Fallen si sedette sul manto di foglie secche.

Stava ancora fissando quel cespuglio. Non era niente di interessante si ripeteva. Era solo il confine con un'altra terra niente di piú. Nemmeno sapeva se ci fosse qualcosa aldilà di quelle spine. Non che le importasse certo. Non si sarebbe addentrata lì per nulla al mondo. Eppure non sarebbe successo niente se...

Digel le stratto la mano con il muso. Come se potesse percepire il pensiero che aveva in testa. Distolse lo sguardo dal confine ed accarezzo la testa del suo lupo. Si era chiesta anche come Digal poteva essere nella sua forma umana. Era ormai da tempo che gli animali della sua corte non si trasformavano ma forse... no. Non credeva che valesse la pena. Certo ne era sempre stata curiosa .

La Cacciatrice si alzò e prese arco e freccie ma improvvisamente il lupo che era accanto a lei raddrizzò le sue orecchie bianche e diresse il muso ad est in direzione delle Terre Esiliate. La neve cominciò a tremare e anche le foglie. Gli uccelli volarono via. Cosa accidenti era successo? Non se lo chiese di nuovo e corse verso casa , con Digal a suo seguito.

Laila corse come il vento. Oltrepasso le tende e i corrdoi pieni di specchi. Sentiva il fiatone ma non poteva fermarsi. Era lei. Tutti l'avevano sentita. Il rumore aveva spaventato gli uccelli dei boschi della Landa Ghiacciata. Le ninfe e le fate della Corte delle Rose avevano smesso perfino di cantare. Arrivò alla porta di ottone ricoperta di diamanti e l'aprì senza nemmeno chiedere il permesso. Ma al suo arrivo non c'erano facce contrariate per la sua entrata , ma spaventate e confuse. Il suo signore la guardò e capì ancora prima che dicesse "Si é risvegliata".

Si poteva toccare la paura e lo sgomento con con la punta delle dita. Le creature si raggrupparono intorno al trono nervose. Una moltitudine di piume era sparsa per sala del trono. Le voci soavi e limpide tremavano. Le ninfe si tenevano la mano e si abbracciavano. I folletti si nascondevano tra i loro capelli. Gli occhi nelle loro maschere dorate luccicavano. Non potevano non capire. Tamlin si fece largo tra la folla e guardandoli disse "È giunta l'ora. Chiamiamoli".