente dalle mani. Iniziò a scorrere con lo sguardo lungo le pagine, fitte di battute e di chiose sui movimenti degli attori sul palco.

"Va bene…" – concluse lei chiudendo il libretto con stizza – "Tu l'hai già letto?".

André esitò un poco. Intuì che la fretta stava giocando all'altra un brutto scherzo.

Gli veniva da ridere ed al tempo stesso ascoltava il cuore in petto balzare come impazzito. Avrebbe dovuto parlare.

Si…- muto.

Si beò all'idea di tacere.

"Allora? L'hai già letto si o no!?" – chiese di nuovo, l'irritazione saliva nuovamente.

"Si…si Oscar…sono riuscito a leggerlo velocemente e ci sarebbero dei cambiamenti. Infatti…dovresti darci una scorsa anche tu….".

"No, io ne ho già abbastanza di questa storia! Proveremo direttamente e mi metterai al corrente delle battute che sono state modificate…non sono molte hai detto, vero?".

"No, in effetti non sono molte…però…".

L'esitazione di André prese ad irritarla sul serio questa volta.

Lo sguardo gelido spazzò via il dubbio.

Non avrebbe avuto senso insistere perché lei rileggesse il copione che in effetti le scene, alcune scene, erano state modificate.

E lui non sapeva bene come lei avrebbe reagito quando fossero arrivati a quel punto.

Il copione prevedeva che, dopo un primo incontro tra il cacciatore e la dea - che aveva scorto lo straniero entrare nella foresta e l'aveva seguito con lo sguardo, nascosta all'ombra delle querce frondose – questa avesse accidiosamente contestato allo straniero d'essersi avventurato ed aver violato la foresta sacra agli dei dove nessun uomo aveva mai messo piede impunemente.

La dea non avrebbe rivelato la propria natura divina.

Il cacciatore dunque avrebbe sfidato a duello la seconda e la dea si sarebbe battuta con fierezza, anelando ad essere vista non come una dea ma come una donna, solo una donna, abdicando all'aura ed ai poteri divini che avrebbero forse abbagliato lo straniero, minando per sempre la possibilità che quello potesse comprenderela e conoscerla per ciò che era davvero.

Una donna, seppur una dea.

Dunque la regina s'era messa in testa di giocare con la natura e la sofferenza delle divinità, costrette loro malgrado a vivere un'esistenza dorata ma priva di sincerità, apparentemente in grado d'ottenere qualsiasi bene, di soddisfare qualsiasi capriccio, ma sottoposte al dubbio d'essere amate solo per quel loro sorprendente potere divino e non per ciò che esse erano o avessero provato davvero.

Idea semplice…

Sottintesa, la trasfigurazione nella povera commedia della tragica vita della sovrana, circondata dal lusso e dalla falsità dei propri cortigiani.

Se il cacciatore avesse perduto il duello, la dea si sarebbe rivelata e l'avrebbe trasformato in una quercia…

Se invece fosse stata la dea a perdere…

Vai a capire il perché di quell'epilogo!

Oscar rammentò le posizioni dell'insulso duello.

La Regina Maria Antonietta aveva accettato pochi consigli sullo scambio che i duellanti avrebbero dovuto seguire per giungere alla sconfitta finale della dea.

Così esigeva la storia.

Scesero al piano terra, la stanza sarebbe stata troppo stretta per imbastire un duello che si fosse definito tale.

Il suono delle lame riecheggiò dapprima lentamente poi via via il crescendo prese rincorrersi lungo il corridoio mentre solo poche sparute candele occhieggiavano a rivelare il percorso, sfidate dalla corrente d'aria mossa dai duellanti.

Al passaggio alcune si spensero inesorabilmente così che il buio invase lo sguardo, vigile seppur relegato in un angolo a mala pena illuminato.

C'era che la casa ed i suoi spazi erano noti ad entrambi i contendenti si muovevano senza difficoltà, che da bambini erano soliti utilizzare spesso le stanze ed il lungo corridoio per allenarsi quando fuori faceva troppo freddo o aveva nevicato. Il combattimento non appariva dunque così dissimile da una sorta di allenamento notturno e le distanze tra loro ed il resto delle pareti erano conosciute, tanto che l'unica preoccupazione divenne quella di rispettare la sequenza dello scontro.

Dunque tutto procedette al solito.

André secondo il copione avrebbe avuto la meglio su di lei.

E lei, al solito, fece sul serio, movimenti rapidi e veloci si susseguirono, come fosse un allenamento vero e non certo una recita.

I corpi si scontrarono, affondando, scattando di lato ed all'indietro, all'unisono, e poi di nuovo come fossero presi da una danza indemoniata, passi folli ed asciutti e conosciuti.

Nessuna recita...

André comprese che lei non stava recitando.

Il respiro veloce, i colpi si susseguirono uno sull'altro.

Il duello stava degenerando in un combattimento vero, quasi che lei volesse sfogare la rabbia per essere finita in quell'impresa che non rendeva merito alla sua posizione, ridicolizzando il lavoro e le mansioni di soldato.

"Devi rallentare e fermarti!" – gridò André nella foga dello scontro mentre stavano per avvicinarsi al finale del combattimento.

"Lo so!" – la replica asciugata dal fiato un po' corto – "Lo so…ma è assurdo!".

"Cosa è assurdo!?".

"Come diavolo faccio a rendere credibile questo combattimento!? Come faccio a farmi disarmare in prima?! Ma ti rendi conto!?" – ribattè, lo scambio di stoccate proseguiva, anche se a scansione era un poco rallentata.

André davanti a lei si fermò di colpo. Respiro corto tentò di riportarla alla ragione.

"Oscar…questi passi sono stati scritti e scelti da una persona che tutto può sapere tranne di come s'impugna una spada! Ma se la regina ha stabilito che tu devi perdere il duello con una stoccata tirata in prima posizione…".

Non aveva quasi più fiato e no, Oscar continuò ad incalzarlo, anche s'era stanca.

Dunque fino a lì, tutto s'era svolto come da copione.

Nessuna modifica...

Dunque tutto era rimasto uguale.

Dunque c'era d'aspettarsi ora la modifica…

Ammise quasi con scherno che non avrebbe potuto opporsi all'assurdità.

Allora i movimenti rallentarono.

Oscar si ritrovò nella posizione iniziale del duello, l'arma in posizione di prima...

André giunse a colpire preciso, il fendente non troppo potente, scivolando leggero sulla lama di lei, imprimendo una torsione minima alla quale lei, suo malgrado, una sorta di smorfia di disapprovazione stretta tra i denti, rispose aprendo la mano.

L'arma volò via, cadde a poca distanza.

Il tonfo metallico infranse il silenzio, sporcato dalla lama che scivolava via sul pavimento per schiantarsi lontana da entrambi.

Dunque la dea era stata sconfitta ed il cacciatore aveva vinto.

Dunque...

André rimase un istante con la spada a mezz'aria puntata contro di lei che s'era ritrovata contro la parete.

La dea era stata sconfitta, che in luogo di querce secolari e faggi e pini, alle spalle si ritrovava il muro d'una casa, libero da suppellettili o quadri. Buio...

Il respiro veloce...

Affannato...

Tutt'e due tentavano di riprendersi fiato, che lo scontro che li aveva impegnati e lasciati senz'aria.

Tutto s'era svolto come da copione.

Nessuna modifica...

Dunque tutto era rimasto uguale...

Ecco...

André continuò ad avvicinarsi, la punta della spada contro di lei.

Oscar s'avvide del gesto impercettibile ma deciso, corse agli occhi di lui, interrogandolo per comprendere.

Non aveva più fiato per parlare e chiese muta se decorresse da lì la dannata modifica imposta dalla regale autrice.

André non rispose subito, concentrato ad ammansire il respiro.

Intuì lo stupore scorrere negli occhi dell'altra.

Era buio...

La concentrazione l'obbligò a stare lì, non muoversi, che la scena non era conclusa.

Annuì…

"Fa parte della scena…" – bisbigliò per imporsi di proseguire – "Quella nuova…".

S'immaginò che davvero quella fosse Minerva e lui un cacciatore qualsiasi, che però aveva avuto l'arroganza di violare la foresta sacra.

Ma lui non lo sapeva che l'altra era una dea…

Quella era solo una donna che aveva avuto l'ardire di sfidarlo e aveva perduto il duello.

E davvero negli occhi della dea adesso traspariva lo stupore…

E davvero lui s'immaginò che tutto fosse drammaticamente reale.

Oscar in effetti prese ad intuire l'evolversi differente.

Mandò giù, percepì che s'irrigidiva mentre osservava André avvicinarsi sempre di più e sovrastarla ad un certo punto.

Così vicino non rammentava d'averlo mai visto...

Gli occhi spalancati nell'oscurità per cogliere, senza luce, i movimenti di lui.

Lo percepì sempre più vicino, tanto da sentire il corpo di lui incombente su di sè.

La lama posizionata accanto al viso...

Oscar vide la mano di André aprirsi. La spada cadde, schiantandosi a terra, un rumore ancora più assordante ora che tutto intorno era calato un silenzio quasi irreale.

André proseguì ancora e ancora.

Le fu addosso.

A mala pena lei pronunciò il nome, per capire cosa stesse accadendo.

"André…cosa…".

"Non parlare…" – mormorò di nuovo – "Non parlare…".

Il braccio destro scorse andando dietro la schiena di lei.

La mano s'aprì ad appoggiarsi sulla schiena. Si strinse a lei, dolcemente, senza forzare il contatto.

I corpi erano vicinissimi ma non si toccavano…

La sinistra s'insinuò tra i capelli fino a raggiungere morbida la nuca, avvolgere il collo, tenerlo lì, il corpo in asse seppure leggermente acquato.

D'istinto l'altra gli puntò le mani contro…

D'istinto André strinse di più, un gesto pulito, intenso, lieve, per nulla forzato, seppure la posa era inimmaginabile.

L'oscurità, il respiro contratto, indussero calma e contemporanea agitazione.

Le parve di perdersi, tentando di respingere la vicinanza dell'altro ed al tempo stesso d'assecondarla.

Non rammentava la scena…

Per un istante perse addirittura l'appiglio alla rappresentazione, che tutto pareva terribilmente reale e vero e non frutto d'una recita.

Quella scena non c'era nel copione, non la ricordava proprio. Non l'aveva assolutamente letta in quello che le era stato dato…

Era quella dunque la nuova scena di cui aveva parlato André!?

Andrè recitava…

Gliel'aveva detto lei di ripetere la scena e nel mentre recitavano, metterla al corrente delle modifiche.

Dunque era davvero una scena...

Un brivido l'attraversò, suo malgrado.

Un sussulto istintivo, emerso dal fondo delle viscere…

I palmi puntati alle spalle s'aprirono.

Nonostante la vicinanza non assaggiò timore…

Lui era André…

Il compagno d'armi d'una vita…

La calma dell'abbraccio di contro all'agitazione dell'ignoto che quella scena recava con sé.

André la strinse a sé, abbracciandola, chiudendola.

Oscar percepì il respiro caldo e calmo, inusuale per il duello appena concluso.

I corpi s'avvicinarono per lambirsi e posarsi l'uno su quello dell'altra.

Intuì la stretta, intuì la chiusura…

Nel buio…

Intuì le labbra su di sé, un tocco dapprima leggero, lieve, poi più deciso.

Intuì insinuarsi le labbra sulle labbra, quasi a saggiarne la consistenza.

La stava baciando…

Ecco cosa stava accadendo.

Ma la scena sul copione non c'era.

Non c'era, eppure il gesto anomalo s'impose reale e spontaneo e deciso e naturale.

Percepì la consistenza morbida del contatto.

Poi la consistenza umida e calda della bocca che s'apriva per avere la sua bocca.

Chiuse gli occhi perché il contatto fu talmente assoluto e dirompente che quasi il respiro parve morire lì, mentre lei se ne stava stretta tra le sue braccia e solo per un istante nella testa corse il pensiero che doveva essere quella la scena del copione ch'era stata modificata.

Non poteva esserci altra spiegazione.

In quell'alveo caldo di certezza…

Il corpo rimase lì, abbracciato e lieve…

Il calore del corpo accaldato per il combattimento, stretto a lei…

Il battito del suo cuore che ritornava a lei dopo aver percorso il corpo di lui.

Quel corpo…

Quello che tante volte lei aveva studiato nei movimenti e poi negli affondi e nelle parate…

Certo, quel corpo lo conosceva a memoria…

Ma non così vicino a sé…

Su di sé…

Le sue mani sulla schiena…

E lo stupore ch'esso suscitava…

E il cuore che ora pareva battere così veloce che quasi non lo sentiva più.

Che diavolo…

Assurdo e rapido scorse l'altro pensiero.

Diabolica ammissione che André la stava baciando, che André non aveva in alcun modo forzato il gesto, se non l'impercettibile abbraccio iniziale.

Nessuna imposizione…

Il tonfo fondo del cuore richiamò i sensi alla realtà.

Oscar tentò d'indietreggiare un poco, si ritrovò intrappolata, la parete alle spalle.

Il debole impatto...

Lui la seguì, l'impercettibile movenza sfidò i corpi ad aderire ancora di più l'uno all'altro.

Le pareva d'essere senza volontà, stordita dal contatto.

Danza calma ed evanescente...

Un contatto intenso e mobile, ad insinuarsi dentro, nella bocca, la sua bocca...

E poi sulle labbra...

Ancora ed ancora.

Uno...

Due...

Rintocchi umidi, suadenti, intensi, audaci...

S'irradiarono, immobili, attraverso le fibre, colpendo al passaggio, risucchiando le forze...

Non s'oppose.

Non lo sapeva perchè ma non s'oppose.

Dunque….

Non lo sapeva perchè continuò a stare lì, assaggiare il calore di lui...

Assaggiare sé stessa dentro...

Si, assaggiarsi nello sciogliersi dei muscoli, sollecitati dallo scambio serrato, ma dunque fragili e tremanti, agili in fondo eppure incapaci di scostarsi.

Le gambe un poco molli per il duello, attraversate dalla sorprendente volontà d'abbinarsi a quelle di lui ed agganciarsi e chiudersi…

Un istante…

La mente strappata alla volontà scelse di stare lì, insistere e prolungare il dannato contatto.

Allora fu lei a cercare la sua bocca, ad insinuarsi dentro quella di lui, e a spingersi in un movimento quasi delirante e serrato, dentro quel contatto che ora non pareva più soddisfarla, che in esso le pareva d'aver avuto presagio di altro di più dirompente ed assoluto e potente, nascosto e sollevato tra le pieghe dei muscoli uniti.

Un istante…

Follia…

Fu lei a volerlo, per assaggiare lui, la sua consistenza, il sentore morbido e pungente al tempo stesso che pareva dilatarsi nella testa e nella gola e nella pancia.

Cosa stava accadendo?

Un passaggio…

Un altro ancora…

Lieve sospiro…

Un mugolio ancestrale che perforò i sensi, suono irriverente e diabolico.

Nemmeno lei poté credere d'essersi lasciata sfuggire quel sospiro, soffocato, mentre André aveva chiuso gli occhi e le sue labbra erano scivolate sul collo di lei, assaggiando la pelle morbida e proibita, scostando solo un poco i capelli, per raggiungere quel punto più nascosto che lei spesso scopriva, nei momenti in cui la tensione s'allentava e nello sguardo scorreva un guizzo di serenità.

Quasi si ritrovò a morderlo quell'infinitesimo punto, quell'infinitesimo istante, nascosto e prezioso.

Il contatto fece davvero trasalire i sensi, la bocca si spinse, le mani s'aprirono a stringersi alle spalle.

Il respiro si fece veloce, allora, e ogni cosa attorno parve scomparire…

Il duello, il copione, le battute…

André continuò nella sua corsa, attraverso quel corpo tante volte sognato ed ammirato in silenzio ed ora sorprendentemente stretto a sé.

E Oscar, altrettanto sorprendentemente, rimase lì, stretta tra quelle braccia, avvolta in una specie di manto sublime ed al tempo stesso terribile, consistenza mai provata e sorprendente.

Poi, proprio come quando ci si risveglia da un lungo sonno, vide sé stessa…

Come lei fosse lì, fuori, accanto ad entrambi.

Si riebbe, quasi stranita, mentre poteva percepire le labbra di lui che tornavano, questa volta più prepotenti, sulle sue e la baciavano e la lingua s'insinuava di nuovo dentro la bocca e lei ascoltava sé stessa e non comprendeva più nulla…

Un grido secco…

André si staccò di colpo, un passo indietro, la mano alla bocca.

La squadrò senza timore che invece l'altra pareva stravolta.

"Oscar…ma…mi hai morso…maledizione…" – imprecò mentre tentava di calmare il dolore.

L'altra lo fissò, sguardo sgranato, senza riuscire a spiccicare una parola, il respiro affannato, quasi fosse stata ancora nel bel mezzo del duello, quasi che in quegli istanti si fosse pure scordata di respirare.

Non capiva più…

André aveva recitato…

Che dannata scena era quella?

"Ma cosa stavi facendo André?".

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