Tony apri' piano la porta e si affaccio'. Vide Ziva, in preda ad un sogno agitato, sudata, spettinata sotto le coperte. Di tanto in tanto qualche lamento usciva dalla sua bocca, in Ebraico. Egli si avvicino', continuando a chiamare l'amica che pero' era nel mondo dei sogni, dove le sue parole non arrivavano. Tony si sedette accanto a lei sul letto.
"Ziva? Ziva, sveglia!" disse dandole uno scossone.
Lei si sveglio' di soprassalto, puntando una pistola che teneva nascosta sotto il cuscino (come soleva sempre fare) in faccia a Tony.
"Ehi!" esclamo' lui.
Ziva non disse nulla, dopo qualche secondo guardo' la faccia di lui e la pistola e cadde pesantemente sul cuscino. Egli afferro' la pistola fermamente e la poso' delicatamente sul comodino. Ziva chiuse nuovamente gli occhi e quando li riapri' guardo' Tony e disse:
"Scusa."
Aveva una voce fiocca, debole, che Tony non gli aveva mai sentito. Egli si preoccuo', pero' cerco' di non farlo troppo vedere all'inizio.
"Ciao" disse semplicemente, sorridendo.
"Che ci fai qui, Tony?" chiese lei debolmente.
"Ecco, sono le nove e mezza passate e non ti sei presentata al lavoro temevo...Temevamo ti fosse successo qualcosa." Disse lui.
Lei accese la luce, di modo da scacciare la penombra nella quale si trovava la stanza. Fu solo allora che Tony noto' che Ziva era pallida come un lenzuolo, con due occhiaie che cerchiavano i suoi bellissimi occhi.
"Mi sento poco bene oggi, Tony. Puoi dire a Gibbs che non verro' per oggi?" chiese lei.
"Ma certo" disse lui prendendogli la mano e stringendola. Era bollente.
"Ziva, ma hai la febbre!" esclamo' lui.
Lei lascio' immediatamente la sua mano e si giro' dall'altra parte nel letto. Non voleva che lui la vedesse cosi debole. Non aveva bisogno della sua compassione.
"Puo' darsi. Staro' meglio domani." Assicuro' lei sbadigliando. Tuttavia questo le fece venire un attacco di tosse, di quelle tossi secche e dolorose, che sembra strappino via la gola. Tony le rimbocco' le coperte.
"Torna pure al lavoro, Tony. Sto bene." Disse chiudendo gli occhi.
"Sicura che non vuoi che stia qui ad occuparmi di te?" chiese lui.
"No, vai. Sto bene. Vai." Disse addormentandosi.
Tony si alzo', spense la luce e usci' dalla stanza. Nel salotto chiamo' Gibbs.
"L'hai trovata, DiNozzo?" chiese un gibbs irritato.
"Si era nel suo appartamento"
"E che ci faceva li, Tony?"
"Dormiva. E' molto malata Gibbs. Ho toccato la sua mano ed è caldissima."
Ci fu silenzio tra i due per qualche secondo. Tony tossicchio'.
"Sono preoccupato per lei. Non l'ho mai vista cosi' vulnerabile."
"E' malata dici?" chiese Gibbs.
"Molto"
Gibbs rifletté per qualche istante.
"Sta con lei"
Tony era sorpreso. Non aveva pensato a questa ipotesi, i malati non erano mai stati il suo forte da quando sua madre si era ammalata del cancro che l'aveva uccisa. Per non parlare di quella volta quando lui stesso ha avuto la peste polmonare.
"Capo, sai penso che ha bisogno dei suoi spazi e non credo che..."
"Prenditi cura di lei, Tony." Taglio' Gibbs e butto' giù il telefono.
Tony guardo' il telefono per qualche secondo finché non senti' di nuovo dei lamenti venire dalla stanza di Ziva.
