Capitolo 2

I can dim the lights

And sing you songs full of sad things

We can do the tango just for two

I can serenade and gently play

On your heart strings

Be your Valentino just for you.

The Queen, Good Old-Fashioned Lover Boy[3]


Il giorno dopo era San Valentino. E siccome si dice che devi adattarti alle usanze del paese in cui sei, tutti quanti a colazione trovarono un cioccolatino accanto al loro piatto.

-Oooh, grazie…

-Ebbene, mi dichiaro commosso!

-Lo sapevo che eri pazza di me!

-Ehm… io veramente non potrei mangiare il cioccolato…

-Lo so, a te ho sciolto un biscotto al cioccolato nel latte. Per una volta non dovrebbe farti male- sorrise lei.

-Ah-ah, troppa grazia, bellezza! Non hai paura che QUALCUNO si senta trascurato? Anzi, guarda là… per lui non c'è niente! Avete litigato, per caso?

Il Duro si prese una gomitata sagace nello stomaco da Mr. James Dean.[4] -Fratello, non capisci proprio niente. Aspetta solo che arrivi… per lui avrà preparato il formato maxi-mega-gigante! Spero che non sia allergico…

-Non capisco proprio cosa volete dire- replicò l'accusata con uno sguardo perfettamente innocente. E in quel momento arrivò l'oggetto della loro conversazione, con la solita maglietta infilata distrattamente e l'aria di andare parecchio di fretta. Non salutò nemmeno, pescò una fetta di pane tostato dal mezzo delle schifezze internazional-assortite sul tavolo e bofonchiò tra i denti «scusate, devo scappare, appuntamento dal meccanico, ci vediamo più tardi».

-Aspetta un attimo!- lo fermò la generosa donatrice di cioccolato. -Tieni, stavi dimenticando questo…- e gli porse la stessa pralina formato mignon che aveva riservato agli altri. -Fondente al caffè, il tuo preferito, giusto? Visto che sapevo che dovevi uscire, te l'ho tenuto da parte. Ce la fai a non dimenticarti di stasera?

-Ah? Grazie… no, no… dovrei tornare per le otto, credo. Lo spettacolo quando inizia? L'ho dimenticato- rispose lui arruffandosi i capelli.

Lei gli sorrise. -Avremo tutto il tempo di arrivare in città. Ma sii puntuale.

-Va bene, ciao.- Le prese delicatamente il cioccolatino dalle dita -non si toccarono neanche- , restituendo il sorriso. E filò di gran carriera fuori ricordandosi appena di staccare la giacca dall'attaccapanni.

-Certe volte io quei due non li capisco- fu il commento dopo un attimo di totale sconcerto, mentre una mano scura infilava in bocca il suo bacio al rum.

Ma il vecchio Cyrano stava sorridendo e scuotendo la testa, fissando la direzione in cui era scappato il suo migliore amico. -Siamo tutti degli idioti. C'è da stupirsi che quel cioccolatino non sia esploso.

-Uh?

-Tra quelle dita dovevano esserci 6.000.000 di volt!


A che serve fare cose speciali? È già abbastanza bello, già abbastanza incredibile fare le cose normali…

-Specchio, specchio delle mie brame…

Posò la spazzola prima del centesimo colpo (ormai faceva così tutte le sere) e si sistemò il fermaglio. Inutile avere uno specchio parlante: era bella stasera. Era bella perché si SENTIVA bella, con la sciarpa di seta azzurra drappeggiata attorno al collo («L'ho vista in vetrina e mi ha ricordato te, buon compleanno»), gli orecchini di cristallo («erano così belli, non ho resistito, buon Natale») e il vestito bianco, non troppo appariscente, tanto non importava l'eleganza. Era bella perché era VISTA bella, qualunque cosa avesse addosso.

Inclinò distrattamente la testa verso la finestra. Mancava ancora una decina di minuti, ma non riusciva più ad aspettare. Naturalmente se ne sarebbe accorta ancora prima che avesse imboccato il vialetto, eppure si sorprendeva a tendere l'orecchio impaziente. Certe abitudini -sorrise tra sé- sono dure a morire. Grazie a Dio.

Nel frattempo, non le mancavano per distrarsi i bisbigli soffocati in fondo alle scale che duravano da una buona mezz'ora e CREDEVANO di passare inosservati. E anche senza sbirciare, poteva quasi IMMAGINARSI la squadriglia di nasi curiosi poggiati sulla ringhiera…


-Lilli e il Vagabondo…

-Minni e Topolino…

-Io avrei detto più Paperina e Paperino…

-Credono di fregarci…

-Come se avessero il diritto di fare i misteriosi…

-Se però noi non stessimo sempre a disturbarli…- fece saggiamente il vocione da basso del secondo del gruppo più vicino al soffitto.

-A chi interessa quello che ha da dire il Gran Capo?

-A me no.

-No.

-No.

-Yawn…

-E tu smettila di sbadigliare…

-Ti ricordo che avrei già dovuto cominciare il mio riposino alle sette, rompiscatole…

-Senti, tu lo SAI cos'hanno in mente, giusto? Allora perché non ce lo dici e non la facciamo finita?

-Io non sbircio in testa agli altri senza permesso! Per chi mi hai preso?- E all'occhiata sardonica dell'altro: -E anche se lo sapessi non farei la spia!

-Ma che bravo, Briciola, sempre a difendere mammina e papino…- CRASH! -AHIO!- Sediata in testa. Di sopra qualcuno sorrise.

-Okay, okay, ho capito l'antifona, non lo dico più…- Massaggiandosi la proboscide, la spinse di nuovo oltre il bordo di legno. -Cosa darei per un dispositivo d'intercettazione…

-Il nostro «dispositivo d'intercettazione» è su a farsi bella- gli ricordò il Conte Gracula. -E se non stiamo attenti il nostro «sistema di guida» se la porta via prima che vediamo com'è vestita…

-O com'è vestito lui…- rincarò Ciccio.

-O se le ha preso dei fiori…- aggiunse Occhi di Ghiaccio.

-O prima che riusciamo a scoprire cos'hanno intenzione di fare dopo…

-O DOVE hanno intenzione di andare dopo! Eh eh eh… una bella irruzione in massa al ristorante…

-O alla sala da ballo…

-Sentite, ha ragione lui. Dovremmo lasciarli in pace.

-Oh, ma vai a fare il guardiano allo zoo… è divertente!

-Stiamo solo scherzando!

-Ragazzi, ma che razza di modo di passare la serata…

-Yawn…

-Piantala…

-Quando credete che arriverà?

-Tra un minuto esatto, ha detto alle otto e SARANNO le otto, lo so io, figuratevi se non lo conosco…- Occhiata all'orologio. -Comunque lei dovrà per forza scendere di qua, o lui dovrà entrare… e allora non ci scappano!

-Ehm… non hai pensato… che potrebbe entrare, prenderla e uscire… senza farsi vedere?- chiese Belli Capelli dubbioso, con vero acume da spia internazionale.

-No, ve l'ho detto, conosco il mio pollo. Questo è un appuntamento e vorrà che sia tutto nel modo tradizionale. Perché credete che sia rimasto fuori tutto il giorno? Per poterla venire a prendere in grande stile! Appena sentiamo suonare il clacson… scattiamo!

-Clacson?

-Già, il motivetto di «Ammazza la vecchia». Guardate, ci giurerei, mi cascasse il naso…

-No, farebbe un cratere nucleare!

BONK!

-OUCH!

-Idiota!

-Tu scherzi sulla mia testa[5] e io non posso scherzare su quello?- Comunque pareva che il pugno sul cranio gli avesse sbloccato un po' il processo di ragionamento, perché azzardò sollevando incredibilmente un sopracciglio: -Clacson… ma… avrebbe DAVVERO bisogno di suonare il clacson? O almeno di FARCELO SENTIRE?

La Banda dei Guardoni si sentì raggelare dal più entusiasta al più riluttante. -No… non arriverebbe mica a…

-No? Chi credi che sia lo stratega qui dentro?

-COS'È STATO?- urlò il Concorde drizzando la testa di scatto.

-AHIO! Il mento!

-Scusa… ma non avete sentito?

-Per chi ci hai preso?

-Non fare il cretino, sto dicendo sul serio… viene da dietro la casa… un fruscio… come…

-Come?

-Come uno di quei dispositivi per le auto che avevamo visto l'altra settimana… Maledizione! Quel furbastro ha messo IL SILENZIATORE AL MOTORE! Presto, tutti fuori!

-Di corsa, amico!

SBAM!

SBAM!

SBAMBAMBAMBAM!

-Per la miseria… la porta è chiusa a chiave…[6]

-Sapete che siete un bel quadretto di cretini?

-LE SCALE DI DIETRO! Perché non ci abbiamo pensato? AL PIANO DI SOPRA, PRESTO!

-EHI! NON ACCENDERE I RAZZ… -Troppo tardi…- CRASH! -AAAARGH![7]

Per le scale di dietro, una figura sottile ascoltò gli schianti e gli urlacci con molto divertimento mentre scendeva quasi volando verso la porta. Buon divertimento, ragazzi. Poverini, sempre così prevedibili.


In ossequio alla migliore tradizione degli appuntamenti di San Valentino, il nuovo clacson tritonale suonò sì il motivetto di «Ammazza la vecchia»… solo DOPO che la bella attesa fu spuntata raggiante dalla porta posteriore. Lui stava in piedi davanti allo sportello aperto, altrettanto raggiante e splendido nel completo bianco, quello che gli stava meglio e che s'intonava al suo vestito da sera, con un enorme mazzo di boccioli in mano.

-Dunque, avevi davvero appuntamento dal meccanico?

-Dal sarto… dal pasticciere… dal fiorista… e ANCHE dal meccanico- rispose, battendo la mano sul cofano del Bolide a volte ribattezzato, chissà perché, Vecchia Carolina. -Anche se la messa a punto l'ho fatta di persona, non potevo affidarla a nessun altro… e poi l'ho fatta lavare! Stasera solo la perfezione per te!- E porse i fiori, con gesto galante. -Rose rosa, le tue preferite, giusto? Non sono belle come te, però.- Le rivolse uno sguardo incantato. E lei, pur sentendosi vanitosa, improvvisò una piroetta sui gradini per farsi ammirare meglio.

Lui si avvicinò e allora fece finta di inciampare per cadergli in braccio mentre lui sollevava le braccia per accoglierla. Risero come due bambini, stringendosi. -Non posso stare in platea con quelle, però…

-Le terremo in macchina fino a dopo il teatro… tranne queste.- Ne sfilò due dal mazzo, spezzandone i gambi, e se ne mise una all'occhiello. -Una per me… e una per te.- E le infilò l'altra tra i capelli sotto il fermaglio.

-Sei pazzo? Non posso farmi vedere così!

-Almeno tutti sapranno che ci siamo venuti insieme…- rise lui. Una risata così allegra, innocente… E di slancio la sollevò da terra e la fece volteggiare in aria.

-Aah… no… per piacere… mettimi giù, mi fai girare la testa!- Ma anche lei rideva. Di pura gioia.

Le mani che le stringevano la vita si allentarono facendola scivolare giù finché non si scontrarono come due stelle in collisione. Lui le richiuse le braccia attorno e stettero per un attimo così, col viso immerso l'uno nei capelli dell'altra. Poi le afferrò la mano e la guidò tutt'intorno al prato in un giro di valzer. Non riusciva a fermarsi, e le rose messe a dura prova facevano vorticare intorno a loro un turbine di petali.

-Come vedi le tue lezioni sono servite a qualche cosa!

-Ah, ah… andiamo bene… neanche l'inizio della serata e siamo già ubriachi!

-Colpa tua! Ti informo che dai alla testa più dello champagne!

Una confusione di rumori e voci dalla casa interruppe l'idillio. -LA SOFFITTA! TUTTI SU!- BANG, BANG, KRAM -No, tu no! Non ci passi dalla port… -AGH! MI SONO INCASTRATO! -OW! Mi hai pestato il naso! -NON STARNUTIRE! NON…- FWOOOOSH! -Aaaahi ahi AHIAAAAA!

-Okay, meglio smetterla di giocare…- esclamò il Principe Azzurro guardando serenamente verso la finestrella dell'ultimo piano. -Coraggio, mademoiselle… in carrozza!- E le tenne lo sportello aperto finché non si fu accomodata, saltando poi agilmente dall'altra parte a prendere il suo posto al volante. -Meglio che ti allacci la cintura… ho aggiunto un'altra marcia al cambio, e potrei farti vedere come fila questa bimba!

-Oh… cos'è quel pacco sul sedile posteriore?- chiese lei riponendo le rose spiegazzate.

-Ti ho detto che sono stato dal pasticciere, no? Quello è un chilo di creme caramel… per dopo lo spettacolo. Naturalmente dove vuoi mangiarla lo deciderai tu.

-Sei davvero impazzito… Come pensi che possa mangiare tutta questa roba?

-Puoi mangiarla, buttarla, regalarla, farci quello che vuoi. Comandi tu. E non ho ancora finito… stasera sarai VIZIATA come non sei mai stata viziata in vita tua. E adesso squagliamocela, Biancaneve, prima che i Sette Nani ci siano addosso.

Ciò detto, non preoccupandosi più del silenziatore, partì con una delle sue sgommate leggendarie come se avesse alle calcagna tutto l'FBI, nel momento esatto in cui le teste della Pesta Mezza Dozzina si accalcavano tutte insieme fuori dalla finestra. -EHI! FERMI! -Troppo tardi… accidenti… -E dai… NON POTETE FARCI QUESTO!

-È così che ci si sente ad avere dei fratelli- commentò lui quasi canterellando.

-Fratelli? A volte mi sembra di avere un numero esagerato di figli…

-Eh, eh…

-E non ridere, ange! Ti sembra tanto divertente?

-No, non lo trovo divertente. Lo trovo giusto- rispose il giovane, più serio. -È per questo che rido. Perché è giusto.


-…Ce l'hanno fatta un'altra volta- commentò il comandante degli sconfitti poggiando sconsolatamente la testa sulla mano, ma con un sorriso da perdente sportivo. -D'accordo, gente, si torna di sotto. Possiamo sempre consolarci aspettandoli alzati e tartassandoli al ritorno. Godetevi pure la libera uscita, colombelli- soggiunse a voce più bassa, mentre gli altri con un sospiro di sollievo o di delusione prendevano la via del rientro, continuando a fissare la macchina sempre più simile a un puntino che si allontanava. -Dio sa se non ve la siete meritata.


[3] Ascoltatevela e vedete se non sembra scritta apposta… soprattutto la terza strofa… eh eh eh! I Queen, grande colonna sonora dei Mitici!

[4] Visto che nessuno sembra saperlo ve lo dico io… il nome del nostro Pinocchio è ripreso pari pari dal personaggio interpretato da James Dean nel film Il Gigante, guardare per credere! Firmato, l'Enciclopedia Ambulante dei Magnifici

[5] Episodio 16.

[6] E ovviamente è ANCHE a prova di bomba H, considerato cos'è successo alla Bicocca originale. A parte che il Prof se la prenderebbe davvero MOLTO se la sfondassero per un motivo così futile.

[7] Ehm… non è molto facile usare la modalità di decollo dolce nella foga… ma non compatite lui… dovreste vedere il muro sfondato e le tende bruciacchiate!