Capitolo 2 Come sei in realtà
"Kurt! Kurt, aspetta! Kurt, fermati!"
Kurt non riusciva a fermarsi. Non voleva fermarsi, perché fermarsi significava affrontare qualsiasi cosa Sebastian avesse da dire. Cosa poteva dire? Aveva scritto il diario. Non poteva mentire comunque. Ma c'era un'altra opzione, e spaventava Kurt più di ogni scherno, insulto e frecciata Sebastian potesse lanciargli.
Allora Kurt continuò a correre, ma Sebastian era più veloce, essendo più atletico, e raggiunse Kurt prima che lui potesse scappare nel refettorio dei senior.
"Lasciami in pace, Sebastian," Kurt gridò quando sentì le mani di Sebastian sul suo blazer, che lo costringevano a fermarsi. "Qualsiasi cosa tu abbia da dire, non voglio sentirla."
"Beh, peccato, principessa," Disse Sebastian, spingendo Kurt contro la parete più vicina in una piccola nicchia fuori dalla vista dei passanti nel corridoio principale. "Hai letto il mio diario, quindi devi lasciarmi spiegare."
"Va bene," disse Kurt. Scostò via la mano di Sebastian dalla propria spalla e incrociò le braccia al petto. "Hai cinque minuti. Spiega."
Sebastian sospirò, guardando i propri piedi ed evitando lo sguardo di Kurt perché se lo avesse guardato negli occhi, gli avrebbe detto tutto; tutti i sentimenti che aveva chiuso dentro, tutte quelle cose che non era pronto ad ammettere a nessuno, neanche a se stesso, il che era il motivo per cui aveva cominciato a scrivere il diario in realtà. Gli occhi di Kurt avevano un potere strano su di lui. Avevano sicuramente il potere di distruggerlo del tutto.
Aprì la bocca diverse volte, trovando modi diversi per cominciare, ma non ci riusciva. Neanche un pizzico di verità veniva fuori.
"Quattro minuti," Kurt contò, e Sebastian fece una smorfia.
"Dio, sei proprio uno stronzetto so-tutto-io, vero?" Si lamentò Sebastian. Finalmente ebbe la forza di guardare Kurt negli occhi.
"Ascolta, non so cosa pensi di aver letto in questo diario …" Cominciò a mentire, ma Kurt lo bloccò.
"Credo che il ragazzo che abbia scritto quel diario abbia paura," Disse piano Kurt. "Penso che il libro sia la storia di una persona sopraffatta dai propri sentimenti, che non sa come esprimerli …"
Sebastian voleva contestare, interrompere Kurt e non lasciargli alcun dubbio sul fatto che si sbagliasse, ma Kurt non si sbagliava. Sebastian aveva tenuto per sé la verità troppo a lungo, era stanco di nascondersi da essa.
La bugia che aveva in mente morì sulle sue labbra e sospirò, piegando la testa, premendosi così vicino a Kurt che era quasi spiacevole.
"Lo hai finito?" Chiese Sebastian, guardando il libro tra le sue mani.
"No," Kurt scosse la testa.
Sebastian annuì. Ripose il libro nella mano di Kurt gentilmente, e vi chiuse intorno le dita.
"Tutto quello che ti chiedo è di non mostrarlo a nessun altro," disse Sebastian, con la voce un po' tremante. "Dopo di che, buttalo … o brucialo. Non m'interessa. Ma non ho più intenzione di parlarne."
Sebastian si voltò e andò via senza voltarsi. Kurt sentì i suoi pesanti passi rimbombare lungo il corridoio di marmo finché non divennero sempre più deboli.
Kurt abbassò lo sguardo verso il libro nella sua mano e per la prima volta lo vide per ciò che era.
Istinto di conservazione.
/
Sebastian avrebbe dovuto sentirsi più leggero, un peso sollevato dopo aver rinunciato a quel libro infernale. In sostanza, cedendo il diario, aveva anche lasciato perdere la sua ossessione per Kurt Hummel.
Ma allora perché si sentiva come se avesse la nausea?
Abbandonare il diario era rischioso. Si trattava dell'oggetto più intimo, personale e reale che avesse. Era letteralmente il suo cuore e la sua anima scarabocchiati su circa un centinaio di pagine, forse più, ma aveva la sensazione che Kurt, con tutti i suoi difetti (qualsiasi essi fossero) non sarebbe mai stronzo abbastanza da mostrarlo a tutti.
Durante la settimana successiva, quella maledetta cosa infestava i pensieri di Sebastian. Adesso che Kurt aveva il diario, Sebastian lo vedeva come quando era in suo possesso. Dovunque Kurt andasse, si portava dietro il diario. All'inizio, ciò infastidiva Sebastian da morire. Voleva tirarglielo dalle mani e buttare quella maledetta cosa da solo, ma non poteva, perché per quanto gli ricordasse i propri sentimenti, lo faceva anche sentire come se Kurt si stesse portando dietro parte di lui. Sebastian osservava Kurt cautamente. Vedeva quanto Kurt fosse protettivo nei confronti del diario, osservava il viso di Kurt mentre lo leggeva – il modo in cui sollevava le labbra in un piccolo sorriso, o le piegava in una smorfia. Qualche volta Kurt ansimava, portandosi una mano sulla bocca, e Sebastian avrebbe tanto voluto sbirciare oltre la sua spalla, mentre si chiedeva cosa mai avesse scritto per generare una tale reazione.
Proprio in quel momento, Blaine stava sbucando dietro di lui e tentava di leggere oltre la spalla di Kurt. Sebastian sentiva il bisogno di alzarsi e spingerlo via, dirgli di pensare agli affari suoi, ma Kurt lo fece per primo, chiudendo il libro con forza, e quando lo fece, Sebastian intravide qualcosa di nuovo – un segnalibro di tessuto dorato che Kurt aveva collocato tra le pagine. Sebastian sentì un tiepido formicolio diffondersi all'idea che Kurt si fosse procurato un segnalibro speciale solo e unicamente per il suo patetico diario. Se Sebastian non fosse avesse completamente perso la testa per lui (e doveva ammettere di aver perso la testa per lui a questo punto), il pensiero lo avrebbe disgustato.
Sebastian non avrebbe saputo dire di cosa stessere parlando Kurt e Blaine, ma Blaine si allungò per tentare di riaprire il diario, e Kurt lo schiaffeggiò rapidamente sul retro della mano, costringendolo a tirarla indietro con'espressione addolorata quasi comica. Sebastian ridacchiò, e quando entrambi si voltarono verso di lui, si alzò di scatto dalla sedia e fuggì via.
Sebastian era solito scrivere il diario di notte nella propria stanza, quando aveva finito i compiti e restava solo con i propri pensieri. Ma adesso quei pensieri lo tenevano semplicemente sveglio, senza alcuno sfogo per liberarsene. All'inizio aveva pensato di comprare un altro diario e ricominciare, ma lo scopo dell'abbandonare il proprio era di smettere di scrivere su Kurt.
Inoltre, i suoi pensieri erano destinati ad appartenere al libro originale … e al suo nuovo proprietario.
"Beh, merda," Sebastian mormorò dopo la sua quinta notte d'insonnia. Si tirò fuori dal letto, pronto per un atto di assoluto autolesionismo. Tirò fuori dal cassetto della propria scrivania un set di scrittura invecchiato che sua madre gli aveva regalato durante il primo anno di liceo, dimostrando che non sapeva molto di suo figlio. Era un set completo di finta carta di pergamena e una selezione di penne con le punte d'argento sfarzose e inchiostro di diversi colori. Il tutto era perfino completo di materiale isolante per la cera, e un dado con soltanto la sua iniziale incisa.
Avrebbe potuto usare semplicemente una penna e un normale foglio d'agenda, ma pensò che a Kurt sarebbe piaciuto di più così.
"È tardi …
E la scuola è buia e silenziosa e fredda …
E non riesco a fare a meno di pensare a quanto calda sarebbe …
Se tu fossi qui con me …"
Sebastian ripiegò la breve lettera e la infilò in quella busta simile a una pergamena. Tirò fuori un accendino e fece sciogliere la cera, attendendo pazientemente finché metà di questa non si fu raggruppata sulla carta. Premette il dado nella cera calda e poi lo tirò via, soddisfatto quando vide una 'S' perfetta formarsi. Prese le piccola lettera e la trasportò lungo il corridoio silenzioso verso la camera di Kurt, la fece scivolare sotto la porta, con una sensazione martellante che invadeva il suo stomaco – gioia e nausea in egual misura.
Kurt non si avvicinò mai a Sebastian per dirgli che aveva ricevuto la nota. Ad ogni modo, Sebastian ne inviò uno nuovo ogni sera.
"Devi sempre trovare un modo per essere te stesso …
In questa noiosa prigione
Accademica e tradizionale …
Oggi ha indossato una spilla blu a forma di leone sul blazer …
E anche se era piccola e quasi indistinguibile …
Era un altro modo per dire, "Fottiti, mondo! Io sono Kurt Hummel"
Man mano che passavano i giorni, Sebastian cominciò a notare che il diario cresceva, gonfiandosi con le lettere che Kurt incollava sulle pagine bianche sul retro del libro, finché Kurt non dovette riporvi i suoi libri di storia e algebra per evitare che esplodesse e si aprisse.
/
"Kurt, possiamo parlare?"
Blaine si agitava, al di sopra del suo ragazzo, spostandosi da un piede all'altro. Kurt sollevò lo sguardo verso di lui, via dalla sua copia di Macbeth e sorrise, ma come molti dei suoi recenti sorrisi, questo non raggiunse i suoi occhi.
"Certo," disse Kurt, calciando una sedia affinché si spostasse e facendo cenno a Blaine di sedersi. Blaine prese la sedia, e si guardò intorno, notando il diario che Kurt si portava sempre dietro, quello che non gli lasciava mai leggere, premuto lì tra due dei suoi libri.
"Cos'è quel diario?" Chiese Blaine, deviando dal suo argomento principale di discussione e riferendosi alla più recente ossessione di Kurt.
Kurt fece spallucce, cercando di apparire disinteressato. Non gli piaceva quando Blaine tentava di fargli parlare del diario. In un certo senso, sentiva che era sbagliato portarselo dietro, essere innamorato di quell'oggetto … provare sentimenti che potrebbe cominciare a star sviluppando per Sebastian; sentimenti che si rifiutava di ammettere, anche se stava diventando sempre più difficile ad ogni lettera che trovava sotto la porta. D'altro canto, Blaine non si comportava proprio da ragazzo perfetto ultimamente. Non chiedeva a Kurt di uscire per un appuntamento da settimane. La loro storia si limitava a inviarsi messaggi sconci la sera tardi. La parte peggiore era il modo in cui Blaine aveva cominciato a trattare Kurt durante le prove degli Usignoli. Era sempre così paranoico riguardo cosa potessero pensare di lui ora che stava con Kurt. Non voleva concedere favoritismi, e questo Kurt lo capiva, ma significava che Blaine scartava tutte le idee di Kurt ogni volta che ne aveva una, oppure faceva semplicemente finta di non sentirle.
"Te l'ho detto, è soltanto una cosa che m'ispira," disse Kurt. Era una bugia per omissione. Lo ispirava davvero. Le parole di Sebastian, piene d'amore e devozione, lo ispiravano.
"Allora perché ti rifiuti di farmelo leggere," Chiese Blaine, fissando il diario come se sperava che Kurt glielo desse se lo fissava troppo a lungo.
"Perché è privato," rispose Kurt, come aveva già fatto diverse volte. "E non mi sento a mio agio all'idea che tu lo legga."
Blaine sospirò, non pronto a continuare questa discussione qui nella biblioteca.
"Volevo chiederti se potevamo parlare di quello che è successo durante le prove oggi," Blaine cominciò lentamente, "quando hai suggerito che facessimo un medley di Sondheim."
"Stai parlando di quello che hai scartato senza neanche chiedere di votare?" Kurt rispose pungente. Si era quasi dimenticato di quella piccola umiliazione che aveva dovuto subire in giornata, soprattutto davanti agli altri Usignoli … e Sebastian.
"Sì … uhm … speravo che tu … potessi smettere di farlo."
Gli occhi di Kurt scattarono dal libro e guardò male Blaine.
"Che vuol dire, 'smettere di farlo'?" Chiese, con la voce piatta ma piena di veleno. Blaine si mosse un po' sulla sedia, guardando le sue braccia intrecciate, e poi di nuovo Kurt.
"Sì, Kurt. Quando proponi cose del genere mi metti in una posizione difficile."
"Che posizione, Blaine?" Kurt chiese, un tono irritato nella sua voce. "Quella in cui ti comporti da leader maturo e caritatevole, e lasci scegliere agli Usignoli se la mia idea è buona o quella in cui mi tratti come se io avessi cinque anni e mi umili davanti a tutti?"
"Ascolta," disse Blaine, "so che sei arrabbiato, e me lo merito. Ma penso di aver trovato un compromesso col quale possiamo convivere entrambi."
"E quale sarebbe?" Kurt chiuse Macbeth e lo lanciò sul tavolo, incrociando una gamba sull'altra e guardando negli occhi di Blaine in maniera significativa.
"Beh, quando hai un'idea, parlane con me lontano dagli Usignoli, e se penso che sia fattibile, la presenterò io stesso a loro."
"La presenterai tu?" Chiese Kurt incredulo. "Come un'idea tua?"
Blaine si sfregò le mani sul viso e sospirò.
"Kurt, non so cos'altro fare."
"Potresti sempre provare … oh, non so … a trattarmi come chiunque altro!" Kurt cominciò a collezionare le sue cose, pronto a lanciarsi fuori dalla biblioteca.
"Ma tu non sei come chiunque altro, Kurt."
Kurt si fermò. Durante le ultime settimane aveva atteso un momento – come quello in biblioteca quando aveva trovato il diario e aveva cominciato a innamorarsi del misterioso autore. Questo era uno di quei momenti. Blaine poteva ancora essere il ragazzo romantico di cui si era innamorato Kurt. Potevano riprendersi e spuntarla, e quel diario che si portava dietro Kurt … forse era semplicemente un diario. Quello che Kurt aveva con Blaine era reale. Da qualche parte dentro di lui, si sentiva come se fosse una possibilità.
"Non lo sono?" Chiese Kurt, osservando la faccia di Blaine mutare in un tenero sorriso.
"Certo che no," disse Blaine. "Tu sei il mio ragazzo, ed è per questo che dobbiamo stare attenti."
Kurt sospirò. Il momento era svanito, ma Kurt doveva a Blaine un'altra possibilità.
"Blaine, potresti farmi un piacere?" Chiese, con gli occhi abbassati verso il diario straripante.
"Qualsiasi cosa."
"Starò al tuo … compromesso," disse Kurt, l'ultima parola che gli faceva salire la rabbia alla bocca e gli pizzicava la lingua, "se tu farai qualcosa per me."
"Di cosa si tratta?"
"Mi scriveresti una poesia?" Implorò Kurt, con gli occhi che supplicavano affinché Blaine fosse un ragazzo migliore di quanto non fosse stato per le ultime settimane.
"Scriverti una poesia?" Chiese Blaine, arricciando il naso.
"O una storia, una canzone, tre frasi che descrivano qualcosa che ti piace di me. Solo qualcosa che sia tuo … prima della prossima riunione degli Usignoli."
"Certo," disse Blaine, apparentemente confuso. "Tutto per te."
Kurt sospirò, rilassandosi tra le braccia del suo ragazzo quando questi avvolse la sua vita e lo tirò a sé.
Quella notte, Kurt stette seduto nell'oscurità e considerò le decisioni che avrebbe dovuto prendere nei prossimi giorni. Era certo del fatto che sarebbe stato semplice. Blaine avrebbe sicuramente fatto tutto per lui. Avrebbe avuto la sua poesia, canzone e le sue tre frasi. Magari si sarebbero trasformati in un'abitudine, avrebbero cominciato il loro diario, scrivendosi tra loro piccole poesie d'amore e devozione per rafforzare il loro rapporto.
Kurt pensò alle possibilità tutto il giorno, a nuovi inizi e seconde occasioni. Quando arrivò all'aula degli Usignoli, vide Blaine parlare con Thad e Trent. Saltellò verso di lui e gli porse una mano in aspettativa, afferrando l'aria con le dita. Blaine sorrise, abbagliante e piacevole, e fece scivolare la propria mano in quella di Kurt, tornando a conversare con gli altri due ragazzi. Kurt fece una smorfia, tirando fuori la mano dalla presa di Blaine e offrendogliela di nuovo.
"Kurt?" Blaine chiese. "Cosa c'è?"
"Non c'è qualcosa che vorresti darmi?"
Blaine lo fissò Kurt piatto, e poi i suoi occhi si spalancarono.
"Oddio! Kurt! Mi dispiace. L'ho dimenticato."
La mano di Kurt crollò dall'aria, il suo intero corpo che si contraeva mentre Blaine mormorava scuse sull'aver dovuto organizzare la scaletta e modificare gli accordi, ma Kurt aveva smesso di ascoltare. Si guardò intorno, osservando i ragazzi raggruppati negli angoli, che chiacchieravano e li ignoravano, eccetto che per uno, in piedi accanto ad una poltrona vicino alla porta, che lo guardava con verdi occhi pieni di comprensione. Kurt si voltò via da Blaine, probabilmente nel mezzo di una frase, e andrò dritto verso Sebastian. Gli occhi di Sebastian si mossero a sinistra e destra, sopracciglia arricciate per il fatto che Kurt si stesse avvicinando. Kurt aprì la propria borsa e tirò fuori un libro – un diario, non costoso ed elegante come quello di Sebastian, ma ordinato, pulito e simile a Kurt. Lo allungò a Sebastian, aspettando per un istante che lo prendesse. Sebastian sentì il proprio cuore accelerare in petto, battere per liberarsi dalla propria gabbia. Si allungò con cautela e prese il libro, sfogliandolo per un istante per notare pagine e pagine scritte nella grafia delicata e scorrevole di Kurt.
Sebastian non disse nulla, tenne semplicemente il libro stretto al petto, come per proteggerlo simbolicamente dagli occhi del mondo. Kurt sorrise e annuì, abbandonando l'aula delle prove senza neanche concedere un altro sguardo al suo ragazzo, ancora sconvolto.
Sebastian sollevò lo sguardo verso Blaine, il modo in cui i suoi occhi nocciola schizzavano freneticamente tra lui e Kurt. Sebastian fece scivolare il diario nella propria borsa e via dallo sguardo di Blaine. Non voleva che lo vedesse, non voleva che nessuno lo vedesse. Il diario apparteneva a Kurt e Kurt glielo aveva dato. Sebastian prese la borsa e uscì dalla stanza per farsi strada verso la propria camera.
Per la prima volta, Blaine Anderson realizzò che se non faceva qualcosa rapidamente, avrebbe perso il suo ragazzo.
