2.
«Eh eh… non sapevo neanche distinguere la destra dalla sinistra… però ero già un gran furbastro…»
–VOOOOOM! BOOOOM! SWIIIIISSSHHH! MAMMAAAAAAA! GUARDAMI!
Il bambinetto, piccolo come uno gnomo, saltava e schizzava eccitatissimo dal marciapiede in strada e viceversa, strillando come un'aquila e a braccia allargate, con l'aeroplanino giocattolo in alto sopra la testa. Tutti quelli che finivano sul suo percorso a zigzag dovevano scostarsi in fretta per non essere travolti, e le signore con la borsa della spesa gli lanciavano educati improperi da mamme alle spalle. La sua di mamma cercava inutilmente di richiamarlo, affacciata alla finestra del terzo piano. Era stata male e non poteva scendere ad acchiapparlo. Tutto il resto dei bambini del quartiere gli correvano dietro come un banco di pesci, facendo eco alle sue grida.
–Non si riesce a controllarlo quel monello, vero signora?
–Non so proprio da chi abbia preso– sorrise imbarazzata la donna alla dirimpettaia comprensiva. –Oggi però è più vivace del solito… forse anche lui capisce in qualche modo le buone notizie.
–Avete avuto una lettera di vostro marito?
–Sì… sta bene… era stato ferito in marzo, ma è in via di guarigione… pare che lo rimpatrieranno presto. Tutti quelli su quel fronte piano piano stanno tornando a casa… ringraziando Iddio.
–VOOOOOM! SWAAAAAM! TATATATATA! Mamma, guarda! VOLO!
–SMETTILA SUBITO, RAGAZZACCIO! Non riesco a credere che lo riavrò a casa… non lo vedo da mesi… il bambino neanche se lo ricorda più che faccia ha suo padre…
–La guerra rende tutte vedove, signora mia. Possiamo dire che adesso i nostri uomini ci sono resuscitati. Quelli che non sono morti di là dall'oceano…
–Ed è stato difficile badare a quel TERREMOTO da sola… FERMO TU! Ma voialtri non potreste dirgli qualche cosa invece di incoraggiarlo?
–VOOOOOOOM! TATATATA! Vi faccio tutti secchi brutti crucchi! BOOOOOOM!
–Siamo anche fortunate… la signora Jones invece non ha smesso di penare… suo marito è nel Pacifico… e potrebbe ancora essere ammazzato… quando si arrenderanno quei maledetti? Non lo vogliono proprio capire che ormai è finita…
–TATATATATA! Sei morto brutto muso giallo! Ah ah ah ah!
–Non so… immagino che anche loro abbiano il loro orgoglio… non dev'essere difficile per nessuno darsi per vinto…
–Sono stati loro ad attaccarci per primi. Non li abbiamo provocati noi. Non ho nessuna pietà per gente del genere. Siete troppo buona, signora. Tutti i loro alleati sono caduti. Cadranno anche loro. Non possono contrastarci a lungo. Peggio per loro se hanno troppo orgoglio per non riconoscere che siamo più forti noi. Avete sentito le ultime notizie comunque? Pare che ci siano novità… buone speranze di batterli. Sto pregando tutte le sere che finisca questa strage.
–Avrete ragione voi… non so…– Sembrava infastidita o rattristata dall'argomento. –Mi chiedo se non ci vorrà un'altra strage per far finire questa… e allora a che serve…
–Siete ancora abbattuta per la malattia. Datemi retta… mangiate molto e rimettetevi in forze… se volete, posso tenervelo io il bambino per qualche giorno, finché non sarete di nuovo allegra e pimpante…
–WAAAAM! BOOOOOOM! SHWAAAAAM!– Un tonfo improvviso. –WAAAAAAAAAH! MAMMAAAAAAAAA!
Si riscosse di colpo scendendo di corsa con le gambe ancora malferme sulle scale. Alla fine la sua stessa foga lo aveva tradito. Era inciampato finendo lungo disteso in mezzo alla strada, sbucciandosi le ginocchia– per l'ENNESIMA volta. Ansante solo per il breve tratto percorso, la madre si fece largo in mezzo al cerchio di passanti e monelli che contemplavano la scena. –Scusate… permesso… insomma! Non avete niente di meglio da fare? Come stai, tesoro? Lo vedi cosa combini quando non mi dai retta?
Il piccolo era quasi comico con lacrimoni enormi negli occhietti azzurro ghiaccio di solito così vivaci, una smorfia che gli piegava tutta la bocca nel tentativo da uomo di non gridare. Appena la vide le si buttò in braccio senza una parola.
–Oh, via, caro, via… sei il mio ometto, non devi piangere… e voi perché non lo avete controllato un po' meglio invece di aiutarlo a sfrenarsi? Non vedete come mi stanco ancora solo per fare due piani? Sapete che non posso stargli dietro…– rimproverò rivolta agli altri bambini mentre esaminava i graffi accertandosi che non si fosse fatto niente di più grave.
Un ragazzino biondo, poco più grande, si fece avanti con aria responsabile. –Scusatemi, signora. Sapevo che dovevo tenerlo d'occhio. È colpa mia. Vi prometto che starò più attento.
–Tu vai già a scuola… sei più maturo… te l'avevo affidato. Dovresti pensare prima di permettergli di fare certe cose.
–Avete ragione. Davvero, non gli lascerò succedere più niente. Prometto. E promette anche Nat, vero Nat?
Una bimba minuscola dai capelli nerissimi, con il dito in bocca e una bambola di pezza stretta quasi più grande di lei, annuì seria seria, salvo poi scoppiare a ridere a vedere l'amichetto che frignava tenendosi il ginocchio arrossato. Lui a quel punto, con un soprassalto d'orgoglio, mise il broncio e si divincolò perché la madre lo lasciasse andare. Sordo ai richiami, riafferrò l'aeroplanino e prese di nuovo a saltare per la strada seguito dalla ragazzaglia.
–Volevo disinfettarlo almeno… uff…– mormorò la donna, rinunciando per la stanchezza ad inseguirlo. –Be'… da grande diventerà senz'altro una persona importante, visto che tutti gli vanno appresso… se non si farà ammazzare…
–Sicuramente, signora.
Uno strillone girò in quel momento l'angolo della strada in fondo con le notizie del giorno, gridando a squarciagola. Gran parte delle facce si girarono nella sua direzione. La sua voce si confuse con quella dei monelli urlanti e del loro piccolo caporione. –EDIZIONE STRARDINARIAAAAA! SCHIACCIANTE VITTORIA OLTREOCEANO… LE NOSTRE TRUPPE… GRANDE INVENZIONE… SUPERIORE TECNICA! IL NEMICO ANNIENTATO… TUTTI I PARTICOLARIIII…
–BOOOOOM! TATATATATA! VAAAAAAAM! VOOOOOOM! Ah ah ah ah…
