Capitolo 2: Voglio conoscerti
Mi svegliai il giorno dopo da sola a letto. Era la prima volta dopo tanto tempo che dormivo da sola. Ero sorpresa di essere rimasta addormentata, ma possiamo ringraziare l'alcol per quello. Oh, l'alcol. Il sole era alto nel cielo ed era così lucente. Sembrava che mi accecasse e non era neanche particolarmente luminoso fuori. Cercai di sedermi, ma sembrava ci fosse un gigantesco elefante seduto sulla mia testa. Odoravo da festa di una confraternita. Non riuscivo a muovermi. Che cavolo era successo la notte scorsa? Com'ero arrivata a casa?
Santana.
Santana mi aveva portato a casa. Avrà pensato che io fossi un caso disperato. C'erano scappate delle lacrime e aveva dovuto prendersi cura di me. Ero un po' imbarazzata. No, non solo un po'. Ero molto imbarazzata.
Guardai l'orologio e vidi che era l'una. Mi lamentai e cercai di sedermi lentamente. La mia testa pulsava e il sole non stava aiutando. Feci cadere le gambe oltre il bordo del letto e un'ondata di nausea mi colpì. Schizzai verso il bagno arrivando giusto in tempo per vomitare nel wc l'alcol rimanente che avevo in corpo. Alzandomi, tirai l'acqua e mi sedetti sulle piastrelle fresche appoggiandomi alla vasca. Magari una doccia mi avrebbe fatto sentire meglio. Mi alzai e aprii la doccia prima di svestirmi lentamente.
Mi ci volle un po' per lavarmi. La maggior parte del tempo rimasi in piedi sotto la cascata di acqua calda cercando di ritrovare la mia compostezza. Una volta lavata, uscii dalla doccia e mi vestii, poi mi feci del caffè e della colazione per asciugare qualsiasi cosa fosse rimasta nello stomaco. Grazie a Dio avevo la giornata libera perché non pensavo che sarei sopravvissuta al lavoro in quello stato.
Il cibo decisamente aiutò. Abbastanza in fretta la nausea sparì, poi presi un analgesico per il mal di testa buttandolo giù con un bicchiere d'acqua.
Mentre ero in salotto, ricordai perché me ne ero andata ieri. Avevo ancora tutti i miei mobili, ma tutte le cose di Sam erano sparite e rimanevano solo le mie. Mi domandai se Santana stesse lavorando. Avrei dovuto ringraziarla e scusarmi per ieri sera. Da un lato ero imbarazzata e volevo nascondermi a letto per sempre, ma dall'altro volevo veramente rivederla.
Perché avevo questa ragazza in testa? Le avevo parlato per circa mezz'ora il giorno prima. Per quello che ne sapevo, avrebbe potuto essere una criminale o una tossicodipendente o qualcosa del genere. No, non lei. Era diversa, non come tutti quelli che conoscevo. Volevo sapere di più su di lei. Da dove veniva? Com'erano i suoi genitori? Aveva fratelli? Cosa le piaceva fare? Com'erano i suoi amici? Quel tipo di cose.
Senza pensarci presi la borsa, le chiavi e corsi fuori della porta.
Camminai per dieci isolati fino al bar, ma quando arrivai là mi bloccai. Cosa le avrei detto? Vabbè, avrei improvvisato. Feci quasi per aprire la porta, ma mi girai e indietreggiai un po'. E se non ci fosse nemmeno stata? Era troppo tardi per sperare di non farci una figura da scema. L'avevo già fatto la sera prima. Dio, perché era così difficile? Non potevo farlo.
Mi girai per tornare a casa, ma mi scontrai con qualcuno e il contenuto della sua borsa si rovesciò al suolo.
"Cristo! Guarda dove cazzo vai!" mi ribatté seccata.
"Oh mio Dio! Mi dispiace!" dissi abbassandomi velocemente per raccogliere le cose della sua borsa.
"Fantastico, sono già in rit- Brittany?" chiese interrompendosi.
Guardai verso l'alto e incontrai un paio di occhi marroni. Conoscevo quegli occhi. Santana. Mi ero scontrata con Santana. Perfetto. Ora non solo ero una sciocca ubriaca, ma anche goffa.
"Santana?" chiesi alla fine. La sua espressione si addolcì e mi sorrise. "Mi dispiace" dissi quando ci alzammo insieme.
"Naah, non preoccuparti. Che cosa stai facendo qui?" chiese dopo aver rimesso le ultime cose di nuovo nella borsa.
"Io... uhm… io..."
"Vieni dentro. Sono in ritardo. Devo timbrare," mi interruppe prendendomi per il braccio e spingendomi nel bar. "Siediti. A meno che tu non debba andare altrove," chiese mettendo via le sue cose e pigiando nel registratore di cassa. C'erano solo poche persone lì dentro. Dovevano essere abituali perché lei non chiese neanche cosa volessero, ma preparò semplicemente i loro drink.
"Sei in ritardo Santana!" un uomo urlò dal retro. Lei fece un'espressione adorabile. Era come un 'oops' che fai quando qualcuno ti becca a fare qualcosa che non dovresti.
"Scusa! Non riuscivo a trovare un taxi libero. Ho dovuto prendere la metro," urlò di rimando.
"Dov'è Tina?" chiese lui arrabbiato.
"Sta arrivando! Probabilmente ha avuto lo stesso problema." Si girò verso di me facendo l'occhiolino e mettendomi un bicchiere di fronte. Merda. Non volevo fare la buona a nulla e non bere, ma mi stavo ancora riprendendo da ieri sera.
"Oh... umm io non..." provai a dire, ma lei si avvicinò a me e sogghignò.
"Tranquilla. È solo acqua. Ho pensato potesse servirti." Ecco quella sensazione di nuovo. Il mio cuore accelerò e i miei palmi sudarono. Mi sentivo come intossicata, di nuovo. Tutto quello che stava facendo era guardarmi.
Stavo per dire qualcosa quando un'altra ragazza arrivò da dietro di lei. Sembrava di fretta. Era un po' più bassa di Santana, asiatica, capelli marroni, occhi marroni. Indossava la stessa cosa di Santana, lo stesso outfit che Santana aveva il giorno prima.
"Era ora che arrivassi. Joe mi ha già cazziato per essere in ritardo. Gli ho detto che stavi arrivando," disse Santana alla ragazza asiatica che si stava legando i capelli in una coda.
L'altra ragazza girò la testa verso di me e i miei occhi si spalancarono scioccati. "Oh, ciao Brittany!" mi salutò.
"Tina? Ciao! Non sapevo lavorassi qui," risposi.
"Oh si, avevo smesso per un po', ma di recente sono tornata per avere dei soldi in più. Come stai?"
"Woah, woah, woah. Voi due vi conoscete?" interruppe Santana.
"Sì, insegna danza allo studio di Mike. Ha iniziato il mese scorso."
Santana aggrottò le sopracciglia e mi guardò e poi di nuovo Tina. "Quindi lei è la ballerina di cui Mike parla sempre? Quella che è veramente veramente fantastica?"
Tina rise e io diventai dieci sfumature di rosso. "È lei. Aww, sta arrossendo." Tina si girò verso Santana prima di aggiungere "Dovrò dirgli che l'hai conosciuta quando torniamo a casa."
Improvvisamente qualcosa scattò nella mia testa. "Aspetta, voi vivete insieme?" chiesi velocemente.
"Sì," Tina confermò.
"Sfortunatamente." Santana commentò ironicamente roteando gli occhi.
Io ridacchiai. "Quindi tu sei l'odiosa compagna di stanza?" dissi con un sorriso.
Santana boccheggiò e guardò Tina "Odiosa?"
"Parole di Mike, non mie!" disse Tina scappando da Santana.
"È meglio che scappi!" disse mettendo le mani sui fianchi e riportando la sua attenzione su di me. "Quindi lavori con Mike? È davvero un mondo piccolo."
Annuii e sorrisi. "Sì, è strano. Mike spesso entra in studio e mi dice che la sua compagna di stanza l'ha cazziato di nuovo o che ha portato a casa una nuova ragazza e non è stata molto silenziosa," dissi ridacchiando.
Scosse la testa e sogghignò. "A, dovrebbe sapere di non provocare Snixx e B, gli ho detto di indossare i tappi per le orecchie." Dio, amavo la sua irriverenza. Era così sexy quando era irritata. Stavo sorridendo ampiamente adesso. Tutta la paura che avevo di andare in quel bar era sparita, ma tornò non appena si appoggiò sui gomiti verso di me prima di chiedere: "Allora per cosa sei venuta qui? Ti ho visto andare avanti e indietro dalla porta alla strada."
Oh Dio. Mi metto in imbarazzo da sola. "Oh. Io, uhm, sono venuta per ringraziarti per ieri sera." Guardai verso le mie mani prima di aggiungere "E scusarmi. Spero di non averti rovinato la serata."
MI sorrise. Dio, quel sorriso. Mi trovai a fissare le sue labbra. Erano così carnose. Sembrava una fantastica baciatrice. Volevo sentire le sue labbra sulle mie. Mi domandai se fosse una che baciava dolcemente o violentemente. Era probabilmente fantastica a letto. Oh mio Dio, perché stavo pensando a cose del genere? Mi scossi dai miei pensieri e rifocalizzai la mia attenzione sulla sua faccia. Stava sorridendo dolcemente.
"Ti ho detto ieri sera di non preoccuparti di nulla. È stato un piacere. Volevo fare in modo che arrivassi a casa sana e salva." Ecco che, di nuovo, era tutta carina.
Prima che potessi dire qualcosa, il mio telefono vibrò nella tasca. Lo tirai fuori e vidi un messaggio da Quinn. Diceva discorso da ragazze 911, al mio appartamento adesso? Ancora una volta, Quinn mi rovinava i piani. Aggrottai la fronte al mio telefono e risposi che stavo arrivando.
Santana doveva aver percepito la mia delusione perché mi chiese: "Stai bene?"
"Sì, devo andare. Un'amica ha bisogno di me. Ci vediamo in giro?" le chiesi e giuro che vidi una punta di delusione sul suo volto.
"Sì, ci vediamo in giro."
Presi le mie cose e controvoglia uscii dalla porta. Odiavo non sapere quando l'avrei rivista. Volevo solo sedermi e parlare con lei per sempre. Oh, il modo in cui mi faceva sentire... come se fossi dipendente e desiderassi più di lei ogni volta che mi guardava.
Non avevo realizzato da quanto tempo stavo imbambolata a sorridere fino a che Tina non mi diede una gomitata.
"Santanaaaaa," canticchiò Tina. Mi riscossi dai miei pensieri e mi girai verso Tina. "Ti avevo persa per un minuto."
"Oh scusa, io, ehm, mi ero incantata," cercai di sviare. Tina mi lesse dentro e sorrise.
"Uh huh. O stavi solo pensando ad una certa bionda che è appena uscita dalla porta," esclamò.
"Piantala, non lo stavo facendo," mi difesi.
"Okay, come ti pare," disse Tina alzando le braccia.
Restammo in silenzio per un po' di minuti, mentre pulivamo il bar. Volevo veramente sapere di più riguardo Brittany. Anche se non avevo avuto una relazione in anni, mi sentivo come se volessi stare intorno a lei e solo lei. Avevo bisogno di sapere di più.
"Quindi... che cosa sai di lei?" chiesi casualmente.
"Perché ti interessa?" sbottò.
"Io non..." mi guardai i piedi.
Potevo percepire Tina fissarmi. Riusciva sempre a leggere attraverso me.
"Tutto quello che so è che è dell'Ohio e che è venuta qui per continuare a ballare. Ed è assurdamente brava a farlo," disse arrendendosi. Bloccai le mie labbra per impedirmi di sorridere. Se Tina dice che è brava, allora è molto brava. "Ma se vuoi sapere di più, chiedi a Mike. Sono sicura che ne sa più di me." Annuii e iniziai a girarmi per andare dall'altro lato del bar, ma lei parlò bloccandomi. "Non so se le piacciono le ragazze o no, ma se fosse così, prenderesti in considerazione di frequentarla?"
Le lanciai uno sguardo. "Sai che non vado agli appuntamenti." Dissi duramente.
"Santana, quando la smetterai? Perché non puoi trovare qualcuno e rimanerci? Non tutti ti faranno soffrire."
Raggelai alla sua affermazione. "Smettila. Non sai niente a riguardo." Dissi digrignando i denti.
"Solo... smettila di scappare," disse Tina sottovoce.
Prima che potesse dire altro, tornai nella stanza per prendere del ghiaccio, volendo star sola per un paio di minuti. Tutta la mia vita è stata una serie di persone che se ne sono andate. I miei genitori morirono in un incidente d'auto quando avevo 15 anni e dopo vissi con mia nonna fino a che le dissi che ero gay e mi buttò fuori casa. Da quel momento, mi trasferii di luogo in luogo, dormendo sui divani della gente. Tina ed io eravamo allo stesso anno e mi vide vivere tutto ciò. Dopo il liceo, lasciai la mia città natale nello stato di Washington e viaggiai negli Stati Uniti per due anni prima di venire in città ed imbattermi in Tina. Mike e Tina mi presero con loro ed eccomi qui.
Durante le mie avventure, conobbi diversa gente di diversi ambienti. Alcuni buoni, altri cattivi. Ho sperimentato droghe, ma non divenni mai dipendente o altro. Dopo aver visto cosa fa alla gente, ne uscii. Le persone mi dicono che sono forte per essere passata attraverso quello che mi è successo mantenendomi pulita. Tuttavia, i miei problemi di fiducia lo compensano. Non mi fido della gente abbastanza per avere una relazione con loro. Le persone entrano nella tua vita, ci rimangono per un po' e poi se ne vanno. Questa è la vita e rifiuto di lasciarli entrare, prendere quello che è rimasto di me e lasciarmi da sola di nuovo. È troppo difficile, così rimorchio e basta. In quel modo non ci sono sentimenti coinvolti e scelgo io quando devono andarsene. Chiamatemi egoista o codarda, ma sta funzionando da anni.
Dopo la mia mattinata con Santana, mi incontrai con Quinn da Starbucks ad un paio di isolati di distanza. Era già lì così non dovetti aspettarla.
"Ehi. Scusa che ci ho messo così tanto," spiegai sedendomi nella sedia vuota di fronte a lei.
"Tutto okay, come va? Stai bene?" chiese preoccupata.
Giusto. Sam. Mi ero quasi dimenticata di lui. Non è triste?
"Sto bene," annuii.
Sorrise e annuì di rimando. "Quindi cosa stavi facendo prima di venire qui? Hai la faccia di 'ho conosciuto qualcuno.'" Quinn mi conosce così bene. Arrossii vivacemente e lei fece cadere la mascella. "L'hai fatto! Dimmi tutto adesso!"
"Okay, okay. Ricordi la barista di ieri?" chiesi.
Annuì. "Penso di sì... sì, okay. Ricordo adesso. Capelli scuri? Molto carina?"
Sorrisi e annuii. "Sì. Prima che tu arrivassi stavamo parlando da un po'. Mi ha chiesto cosa era successo, bla bla bla. Ero così triste per tutto, così ho finito per rimanere lì e ho bevuto MOLTO e poi Sam mi ha mandato un sms che mi ha rattristato ancora di più e ho iniziato a piangere. Lei mi ha visto e mi ha portato a casa."
"Ti ha portato a casa? Nient'altro?" chiese curiosamente.
"No, ma è stata veramente dolce, così sono tornata al bar per ringraziarla e abbiamo parlato fino adesso."
"Le piacciono le ragazze?" Quinn chiese speranzosa.
"È lesbica," dissi orgogliosamente.
"Oh mio DIO! Dobbiamo far sì che accada!" Quinn quasi urlò.
Ridacchiai. "Sì, ma quando le stavo parlano lei ha detto che non vuole relazioni. Quindi, non so..." dissi tristemente.
"Oh, dai. Nessuno sarebbe capace di lasciarti andare e sembra che ti piaccia proprio."
"Mi piace. Oh e vive con Mike," esclamai.
"Mike? Il ragazzo che lavora con te?" chiese sorpresa.
"Sì. Strano vero?"
Lei annuì e bevve un sorso di caffè. "Quindi, abbiamo intenzione di far succedere qualcosa?"
Venerdì
Non avevo avuto notizie o visto Santana da quando l'avevo ringraziata. Ero stata impegnata con il lavoro tutta la settimana, quindi non avevo avuto tempo per fermarmi e vederla. Inoltre, non volevo pensasse che la stavo stalkerando o altro. Arrivai allo studio di danza, quando mi scontrai con Tina.
"Ehi, Brittany!" disse camminando verso di me quando poggiai per terra il mio borsone e cercai la mia musica.
"Ehi Tina! Come stai?" chiesi educatamente.
"Sto bene. Sto solo aspettando Mike. Tu come stai?"
"Bene, sono contenta sia venerdì. In realtà questo fine settimana sono libera, quindi dopo questa lezione posso rilassarmi."
"È un bene," disse mentre Mike entrava. "Beh, passa un buon weekend."
"Anche tu. Ciao Mike," dissi salutandoli.
"Ciao Britt," disse Mike salutandomi a sua volta.
Tina intrecciò le sue dita con quelle di Mike e iniziarono ad incamminarsi fuori dallo studio. Mi girai verso lo stereo per mettere la musica quando sentii dei passi. Immaginai fosse la mia classe, ma quando mi girai Tina era riapparsa.
"Ehi, mi stavo chiedendo cosa fai stasera," chiese con un piccolo sorriso.
Scrollai le spalle "Probabilmente avrò un appuntamento con la mia tv."
Ridacchiò e annuì. "Noi andiamo in un club. Dovresti venire. Santana sarà lì," mi stuzzicò. Non potei non sorridere quando disse il suo nome. Serrai le labbra pensandoci. Mi mancava veramente Santana e, in questo modo, avrei potuto conoscerla meglio. "Dai, sarà divertente," aggiunse.
"Okay," dissi con un sorriso sfacciato.
"SÌ! Okay, dammi il tuo numero così ti mando i dettagli," disse Tina felicemente allungandomi il suo telefono. Scrissi il mio numero e lo salvai prima di ridarle il cellulare. "Bene, ci vediamo dopo allora!"
Sorrisi di nuovo ridacchiando. "Okay, ci vediamo dopo."
Dopo aver ricevuto i dettagli da Tina, mi vestii con un vestito nero attillato che rivelava una generosa porzione di pelle e tacchi neri. Chiamai Quinn e accettò di venire con me, così se avesse finito per essere un fiasco, almeno avrei avuto una faccia amica vicino.
Arrivammo ad un club popolare a Manhattan alle 8 circa. C'era una lunga coda e una mezza dozzina di buttafuori che lasciavano entrare la gente. La fila non si stava neppure muovendo. Iniziai a preoccuparmi che non saremmo riuscite ad entrare. Sembrava che le uniche persone ad entrare fossero VIP. Tina non mi aveva menzionato niente a riguardo. Non appena stavo per dire qualcosa a Quinn, il mio telefono squillò con il numero di Tina sullo schermo.
"Pronto?" risposi.
"Ehi! Sei già là?" chiese. Era difficile sentirla sopra la musica.
"Sì, siamo in coda."
"Cosa?" chiese. Dissi qualcos'altro, ma non riusciva a sentirmi. Iniziai a diventare nervosa. Volevo veramente stare un po' con Santana. "Aspetta," sentii un fruscio e poi fu molto più tranquillo. "Okay, vieni all'inizio della coda. Sono qui adesso."
"Dobbiamo andare all'inizio della coda" dissi a Quinn.
"Chi è?" chiese Tina al telefono.
"Oh, spero sia okay. Ho chiesto alla mia amica Quinn di venire," dissi nervosamente guardando Quinn.
"Certo che è okay! Adesso muovetevi e portate il culo qui," ridacchiò. Quinn prese il mio braccio, mentre la conducevo all'inizio della fila ancora al telefono. Vidi Tina lì in piedi vicino a un buttafuori, a cui stava sussurrando qualcosa nell'orecchio.
"Ecco, sono loro. Sono con me," disse al buttafuori. Lui annuì e tolse la corda per lasciarci passare.
Questo posto non era come altri locali che avevo già visto. C'erano almeno tre bar e una grande pista da ballo affollata. Qualsiasi cosa era tinta di viola da tutte le luci nere. Tina ci portò in un'area con tavoli e sgabelli. Non appena salì le scale, intravidi Santana seduta da sola che sorseggiava il suo drink. Era assolutamente meravigliosa. I suoi capelli erano sciolti e mossi. Indossava un vestito attillato che mostrava il suo corpo snello. Era difficile dire di che colore fosse a causa della luce. Inoltre, aveva gli stessi stivali con cui l'avevo già vista.
"Guarda chi ho trovato!" disse Tina cantilenando, mentre ci avvicinavamo al tavolo.
Santana sgranò gli occhi scioccata. "Brittany!" disse sorpresa. "Che cosa ci fai qui?"
"Tina mi ha invitato" dissi, incapace di trattenere un sorriso.
Santana mandò uno sguardo a Tina, che fece un sorriso furbetto prima di parlare. "Questo giro lo pago io. Cosa volete bere?"
"Cosa bevi?" chiesi a Santana.
"Captain e coca," disse.
"Prendo quello che beve lei," dissi a Tina.
"Oh no, qualcosa mi dice che non sei al mio stesso livello in fatto di bere. Prendile un vodka tonic con ghiaccio extra," tagliò corto Santana.
"Okay, Quinn vuoi venire con me?" domandò Tina.
"Certo, ti seguo."
Quinn e Tina andarono verso il bar lasciando Santana e me da sole.
"Siediti," disse lei indicando una sedia vuota accanto a lei. "Allora come stai? Non ti ho visto in giro ultimamente."
"Sto bene, molto impegnata," risposi sedendomi. "Cosa mi dici di te?"
Alzò le spalle. "Decisamente bene. Sto solo lavorando molto."
Annuii e mi spostai un po' così che la stavo fronteggiando. "Quindi, da quanto tempo fai la barista?" le chiesi.
"Umm, due anni," disse socchiudendo gli occhi pensandoci.
"Davvero? Sei andata a scuola per farlo?"
"No," disse prendendo un sorso del drink. "Tina mi ha insegnato."
Annuii. "Wow. Quindi niente college?"
"No. Cosa mi dici di te?" rispose seccamente.
Scossi la testa. "No, ma sono andata ad un liceo artistico."
"Ah si? Non sapevo che ci fossero in Ohio."
"Come fai a sapere che sono dell'Ohio?" chiesi velocemente realizzando che non le avevo mai detto da dove venivo.
"Oh... io uh..." balbettò.
"Hai chiesto di me, vero?" la stuzzicai.
"Cooosa? No." Le sorrisi furbamente, mentre lei cercava di dissimulare. "Okay, va bene." Ammise alzando leggermente le braccia in aria.
Le sorrisi ampiamente, mentre arrossivo. Grazie a Dio che era semi-buio lì dentro così non si poteva veramente vedere. "Quindi, sei di qui?" le chiesi dopo un momento di silenzio.
"No. Sono dello stato di Washington. Giusto fuori Seattle," sorrise.
"Oh wow! Cosa fai così lontano da casa? Vai mai a trovare i tuoi genitori?"
Notai la faccia di Santana passare da corteggiatrice a seria e il suo corpo irrigidirsi. Forse era un argomento sensibile. Sembrava sul punto di dire qualcosa, ma alla fine non lo fece. Guardò verso le sue mani sul suo grembo come se stesse pensando a cosa dire. Non appena stavo per dire qualcosa venimmo interrotte.
"Siamo tornateee!" Cantilenò Tina. "Okay Brittany, ecco il tuo vodka tonic. Santana, il tuo captain e coca." Tina mi passò il drink e ne presi un grande sorso. Non so cos'era successo, ma all'improvviso la situazione era diventata molto tesa. Decisi di non spingere l'argomento e venni portata sulla pista da ballo da Mike. Guardai Santana che aveva ancora lo stesso sguardo, mentre camminavo con Mike. Volevo solo buttare le mie braccia su di lei e baciarla finché non si fosse sentita meglio. Immaginai che sarebbe stato meglio lasciar stare e divertirmi.
Dopo tre canzoni, Mike ed io tornammo al tavolo a corto di aria. Presi un lungo sorso del mio drink e mi sedetti. Santana sembrava essersi rianimata un po'. Potevo comunque vedere il dolore nei suoi occhi, ma era molto più felice grazie al Captain Morgan. Mi sedetti e parlai col gruppo per un po'. Per lo più era per conoscerci meglio. Una canzone finì e una iniziò e mentre l'alcol si insinuava nel mio sangue mi trovai a trascinare Santana in pista. Stava sorridendo ampiamente e rideva chiaramente ubriaca quanto me, se non di più. Riuscimmo ad arrivare, inciampando, in pista e lei mi cadde addosso. Stavamo ridendo a crepapelle e la aiutai a raddrizzarsi un po'.
In quel momento, non ci servirono parole. Uno sguardo nei suoi occhi e le vidi l'anima. Sono sicura che si stesse sentendo allo stesso modo. No: so che si stava sentendo così. I nostri corpi si mossero insieme alla musica. Incollò le sue mani alle mie, mentre eravamo schiacciate l'una contro l'altra. Anche se fossi stata sobria, mi sarei comunque sentita così inebriata con lei così vicina. Quando la canzone finì, il resto del gruppo si unì a noi e Santana si spostò da me. Istantaneamente mi mancò, anche se fece solo tre passi indietro. Volevo ancora il suo corpo contro il mio. Volevo portarla a casa, strapparle i vestiti di dosso e fare l'amore con lei. Non era come tutte le persone con cui ero stata prima. Era eccitante e terrificante allo stesso tempo.
La prossima cosa che seppi, era Santana che mi accompagnava nel mio appartamento. Aveva un braccio intorno a me, mentre mi portava dentro e mi faceva sedere sul divano. Sembrò un deja vu. Mi diede delle pillole e un bicchiere di acqua, si sedette con me finché non finii. Poi, in una mossa mi aiutò ad alzarmi e mi portò in camera da letto un'altra volta chiedendo se avevo bisogno di aiuto a cambiarmi. Le dissi che stavo bene e lei mi diede la buona notte. Questa volta, tuttavia, la fermai prima che lasciasse la mia stanza.
"Santana?" farfugliai.
"Sì?" mi chiese girandosi a guardarmi.
"Mi piaci." Le dissi sfacciatamente.
Ridacchiò. "Mi piaci anche tu, Britt."
Britt. Mi aveva chiamato Britt. Non potei non sorridere. Mi faceva sempre questo effetto. Mi sembrava di sentire le farfalle nello stomaco e prima che potessi fermarmi sputai fuori le parole.
"Usciresti con me?"
Sorrise e camminò verso il letto. "Sei carina, ma sono abbastanza sicura tu sia etero," disse ridendo leggermente.
Mi sedetti dritta. "Sono stata con entrambi i sessi. Non mi interessa veramente il genere. Mi piace chi mi piace, " dichiarai come se nulla fosse.
Sorrise al pavimento prima di guardarmi seriamente. "Non vado ad appuntamenti né ho relazioni, Brittany. Mi dispiace, ma tu ed io… non succederà mai." Il mio sorriso vacillò e sentii quel nodo alla gola di quando stai per piangere. Un altro rifiuto. Si girò velocemente sussurrandomi buonanotte prima di chiudere la mia porta, lasciandomi con niente tranne che rifiuto.
Non potevo farci nulla. La volevo e basta. Ne avevo bisogno. Iniziai a sentirmi come se questo avesse riguardato Sam, come se io avessi bisogno di qualcuno e lei fosse la prima attrazione che provavo dopo di lui. Forse ero pazza e stavo solo passando una fase.
No. Non era così. Non l'avrei lasciata rifiutarmi. Stava per diventare mia. Avrei aspettato per sempre se avessi dovuto, ma tutto quel dolore che avevo visto in lei quella sera, io sarei riuscita a ripararlo. Sapevo nel cuore che non era finita. In speranza, dovevo continuare a provarci.
Non mi preoccupai neppure di cambiarmi. Mi distesi sul letto e il sonno arrivò velocemente.
