A/N: L'altro giorno stavo guardando una fotografia e all'improvviso ho cominciato a pensare a questa storia...
Ha inziato a prendere forma un pò alla volta facendosi largo nella mia mente, tanto che non ho potuto fare a meno di mettere per iscritto i miei pensieri. Non voglio anticiparvi nulla adesso, vi dico soltanto che potrebbe essere ambientata più o meno qualche episodio dopo l'inizio della terza serie. Una terza serie certo diversa sotto certi aspetti da come abbiamo iniziato a conoscerla noi. Ma i vari tasselli del mosaico andranno a posto da soli se leggerete attentamente e con pazienza. Ogni vostra domanda troverà una risposta...promesso!
"Come sarebbero andate le cose se Derek avesse taciuto un altro importante segreto della sua vita?"
Declaimar: Io non posseggo nulla. I personaggi appartengono alla ABC e a Shonda Rhimes.
All The Things You Can't Leave Behind
Seattle Grace Hospital ore 7.55 p.m.
"Addison…ehi, sono quasi le otto, mi avevi chiesto di avvertirti…"
Sedici ore…ormai erano passate quasi sedici ore da quando quella mattina Addison Montgomery Shepherd aveva varcato l'entrata del SGH. Non aveva smesso di piovere nemmeno un attimo quel giorno, quella tipica pioggia di Seattle che scende giù dal cielo dolcemente, come tante piccole luccicanti perle preziose. La tipica pioggia che cade giù soffice e quasi impercettibile, ma che ti fa rabbrividire ogni volta se soltanto ti sfiora…
Era seduta su una vecchia poltrona nella on-call room, nella penombra, con la testa appoggiata di lato al vetro di una finestra bassa per cercare di trovare un qualche sollievo da quella superficie fredda che faceva contrasto con la sua fronte bollente. Era distrutta e le dolevano le tempie…era stata in piedi tutto il giorno e le facevano male le gambe…teneva gli occhi socchiusi e respirava piano…
Non aveva voglia di pensare…il suo unico sforzo era quello di tenere la mente libera da qualsiasi immagine o ricordo che timidamente cercava di farsi strada nella tranquillità che si era tanto faticosamente creata. Si limitava ad ascoltare i rumori provenienti da fuori, dalla strada, qualche auto che passava, o i passi della gente che camminava veloce per cercare di riparasi dalla pioggia. Rendersi conto che lì fuori c'era un intero mondo che continuava a vivere e ad andare avanti reggendosi su un sottile equilibrio, le creava una serie di sensazioni contrastanti alle quali non aveva voglia di dare una risposta…non in quel momento almeno.
Sentendo una voce diffondersi nella stanza, si voltò verso la porta per guardare. Uno spicchio di luce provenente dal corridoio illuminò quella figura alta e sfuocata, dandogli un volto.
Addison sentì il cuore fermarsi per un secondo per poi riprendere a battere di nuovo. E,come le capitava da un po' di giorni ormai, detestò se stessa per sentirsi così vulnerabile ogni volta che lui le era vicino. Lo vide mentre si chiudeva la porta alle spalle facendo ricadere di nuovo la stanza nella penombra. La pioggia stava diventando decisamente più intensa…
Addison si alzò in piedi lentamente non distogliendo i suoi occhi da quelli di lui che si illuminavano ogni volta che qualche lampo attraversava veloce il cielo perdendosi poi chissà dove…
"Come facevi a sapere che ero qui?"
"Te l'ho detto, io so sempre dove sei…"
Le loro voci erano flebili sussurri nel buio mentre se ne stavano lì in piedi l'uno di fronte all'altra. Addison sorrise cogliendo sul volto di lui lo stesso sorriso…
"Sono stanca morta…"
"Lo so... sei qui da più di 16 ore…vai a casa Addison…"
Chiuse gli occhi nel momento in cui sentì le mani di lui appoggiarsi su di lei e scorrere lentamente lungo le braccia per poi risalire. Lo lasciò fare all'inizio quando le infilò le mani sotto il camice sfilandoglielo dolcemente dalle spalle…
"No aspetta…gli ho promesso che l'avrei tenuto…lui lo adora."
"Ed io adoro guardarlo cadere sul pavimento…insieme al mio…"
Con calma, delicatamente, iniziò a baciarle il collo accarezzandole i capelli…Addison appoggiò la fronte sulla sua spalla posando entrambe le mani sui fianchi di lui mentre stringeva nei pugni il suo maglione.
"Torna al lavoro dottor Karev…"
"Ha forse dimenticato che qui dentro gli ordini li do io, dottoressa?"
Parlava lui…ma senza fermarsi…Addison sentiva il suo respiro solleticarle il collo e le labbra muoversi mentre continuava a sussurrarle qualcosa all'orecchio…
"Ma non stasera…non posso...sono già abbastanza in ritardo…mi sta aspettando…"
"Tu lo sai,vero, che lui è l'unico col quale potrei dividerti?"
Di nuovo un lampo illuminò i loro volti…Alex le prese il volto tra le mani restando a fissarla per qualche secondo...solo qualche secondo prima che le loro labbra si ritrovassero le une contro le altre. E non fu una sorpresa per nessuno dei due rendersi conto di quanto per tutto il giorno avessero aspettato quel momento…
"Mi mancherai stanotte" gli sussurrò lei piano sulle labbra,baciandolo di nuovo…
"Adesso vai, prima che mi penta di averti lasciata andare…"
Addison si divincolò lentamente dalla sua presa mentre ogni parte del corpo non voleva saperne di allontanarsi da lui. Raccolse dall'appendiabiti il cappotto e la borsa e si diresse verso la porta aprendola piano per potersi abituare alla luce.
"Saluta l'altro Shepherd da parte mia…"
Si voltò per guardarlo l'ultima volta e gli sorrise…
"Lo farò…"
Le era bastato qualche minuto lì insieme a lui per sentire di nuovo il sangue pulsarle nelle vene. Era questo che le piaceva…il modo in cui Alex riusciva a farla sentire viva,la passione che gli bruciava negli occhi così come in ogni singolo gesto ogni volta che la toccava. Una passione istintiva, senza pretese, senza spiegazioni complicate, senza un passato al quale dover dar conto ogni singolo istante vissuto insieme…
Camminava con passo deciso e con una nuova luce negli occhi,la stanchezza che sentiva prima sembrava l'avesse abbandonata. Tutto quello che desiderava in quel momento era scendere le scale davanti a lei e ritrovarsi di fronte l'unica persona che le faceva sentire che gli ultimi 12 anni della sua vita non erano trascorsi invano.
Lo riconobbe immediatamente,era già lì nell'atrio dell'ospedale a correre a zig zag tra le sedie. Appena lui si accorse di lei, si fermò di scatto e le sorrise inclinando la testa da un lato come tante volte Addison aveva visto fare in quegli anni. E la bellezza e la familiarità di quel gesto le fecero venire una fitta allo stomaco. Quello era il sorriso dei sui ricordi più belli,dei suoi momenti felici,il sorriso di Derek…
Quel bambino alto poco più di un metro che le sorrideva da lontano, si tolse il berretto dalla testa lasciando venire fuori i capelli un po' ondulati di un castano intenso,con qualche riflesso più chiaro.
E in quel momento le venne in mente una frase che tante volte le era capitato di sentire:
"E' proprio un degno Shepherd, il nostro piccolo Erik…"
Proprio quelle,infatti, erano le parole che aveva sentito pronunciare soddisfatta dalla madre di Derek tutte le volte che si era ritrovata quel bambino tra le braccia. E in realtà aveva ragione. Ma su una cosa Addison non aveva alcun dubbio: quei due occhi giganti e vispi, blu profondo, che alla luce del sole riuscivano addirittura ad assumere una particolarissima sfumatura verde acqua e che gli illuminavano il viso dando l'impressione di poter contenere tutto il mondo,di certo quegli occhi li aveva presi da lei, su quello non potevano esserci dubbi.
"Mami…" -gridò entusiasta Erik correndole incontro.
Le strinse le braccia in vita appoggiandole la testa sul ventre mentre si alzava sulle punte dei piedi come faceva sempre.
Addison si sporse in avanti verso di lui,posandogli un bacio tra i capelli, poi lo sollevò tra le braccia per stringerlo a sé e fargli sentire quanto le fosse mancato. Una signora di mezz'età, dall'aria paziente e gentile, si avvicinò a loro in quel momento:
"Erik si illumina quando la vede…non sono riuscita a trattenerlo…"
"E' tutto ok…" rispose Addison tenendolo ancora tra le braccia.
Erik aveva appoggiato beatamente la testa sulla spalla di sua madre e giocava con i suoi capelli…
"E' stato buono oggi?"
"Come un angioletto…non vedeva l'ora che lo accompagnassi qui…"
"Domattina lo accompagno io a scuola, ho il turno più tardi. All'uscita ci sarà Derek,lo porterà da lei verso sera, poi verrò a prenderlo io all'uscita dall'ospedale…"
"Perfetto…a domani allora…sogni d'oro giovanotto…"disse accarezzandogli affettuosamente una guancia…
"Saluta la signora Dickinson,tesoro!"
"Io voglio vedere papà,dov'è papà?!"
"Erik!"
"Lasci stare…è tutto ok…a presto dottoressa Shepherd…"
"Arrivederci signora Dickinson…"
Addison guardò l'orologio. Erano già le 8.15 e Derek era in ritardo. Si mise seduta con Erik sulle ginocchia,rivolto verso di lei, in modo da poterlo guardare bene. Con le sue mani piccolissime Erik prese dal collo di sua madre lo stetoscopio e iniziò a giocarci fingendo di ascoltarle il battito del cuore.
Addison lo lasciava fare osservandolo divertita e meravigliandosi ogni volta di quanto fossero belli i suoi lineamenti e di quanto quel bambino significasse per lei…non ricordava di aver mai provato un sentimento simile per nessun altro al mondo ed era sicura che mai sarebbe riuscita a provarlo di nuovo per qualcuno…
D'altronde...era tutto ciò che le restava di Derek...
A/N: E così termina il primo capitolo... Spero di non avervi annoiato troppo e di avervi messo almeno un pò di curiosità! Il secondo capitolo sarà postato a breve. (Derek e Meredith faranno il loro ingresso nella storia). Some reviews sarebbero ben accetti!
