Un far west vichingo

Quando passarono in mezzo alla città gli sguardi delle persone puntarono su di loro, sospettosi. Erano mesi che non si vedeva una faccia nuova in città e tutti gli abitanti sapevano che nuove facce significavano nuovi guai.

Il dottore non sembrava farci caso e nemmeno Ruby, Nera invece era molto preoccupata ; aveva visto fin troppi film western da bambina per non sapere che le persone nuove in una città del genere non erano mai benvolute.

Si avvicinarono al saloon, ma non entrarono. Si piantarono, invece, vicino ad un abbeveratoio per cavalli. Ruby si guardava intorno e si domandava dove diamine fossero andati i vichinghi che aveva chiesto. Quelli che la fissavano non ne avevano di certo l'aspetto, anzi, sembravano usciti da una pellicola di Sergio Leone.

Alzò un dito come per puntualizzare e si rivolse al dottore che se ne rimaneva tranquillo con i pollici infilati nel cinturone.

«Ehm, dottore? Come mai non vedo nemmeno un vichingo?» domandò a bassa voce, per paura di essere sentita dagli abitanti ostili. Nera intanto si era messa all'ombra, non sopportava quel sole che picchiava, doveva essere di sicuro poco prima di mezzo giorno.

«Aspetta e vedrai, mia cara. I tuoi vichinghi non tarderanno ad arrivare» disse l'uomo, appoggiandosi con la schiena ad un parapetto e sistemandosi l'immancabile cravattino. L'orologio della città mosse rumorosamente le vecchie lancette arrugginite e batté la mezza, Nera rivolse lo sguardo verso la torre, c'era qualcosa che non le tornava, quel posto sembrava troppo simile a quelle di un film. Fu la prima a sentire uno scalpiccio arrivare da lontano. Improvvisamente tutte le finestre si chiusero, le persone sparirono negli edifici ed in un attimo rimasero i soli sulla strada, assieme ad un cavallo ed un cane abbandonato vicino ad una sedia a dondolo che si muoveva lentamente. Guardò stranita quel comportamento e si mise in allarme «Dottore, Ruby, forse dovremmo seguire l'esempio degli abitanti ed entrare da qualche parte, che ne dite?» chiese, salendo sul portico del saloon e voltandosi per vedere cosa facevano quei due. Il dottore si era allontanato dal parapetto ed aveva sollevato il cappello per vedere meglio ciò che arrivava, Ruby, che sembrava fidarsi cecamente di quell'uomo conosciuto nemmeno due ore prima, rimaneva ferma accanto a lui.

«Pronto?! Tutti gli abitanti della città si sono nascosti al suono di quei cavalli, o quello che sono … Significa pericolo! Entriamo, forza!» esclamò la ragazza, ma entrambi la ignorarono perché avevano appena visto spuntare il motivo di tutta quella paura : un gruppo di uomini a cavallo, seguiti da un vasto manipolo di uomini a piedi.

Indossavano abiti scuri coperti da pelli, elmi con corna e lunghi mantelli, sopra i loro petti luccicavano cotte di maglia elaborate e le loro gambe erano protette da possenti stivali ricoperti di placche di metallo. Quello che stava di fronte a tutti sedeva su un cavallo nero, che Nera riconobbe come un frisone, ed impugnava una spada arcuata ed uno scudo rotondo di legno con sopra delle rune. Eccoli, quindi, i vichinghi che tanto voleva Ruby, anche se non aveva mai sentito che andassero a cavallo, quanto invece per mare. Non perse tempo a farsi altre domande, mandò a quel paese quei due pazzi ed entrò nel saloon.

Il dottore e Ruby attesero fino a quando il manipolo non si fermò poco lontano da loro. Il capo, che esibiva una brutta benda nera sull'occhio sinistro, scese da cavallo e si avvicinò con pesanti passi verso di loro. Ad ogni suo movimento sollevava polvere e, Ruby avrebbe giurato in seguito, faceva tremare il terreno.

Parlò, come rivolto alla sua gente : «Guardate un po'! Due nuovi arrivati! Che vestiti sontuosi che avete, siete benestanti?» esordì tuonando, per poi avvicinarsi ed arrivare a meno di un metro da loro, guardò bene in viso Ruby e si passò la lingua sugli incisivi, facendola rabbrividire. «Che visione! La nuova arrivata ha i capelli come le fiamme del Muspellsheimr!» esclamò.

Ruby non sapeva se sentirsi lusingata o meno, ma di sicuro si decise quando il vichingo le prese la mano inginocchiandosi.

«Mia signora, siete troppo preziosa per essere lasciata a vagare in questa fittizia città. Venite con noi, mi ricopriremo d'oro ed idromele per sollazzarvi! Non è vero?!»

Gli altri che lo seguivano alzarono le armi al cielo lanciando un grido d'approvazione. Il dottore rimaneva impassibile al fianco della ragazza e non cambiò espressione fino a quando il vichingo non lo degnò di attenzione.

«Voi siete? Una nuova comparsa suppongo» grugnì , senza mai lasciare la mano di Ruby. Il dottore annuì, mostrando un grande sorriso che Nera avrebbe definito folle e si presentò : «Sono il dottore»

Il capo rimase per qualche momento interdetto, come se non riuscisse a crederci, e poi allargò le braccia sorridendo «Quel che ci voleva! Proprio quel che ci voleva! In questa città non si vede un dottore da mesi e molti di questi poveri abitanti sono ammalati»

«E voi chi siete, se posso chiederlo» lo incalzò il dottore, senza lasciarlo finire. Lui ghignò e si mise a ridacchiare, lasciando sempre le braccia aperte si girò verso i suoi come per mostrarli all'uomo e alla ragazza.

«Non si vede?» domandò ironico «Noi siamo vichinghi. Abbiamo colonizzato questo pianeta, questa piccola galassia e le abbiamo dato il nome di un nostro grande Dio, Odino, il supremo, che insieme ai suoi fratelli creò il mondo con denti e ossa» tuonò voltandosi e dando loro la schiena.

«E con il sangue i fiumi» mormorò Ruby al dottore, che si fece una risatina.

Il vichingo si girò di nuovo verso di loro e lasciò andare le braccia lungo il corpo, non abbandonando mai il ghigno che gli si era stampato in volto.

«In poche parole, qui comandiamo noi. Ora se non vi dispiace, è giunto il momento di riscuotere i pagamenti dai nostri affittavoli» così dicendo li superò e mise piede sotto il portico, poi parve ripensarci e si voltò verso di loro «Sapete, avete scelto un cattivo giorno per arrivare, Dottore e madamigella» detto questo, fece un cenno al più vicino dei suoi che afferrò di peso Ruby e la piazzò su un cavallo, salendo poi dietro di lei.

«Ruby!» esclamò il dottore, cercando di correrle incontro, ma venne fermato da due grossi omaccioni che lo buttarono nell'abbeveratoio. Il capo rise di gusto e si abbassò su di lui «Rimani li dottorucolo, che è meglio» poi si allontanò e salì a cavallo, partendo di corsa seguito immediatamente dai suoi, lasciando dietro di loro solo una grossa nube di polvere.

Cosa aveva fatto Nera, nel frattempo?

Era entrata nel saloon, certo, ma non aveva trovato una piacevole accoglienza. Si era avvicinata al bancone, dietro al quale non c'era apparentemente nessuno, per ritrovarsi una doppietta a canna lunga puntata contro il petto. Un ometto calvo con addosso il grembiule da oste la fissava facendo tremare il fucile tanto quanta era la sua paura. «Ti tengo d'occhio straniera» esclamò, facendole poi cenno di voltarsi e di avanzare nel saloon. Mentre camminava altre facce spuntarono dagli angoli, tra cui quella di una donna corpulenta che indossava soltanto un corsetto e le lunghe mutande in uso a quel tempo.

«Oh andiamo Bill, è una signorina come si deve, non lo vedi?» disse avvicinandosi a lei muovendo rovinosamente il grosso posteriore. «Facciamola stare dentro fino a quando non se ne sono andati Bill» continuò, per poi rivolgersi a lei prendendole le mani e girandole intorno come in una danza «Sei nuova si, si vede. Sei qui per interpretare una parte, ma quale? Non credo che quella della puttana di alto bordo ti si addica sai?»

Una parte? Una puttana? Ma di che diavolo stava parlando?!

«Si, ti troveremo qualcosa di più congeniale. Ad esempio, potresti fare l'amorosa figlia del vecchio William qui» indicò alle sue spalle ed un vecchietto con il cappello bucato ed una pagliuzza in bocca la salutò con la mano «Oh qualcosa di ancor meglio … Sai cantare piccola?» domandò la donna. Nera annuì, ancora non capendo di che cosa diamine stesse parlando. La signora batté le mani ed indietreggiò di un passo come per ammirarla in tutta la sua interezza «Oh ! Guardatela, è perfetta! Ed era anche l'ora che qualcuno rallegrasse questo mortorio con qualche bella canzoncina, vieni, ti porto di sopra così sarai al sicuro fino a quando non se ne saranno andati» la prese di nuovo per le mani e la condusse verso le scale, ma in quel momento Bill cominciò a dare in escandescenze. Balbettava ed il suo corpo era animato da delle convulsioni che sembravano dargli impulsi elettrici, anche gli occhialetti tondi ballavano a ritmo sul suo naso. La donna lasciò perdere Nera e si avvicinò a lui, lo guardò sbuffando e gli lasciò andare un pugno in testa. Bill smise di sobbalzare, ma lasciò andare il capo all'indietro e spalancò la bocca, dalla quale uscì uno scoppiettante fumo grigio.

Dai quattro angoli del saloon si alzarono dei suoni di delusione e sconforto, la donna sospirò e fece il giro del bancone, togliendo il fucile dalle mani del tipo ed aprendo un pannello nella sua schiena. Nera stentava a crederci, era una specie di robot quello?

«Si è scassato un'altra volta!» esclamò con la sua voce stridula il vecchio William togliendosi il cappello per sventolarlo davanti alla bocca di quel coso. «Sai quanto ci costa la riparazione? Un mucchio! Di sicuro una nuova ragazza da mandare ai piani alti! Non credo che vorranno i nostri soldi dopo l'ennesima rottura, ah, accidenti! Proprio adesso che Nuova Freya vede il suo consueto periodo di bonaccia invernale!»

Nera cominciò ad indietreggiare verso la porta, sperando di non essere notata mentre tutti erano attenti al robot danneggiato, ma quando si girò si trovò davanti un tizio a petto nudo e con la salopette che le puntava un forcone contro.

«Ehy Donna! Hai detto una ragazza eh?» disse gettando la voce verso la grossa signora «Che ne dici di questa? Se ne stava andando quatta, quatta come un topo!» Sputò a terra, facendo indietreggiare la ragazza, sempre tenendo il forcone puntato.

«Fred, lasciala stare! Non vedi che non ha i capelli rossi?» esclamò l'altra allontana dosi dal bancone ed andandogli incontro.

«Beh possiamo sempre tingerglieli, no? Quei retrogradi non se ne sono accorti quando è toccato a Willielmina» ribatté il tizio in salopette, ma prima che la donna potesse ribattere qualcosa, vennero interrotti dal rumore dei passi del capo vichingo sul porticato. Sparirono tutti, come topi che si nascondono dal gatto, solo Nera rimase a guardare quello che succedeva e si trattenne dall'urlare ed uscire in strada come una pazza quando presero Ruby. Aspettò che se ne fossero andati e recuperò il dottore dall'abbeveratoio. Lo guardò negli occhi, furente.

«E' per questo che non volevo venire con te, è per questo che non volevo che Ruby si lasciasse coinvolgere! Chiunque finisca con te, dottore, si fa male! Pensa a Donna, pensa a Martha! Pensa a Rose! Per non dimenticare Amelia e Rori!» urlò arrabbiata come non mai. L'uomo abbassò il capo e non disse nulla. Le parole di Nera gli erano piombate addosso come macigni, ogni nome era una grande pietra che gli cadeva sulla schiena, il peso dei ricordi era immane.

Nera parve riprendersi dal furore e aggiunse : «E' anche vero però …» cominciò ansimando per lo sfogo «Che la maggior parte delle volte li salvi, non si sa come ma ci riesci, quindi sta attento dottore, la tua vita dipende da questo» gli puntò un indice al petto e lo guardò in modo truce «Se non riusciamo a riprendere Ruby da quei pazzi di vichinghi ti ucciderò fino alla tua ultima rigenerazione e poi ti consegnerò ai Dalek!»

Il dottore spalancò la bocca. Meno male che Ruby non aveva parlato di lui a Nera, questa sembrava saperne ancora di più dell'altra. Agitò le mani come per acquietarla e si guardò intorno, il sole sembrava star calando d'improvviso, anche se poco prima era mezzogiorno.

La donna del saloon si affacciò e la chiamò : «Ragazza, ragazza! Prendi quell'uomo ed entrate! Non state fuori di notte! E' la prima regola da imparare»

Erano passate due ore dal calar del sole. Tempo durante il quale il dottore, in camicia e mutande, aveva passato in rassegna tutto il saloon con il suo cacciavite sonico.

Nera si era offerta di riparare il povero Bill, una volta liberatasi del corsetto e del cerchio che sorreggeva la gonna. Spuntò da dietro il robot con una chiave inglese e sorrise.

«Il tasto per accenderlo è questo?» domandò indicando un pulsantino verde. Il vecchio William annuì e si avvicinò, sicuro di vederlo dare di matto un'altra volta.

Bill si riavviò, mettendosi ben dritto con la schiena. Appoggiò le mani sul bancone e fece un inchino col capo al vecchio William.

«Buon giorno» esordì con voce metallica «Benvenuti a Nuova Freya, io sono Bill il locandiere, attenti ai banditi, se ne vedono di tutte qui! Cosa posso servirvi? Abbiamo gin, rum, succo di cactus … »

William sovrastò quel nastro di parole, guardando sconsolato Nera «Lo hai fatto ripartire si, ma con il programma di base. Ci vorrebbero i vichinghi per rimetterlo come prima» sospirò, dando un colpetto sulla testa di Bill.

«Signore non mi colpisca, la violenza è vietata a Nuova Freya» esordì l'oste.

«E che cos'altro è vietato qui, Bill?» domandò il dottore avvicinandosi, d'un tratto attento a ciò che gli succedeva intorno.

«Violenza, signore. Scorribande, lasciare la gomma da masticare appiccicata sotto i tavoli, bevande alcoliche al di sotto dei diciotto anni, per i giovani abbiamo una vasta gamma di bibite spaziali, con un menù terrestre, vero far west signore!» esclamò Bill.

Nera si issò sul bancone e si sedette a cavalcioni, guardando il robot che si era zittito in attesa di domande. «Sembra uno di quelli che stanno di fronte all'entrata dei parchi a tema» esordì «Cioè sulla terra, nei parchi a tema, girano queste persone che ti ricordano che cosa puoi o non puoi fare. Ecco, lui sembra uno di quelli» continuò. Il dottore si avvicinò con il suo cacciavite sonico e fece saltare qualche bronzina, con grande disappunto di Nera. La donna pingue, il tipo con la salopette e il vecchio William si erano allontanati da loro con fare circospetto.

«Dimmi, Bill» lo interpellò il dottore «Questo è un parco a tema?» domandò.

«Si signore, Nuova Freya è una piccola città su un piccolo pianeta di parchi a tema! Solo qui puoi rivivere il vero vecchio west! Se le interessa sul pianeta ci sono anche altri parchi a tema, tutti ispirati a periodi storici del pianeta terra!» espose il locandiere, mentre Nera notava lo strano comportamento dei tipi dentro al saloon.

«Ehm, dottore?» chiamò a bassa voce, ma lui non la considerò.

«E chi comanda qui?» domandò.

«I vichinghi signore! Vengono una volta ogni due giorni a riscuotere i guadagni del nostro parco a tema, signore! E ogni tanto portano via una ragazza dai capelli rossi, signore»

«Perché?!» domandò il dottore con voce irritata.

«File non disponibile»

«Perché?!» urlò il dottore prendendolo per le spalle e scuotendolo.

«File non disponibile! Mi lasci signore o chiamo le guardie!»

Il dottore lo lasciò andare e prese fiato, per poi domandare «E le persone che vivono qui, sono attori no? Vengono pagate per questo, giusto?»

«No signore, scontano tutti una pena, signore»

Nera si era messa in piedi accanto al dottore e cercava di attirare la sua attenzione, quando finalmente le diede retta e si voltò, trovò i tre tipi che li fissavano con tanto di rivoltella in mano.

«Se siete arrivati qui» esordì William, con la sua voce insopportabile «Allora avete una nave. Bene, spero che sia capiente signori, perché noi tre ci saliremo di sicuro»

«Oh no» rispose il dottore allargando le braccia e sorridendo «No, no, no, no. Decido IO chi sale sulla mia nave, ammesso che ne abbia una e, oh! Guarda caso non ce l'ho, vero Pera?» si rivolse alla ragazza con un sorriso ammiccante.

«No, infatti, perché ci hanno scaricato qui anche a noi! Abbiamo molti crimini alle spalle, molti, tanti, troppi crimini!» esclamò la ragazza, irritata per essere stata chiamata Pera.

«Ah si?» gracchiò William «Incluso riempire di piombo qualcuno?» sollevò il fucile puntandolo verso di lei. Nera boccheggiò e alzò le braccia.

«Ve lo diciamo noi che cosa succede ai nuovi arrivati. Se sono carini e non sono curiosi, gli viene affidato un ruolo. Se sono dei ficcanaso come voi, vengono dati al capo dei vichinghi, che in cambio ci lascia qualche settimana in pace» esordì la donna caricando il colpo alla sua pistola, puntandola poi verso il dottore.

Lui prese la mano di Nera e la strinse forte, poi puntò il cacciavite in alto verso un grosso lampadario e quest'ultimo si staccò investendo il gruppetto. L'uomo ne approfittò per correre fuori trascinandosi dietro la ragazza. Corsero senza sosta, senza mai lasciarsi la mano, fino al Tardis. Si chiusero dentro ansimando. Il dottore si concesse un solo momento di riposo, poi scattò verso la console cominciando a premere tasti alla rifusa e senza un significato logico per Nera. Lei scivolò con la schiena contro la porta e cercò di non fare scoppiare i propri polmoni.

«Quindi sono tutti dei carcerati?» esclamò quando riuscì a rimettersi in piedi.

«A quanto pare. Un modo costruttivo per far scontare la propria pena, non trovi? Lavorare in un parco a tema, quello si che per me sarebbe l'inferno!» esclamò il dottore, passando a guardare lo schermo. Controllava se intorno al Tardis ci fosse qualcosa o qualcuno. Nera si avvicinò, prese lo schermo e lo spostò, cercando di attirare l'attenzione dell'uomo dello spazio che continuava a premere bottoni.

«E i vichinghi?! E Ruby?!» insistette.

«Ti giuro che non me l'aspettavo! Avevano colonizzato questo pianeta cento anni fa e già sono a questo, non capisco! Erano un popolo così tranquillo …»

«Tranquillo? Tranquillo dottore?!» urlò esasperata la ragazza «E' un popolo sanguinario che non riconosce nessuna morte se non quella durante il combattimento! Credono che il mondo sia stato creato da dei pezzetti di gigante! E credono che il primo essere vivente fosse una cavolo di mucca che leccava cristalli di sale! . .Tranquillo!»

Il dottore rimase un attimo interdetto, poi fece per parlare, ma si trattenne. Fece così un altro paio di volte prima di dire qualcosa di concreto.

«Hai ragione … Bene. Dobbiamo riprendere Ruby e l'unica cosa che sappiamo è che prendono le persone dai capelli rossi, ma noi non li abbiamo!» esclamò esasperato.

Nera sospirò e prese il dottore per una manica «Vieni con me, ho visto qualcosa che ci potrà essere utile. In fondo non ti pare strano che non ci sia in una nave spaziale con così tante stanze?» domandò mentre si avviava verso il corridoio e cominciava a camminare verso una stanza che aveva visto qualche ora prima.

«Che cosa non c'è?» domandò il dottore curioso.

«Tinta per capelli» concluse Nera aprendo la porta di un bagno che sembrava uscito da un salone da parrucchiere.

Non appena fatta montare a forza sul cavallo, qualcuno le aveva bendato gli occhi. Quando riuscì a vedere qualcosa si guardò subito intorno per capire dove diamine fosse finita. Sembrava una grande sala celebrativa ; al suo centro c'era un focolare acceso, tutt'intorno, sparsi per la sala, bracieri. Nonostante tutte quelle fiamme accese, Ruby sentiva un gran freddo. Davanti a lei, illuminato da un fascio di luce che arrivava da una piccola finestra in alto, c'era uno scranno fatto d'ossa. Rabbrividì, poi qualcuno le diede una spinta e chiuse la grande porta di metallo dietro di lei. Due lunghi tavoli si estendevano al centro della sala, separati solo dal grande focolare. Sopra il più vicino al trono era stata imbastita un sontuoso pasto composto da numerose portate.
Vedendo tutta quella roba si ricordò di non aver mangiato molto al mattino e un languore le solleticò lo stomaco. Era sola, a quanto pareva, e finalmente con le mani libere. Fece un giro curiosando ovunque, si disse che anche il dottore avrebbe fatto così : cogliere le occasioni e le opportunità anche dove non sembrano esserci. Ad esempio, notò una porticina nella parete dietro lo scranno, da li si poteva scappare? Corse e forzò la maniglia, ma era chiusa. Tornò indietro, presso il focolare, cercando di scaldarsi e di allontanare il freddo sempre più intenso.

Saltellò sul posto e si frizionò velocemente le braccia, ma ad ogni mossa aveva ancora più brividi.

La porticina dietro al trono si aprì e ne uscì il capo vichingo, come un pagliaccio di grosse dimensioni esce da una vecchia cinquecento al circo. Avanzò con passo sontuoso e pesante verso lo scranno e si sedette. Le ossa scricchiolarono sotto il suo peso. Quando vide Ruby le fece cenno di avvicinarsi e lei obbedì, che altro poteva fare altrimenti?

«Mai su questo misero pianetucolo vidi tanta bellezza. Ditemi signora, siete aliena?» domandò il vichingo, tenendosi ai braccioli ed allungandosi verso di lei per scrutarla meglio in visto. Lei scosse il capo, non era aliena, ma aveva come il presentimento che non fosse una buona idea dirgli da dove arrivava.

«Un colone umano? Un mutaforma? Uno Zygon?» incalzò lui, mandandola su tutte le furie. Possibile che ci fossero sempre quei gamberetti rossi nel mezzo?

Decise di fare la furba, o almeno di provarci. Si nascose dietro una mano con gesto altezzoso, mentre con l'altra si sollevava un lembo della gonna, e dopo aver lasciato andare un sospiro delicato, parlò : «Non sono un colone né un mutaforma, e, per Odino, mi credete forse uno Zygon? Disprezzo quelle creature che vivono mutandosi in quello che non possono essere, le disprezzo quanto venero Odino» con tono molto educato e formale. Questo sembrò affascinare il capo vichingo, una luce strana brillò nel suo unico occhio. Si portò una mano al mento ricoperto di barba e lo accarezzò come riflettendo. «I vostri modi mi suggeriscono che siete di alto lignaggio, di sicuro siete rara, certamente preziosa … » la guardò con espressione truce per qualche attimo, facendole temere il peggio, poi si liberò in una risata ed allargò le braccia «Ma si! Perché privare questo povero vichingo del piacere di una bella giovane donna così fatta! La creatura può aspettare per nutrirsi, questa volta il grande Olaf avrà un suo personale premio!» esclamò, alzandosi ed avvicinandosi pericolosamente a lei.

Le afferrò le mani, quelle dell'uomo erano gelide, e le sorrise di nuovo. Solo allora Ruby poté notare di quanti denti marci fosse corredato quel sorriso e deglutì per il ribrezzo, cercando di non far trasparire nessuna emozione sul volto. Senza lasciarla, il vichingo girò la testa e chiamò a gran voce : «Fenrir!»

Dalla porta spuntò un giovane, alto,con braccia lunghe, con profondi occhi celesti e lungo crine biondo. Si portò una mano al petto in segno di rispettoso saluto ed abbassò il capo.

«Il signore Olaf desidera?» domandò, con una voce che fece vibrare qualcosa dentro Ruby. I loro sguardi si incrociarono per un momento, ma ad entrambi sembrò un'eternità.

«Annuncia che sarà fatta festa sta sera, il signore Olaf ha trovato la sua compagna!»

Il giovane annuì e andò indietro di qualche passo, prima di dar loro la schiena si fermò e con tono rispettoso quasi sussurrò : «E la creatura, mio signore?»

«Presto faremo un altro giro in città, per adesso saziala come sai! E non parlare mai più di quella bestia in presenza della mia fragile signora, potresti impressionarla!»

Ruby vide chiaramente che il ragazzo digrignava i denti, prima di sparire oltre la porta. Quindi quel pazzo voleva sposarla?! Meglio stare al gioco, per quanto sembrasse interminabile, e scoprire un modo di darsela a gambe e tornare al Tardis.

Sperò che Nera ed il dottore fossero al sicuro.

Le luci nella sala di controllo del Tardis erano abbassate, tutto sembrava quieto, ma ogni tanto per i corridoi si sentivano dei versi di disappunto. Dentro il salone di bellezza appena rinnovato, il dottore era stato immobilizzato su una sedia ed aveva un asciugamano avvolto come un turbante intorno alla testa. Sembrava divertito, ma poi cambiava espressione ed appariva scocciato dall'attesa. Finalmente Nera gli tolse l'asciugamano e cominciò ad asciugargli i capelli.

«Ho sempre desiderato essere rosso! Ma ogni volta che mi sono rigenerato non mi è mai capitato il pel di carota» disse l'uomo guardandosi curioso nello specchio. Man mano che si asciugavano, i capelli prendevano il loro colore definitivo, rosso carota.

Lo stesso valeva per Nera, adesso sembravano fratelli. La ragazza aveva avuto l'accuratezza di tingersi anche le sopracciglia, così sembravano naturali.

«Bene! Adesso … Missione recupero!» esclamò il dottore gettandosi verso la sala di controllo, seguito da una meno entusiasta Nera.

«Come faremo ad abbattere un esercito di vigorosi vichinghi senza nemmeno una pistola ? O al massimo … Una spada?!» esclamò la ragazza cercando di fermare il moto del dottore, che si girò di colpo piantando i suoi occhi sul suo viso.

«Sei una tipa da pistole tu?» disse, acido «Chi fa uso delle armi non viaggia sulla mia nave» sibilò. Nera alzò le mani chiedendo venia e lui si calmò. Uscirono e si diressero in città, stava sorgendo il sole. Era incredibile quanto fosse veloce il tempo in quel luogo. Alcune persone erano già per strada, tra di loro c'era anche l'uomo salopette ed il vecchio William, che non si fecero ripetere due volte l'invito e gli acciuffarono ; o meglio, Nera ed il dottore si lasciarono acciuffare.

«Ah ah!» esclamò l'uomo con la salopette consunta «Con questi due ci paghiamo Bill e mezzo saloon nuovo! Siete stati proprio degli scemi a tingervi i capelli di rosso!» e si lasciò andare a delle risate isteriche che sembravano uscire dalla bocca di una caverna, mentre stringeva le corde e li puntellava per farli avanzare verso la torre dell'orologio. Li si appostarono , William, Salopette che scoprirono si chiamava Alf, e la donna corpulenta.

«A quanto pare sono loro che comandano baracca» osservò Nera a bassa voce. Il dottore annuì, ma non disse nulla. Meno sapevano quei pazzi criminali, meglio era. Le ore passarono lente e assetate, nessuno si degnò di pensare a farli bere, così Nera azzardò una richiesta : «Non è che avreste un bicchier d'acqua?»

«Acqua?» tuonò la donna, come sorpresa, poi rise divertita «E' dai tempi del diluvio che nessuno ne ha sentito parlare qui dell'acqua» e le diede una spintarella facendola cadere all'indietro. La povera ragazza rimase così, come una tartaruga con il guscio rovesciato, incapace di muoversi, mandando maledizioni in tutte le lingue per quella donnaccia.

Finalmente l'orologio batté mezzogiorno e Nera lanciò un ovazione sgambettando e riuscendo a mettersi seduta. Prima di loro, videro la polvere. Alla ragazza venne subito in mente la musica del mucchio selvaggio di Leone, peccato che quei tipi non portassero dinamite con loro.

Il capo vichingo, che a quanto pareva aveva la memoria di una spugna di mare, non notò la differenza di colore dei capelli del dottore e accolse volentieri gli ostaggi. Così come erano arrivati, i vichinghi se ne tornarono indietro, dimenticandosi di bendare i due prigionieri.

Senza troppe cerimonie, vennero gettati in una celletta e slegati. La stanzetta puzzava di muffa rancida ed escrementi, non aveva finestre e Nera sentì subito la claustrofobia bussare nel suo cervello. «Dimmi che ci tireranno fuori da qui molto presto» sibilò ansimando. Il dottore fece spallucce, girò tutta la cella analizzando ogni particolare con il suo inseparabile cacciavite e poi si arrese gettandosi sulla panca che c'era in un angolo.

Passarono due ore, forse tre, e finalmente la porta si aprì cigolando terribilmente. Spuntò la testa bionda di un bel ragazzo, che si chiuse la porta alle spalle con circospezione. Fece loro cenno di tacere, quando saltarono in piedi pronti a difendersi.

«Siete amici dell'umana con i capelli rossi?» domandò sospettoso, guardandoli bene per essere sicuro di non venire imbrogliato. Nera e dottore annuirono vigorosamente, la ragazza aggiunse anche una domanda : «Sta bene? Dove si trova?» con tono incalzante.

Il giovane alzò una mano per farla tacere e spiegò : «Voi sareste la cena della creatura, ed io sarei incaricato di portarvi tra le sue fauci, ma non lo farò, per i miei motivi che voi non dovete ancora sapere. La ragazza che è arrivata prima di voi sta sera diventerà la sposa di Olaf, il capo della banda, ma dopo la cerimonia sarà accompagnata nelle stanze del capo da sola, per consentirle di prepararsi per la prima notte con lui, avremo un'ora, poco più, per uscire da qui» il suo tono era basso, quasi sibilante. Il dottore annuiva, sentiva che poteva fidarsi del ragazzo, riconosceva una razza quando la vedeva e forse aveva capito le motivazioni che lo spingevano ad aiutarli. Nera però era più sospettosa «E che cosa vuoi in cambio?» sussurrò.

Lui rimase un attimo interdetto, si guardò intorno e poi tornò a fissare il dottore.

«Vi ho visto arrivare con la vostra nave blu, portatemi via con voi. Tu sei umana, giusto?» Nera annuì «Lo sono anche io, e voglio tornare a casa mia, sulla terra»

Il dottore borbottò qualcosa, poi acconsentì. Il giovane li ammanettò, per non far saltare la copertura, e li condusse fuori.

«Vi porterò vicino alle stanze della creatura, ma non vi farò entrare, o vi ammazzerà per cibarsi di voi. Aspettate li fino a quando non vengo io a chiamarvi. Nessuno si avvicinerà, hanno tutti paura tranne me» fece un sorriso sconsolato e lasciò che il silenzio prendesse posto tra loro. Raggiunsero il luogo stabilito, lui gettò via le manette e ripeté le raccomandazioni, poi si voltò e fece per andarsene. Nera lo fermò, sfiorandogli un braccio «Come ti chiami?» chiese. Lui la guardò con i suoi bellissimi occhi celesti e socchiuse le labbra per un momento prima di rispondere : «Fenrir»