II.

Sentii i suoi passi sulla neve prima ancora di vederlo arrivare.

Pensavo sarebbe passato oltre, invece mi si affiancò, adattando senza fatica il suo passo al mio. Camminavamo fianco a fianco, schivando le occasionali palle di neve, una bolla di silenzio in mezzo al fracasso degli altri studenti.

"Se mai ci sarà qualcosa di simile a una battaglia finale, sarà qui a Hogwarts."

Fu la prima cosa che Theo disse – con calma, senza guardarmi, come se stesse parlando da solo.

"E questo ci riguarda perché…?"

Continuò a guardare davanti a sé. "A Serpeverde serve un volontario."

"Un volontario per cosa?" domandai guardingo.

"I professori non faranno mai combattere gli studenti minorenni e anche Tu-Sai-Chi non vorrà ucciderli." Rispose invece, seguendo il suo personalissimo filo di pensiero. "Troveranno un modo per mandarli via o nasconderli al sicuro. Se messi di fronte a una scelta, i Serpeverde non combatteranno di certo."

Scossi le spalle. Non era certo una novità: era quello che tutti si aspettavano da noi e quello che ci aspettavamo da noi stessi. Se c'è una cosa in cui siamo bravi è sopravvivere.

"Qual è il punto, Nott?"

"Il punto è che qualcuno dei nostri deve restare e combattere contro i Mangiamorte. Dalla parte di Hogwarts."

Mi voltai a guardarlo in quel momento – lo vedo ancora, con le mani in tasca e la schiena un po' curva. "Sei impazzito?! Lo sai che…"

Lasciai in sospeso la frase, che la completasse come preferiva: che succederà alla povera vittima quando lo prenderanno, che succederà alla sua famiglia, che non accetterebbero comunque un Serpeverde, nemmeno se fosse la loro ultimissima speranza.

"Qualcuno deve restare." Theo ripeté tranquillamente. "Lui non vorrà una strage. Non può permettersela."

"Non ha bisogno di fare una strage, gli basta qualcuno che serva da esempio! E se un Serpeverde combatte contro l'erede di Salazar, avrà senz'altro il dubbio onore di essere il secondo della lista dopo Potter!"

"E se Potter ce la facesse?" replicò Theo, abbassando la voce tanto che faticai a sentirlo.

"Non contarci troppo…è solo una stupida speranza." Borbottai cupo.

"Non hai capito. Se Potter ce la facesse, per la Casa di Serpeverde sarebbe la fine."

All'improvviso sentii la gola secca. "è successo altre volte. Ce la siamo cavata altre volte."

"Di certo non gettandoci alla pietà dei Grifondoro." Commentò tagliente. "Stiamo parlando dei complici del Mago più temuto e odiato del millennio e della casa famosa per la sua produzione di Maghi Oscuri. E Silente è morto – chi altro ci darà il beneficio del dubbio? Io dico nessuno, ma se hai qualche idea…"

Non ne avevo. La testa mi girava. "Ma…molti di noi non hanno fatto niente! Non possono…"

"Essere innocenti non è sempre una buona difesa. Anche molti di quelli che sono già stati uccisi non avevano fatto niente." Ricordo che sospirò e si massaggiò la fronte. "Non possiamo continuare a non fare niente. Magari dimenticheranno quello che hanno fatto gli altri, ma se nessuno combatte, non lo dimenticheranno."

Per poco non mi misi a ridere, a quelle parole. "E se qualcuno combattesse, se ne dimenticherebbero. Andiamo, Nott, non essere così ingenuo."

"Ma a quel punto sarebbero loro a nascondere la verità, non noi." Replicò sicuro. "E stai tranquillo che i nostri non glielo lasceranno dimenticare tanto facilmente." Un leggero sorriso gli curvò le labbra.

Mi lasciai sfuggire una specie di grugnito non impegnativo. "Ce la siamo sempre cavata."

"I tempi cambiano, Yarrow. Nessuno sembra rendersene conto, ma rischiano di perdere molto più di quanto abbiano da guadagnare."

Scossi di nuovo le spalle. "E mi stai dicendo tutto questo perché…?"

Nott non era uno stupido. Era amichevole con tutti ma amico di nessuno, soprattutto non mio e adesso mi confidava delle idee che avrebbero potuto fargli passare guai tremendi.

Ricordo ancora l'occhiata che mi lanciò – calcolatrice al massimo. "Perché tu non hai niente da perdere."

Mi ci volle qualche secondo per capire cosa intendesse. "TU vorresti che IO…"

"Abbassa la voce."

"Nott, tu sei fuori di testa!"

"Sei la persona più adatta, Yarrow. Pensaci."

"Se proprio vuoi che qualcuno resti, fallo tu!" gli dissi con rabbia.

Theodore mi guardò dritto negli occhi, per una volta senza nascondersi dietro la solita maschera di noia e disinteresse. C'era una fragilità sul suo viso che non gli conoscevo. "Non ho mai detto che non lo farò, Yarrow." Alzò una mano, zittendomi prima ancora che potessi aprire bocca. "Ma non ho neanche detto che lo farò."

Che bastardo – bastardo, ma furbo. Aveva posto la questione da vero Serpeverde.

Oltretutto, aveva ragione.

Certo, come purosangue e Serpeverde avrei ritrovato molti visi conosciuti sotto quei cappucci neri. Però…

La casa di Yarrow è antica, anche se non quanto i Malfoy o gli Abbott, ed è sempre stata molto piccola e poco allineata – i miei antenati si sono divisi più o meno equamente tra le quattro case.

Non ho fratelli o sorelle che potrebbero soffrire le conseguenze delle mie azioni, né parenti prossimi al di fuori dei miei genitori, i quali sono già al sicuro.

Aveva ragione.

Qualcuno doveva restare.

Decidere non è stato facile.

Per settimane mi sono chiesto perché io, perché non qualcun altro – e alla fine ho capito che nessuno avrebbe voluto farlo.

Nemmeno io, ma a me mancava una vera e propria giustificazione.

E avevo anche un buon motivo per restare.

Perché – oh scandalo, oh shock terribile – io a Serpeverde mi ero trovato bene. Avevo passato tanti bei momenti con i miei amici e i miei compagni di Casa, la maggioranza dei quali – inconcepibile! – non avevano niente a che fare con l'umiliazione delle altre Tre case o del trio Potter.

Non dico che sia stato un letto di rose – non lo è mai – ma è stato un bel periodo, sotto molti punti di vista.

Amavo la mia Casa e amavo Hogwarts com'era prima.

Non mi era piaciuta la Umbridge prima, non mi piacevano i Carrow adesso.

Non mi piaceva quello che il nostro mondo era diventato – le altre Case pensino quello che vogliono, ma nemmeno per noi era il Paradiso.

Una cosa è sicura: noi Serpeverde non prendiamo bene i cambiamenti. O le restrizioni.

Se vogliamo essere sinceri, le ultime generazioni di Serpeverde – e io tra questi – sono di un cinismo pazzesco.

Non penso che per le altre Case farà molta differenza che qualcuno resti o no – è troppo poco e troppo tardi.

Ma che io sia dannato se darò a loro – a chiunque di loro – una ragione per distruggerci.

Morire per un ideale? No, non io. Non importa quanto siano splendidi, sono troppo realista e troppo individualista per quello.

Ma morire per i miei compagni, per qualcosa che amo – anche se non avrò altro che quello, la morte?

Questo lo posso fare.

Adieu l'Émile je t'aimais bien /Addio Emile, ti volevo bene

Adieu l'Émile je t'aimais bien tu sais / addio Emile, ti volevo bene, sai

On a chanté les mêmes vins / abbiamo cantato gli stessi vini

On a chanté les mêmes filles / abbiamo cantato le stesse ragazze

On a chanté les mêmes chagrins / abbiamo cantato gli stessi dolori

Adieu l'Émile je vais mourir / addio Emile, sto per morire

C'est dur de mourir au printemps tu sais / è duro morire in primavera, sai,

Mais je pars aux fleures la paix dans l'âme /ma vado ai fiori, l'anima in pace

Car vu que tu es bon comme du pain blanc / visto che sei buono come il pane bianco

Je sais que tu prendras soin de ma femme / so che ti prenderai cura di mia moglie

Je veux qu'on rie / Voglio che si rida

Je veux qu'on danse / Voglio che si balli

Je veux qu'on s'amuse comme des fous / Voglio che ci si diverta come pazzi

Je veux qu'on rie / Voglio che si rida

Je veux qu'on danse / Voglio che si balli

Quand c'est qu'on me mettra dans le trou / quando mi si metterà nella fossa

(Jacques Brel, Le Moribond)


Mi scuso per l'impaginazione schifosa, ma non mi lascia fare le due colonne e meglio di così non riusciva - di nuovo scusate.

Lasciatemi un review e fatemi sapere se il capitolo vi è piaciuto lo stesso. ;-)