Sono tornata! :)
Vorrei ringraziare Ghetta90 per avermi inserita nella lista dei suoi preferiti e per aver iniziato a seguirmi, spero di non deluderti e di non deludere chi anche silenziosamente avrà il piacere di leggere la mia storia.
Per me significa molto.
Vorrei scusarmi per un errore evidente nel capitolo precedente: purtroppo non sono pratica di questo sito e non so come la frase "State zitto babbeo!" è diventata magicamente "Zitto babbeo Stato". Mi scuso davvero ma non so come è accaduto (sarà opera di Merlin, è sempre colpa sua no? :P )
Sono riuscita a trovare il modo di correggerlo alla fine, però mi ha fatto troppo ridere xD
Spero non ci siano altri errori gravi e di non aver combinato grossi disastri xD
Concludo dicendo che sì, so che i ritmi sono lenti adesso, ma diciamo che è tutta un'introduzione a ciò che accadrà in questo lungo viaggio. Spero di non scoraggiarvi dicendo questo.
Per il resto, buona domenica a tutti e…spero questo capitolo vi piaccia! ;)
A presto! :*
Wendigo
II capitolo
Arthur nel frattempo attendeva i due servitori ancora una volta nelle sue stanze, sperando in un esito migliore di quello della mattinata appena trascorsa.
Mentre rifletteva sulla lunga lista di commissioni che avrebbe affidato ulteriormente al duo, gli scappò un sorriso. Se ripensava a quanto accaduto...la situazione era talmente inverosimile che era impossibile soffocarlo.
Fu sopraffatto in quell'istante dai ricordi, di come aveva conosciuto Merlin. Di quanto era stato sfrontato ed indisponente il ragazzo sfidandolo quel giorno. Ma allo stesso tempo, lo aveva apprezzato. Lui gli aveva parlato come ad 'Arthur', e non come al 'principe'. E per quanto gli avesse rinfacciato la sua arroganza...beh, se lo era meritato e nessuno prima di allora lo aveva fatto così apertamente.
Le sue labbra si curvarono all'insù e sopraggiunse un altro ricordo, quello di come aveva conosciuto Clara, la ragazza dai ricci castani che era un po' un 'Merlin al femminile'. Rise allora per il paragone.
La conosceva da qualche anno ormai, non ricordava nemmeno da quanto esattamente. Perché in realtà era come se anche lei, come Merlin, ci fosse sempre stata (a volte anche quando non la voleva).
Era entrata nelle loro vite come un uragano, senza chiedere permesso. E da allora non se ne era più andata.
E quando la incontrò (o meglio dire, ci si scontrò), fu letteralmente come essere travolti da un uragano...
Sbam!
Una massa di capelli castani travolse il principe trascinandolo per terra con sé.
"Ma che diavolo...?" disse cercando di sbrogliare la matassa di gambe in cui era incastrato.
"Lasciami..." si dimenava la ragazza gemendo per lo sforzo di liberarsi.
"Sta ferma!" urlò il biondo e afferrandole il polso si diede l'appoggio giusto per sollevare entrambi.
"Lasciami!" sbraitò la ragazza liberando di scatto il polso dalla sua presa e massaggiandoselo.
"Che maleducato! Prima mi travolgi e dopo mi stringi il polso e mi fai male"
"Cosa?" esclamò Arthur scioccato "sei stata tu a...investirmi prendendomi in pieno" indicandola con l'indice, gli occhi ridotti a due fessure furiose.
"Io?" Rispose lei alzando i toni indignata. "Anche fosse vero, un uomo grande e grosso come te...'travolto'? Da me?" gesticolò per poi incrociare le braccia sul petto.
"'Grande e grosso' a chi? Ma con chi credi di parlare?"
Sovrapponendosi alla sua voce lei lo punzecchio stizzita "è vero, hai ragione! Colpa mia. Da come ti comporti non sei grande ma un bambino! Vergognati! Gridare contro una signora per strada!"
"Signora?-fingendo di cercarsi attorno-" Dove sarebbe questa signora perché non ne vedo!" incrociò anche lui le braccia.
Tzé, che ragazzina capricciosa.
"Ma sta zitto! Tu..."
"Zitto a me non lo dici ragazzin.."
Un trambusto si udì alle loro spalle. Come un'orda di banditi ma semplicemente...
"Guardie reali! Scappiamo!" Esclamò la ragazza allarmata. Afferrando il braccio del principe come in una morsa, lo strascinò con sé scappando.
Il principe non ebbe il tempo di rendersi conto della cosa, che già correva con lei, seguendola quasi inconsciamente.
Ora saltando un barile abbandonato, ora urtando un passante. Spingendo e sbattendo quasi contro ogni cosa sul loro cammino, imboccarono una strada stretta.
La ragazza rallentò e tirando nuovamente per il braccio il principe, si sedette con lui dietro una bancarella malandata, abbandonata lì probabilmente dal mercato del giorno prima.
"Ma che diav..?"
Prontamente la giovane gli tappò la bocca con la mano. "Shh. Sta zitto o ci farai beccare" sussurrò. "Ma parli sempre tu?" lui alzò gli occhi al cielo.
Udirono in quel momento un ritmo irregolare e pesante di passi. Correvano. Li cercavano.
Solo che, giunti vicino al loro vicolo non si fermarono.
"Da quella parte..." si sentì una guardia ordinare in lontananza.
Così passarono oltre. Entrambi affannati e sollevati, anche se Arthur sapeva di non avere motivo né di esserlo né di continuare a nascondersi (era il principe santo cielo!).
Restarono comunque seduti per terra tra foglie di verdure un po' annerite e scarti di merce invenduta.
"Li abbiamo seminati. Dammi il cinque!" Disse la ragazza sorridendo, piazzandogli davanti alla faccia il palmo della mano, che era aperta come in saluto.
Lui alzò un sopracciglio.
Lei scosse la testa arresa e sbuffò.
"Ho capito, Mr. Zero entusiasmo è tra noi" cantilenò.
"Mi spieghi perché diavolo scappavi e mi hai costretto a seguirti?"
Scandalizzata rispose: "costretto? Innanzitutto mi sembra di aver chiarito la questione del 'grande e grosso'. In secondo luogo, ti ho salvato dalle prigioni reali ingrato! E poi nomini un po' troppo spesso il diavolo..." poi in tono cospiratorio mormorò "non so tu, ma io credo sia un qualcosa di simile alla magia ed ho sentito che da queste parti è vietata. Perciò non ti conviene. Almeno che tu non voglia fare..."
"Fare...?"
"...Zac!" Urlò e fece il gesto ti tagliarsi la testa con la mano.
Il principe sussultò per il cambio di tono.
"Ah-aah. Fai bene a spaventarti. Ho sentito che il re e quell'arrogante di suo figlio Arthur, il principe Arthur- aggiunse gesticolando con falsa riverenza- non hanno pietà in merito."
"Il principe non è arrogante."
"Ah no? Perché lo conosci?" Lo fulminò lei ad occhi stretti.
"Ehm...no. Ma ho sentito che è un giovane molto...giudizioso e affascinante"
La ragazza corrugò la fronte.
"quindi..." gli si avvicinò all'orecchio sussurrando "ti piacciono gli uomini?"
Il principe ci mise un attimo a registrare le sue parole che "Cosa? NO!" finì scandalizzato.
"Ssh. Ci farai scoprire" arricciò il naso.
Rimasero un po' in silenzio. Poi la curiosità ebbe la meglio sul ragazzo.
"Perché scappavi?"
"Per..." armeggiò con qualcosa che aveva in una sacca che portava con sé. Non l'aveva notata prima e per un attimo temette un'arma o un artefatto magico. "Questo!"
Pane, formaggio...cibo. Li mise in mostra in entrambe le mani.
Nello sguardo fiducia, sulle labbra un sorriso. Si stava fidando di lui, un estraneo. Perché era evidente che non l'aveva riconosciuto.
"Ma..."
"Credi che basti?" Chiese speranzosa. "Le guardie di Camelot sono proprio tonte" nel sentire offese le sue guardi rinsavì dall'attimo di tenerezza che aveva provato per quella buffa ragazza.
"Dovrei farti arrestare per tradimento"
"Tzé perché chi ti credi di essere? E comunque se mi arrestassero consiglierei al re e al viziato principe di assumere del personale più valido e qualificato. Mi sono intrufolata nelle cucine reali e preso questo ben di Dio e loro non se ne sono neanche accorti. Sono brava eh?" sorrise compiaciuta rimettendo tutto a riparo nella sacca.
"Ma perché?" Tutto ciò era ingiusto. Rubare?
"Per quale ragione? Voglio dire, senza offesa ma non mi sembra tu stia morendo di fame. Mi sembri abbastanza...in carne."
"hey!" Tuonò lei offesa. "Sono in salute. E poi non è per me" i suoi lineamenti si ammorbidirono. Divennero più dolci...gentili.
Si levò d'un tratto e gli porse la mano per aiutarlo ad alzarsi.
"Vieni con me" non sapeva perché ma si fidò e la segui.
Mentre camminavano, lei ruppe il silenzio
"Il re, il principe, non si rendono conto di chi sta realmente soffrendo. Si lamentano delle guerre provocate dalle potenze come loro. Guerre che fanno combattere ad altri poveretti. Guerre che il popolo non vuole e per le quali soffre senza un perché. Vittime di qualcosa più grande di loro che alla fine non gli appartiene.
Tutto ciò mentre loro restano rinchiusi al sicuro nelle loro gabbie dorate. In castelli sontuosi e lussuosi. Fanno combattere le loro guerre agli altri capisci? Guerre di cui sono i primi a goderne dei benefici maggiori. In tutto ciò il popolo viene sballottolato da un sovrano all' altro come in preda alla marea. Quando il loro obbiettivo è lavorare e vivere, in modo onesto possibilmente, per poter sopravvivere una nuova giornata e vedere un nuovo giorno"
Quelle dure parole all'inizio lo indispettirono. Lui, suo padre, non erano i reali che lei descriveva. Ma poi lo fecero riflettere arrivandogli dritto al cuore. Davvero per la povera gente del suo popolo era cosi?
Fu riportato alla realtà da un vociare poco distante.
Si schiarì la voce. "Questo lungo monologo ha un punto o...?"
Rise lei "parlo troppo lo so. Volevo solo dirti che sì, ogni tanto rubo ma..."
Il vociare si fece più vicino. Riconobbe anche delle risate. Lei si fermò all'imbocco di un vicolo.
"Lo faccio per loro" gli sorrise. La guardò interrogativo e poi spostò lo sguardo verso il punto che lei stava indicando.
Bambini.
Giocavano, ridevano e si rincorrevano.
"Ragazzi…" li chiamò allora lei.
Nel vederla le andarono tutti incontro come una furia.
La abbracciavano e lei rideva con loro.
Il principe ne fu catturato.
Tanti piccoli "nanetti" cinguettanti che le saltavano attorno quasi fosse lei la loro principessa mentre lui rimaneva in disparte. Era nessuno per loro.
Poi la giovane lo cercò con lo sguardo. Scosse piano la testa e con il mento indicò il loro gruppetto, come a volergli dire "vieni" . Lui fece di no con il capo.
Non poteva, era un principe lui, non si mischiava con loro. Anche se in fondo al cuore sapeva quanto avesse voluto unirsi.
La ragazza si rattristò brevemente, ma poi fu catturata ancora dalle chiassose pesti.
E lui fu presto dimenticato.
La sua solitudine non durò molto però.
Dopo che lei ebbe mostrato loro il suo bottino ed ebbe domato i ragazzini festanti, li salutò, ognuno con un bacio sulla guancia, e tornò nuovamente da lui.
Mentre si allontanava, una donna uscì da una delle case.
Sembrava stanca, provata. Ma quando la vide, i suoi tratti si ammorbidirono. Le sorrise grata e sulle sue labbra si formò un muto "grazie".
Il cuore del principe si rattristò nuovamente. Colto da un'improvvisa e immotivata gelosia.
Chi era questa ragazza? Quasi nessuno aveva riservato a lui, il principe di Camelot, la stessa gratitudine di quella donna e la gioia seppur caotica e giocosa di quei bimbi.
La ragazza annuì umilmente. Un tacito "non ce di che" le si lesse sul viso.
Poi la salutò con la mano e si accostò a lui.
Rompendo il silenzio lo richiamò dal caos dei suoi pensieri. Rispose alla sua prima domanda.
"Hanno fame. Molti di loro hanno famiglie...complicate. Questo per chi ha la fortuna di avercela una famiglia. Molti di loro hanno genitori che non sanno come sfamare loro, tanto meno se stessi. Quindi ogni tanto io e Gaius, il medico di corte, veniamo qui dopo aver fatto carico di cibo dalle cucine reali"
"Gaius?!" Chiese stupito.
Lo conosceva? Questa ragazza conosceva niente meno il medico di corte ed era complice dei suoi crimini.
Neppure a distanza di anni sarebbe riuscito a capire se ci fosse o meno una parentela tra i due o come si fossero conosciuti. In realtà non lo avrebbe mai chiesto.
"Il principe..il re non devono saperlo però."
"Perché?"
"Credo interverrebbero... negativamente"
"Io non credo, perché dovrebbero?" corrugò la fronte confuso.
"Perché rubo dalle cucine reali" alzò le spalle.
Come se fosse ovvio. E lo era.
"Da oggi non ce ne sarà più bisogno…di rubare dico"
"Perché?"
"Diciamo che sono in buoni rapporti con i piani alti...i reali" sogghignò.
"Ma come...perché...? Traditore!" Lo schiaffeggiò sulla spalla.
"Quindi...?" Chiese lui dopo un po'.
La ragazza stava ancora digerendo la cosa. L'aver offeso il re e suo figlio davanti ad un loro amico...ahia!
"Quindi...?" Si ridestò dai pensieri 'impanicati' in cui era immersa.
"Qual è il tuo nome?" E nel frattempo già si pregustava la faccia che avrebbe fatto scoprendo chi era invece lui davvero. Sarebbe stata impagabile. E lo fu.
"Ehm...non mi farai impiccare vero?"
"Mmm, ci devo pensare. La decisione spetta ai reali" Disse sfottendola.
Dopo un po'…"Allora? Sto aspettando!"
Lei raddrizzò le spalle e alzò il mento come una vera lady.
Lo guardò negli occhi e porgendogli la mano si presentò
"Piacere, io sono Clara!"
Di lì a poco sarebbe diventata, sempre per merito (o colpa) del canuto medico reale, una dei suoi più fidati servitori.
Il perché ancora se lo chiedeva a volte.
Sbam!
Venne riportato di 'botto' al presente. La suddetta ragazza entrando, era andata a scontrarsi con il suo altrettanto impacciato servitore - Che era entrato anche lui…ma quando?
In un cozzare di piatti sporchi e roba pulita (almeno prima dell'impatto), che osservò volare in aria e poi cadere loro addosso come a rallentatore. Un tonfo assordante.
"Che imbranati" mormorò sotto i baffi scuotendo incredulo il capo.
I due? Beh restavano stesi per terra sepolti da ogni sorta di cosa.
"Che disastro!" Esclamò il moro non appena ne emerse.
Arthur alzò gli occhi al cielo.
"Lo sapete che adesso dovete: 1 pulire e 2..." elencò con le dita.
Due paia di occhi lo fissarono incuriositi da dove erano seduti per terra.
"Due...?"
"Alzarvi e...andare a pulire anche le stalle"
Entrambi sbuffarono.
"Deve essere tutto pronto per l'arrivo di mia cugina Anastasia, lo sapete"
"Giusto...vostra cugina." Merlin si alzò in piedi ed offrì alla ragazza la mano per aiutarla a fare lo stesso.
"Cosa sappiamo di lei?" indagò grattandosi il mento.
Arthur corrugò la fronte "che è...mia cugina?" arcuò un sopracciglio di fronte all'ovvietà della cosa.
"Ovviamente ma...non per mettere il dito nella piaga, considerando i vostri trascorsi con i vostri parenti o la nobiltà in generale che viene a farvi visita..." continuò avvicinatosi alla scrivania e poggiando i palmi sul lucido legno "...ci sarà sicuramente del torbido" disse cospiratore. (scettico)
Il biondo sospirò "Merlin, conosco Ana da una vita, non c'è niente di...torbido" concluse gesticolando in modo vago con una mano.
"Come non c'era nei casi precedenti...in teoria" si intromise la riccioluta ragazza intenta a raccogliere con una mano, ora un pantalone, poi un piatto.
Si voltò a guardare i due ragazzi non appena si accorse di essere stata accolta dal silenzio.
"Che c'è? È la verità!" domandò giocherellando come d'abitudine con la catenina cha aveva al collo.
Scuotendo il capo interdetto Arthur tornò all'inizio del suo discorso.
"Comuuunque, voglio che sia tutto perfetto. Ho bisogno di un po' di tranquillità"
I due servitori capirono cosa nascondeva quella frase. Il desiderio di serenità. Di quella pace che non regnava da tempo, non a Camelot, ma nella sua vita.
"Lo sarà sire" gli sorrise Clara.
"Tranquillo Arthur" ribadì il giovane mago.
Allora il principe annuì ad entrambi. Sulle labbra l'accenno di un sorriso. Grato che avessero realmente compreso.
Si schiarì la voce. "Allora dicevo: le stalle..."
"Nooo" si lagnarono in coro.
Lady Anastasia giunse a Camelot il giorno seguente.
In groppa ad un cavallo nero come la pece, circondata dai suoi cavalieri.
Uno in particolare restava al suo fianco. Tra le lucenti ma grigie armature, con il suo abito giallo e i suoi mossi e lunghi capelli rossi, spiccava come un fiore tra le rocce.
Ad accoglierla una giornata soleggiata ed una parata composta dalla crème de la crème tra i cavalieri di Camelot.
E davanti a tutti...Arthur.
A testa alta come sempre e altrettanto bello, come il sole che la sua capigliatura dorata rifletteva.
Clara e Gwen spiavano il suo arrivo in pompa magna dalla finestra delle stanze del principe.
Come le ragazze non invitate alla festa dell'anno.
Videro Arthur andare incontro alla giovane principessa per aiutarla a scendere da cavallo.
Scambiarsi un abbraccio.
La giovane dovette aver fatto una battuta perché il principe scoppiò a ridere accompagnato da Merlin.
Affascinante e anche spiritosa?
Grrr, pensava Gwen.
"Tzé" borbottò Clara.
C'era sicuramente qualcosa di torbido e...no, non era la gelosia!
Nel frattempo nel cortile del castello, Arthur parlava con la ritrovata cugina, che tutti ormai guardavano ammirati non solo per la bellezza, ma anche per il riscoperto senso dell'humour.
Il principe si voltò verso il cavaliere che la accompagnava, seguendola come un'ombra.
"Non ho avuto il piacere…"
"Ah sì certo, sono infinitamente desolato sua maestà – accennò un inchino e aggiunse – sono Malagant, primo cavaliere e soprattutto sempre fedele, al servizio di Lady Ana" disse informalmente, usando per lei il nome riservato agli amici.
"È un piacere sapere che la mia cara cugina è in buone mani" rispose compiaciuto il giovane reggente mentre scambiava con il cavaliere una stretta di mano in un gesto di conoscenza.
Il principe congedò tutti i cavalieri e, seguito solo da Merlin, si incamminò con Lady Ana e Sir Malagant, verso l'ingresso del castello.
Una volta giunti al suo interno, i quattro percorrendo i corridoi del palazzo, continuarono con le 'chiacchiere' di rito.
"Ana, non sai quanto mi faccia piacere la tua visita. Non mi fraintendere se te lo dico però…mi ha un po' stupito riceverne l'annuncio."
"Inaspettato vero?"
"Puoi dirlo forte, dopo tutti questi anni" le sorrise punzecchiandola poi "ricordo ancora la ragazzina vanitosa che mi prendeva in giro" alle sue spalle Merlin rise sotto i baffi. Arthur lo fissò in cagnesco.
"Certo, eri così pacioccone…era inevitabile farlo. Quelle guanciotte erano da mordere" il giovane mago sghignazzò più forte.
Arthur decise di ignorarlo questa volta "Eravate due rompiscatole tu e…" si rattristò di colpo.
"…Io e Morgana" concluse sommessamente la ragazza.
"Arthur, mi disp…" con un cenno della mano il biondo la interruppe educatamente scuotendo la testa.
Fu Lady Ana la prima a parlare dopo qualche minuto di silenzio "comunque mi scuso per il poco preavviso. Le cose si stavano facendo piuttosto pesanti a Lyonesse, ecco perché ho deciso di venire qui. Sai quanto mio padre ti adori, non poteva rifiutare la mia richiesta di venire a farvi visita. A te, a tuo padre. Come sta a proposito?"
"Non bene purtroppo. La situazione l'ha sconvolto" nuovamente scuro in volto, decise di cambiare subito argomento. "Dicevate che le cose a Lyonesse erano alquanto pesanti, tutto bene?"
"Diciamo di sì. Per il paese sì. Per me invece…"
Il principe sollevò un sopracciglio curioso
"Mio padre mi opprime. Pretende che io prenda marito entro l'anno e io non voglio ecco!" sbottò come una bimba capricciosa.
Arthur allora rise. "Ci sono passato, so cosa significa"
"E come ne sei uscito visto che non sei ancora sposato?"
"Ehm…diciamo che è una lunga storia" sorrise di sbieco.
Malagant e Merlin rimasero di sfondo a questo scambio di parole, ma vigili.
Il cavaliere si rivolse allora al servitore "Com'è lavorare per il principe? Lady Ana mi diceva che non sono in molti a resistere così a lungo alle sue dipendenze"
Il moro sorridendo divertito rispose "diciamo che ci vuole un po' ad abituarsi e bisogna armarsi di buona pazienza, ma alla fine si riesce a 'sopportarlo'…ehm a…" Cercò di correggere la gaffe, non aveva ancora quel tipo di confidenza con lui ed era comunque un cavaliere al servizio della cugina del principe, non avrebbe dovuto.
Ma in mancanza di un termine più appropriato, non sapendo appunto che tipo di cavaliere il nuovo arrivato fosse, preferì zittirsi.
C'erano infatti, due tipi di cavalieri di solito: i 'lacchè', pronti ad adorare la nobiltà e difenderla, anche ipocritamente, da traditori o presunti tali pur di ottenere un qualsiasi tipo di riconoscimento; e quelli tipo Gwaine & co., leali e pronti a morire per il principe, ma abbastanza sinceri nei giudizi…spesso anche abbastanza ironici.
"Hai detto bene. 'Sopportarlo' è il termine adatto" sorrise. "Non riferire a nessuno che te l'ho detto, ma Lady Ana anche è difficile da 'sopportare'…a volte" gli sussurrò con aria complice.
Cavaliere 'alla Gwaine' quindi. Già gli piaceva.
Si soffermò ad analizzarlo meglio nel caso in cui ci fosse un particolare che urlasse "stregone". Alto, con i capelli neri e corti anche se con qualche ciocca ribelle. Gli occhi altrettanto neri. Sembravano buoni però. Nessun campanello d'allarme suonò per lui. Niente magia, almeno in superficie.
"Merlin, tutto bene? Ti ho zittito?" si fece serio.
"No no. E' solo che non sono molti i cavalieri così…schietti"
"Sono dell'idea che finché il cuore è al posto giusto, qualche battibecco o giudizio bonario non guasta. Vanno raddrizzati un po' questi nobili o finiscono per montarsi troppo la testa e restare viziati"
Merlin non poté fare a meno di scoppiare a ridere. Il cavaliere però aveva alzato volutamente il tono, e pronta arrivò la risposta isterica della Lady "MALAGANT!"
"Eh sì, sono proprio parenti…" gli fece eco il mago.
"MERLIN!" a quanto pareva, pure il babbeo reale l'aveva sentito.
Dopo essersi congedato con Lady Anastasia e il suo cavaliere, mostrando loro stanze che avrebbero rispettivamente occupato, Arthur ritornò nella sua.
Era solo perché aveva deciso di cedere per qualche ora il suo servitore alla coppia appena arrivata, nel caso in cui avessero avuto bisogno di qualcosa. La ragazza infatti sembrava molto stanca, ma non aveva disdegnato l'offerta di una cena nel privato delle sue stanze.
Aperta la porta trovò Guinevere e Clara che parlottavano.
"Salve" le salutò corrugando la fronte. Raramente infatti le vedeva insieme. Non aveva mai capito perché, sebbene entrambe della servitù; entrambe sempre presenti…sì, diciamo al suo fianco; ed entrambe, in modo diverso a lui molto legate, non lo erano tra loro. Perciò la scena lo stupì.
"Come mai tutte e due qui? Non che nel tuo caso non mi faccia piacere Guinevere" le sorrise teneramente. Lei si portò timidamente una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Ma Clara interruppe il momento "E nel mio caso no?" incrociò le braccia sul petto indispettita.
Il principe levando gli occhi al cielo seccato si diresse verso la scrivania deciso ad ignorarla. "Sì, ignoratemi pure" sbuffò. "Ho capito, me ne vado visto che la mia presenza non è gradita. Dov'è Merlin?"
"Con Lady Ana"
"Con Lady Ana…" ripeté quasi scocciata, scuotendo la testa castana.
Nuovamente il principe fece l'indifferente. A volte era insopportabile. Che le prendeva adesso?
"Messaggio ricevuto: vi lascio soli. Ciaooo piccioncini"
Arthur, che prima era di spalle, si girò di scatto pronto ad incenerirla con lo sguardo per l'imbarazzo, ma la ragazza era già scappata via.
Sospirando il giovane ritornò alle sue carte finché non avvertì sulla sua spalla, il dolce tocco della sua amata.
"Dovete capirla, è gelosa"
"Gelosa? Clara? E di chi?" indagò scioccato.
"Di Lady Anastasia...di voi" abbassò gli occhi così come il tono della voce. Che lo fosse invece lei?
Le prese le mani nelle sue, gentilmente.
"In quel caso non avrebbe nulla da temere. Innanzitutto perché Ana è mia cugina e poi…è solo una la donna ad avere le chiavi del mio cuore"
Il viso della giovane fu attraversato da un lampo di dolore "Cla…Clara?"
Scoppiando a ridere improvvisamente, non si accorse subito di averla offesa reagendo in quel modo. Quando la ragazza fece per staccarsi da lui, allora il principe le afferrò delicatamente i polsi e disse "Parlavo di te"
Si bloccò allora lei e timida sussurrò "Ah" sorrise.
"Anche perché lei è fidanzata" la punzecchiò.
"Ah ah, spiritoso"
"Già, lo so. E' uno dei miei mille pregi"
"Sì, come la modestia" gli fece eco la fanciulla ridendo.
"Lo sono…modesto. E sono anche un ottimo baciatore"
"Ah sì? Dimostratemelo!"
E così, senza preavviso, le sue labbra furono catturate da quelle di lui, in un dolce bacio.
L'uomo dalle spalle larghe, camminava lento. Stanco dopo una giornata di lavoro in bottega, tornava a casa dove il piccolo James lo aspettava. Era stato bravo anche oggi il ragazzino in falegnameria.
Sorrise attraversato da questo tenero pensiero.
In quel momento voleva solo un pasto caldo, preparato dalle sapienti manine della sua adorata Thea, e poi accoccolarsi con lei davanti al fuoco nel loro umile letto.
Non c'erano stelle quella sera in cielo. Notò portando il suo nasone insù, che persino la luna era adombrata dalle nuvole. Se ne intravedeva solo parte dello spicchio.
D'un tratto un rumore alle sue spalle. Un urto poco distante, poi uno scricchiolio.
Si voltò, intravide un'ombra. Poi qualcosa gli passò davanti sfrecciando.
Veloce come un fulmine che squarcia il cielo.
Cercò l'ombra alla sua sinistra ed ebbe solo il tempo di essere colpito da due occhi. Avevano la luce delle stelle che erano assenti quella sera nel cielo. Ma erano meno luminosi e meno belli. Erano solo gialli.
Li vide avvicinarsi di scatto, in un lampo. Li vide insanguinarsi e poi…più nulla.
Era vicino casa.
La sua Thea stava cucinando, canticchiava. Quando ne udì le grida dilaniate dal dolore, rimase lì raggelata. Le riconobbe immediatamente e fu come essere trafitta.
Poi, un piatto le cadde in terra. Si ruppe.
Il piccolo James iniziò a piangere, a tremare.
E quella famiglia quella notte non fu cullata dal tepore del fuoco, ma dal ghiaccio che il dolore porta con sé. Il canto fu sostituito da un lamento di una donna innamorata, una donna che in quel momento perdeva l'amore della sua vita.
In lontananza, due stelle insanguinate ridevano alla luce sporca di denti aguzzi, e nel castello di Camelot nello stesso istante attraverso uno specchio, qualcuno era spettatore divertito da quel quadro straziante.
Anche il secondo capitolo è completo! :)
Spero di non aver combinato grossi guai. :P
Ancora buona domenica a tutti! ;)
