Era un po' come rimanere dentro al cinema quando il film è ormai finito. Le luci si riaccendono, la gente si alza, i titoli di coda continuano a scorrere.

Bene, ora anche i titoli di coda erano terminati. John il Rosso era stato condannato. Era finita davvero. E adesso?

Non trovando nulla di meglio da fare continuò a bere il suo tè, ignorando lo sguardo inquieto di Lisbon – preoccupata soprattutto per la sua completa mancanza di reazioni.

"Credo che prenderò un'altra tazza di tè".

Sapeva perfettamente che Lisbon non gli avrebbe creduto, ma non importava. Pochi minuti più tardi era al volante della sua auto, e si dirigeva fuori città.

Solo una volta alzò lo sguardo allo specchietto retrovisore, e – trovandovi ciò che si aspettava – lasciò che l'ombra di un sorriso gli sfiorasse il volto.

Non si fermò finché non ebbe raggiunto il mare. Scese dall'auto, fece qualche passo sulla spiaggia deserta, si tolse la giacca e si sdraiò sulla sabbia.

Gli occhi chiusi, rimase ad ascoltare il rumore del mare fino a perdere la nozione del tempo. C'era qualcosa di ipnotico nel monotono infrangersi delle onde sulla riva. Insieme alla sabbia, i ciottoli e le conchiglie, anche i suoi pensieri venivano rimescolati e trascinati verso il largo.

Per un istante assaporò la sensazione di esistere, semplicemente. Il sole, il vento, la sabbia morbida e fresca. E il mormorio incessante del mare.

Infine si decise a tornare alla realtà. Si alzò in piedi, scuotendosi la sabbia dai vestiti.

"Avanti, Lisbon, so che sei lì dietro".

Con riluttanza Lisbon abbandonò il riparo del chiosco di gelati e avanzò con un sorriso incerto. Senza parlare si incamminarono lungo la riva, contemplando il mare che si tingeva di rosso nel tramonto ormai vicino.

Fu Jane a rompere inaspettatamente il silenzio.

"È qui che ho portato Charlotte al mare per la prima volta. Era una sorpresa… il suo regalo di compleanno".

Ora quei ricordi parevano infinitamente lontani, quasi appartenessero ad un'altra persona. Fu colto alla sprovvista sentendo Lisbon trattenere bruscamente il respiro.

La vide girarsi di scatto, per nascondere le lacrime che le erano salite agli occhi. Questa era l'ultima cosa che si sarebbe aspettato, e ne rimase turbato. Non era giusto che qualcun altro soffrisse per ciò che era accaduto alla sua famiglia. Il suo dolore apparteneva solo a lui, nessun altro doveva caricarsene.

Posò la mano sulla spalla di Lisbon, costringendola delicatamente a voltarsi. Percepiva perfettamente la sua confusione: abituata a non mostrare mai i propri sentimenti, aveva perso il controllo proprio nel momento in cui più avrebbe voluto rimanere calma e razionale.

Le prese le mani, stringendole in modo rassicurante.

"Lisbon… va tutto bene. Davvero".

Lei annuì, soffocando un singhiozzo, mentre lui le tendeva il proprio fazzoletto.

Sapevano entrambi che non era del tutto vero, non ancora. Ma forse avrebbe potuto esserlo, un giorno.