Stanza 47
Una FanFiction basata su GLEE a cura di Little-Normandy
Versione originale:/s/8708340/1/Room-47
Adattamento italiano: Brittana Fanfiction Den
Traduzione a cura di Evey-H
Revisione a cura di eli, the old phib


Nota dell'autrice (importante, si prega di leggere): Innanzitutto scusate se mi dilungherò in questa nota ma sarà l'unica che metterò in tutta la storia per rendere la lettura più scorrevole. Ciò non significa che non apprezzi le review, al contrario. Questa fic sarà scritta interamente dal punto di vista di Santana e sarà narrata in seconda persona. Inoltre, nonostante il rating M, vi avviso già che si evolverà lentamente. Altro avvertimento, Santana in questa storia è impegnata in una relazione eterosessuale con Sam e, anche se non sarà questo il fulcro della vicenda (e non scriverò niente di troppo esplicito al riguardo), verranno raccontati e descritti come coppia, quindi se la cosa vi mette a disagio o non vi piace, non leggete. Comunque è una fic Brittana, e quello sarà il filo conduttore e la parte più importante. Spero che vi piaccia e spero lasciate tanti commenti. :)

Nota del team: A grande richiesta abbiamo deciso di tradurre questa fic, dato l'enorme successo e il fatto che ultimamente è una delle più seguite. Speriamo che la nostra traduzione sia di vostro gradimento e possiate ritenerla all'altezza. Vi preghiamo anche di lasciare commenti e review sia sulla traduzione che sulla storia stessa, vogliamo sapere cosa ne pensate! Il primo enorme GRAZIE va a Lea aka Little-Normandy per essere stata così carina ed averci permesso di tradurre la sua magnifica fic. Ringrazio poi fin d'ora eli e the old phib, le due donne più preziose del mondo che mi sopportano e che senza la loro revisione probabilmente le mie traduzioni sarebbero illeggibili! Buona lettura :)


Capitolo 1 - Qualcosa di spontaneo

È il lavoro più noioso dell'universo, ne sei convinta. Certo, hai sognato di fare la cantante, di esibirti in bar raffinati e locali eleganti a New York, di fumare in segreto quanti sigari volevi, ma poi tua madre ti ha detto di farti una vita e così hai fatto. Una vita qualunque. Santana Lopez: giovane, bellissima (così ti hanno detto), con la lingua un po' troppo lunga probabilmente. Eppure eccoti qui, nella Grande Mela, a lavorare in un reparto di supporto tecnico, impegnata principalmente a ricevere telefonate da signore anziane che, persino al giorno d'oggi, non hanno la più pallida idea di come accendere un cavolo di computer, figuriamoci creare una rete casalinga o, Dio ce ne scampi, fare una semplice scansione antivirus. Se non fossero tutti così stupidi saresti disoccupata. Comunque, anche di fronte a questa prospettiva, non ti viene certo da strapparti i capelli.

Ti sposi fra tre mesi. I vostri genitori pagano persino il matrimonio. I tuoi sono felici che sposi il ragazzo che hai frequentato fin dal liceo e l'amore della tua vita. L'unico amore della tua vita. Sam è carino, biondo, un po' imbranato: la tua perfetta antitesi, eppure siete riusciti a durare. Ti fa ridere ed è un ragazzo molto dolce, e secondo le tue amiche (non che tu ne abbia molte) è merce rara, quindi quando si è inginocchiato, seppure davanti ad una pizzeria, gli hai risposto sì.

Tuttavia non sei per niente emozionata, neanche un po'.

La verità è che sei in po' depressa. Magari è il lavoro, la monotona routine quotidiana, magari è Sam, non ne hai idea, ma non ti sei mai sentita così vecchia. Anche se hai solo venticinque anni ti sembra di stare per compierne cinquanta. Probabilmente gli anni del college sono stati i più entusiasmanti della tua vita, oltre non andrai. Ogni tanto ti sei ubriacata, hai imparato cose nuove, cavolo una volta hai persino baciato una ragazza. Ora ti stai sistemando, o almeno credi di stare per farlo, però non riesci a scacciare questa sensazione di vuoto nel cuore e nella testa. Non sei soddisfatta di come si è rivelata la tua vita e, questo pensiero ti spaventa ancor di più, della direzione che sta prendendo.

La vita sta andando troppo veloce.

È ora di pranzo e, come ogni altro giorno lavorativo all'ora di pranzo, ti trovi in mezzo al caos di uno Starbucks, sia perché non riesci davvero a sopportare di restare nel tuo ufficio o nemmeno nell'edificio in cui lavori, sia perché qui hai conosciuto la tua migliore amica: Quinn. È bionda, intelligente, eloquente e lavora in campo giuridico, e sorprendentemente ha persino più storie dell'orrore legate al lavoro da raccontare, quindi siete entrambe sulla stessa barca. Più o meno. Lei è una madre single che cresce una bambina da sola e, anche se non glielo dici spesso, diciamo pure mai, un po' la ammiri.

Ora è al tavolo davanti a te e ti sta guardando: il vapore sale dal suo cappuccino, ti sta studiando come se sapesse che c'è qualcosa che non va. Ti conosce meglio di quanto tu non conosca te stessa, e in questi giorni più che mai ti stai chiedendo se davvero ti conosci.

Appoggi il tuo caffè sul tavolo e le lanci un'occhiata impaziente. "So che muori dalla voglia di dire qualcosa Quinn, quindi forza, odio quando sei strana e silenziosa, mi viene da pensare che tu sia un killer o roba simile," le dici velocemente, dato che quel lungo silenzio ti ha messo a disagio.

"Stavo solo pensando," ti sorride un po', poi beve un sorso della sua bevanda calda, "A cosa regalare a te e a Sam per il matrimonio."

"Ah," sospiri senza riuscire a nascondere la tua delusione. Davvero non ti importa. E tanto meno hai voglia di parlarne. E poi cosa c'è di così importante nei matrimoni? Desideri solo che quel giorno arrivi presto così che poi finisca e la gente non ti assilli più in proposito.

"Stavo anche pensando a cos'hai che non va," aggiunge.

"Che vuoi dire?"

"Oh, andiamo Santana," sospira, scoprendo le carte. "Stai per sposarti, eppure non ti ho mai vista così avvilita."

Sospiri anche tu e lasci cadere le spalle. Ti viene quasi da piangere ma non esiste: Santana Lopez non piange, specialmente non di fronte a Quinn, te lo rinfaccerebbe a vita.

"Credo di essere depressa," ammetti sottovoce, e anche un po' sorpresa di averlo detto.

Quinn 'calma piatta' Fabray si limita ad inclinare il capo e a bere un altro sorso di cappuccino. "Fatti vedere da un dottore allora," minimizza come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

Tu fai una smorfia esasperata, "Sì, certo, Q, non ho bisogno di pillole o di strizzacervelli... io... starò meglio... è un periodo un po' così, magari è questo lavoro di merda," ti esce più come una domanda che un'affermazione.

"Forse," replica Quinn col tono di chi non è affatto d'accordo con te, e la cosa ti fa un po' arrabbiare. "Dovresti comunque prendere un appuntamento."

Dalle labbra ti scappa un grugnito di disapprovazione e butti giù un altro po' di caffè.

"Io conosco qualcuno," prosegue poi Quinn con disinvoltura, come se stesse tastando le acque per vedere la tua reazione.

"Conosci qualcuno in che senso?" la guardi confusa.

"Una psicoterapeuta," si limita a rispondere Quinn. "È una delle terapiste più note nel campo-"

"Non ho bisogno di terapie," intervieni tu. "E poi come fai a conoscere una..." ti fermi realizzando immediatamente. Vi guardate entrambe con aria triste.

Puck. Noah Puckerman, il padre di Beth (la figlia di Quinn) è morto in un incidente in motocicletta poco dopo la nascita della bambina. Tu hai sempre pensato che quel tipo fosse un perdente, ma hai visto quanto Quinn fosse distrutta, l'incidente l'aveva lasciata sola e aveva lasciato la figlia senza un padre.

"È davvero magnifica, sai," dice Quinn con decisione, magari non vuole pensare troppo a Puck.

"Chi?"

"Brittany," sorride lei.

"Chi è Brittany?" chiedi infastidita. Quinn si comporta in modo davvero strano oggi. Vorresti solo bere il tuo caffè in pace e sentirla lamentarsi del costante sessismo al quale è sottoposta al lavoro. Fa sembrare la tua situazione più tollerabile.

"La terapista. Si chiama Brittany Pierce," ti spiega Quinn. "Lavora nello stabile di fronte al tuo ufficio ora che ci penso."

"Quale?" le chiedi sforzandoti di ricordare se hai visto in giro qualche segnaletica. "Gli uffici nella strada di fronte?"

"Già," annuisce Quinn. "A quanto pare è la migliore, io di certo posso garantire," sorride debolmente come se stesse ricordando qualcosa. "Ho sentito dire che non è molto convenzionale, ma mi ha fatto molto bene... non è nemmeno una terapista del lutto eppure... mi ha aiutata a capire delle cose... andare avanti e conoscere persone nuove. Ti sembrerà sciocco ma mi ha ricordato chi ero."

Sei intenta a fissare Quinn. Non puoi negare di aver notato un certo cambiamento in lei. Quinn era ossessionata da Puck anche dopo la sua morte, poi improvvisamente l'anno scorso ha iniziato a uscire di nuovo. In effetti ti sei sempre chiesta cosa le fosse successo. Tu e Quinn di solito vi raccontate tante cose, ma nessuna di voi è molto espansiva quindi capisci come mai te l'abbia tenuto nascosto.

"È una strizzacervelli come gli altri, ma è specializzata in terapia di coppia e sessuologia," spiega Quinn con naturalezza.

Quasi ti soffochi col caffè. "Una cosa?" farfugli. "Sessuologa? Che diavolo sarebbe?"

Quinn scrolla le spalle.

"Ma che cavolo dici, Fabray? Cosa ti fa pensare che abbia bisogno di terapia di coppia o... consulenze sessuali o qualunque cosa sia," sbotti.

"Oh, allora essere terrorizzati dal proprio matrimonio è una cosa normale? E poi come vanno le cose fra te e Sam in camera da letto?" ti chiede con aria di chi conosce già la risposta.

Apri la bocca per replicare ma non ti viene in mente niente.

"Senti," riprende sottovoce, si raddrizza il cappotto nero sul suo completo da ufficio. "Detesto vederti così, e so che le cose fra te e Sam non sono tutte rose e fiori. Credo che tu sia depressa perché non sei poi così felice con-"

"Smettila," la interrompi. "Che diavolo ne sai tu? Sono felice con Sam," insisti, per qualche motivo ti metti sempre sulla difensiva quando si tratta della tua relazione.

"Non stavo dicendo che non sei felice con Sam, ma non importa, non ti farà male vedere una terapista, allora," risponde Quinn come se avesse già deciso per te. "Ho il suo numero, posso mandarle un messaggio e chiederle se puoi andare da lei domani in pausa pranzo."

"Ma di solito veniamo qui per pranzo."

"Esatto, e domani ti romperò le scatole di nuovo," ti minaccia Quinn. "Per favore, Santana, fallo per me."

La guardi infastidita per lo sguardo che ti sta lanciando.

"Ascolta, la vedi una volta, poi se decidi che non fa per te, bene, non devi vederla più, la prima seduta è gratuita quindi..."

"Anche se decidessi di vedere questa strizzacervelli ogni tanto, non potrei permettermela Quinn," controbatti, finalmente fiera di aver trovato una buona scusa.

"È una mia amica, posso farti avere uno sconto. Puoi permettertelo dato che i tuoi genitori pagano praticamente tutto il matrimonio," spiega estraendo il telefono dalla tasca.

"Non ho accettato di fare proprio niente, Quinn," la avvisi guardando il suo pollice scorrere rapidamente fra i contatti.

"Ci andrai, Santana," ribadisce irremovibile. "Non hai niente da perdere, e poi sarebbe anche ora che facessi qualcosa di spontaneo."

Affondi nella tua sedia e incroci le braccia. Hai uno straccio di voce in capitolo quando si tratta della tua vita?

La passeggiata per tornare in ufficio nella fredda New York è una delle poche cose che ti piacciono davvero.

"Qualcosa di spontaneo," borbotti fra te e te poco più tardi gettandoti sul divano di casa tua a fine lavoro.

Poi ti alzi e inizi a camminare avanti e indietro senza un motivo particolare, fino ad arrivare davanti allo specchio nell'ingresso. Indossi i soliti vestiti da ufficio: camicia bianca e longuette nera. Alzi lo sguardo e vedi un viso triste dalla carnagione scura che ti guarda. Occhi neri più spenti del solito, una ruga persistente fra le sopracciglia della quale sembri non riuscire a disfarti, e un'attaccatura di capelli che non riesci in alcun modo a tenere in ordine. Sei comunque uno schianto, lo sai, infatti di solito è tutto quello che la gente ti dice. Immagini che altre sarebbero lusingate da certe attenzioni, ma c'è un numero limitato di volte in cui gli uomini possano dirtelo prima che perda di significato. Non che gli altri uomini ti interessino. Sam è tutto ciò di cui hai bisogno.

Tu e Sam vivete in questo squallido appartamento. È accogliente ma è solo provvisorio, o almeno è quanto vi siete detti negli ultimi due anni. Sam è un grafico e disegna videogiochi e cose del genere, entrambi avete risparmiato per trasferirvi in qualche posto più carino dopo il matrimonio, anche se, realisticamente, pur unendo i vostri stipendi non credi che potrete permettervi di meglio a New York di questi tempi, data la recessione e l'aumento dei prezzi degli immobili. Vivere in città non è per niente economico. Per qualche ragione la cosa ti solleva, una parte di te non se la sente di lasciare questo appartamentino scadente. Significherebbe la fine della tua giovinezza, l'inizio di una nuova vita con Sam. Qualcosa di cui dovresti essere felice, e lo sei, però...

"Ho bisogno di fumare," borbotti tornando nel soggiorno vuoto; a volte vorresti davvero avere, che so, un gatto con cui parlare quando Sam non c'è. Cristo, stai desiderando un gatto con cui parlare invece che un amico, solo quel pensiero ti fa capire quanto sei stronza.

Non hai molti amici e, come ti ricorda spesso Quinn, è solo perché hai la tendenza ad essere asociale e prendere in giro le persone. Non lo fai apposta, sei fatta così, e comunque in generale la gente ti infastidisce. Infatti la maggior parte dei tuoi amici in realtà sono amici di Sam, e sono tutti maschi, Quinn è l'unica amica femmina che hai, e anche in quel caso le basi della vostra amicizia sono fondate sull'astio e sul rancore che avete nei confronti del mondo.

Dopo aver aperto tutte le finestre della stanza, ti togli le scarpe, appoggi i piedi sul tavolino e accendi un sigaro.

Quando espiri emetti un suono che è a metà fra un sospiro e un mormorio, il fumo denso che esce dalla tua bocca crea delle forme nell'aria di fronte a te. Non hai idea del perché tu lo tenga nascosto a Sam, sei quasi certa che non romperebbe con te o annullerebbe il matrimonio se scoprisse che di tanto in tanto fumi sigari, ma per qualche ragione preferisci che resti una cosa tua... solo tua...

Per quando Sam rientra dal lavoro hai già spruzzato deodoranti dappertutto e ti sei lavata i denti.

"Ehi, amore," ti saluta con quel sorriso sciocco mentre entra e ti posa un bacio sulla fronte.

Ancora affossata sul divano, riesci a malapena a ricambiare il sorriso. "Volevo preparare la cena ma non c'è niente in casa, vuoi che ordiniamo qualcosa?"

Sam abbassa la lampo della sua felpa e si schiarisce la voce, e tu sai già che è in arrivo una delle sue stupide imitazioni.

"Le donne hanno il diritto di lavorare finché vogliono, a patto che ti facciano trovare la cena pronta quando ritorni a casa," dice in un esagerato accento del sud, puntando entrambi gli indici verso di te come se fossero pistole da cowboy.

"John Wayne," commenti facendo una smorfia. "Molto divertente," sospiri, "L'avrei preparata la tua cavolo di cena se ci fosse stato qualcosa di commestibile."

"Non preoccuparti," ti rassicura Sam, le sue grandi labbra ti sorridono e i suoi capelli biondi gli scivolano sulla fronte mentre cammina verso di te e si siede al tuo fianco sul divano, "Ordineremo qualcosa."

Il cinese è la tua cucina preferita, anche se non vai molto d'accordo con le bacchette.

Dopo cena Sam è sdraiato sul divano, hai i suoi piedi in grembo e state guardando la televisione nella stanza altrimenti buia.

"Com'è andato il lavoro?" ti chiede sbadigliando.

"Il solito," rispondi pigramente. "Senti questa però. Ero a pranzo con Quinn oggi e pensa che dovrei vedere una sua amica strizzacervelli, ci credi?"

"Perchè? Non ti senti bene? Qualcosa non va? Ho fatto qualcosa?" chiede Sam frettolosamente, le sue sopracciglia bionde si sollevano per la preoccupazione.

Fai una debole risata e gli dai un colpetto sui piedi. "No, non è per te," scuoti il capo. "Forse... sono io?" spieghi incerta. "Non lo so, magari è il lavoro, ultimamente mi sento molto giù e faccio fatica a dormire."

"Già," mormora Sam pensieroso. "Se è così dovresti andarci."

"Eh?" sbuffi indignata. "Non dirai sul serio."

"Perchè? Non c'è niente di male nel vedere uno strizzacervelli, Santana, e poi che male può farti?"

"Beh... tanto per cominciare potrebbe svuotarmi il portafoglio."

Sam si limita a grattarsi il naso senza scomporsi. "Ultimamente sei stata parecchio distante, piccola, e se vedere uno strizzacervelli può farti sentire meglio non vedo il problema."

Non trovando una risposta valida per controbattere rimani in silenzio e ti concentri di nuovo sul televisore.

Per l'ennesima volta non dormi più di tanto quella notte, a volte Sam russa e ti dici che è quello il motivo, ma dentro di te sai che è perché sei agitata.

Il giorno successivo dici a te stessa che a pranzo andrai allo Starbucks e incontrerai Quinn come al solito cercando un modo per resistere alla sua voce assillante. Non hai bisogno di uno strizzacervelli. Stai bene. È assolutamente normale perdere il sonno di tanto in tanto ed essere preoccupata per un matrimonio, voglio dire, chi non è nervoso prima di sposarsi? Ti infili la giacca sopra la tua camicia color crema e la tua longuette nera. Hai un bell'aspetto. Tutti quelli che incontri per strada sarebbero gelosi di te. Hai una famiglia che ti vuole bene, un fantastico fidanzato, un lavoro sufficientemente remunerativo, e sei uno schianto. Davvero, è così la vita: devi solo smetterla di fare la stronza ingrata e lunatica.

Per qualche ragione però, ti ritrovi a camminare per strada in direzione opposta allo Starbucks, verso l'edificio adiacente al tuo. Stai borbottando pensieri sparsi ad alta voce, dato che non hai la più pallida idea del perché tu lo stia facendo.

Entri nello stabile, è tutto bianco e spoglio in modo quasi sinistro. Le tue scarpe ticchettano sul pavimento di marmo quando fai il tuo ingresso e ti dirigi verso l'unica altra persona nell'atrio: una donna afro-americana seduta dietro ad una scrivania.

"Ehm," dici esitante, per qualche strana ragione sei nervosa. "Non so dove devo andare, dovrei incontrare una certa Brittany."

"Oh, quei servizi sono al settimo piano, prenda l'ascensore alle mie spalle," risponde disinteressata non disturbandosi nemmeno a distogliere lo sguardo dal monitor del computer.

Ti guardi intorno e annuisci prima di incamminarti verso l'ascensore. Questo posto è strano. È praticamente vuoto e poi cosa intendeva dire quella donna con 'quei servizi'? Davvero, basta guardare questo posto, l'arredamento è talmente spoglio e monotono che potrebbe esserci qualsiasi cosa: non ci sono poster sulle pareti o cartelli con indicazioni da nessuna parte. Potrebbe essere un ospedale, una banca o un set cinematografico per quanto ti riguarda.

Prendi l'ascensore per il settimo piano e le porte si aprono in sincrono col debole suono di un campanello. Qui sopra è un po' meno inquietante. Ti incammini lungo uno stretto corridoio e vedi che comunque è sempre tutto vuoto, ma almeno c'è un discreto tappeto color crema e quelle appese alle pareti sono foto di piante. Prosegui il tuo tragitto e noti che qui alla reception c'è un uomo. E' vestito in modo che definiresti pacchiano: ha una giacca marrone con una spilla di plastica a forma di testa di rinoceronte e devi morderti un labbro per trattenere gli insulti che hai sulla punta della lingua. Vorresti davvero dire qualcosa ma poi lui ti vede e resti in silenzio.

"Buon pomeriggio, mi chiamo Kurt Hummel, come posso aiutarla?" ti sorride educatamente, la sua voce è delicata ed effeminata.

Adesso sei contenta di non averlo insultato perché il suo sorriso e la sua presenza riescono a placare i tuoi nervi quasi all'istante.

"Già, ehm, salve... ho un appuntamento con una certa Brittany Pierce?"

"Oh," dice con aria momentaneamente sorpresa. "Molto bene, prosegua lungo il corridoio, è nella stanza 47," conclude indicandoti la direzione con la mano.

Tu annuisci di nuovo e ti allontani, per qualche ragione ti blocchi a metà del corridoio. Hai un bisogno impellente di voltarti e dimenticarti tutto quanto. Ti ritrovi a girare la testa e vedi Kurt intento a fissarti dalla scrivania, ti sorride e ti fa un cenno di saluto con la mano. In qualche modo ti sembra incoraggiante e ti domandi se si sia accorto che sei nervosa. Fai del tuo meglio per ricambiare il sorriso vai avanti.

Stanza 45... stanza 46...

Stanza 47. È una porta bianca col numero sopra una targhetta dorata ed una maniglia: è del tutto insignificante, eppure ti ritrovi immobile a fissarla. Quinn non la smetteva con questa donna, descrivendola come se fosse Gesù Cristo e potesse trasformare l'acqua in vino e risolvere tutti i tuoi problemi. Vabbè. Ti chiedi se sia il caso di bussare ma Kurt ha detto che è qui quindi forse ti sta già aspettando, giusto?

Afferri la maniglia e apri la porta. Normalmente scandaglieresti la stanza, noteresti la bella scrivania e la splendida vista dalla finestra, il tavolino da caffè in mezzo alla stanza, il lungo divano in pelle marrone e la poltrona abbinata di fronte e tutto quanto ti sembrerebbe decisamente un cliché. Ma il tuo cervello riesce a processare solo qualche stentata informazione perché la donna seduta sulla poltrona in pelle sta attirando tutta la tua attenzione.

"Ehm... salve?" esordisci tentennante sentendoti i nervi a fior di pelle.

Sei un po' sbalordita. Non è come ti aspettavi, tipo, per niente. Ti aspettavi una donna di mezza età con abiti noiosi e insipidi e invece ti ritrovi una giovane donna, forse quasi della tua età, vestita alla moda. È seduta sulla poltrona, con le gambe appoggiate al bracciolo, i capelli lunghi e biondi raccolti. Indossa dei jeans blu attillati, una camicia e delle scarpe nere. Ti sorride e fa un pallone rosa con la gomma che ha in bocca. Se ne sta seduta stravaccata a masticare chewing gum come un'adolescente del cavolo.

"Hola," ti saluta allargando il suo sorriso e inclina il capo per farti cenno di entrare.

A quanto pare parla anche come un'adolescente.

"Ehm," non riesci a trovare le parole mentre chiudi la porta dietro di te. Ti aspettavi qualcuno un po' più professionale, questa donna non doveva avere un'ottima reputazione nel campo? Magari non è Brittany, magari è sua figlia o roba del genere.

Smette di masticare, si toglie la gomma dalla bocca e la lancia attraverso la stanza, centrando perfettamente il cestino vicino alla porta.

"Ehilà," ti saluta allegramente, si alza dalla sedia e viene verso di te. "Sono Brittany, piacere di conoscerti."

Okay, allora è davvero Brittany.

La stai fissando e nonostante tu conosca migliaia di parole non te ne esce nemmeno una.

Ti sorride e fa una risatina per il tuo silenzio, senti una strana sensazione allo stomaco ed un debole sorriso raggiunge le tue labbra. I suoi occhi sono azzurro chiaro ed emanano positività, sono quasi felini e ti stanno guardando incuriositi. Okay, il lavoro di questa donna è far star meglio le persone? Puoi già dire che è brava perché la sua personalità sta già iniziando a influenzarti. Normalmente odi le persone esuberanti, ma per qualche strano motivo lei non ti sta infastidendo.

Non ti porge la mano, ma ti fa cenno di sederti sul divano di fronte alla poltrona.

Ti accomodi non sapendo cosa dire e non avendo la più pallida idea sul perché tu sia qui. Questa cosa è una sciocchezza.

"Wow, sei bellissima," commenta Brittany mentre si siede e ti guarda meravigliata, come se avesse appena visto una celebrità o roba simile.

"Ah... ehm... grazie," farfugli ed è davvero tutto stranissimo adesso, perché è una cosa che hai sentito un milione di volte, seppure non tante volte da altre donne, ma è comunque diverso detto da lei e ti senti le guance vagamente calde. Ti è sembrata così sincera che ne sei lusingata. Non sai se stia solo facendo il suo lavoro o meno.

"Mi chiamo Santana, presumo che Quinn ti abbia parlato di me?"

"Oh, no," dice Brittany facendo un gesto con la mano. "Non voglio sapere niente dei miei clienti prima di incontrarli, tutto ciò che so è che ti chiami Santana Lopez e, beh, Quinn potrebbe avermi detto che sei asociale o testarda, ma non ci ho fatto molto caso perché detto da lei non so quanto sia attendibile."

Ti scappa da ridere e senti i tuoi nervi sciogliersi un po' su questo divano incredibilmente comodo.

Il suo sorriso si accentua quando si accorge di averti fatto ridere e il tuo stomaco è di nuovo in trambusto, così lo stringi per farlo smettere. Non hai idea del perché tu ti senta strana. Magari sei ancora nervosa. Devi essere franca con lei.

"Senti, devo essere onesta, non dovrei davvero essere qui. Non so nemmeno perché ci sono, è stata un'idea di Quinn, non mia," le spieghi nel modo più schietto possibile.

Il viso di Brittany è indecifrabile mentre accavalla le gambe, si appoggia allo schienale e congiunge le mani davanti alla bocca come se ti stesse studiando, e tu ti senti già a disagio sotto il suo sguardo.

"È stato un suggerimento di Quinn," ti corregge. "Tu sei venuta qui di tua volontà, cosa che implica che senti l'esigenza di essere qui, giusto?" spiega come se fosse la logica più immediata del mondo.

Deglutisci non appena ti rendi conto di come ti abbia fatto sentire stupida. Non credi di esserti mai sentita così impreparata in tutta la tua vita.

"Forse è così," dici con voce improvvisamente malferma. "Ma non so esattamente perchè sono qui."

"Mmh," mormora Brittany e inclina la testa di lato in un modo che sembra stia provando pietà per te. "Non è piacevole sentirsi insoddisfatti e infelici della propria vita, è ancor peggio quando non ne comprendiamo il motivo o il perché ci sentiamo in quel modo," ti spiega con tranquillità.

Cazzo. Quelle parole ti colpiscono perché ti ha spiegato esattamente come ti senti ultimamente e stringi lo stomaco ancor di più perché non puoi piangere, penserebbe che sei strana. E comunque hai motivo di piangere.

Il tuo lato istintivo e polemico sembra prendere il sopravvento, "Cosa ti fa pensare che sia infelice?" le chiedi imbronciata.

Lei si limita ad osservarti. "Non saresti qui altrimenti, giusto? Ti andrebbe un caffè, del tè?"

"Uh," esiti un po', presa in contropiede dal suo cambio di argomento, "No, no grazie."

"Mmh," Brittany fa una risatina e tu sollevi un sopracciglio. "Quinn mi aveva dato l'impressione che fossi estremamente scortese, ma fin qui sei stata squisita."

Continua a guardarti in quel modo e ti rende felice, nervosa e a disagio allo stesso tempo. Vorresti che la smettesse.

"Già, beh," fai una smorfia infastidita, "Magari non è il caso di far arrabbiare la mia terapista, non credi?"

Lei ride dolcemente e ancora una volta ti ritrovi col sorriso sulle labbra. "Credimi Santana, sarò io a farti arrabbiare in men che non si dica. La maggior parte delle persone trovano difficile la terapia, specialmente all'inizio, quindi già il fatto che tu sia qui è un buon segno, è uno dei passi più duri."

"Devo essere onesta, sembra uno di quegli uffici che si vedono nei film, quelli in cui i pazienti si sdraiano sul divano e il terapista si siede dietro di loro facendogli un sacco di domande schifose."

"Puoi sdraiarti se vuoi," dice Brittany apparentemente non afferrando il punto.

"Oh, no, sto bene così," le rispondi, ma sei distratta da una foto appesa alla parete dietro la scrivania all'altro capo della stanza. È... è... quella sei tu insieme a Robert De Niro?" chiedi sbalordita di fronte alla foto dell'attore e di una Brittany sorridente al suo fianco.

Brittany guarda in direzione della foto per un attimo ma riporta subito l'attenzione su di te. "Già," sorride, "È stato mio cliente, tipo simpatico," commenta con nonchalance.

"Un cliente? È ricco e famoso! Che diavolo avrà avuto mai per essere infelice?" sbotti tu.

Lo rimpiangi all'istante perché l'espressione di Brittany si fa più seria.

"Non discuto i casi degli altri clienti," afferma con risolutezza e tu le credi fermamente.

"Oh, lo so, non lo stavo chiedendo, è che..." lasci in sospeso la frase e non riesci a crederci. Sei una tipa tosta, sei bravissima nel confronto, eppure c'è questa donna seduta lì, dolce come una cavolo di Mary Poppins e ti senti fottutamente intimidita. È tutta colpa di Quinn. L'ha talmente elogiata che la tua deve essere una reazione fisiologica. Ecco cos'è.

"Perchè credi di essere qui, Santana?" chiede improvvisamente Brittany appoggiandosi le mani in grembo.

Tu apri la bocca per dire qualcosa ma non conosci la risposta alla sua domanda. Così rimani a lungo in silenzio e lei continua a guardarti in paziente attesa.

Non hai una risposta da darle.

Davvero.

È un silenzio interminabile.

Brittany non si muove, non sbatte nemmeno le palpebre e si limita a osservarti serenamente.

"Io... non lo so," farfugli imbarazzata. "Forse dovrei andarmene?"

Brittany fa un'altra risatina, è dolce e quasi infantile eppure il tuo stomaco freme di nuovo. Dio. Che hai che non va? Ti sembra di stare per vomitare e una parte di te vorrebbe volare via da questo posto.

"No, non dovresti andartene, Santana," sospira divertita. "Mi mancheresti."

I tuoi occhi schizzano in giro per la stanza e fai una risatina nervosa. "Credimi, non ti mancherei, non mi conosci nemmeno."

Brittany si sporge in avanti e incrocia le dita di fronte alle sue sottili labbra contratte, quasi come se stesse guardando direttamente dentro di te e prendendo appunti a mente, come se leggesse un libro che nessuno ha mai letto.

Capisci che è un po' eccessivo giudicare uno sguardo, ma è così che ti senti.

"Cosa fai nella vita, Santana?" chiede strizzando un po' le palpebre come se stesse provando ad indovinare.

"Oh, io..." balbetti ancora e a quanto pare sei incapace di comporre una stupida frase dentro a questa stanza. Ti schiarisci la voce e riprovi, "Lavoro nell'edificio di fronte."

Annuisce come se lo sapesse già. Deve averglielo detto Quinn.

"Lavoro in un reparto di supporto tecnico, prendo le telefonate, gestisco i server, organizzo il personale, credimi, è molto noioso," concludi facendo una smorfia scherzosa.

"Quindi cos'è che preferiresti fare?"

Sbatti le palpebre perché non le hai mai detto che il tuo lavoro non ti piace, hai solo detto che è noioso, ma un sacco di gente trova il proprio lavoro noioso almeno in parte, no?

"Se devo essere sincera fin da quando ero piccola ho sempre desiderato cantare," ammetti prima di riuscire a fermarti. Ti senti le guance arrossire e ti afferri il setto nasale con le dita. "Scusa, mi sa che è un po' da sfigati," ridacchi nervosamente.

"Non è da sfigati, è ammirevole," commenta lei con naturalezza e ti sta sorridendo di nuovo.

Deglutisci a fatica e ti limiti ad annuire. Ti senti di nuovo un po' commossa perché non te l'ha mai detto nessuno. Quinn, Sam, tutti i tuoi amici e la tua famiglia pensano che sia un sogno irraggiungibile e poco realistico, anche se tu hai sempre pensato che non fosse così. Molto, molto nel profondo l'hai sempre creduto possibile.

"Tutto è possibile," aggiunge Brittany con tono malinconico.

Il tuo cuore si ferma perché questa pazza sta iniziando a farti uscire di testa, è come se ti leggesse nel pensiero.

"Che cosa speri di ottenere durante il tempo passato qui, Santana?" ti chiede prima che tu possa scoppiare in lacrime per ragioni ignote.

Che cosa sono tutte queste domande vaghe?

"N-non lo so," ammetti onestamente. La tua voce è debolissima e ti senti di gran lunga al di fuori dal tuo ambiente sicuro in questa stanza.

"Allooora," strascica Brittany mentre un altro sorriso le si dipinge sul volto, ma c'è anche qualcos'altro nel suo tono, "Per quanto tempo vorresti che ci vedessimo?"

La osservi e ti rendi conto che il suo è un sorrisetto compiaciuto, e devi davvero uscire di qui, questa donna ti sta spaventando a morte e non sai nemmeno il perché.

"Beh, io... mi sposo fra tre mesi," rispondi.

"Ah," commenta Brittany come se le si fosse appena accesa una lampadina. "Capisco, quindi il tuo malessere recente è da attribuirsi alla tua relazione?"

"I-io non ho detto questo," controbatti.

"Non ce n'è bisogno," ti risponde subito. "Ti ho chiesto per quanto tempo vorresti che ci vedessimo e mi hai dato una risposta completamente scollegata, che in realtà non lo è affatto, perché credi che il tuo problema, qualunque esso sia, debba essere risolto entro tre mesi. Quindi prima del matrimonio, presumo? Scommetto che hai l'impressione che ci sia un timer che ticchetta e tu te ne stai seduta a guardarlo, temendo quello che succederà quando cadrà l'ultimo granello di sabbia."

La guardi a bocca aperta e la tua gola è diventata completamente secca.

"Non preoccuparti, Santana," aggiunge serenamente alzandosi in piedi. "Sono una terapista specializzata anche in rapporti di coppia e sessuologia quindi se hai problemi con la tua relazione-"

"Non è affatto così," la interrompi ad alta voce e ti alzi in piedi anche tu. "Okay, hai ragione," ammetti esalando un sospiro. "Ma non si tratta solo della mia relazione, c'è anche il mio lavoro e... altre cose... okay? Sam è un ragazzo magnifico, davvero, il problema è dentro di me, lui non c'entra."

"Credo che abbiamo fatto dei buoni progressi per essere una seduta introduttiva, non credi?" sorride come se non le avessi appena urlato in faccia.

Non sai cosa rispondere quindi ti limiti a fissarla e sperare che non pensi che tu sia pazza o maleducata o entrambe le cose. Hai la sensazione che l'incontro stia per concludersi.

"Questa seduta è gratuita, ma se vuoi fissare altri appuntamenti puoi parlare con Kurt, il mio segretario qui fuori."

Sei curiosa. "Cosa significa altri appuntamenti?" chiedi un po' imbarazzata, "Cioè, cosa faremmo?"

Inclina il capo di lato come se pensasse che sei ingenua. Aggrotti le sopracciglia.

"Beh," inizia lentamente e ti fa cenno di seguirla verso l'uscita. Vi incamminate entrambe e vi fermate davanti alla porta. "Ci concentreremo su diversi aspetti della tua vita, il tuo modo di pensare, come vedi te stessa e come cambiare le cose e le situazioni della tua vita che ti fanno sentire in modo negativo," ti spiega come se fosse la cosa più banale del mondo.

"Ah," esali mentre fa un passo vicino a te.

È molto vicina e ti senti a disagio. Vedi il celeste dei suoi occhi e avverti un vago profumo di cannella provenire dal suo corpo, c'è anche un altro odore, simile a quello del pane appena sfornato. Dentro di te ti prendi a calci: cosa cavolo ti importa che odore abbia questa donna?

"P-posso toccarti?" chiede Brittany a bassa voce e ha lo sguardo rivolto in basso come se volesse toccare la tua mano per qualche strano motivo. Il suo fiato raggiunge brevemente la tua pelle e riesci a sentire l'odore del chewing gum alla ciliegia che stava masticando prima.

"I-io..." sussurri senza sapere cosa dire.

Il tuo corpo si sta comportando in modo strano, sembra che i tuoi polmoni abbiano smesso di funzionare. Il fatto è questo: non sei una fan del contatto fisico, nemmeno con Sam. Non sei una che abbraccia o che tiene per mano, ti piace mantenere il tuo spazio personale.

Questa donna sta invadendo il tuo spazio e invece che dirle di andare a farsi fottere stai annuendo docilmente.

Prende la tua mano destra, poi la lascia rapidamente. "No," sorride scuotendo il capo timidamente. "È quella sbagliata, vero?"

Non hai la più pallida idea di cosa diavolo stia parlando, sei piantata come un palo mentre afferra la tua mano sinistra. Se la porta al viso e tu vorresti strapparla via e chiederle che diavolo sta facendo, eppure te ne stai ferma e la osservi imbambolata. Si porta le tue dita sotto il naso e inspira, le sue labbra quasi sfiorano le tue dita e non hai idea di cosa stia succedendo. Vorresti disperatamente correre fuori dalla stanza ma le tue gambe non vogliono muoversi.

Perché diavolo questa donna ti sta annusando le dita?

"Mmh," mormora Brittany lasciando andare la tua mano. "Sai, Santana," dice con fare cospiratorio, e i suoi occhi azzurri brillano mentre ti guarda, "Non dovresti fumare sigari, non ti si addice affatto."

Annuisci di nuovo.

"Okay," dice facendo una risatina, "Beh, se vuoi che ci incontriamo regolarmente potremmo fissare per vederci ogni martedì e giovedì all'ora di pranzo, ad ogni modo se pensi che non sia il caso basta dire di no. Qualunque cosa tu decida, dillo al mio segretario Kurt qui fuori. Grazie per essere venuta," sorride educatamente.

Senza rendertene conto ti ritrovi in corridoio e la porta bianca della stanza 47 è chiusa davanti a te. Potresti considerare il suo rapido congedo un po' brusco se non pensassi che Brittany sia incapace di essere brusca. Non credi affatto che lo sia.

Ti annusi le dita e la mano e non riesci a sentire niente di particolare. Aggrotti le sopracciglia e guardi la porta. Vuoi dire che ha capito che fumi e che sei mancina solamente guardandoti?

Non credi nella magia ma se mai qualcuno avesse poteri magici allora sarebbe quella donna bionda e vivace, anche se ti ha fatto sentire strana e a disagio.

Cammini verso la scrivania di Kurt in trance, non sai come ti senti o cosa diamine sia successo. Per quanto tempo sei stata dentro?

"Allora, intende richiedere i servizi di Brittany ancora per un po'?" chiede Kurt.

Annuisci in silenzio per l'ennesima volta. Ti sembra di non aver fatto altro che annuire.

"Per quanto tempo?"

Ti schiarisci la voce giusto per assicurarti di averla ancora, "Tre mesi, direi."

"Okay, bene. È al corrente che la tariffa è di 150 dollari all'ora, giusto?"

Quello ti riporta immediatamente sulla terra.

"Cosa?" ringhi. "La mia amica Quinn mi ha detto che avrei avuto uno sconto!"

"Signorina, è quello lo sconto," spiega Kurt guardandoti negli occhi. "La tariffa normale di Brittany si aggira fra i 350 e i 400 dollari l'ora."

Lo guardi incredula.

"A mio parere è un'ottima offerta, è una dei migliori," aggiunge Kurt sorridendo, e ti sembra un consiglio genuino, non un triste tentativo di incensare il suo capo.

"Bene," borbotti e tiri fuori la tua carta di credito.

Sei pazza.

Sei venuta qui sperando di stabilire che sei sana, e invece te ne vai sentendoti tutto il contrario. E anche con meno soldi in banca, pensi tristemente.

Cazzo. È tutta colpa di Quinn e domani hai intenzione di dirglielo.

"Qualcosa di spontaneo," borbotti di nuovo mentre ti fai largo bruscamente fra vari newyorkesi lungo la via di ritorno al tuo ufficio. Sei così confusa e incazzata che il tuo cuore non sembra nemmeno così pesante.

Oh, beh, se questa cosa non funziona almeno questa donna ti farà compagnia per pranzo e lo farà sicuramente molto meglio di Quinn.