Hoshi Sato si svegliò su di un letto molto comodo. La luce diffusa e l'ambiente sterile le fecero pensare subito all'infermeria, e la prima cosa a cui la ragazza pensò fu lo strano silenzio che vi regnava, senza squittii, cinguettii o altri versi mai identificati. Un attimo dopo si rese conto di non trovarsi nell'infermieria della sua nave, fatto confermato dalla presenza di un uomo pelato in uniforme azzurra sopra di lei.
"Ben svegliata." disse quest'ultimo, in tono amabile.
Hoshi si ritrasse, impaurita.
"Non deve avere paura! Sono un medico. Non ho intenzione di farle del male."
"Chi è lei?" disse la giovane asiatica, guardandosi intorno. "Dove mi trovo?"
"Lei è nell'infermeria della nave stellare Voyager." rispose il Medico Olografico di Emergenza, nel tono più affabile che avesse sviluppato nei suoi cinque anni di attività. "E' tra amici."
"E lei chi è? Come si chiama?" domandò la guardiamarina, ancora malfidente. Il volto dello sconosciuto di fronte a lei si rabbuiò un poco.
"Non ho un nome." disse semplicemente.
Il volto stupito e confuso della ragazza cambiò subito espressione quando udì il sibilo di una porta che si apriva, porta verso la quale la giovane si voltò prontamente, osservando la donna dalla tuta nera e rossa entrare nella stanza, seguita da un'altra donna, bionda, vestita con un abito aderente grigio e con una strana placca di metallo sopra l'occhio sinistro. Hoshi Sato si alzò in fretta dal lettino dell'infermeria, allontanandosi da entrambi i gruppi di estranei che la circondavano.
"Non si spaventi." cominciò a dire la donna in rosso appena entrata. "Lei è tra amici".
"Me l'hanno già detto, ma non ci credo." disse Hoshi, spostando lo sguardo dall'uomo alle due donne. "Voi siete umani." asserì.
"Si." rispose semplicemente la donna, dopo un attimo di pausa.
"Non è possibile. L'Enterprise è la prima nave umana nello spazio. Voi non potete essere umani. Chi siete?" domandò ancora una volta la ragazza, senza smettere di spostare lo sguardo da uno sconosciuto all'altro.
"La sua situazione è più complessa di quanto pensa." asserì ad un tratto la donna bionda, che era rimasta in silenzio fino a quel momento. Il suo ornamento frontale la rendeva l'elemento più strano del trio, e l'attenzione di Hoshi si concentrò su di lei.
"Che vuole dire?" le chiese il guardiamarina.
"Lei crede di trovarsi ancora nel ventiduesimo secolo." disse la donna, spostandosi leggermente in avanti. "Ma si sbaglia".
La capacità di sopportazione di Hoshi Sato era quasi al limite. Non sapeva dove si trovava, non aveva idea di chi fossero quelle persone, e adesso cominciava ad avere dubbi persino sul QUANDO si trovava. I suoi pensieri la distrassero dagli estranei presenti nella stanza, facendole notare un'altra figura umana sconosciuta, dalla pelle nera, sdraiata su di un letto di fianco a lei. Hoshi non aveva idea di chi fosse, ma la differenza nell'abbigliamento di quest'ultima rispetto agli altri sconosciuti le fecero intuire che anche quella persona fosse un estranea su quella nave (*sempre che io sia davvero su di una nave* pensò).
"Sette, capitano," cominciò lo sconosciuto medico senza nome, avvicinandosi alla ragazza nera ancora svenuta. "credo sia meglio spiegare la situazione ad entrambe le nostre ospiti, per semplificare le cose."
E così dicendo appoggiò sul collo della seconda 'ospite' un piccolo oggetto, che subito dopo emise un leggero sibilo. Pochi secondi più tardi, la ragazza dall'abito completamente rosso aprì gli occhi e si ritrasse a sua volta, osservando spaventata lo sconosciuto di fianco a lei.
"Dove sono?" chiese, spostando lo sguardo sugli altri presenti nella stanza. "Chi siete voi?"
"Vorrei saperlo anche io, in verità." esclamò Hoshi, lievemente sollevata di non essere l'unica all'oscuro di tutto.
La ragazza nera si voltò ad osservare la giovane orientale, fissandola dritta negli occhi, e questa ricambiò il suo sguardo: sui volti di entrambe era presente un'espressione di evidente confusione e paura, e questo bastò a far capire alle due giovani di essere nella medesima situazione, e al tempo stesso che non erano una minaccia l'una per l'altra. Un secondo più tardi, la donna che precedentemente aveva cercato di tranquillizzare la ragazza asiatica tornò a parlare, stavolta rivolta ad entrambe le 'ospiti'.
"So che siete confuse, e disorientate," disse, avanzando leggermente tra le due, "ma non abbiamo intenti ostili, stiamo solo cercando di capire come sistemare questa situazione."
"Di quale situazione parla?" chiese la ragazza africana, rivolta alla donna di fronte a lei, anticipando la domanda della ragazza vestita con una tuta blu. A parlare, però, fu la ragazza bionda e dallo strano ornamento.
"Lei" disse, rivolgendosi a Hoshi. "è Hoshi Sato, ufficiale addetto alle comunicazioni sull'astronave NX-01 Enterprise, mentre lei" continuò, rivolta ora alla ragazza ancora sdraiata sul lettino, ignorando lo stupore dell'asiatica. "é Nyota Uhura, ufficiale addetto alle comunicazioni sull'astronave USS-Enterprise." Si interruppe brevemente, voltandosi a guardare prima l'una e poi l'altra. "Entrambe le vostre navi hanno incontrato un'anomalia temporale di classe 8. Il primo incontro" disse la donna bionda, voltandosi verso Hoshi "è avvenuto nell'anno 2155, mentre il secondo" e si voltò verso Uhura "nell'anno 2260". Si interruppe di nuovo, voltandosi nuovamente. "Tale anomalia vi ha trasportate, in qualche modo, qui e ora. In questo momento vi trovate a bordo della USS-Voyager, e l'anno è il 2376." e detto questo tacque.
Hoshi non riusciva a credere a quanto aveva appena sentito. Si trovava su di un'altra astronave, proiettata in avanti nel tempo di oltre due secoli, in compagnia di persone che per lei non erano ancora nate. La giovane orientale cominciò a spostare lo sguardo sui volti di tutti i presenti, come a cercare indizi che confermassero la sua speranza che si trattasse solo di uno scherzo, ma quando incrociò lo sguardo della ragazza che, a sentire gli altri, proveniva da cento anni nel suo futuro, riconoscendo nei suoi occhi la sua stessa sorpresa e incredulità, Hoshi dovette accettare l'idea che la spiegazione della strana donna bionda corrispondesse a verità.
Nyota, in quel momento, stava provando lo stesso stupore dell'altra viaggiatrice del tempo, ma senza che questo fosse accompagnato dall'incredulità dell'asiatica: all'accademia della flotta stellare buona parte del corso di astrofisica era incentrato sui diversi tipi di anomalie spaziali conosciute, anomalie che potevano impedire la formazione di campi di curvatura, alterare le leggi fisiche che regolavano l'inerzia, e persino modificare il continuum temporale. Lei stessa aveva assistito ad una di queste anomalie, non molto tempo prima, e quindi la loro esistenza non le era poi così inconcepibile. Quello che era per lei inconcepibile è che in una di queste anomalie ci fosse caduta, trasportandola a diversi anni (non luce) da casa. A tale pensiero, la giovane nera si rivolse alla donna che, a giudicare dalle decorazioni presenti sul colletto, doveva essere la più alta in grado.
"Mi scusi…" cominciò debolmente Uhura, fissando la donna di fronte a lei, interrompendo la frase come per far notare la sua mancata presentazione.
"Sono il capitano Katryn Janaway," cominciò la donna con un sorriso, rispondendo alla silenziosa domanda dell'ufficiale alle comunicazioni, per poi fare un cenno con la mano in direzione dell'altra ragazza sconosciuta presente nella stanza. "lei è Sette di Nove, e lui…" proseguì, ignorando gli sguardi leggermente perplessi delle due visitatrici temporali, dovuti a quel nome per loro insolito. "…lui è il dottore." concluse, dopo un attimo di pausa.
"Capitano…" riprese la ragazza di colore, una volta comprese le differenze cromatiche delle uniformi di quella nave da quelle dei suoi tempi, mettendosi nel contempo a sedere. "…come facciamo a tornare a casa?" domandò.
Quella domanda riassumeva i pensieri di tutti i presenti nel locale adibito ad infermeria, in particolar modo quelli delle due naufraghe del tempo, che alla mancata risposta della donna al comando di quella nave futuristica non poterono far altro che provare un brivido di paura, immaginandosi intrappolate per sempre in un altro tempo.
"Il nostro capo ingegnere è già al lavoro per risolvere il problema." cominciò il capitano Janaway, nel tono più tranquillizzante che poté. "Fino a che non avrà terminato di analizzare i dati, credo che sia meglio considerarvi gradite ospiti." disse rivolgendosi ad entrambe, sorridendo amabilmente. "Sette di Nove vi accompagnerà ai vostri alloggi, sempre che il dottore non ritenga preferibile altrimenti." concluse, rivolgendosi all'ologramma.
"Nessun problema, capitano." rispose l'individuo ancora considerato umano dalle due viaggiatrici del tempo. "Le nostre due… ospiti… sono perfettamente in salute, a parte un leggero squilibrio neurologico provocato dal salto temporale. Ma credo che alcune ore di riposo siano più che sufficienti come cura, e un alloggio è certamente preferibile dell'infermeria, per tale scopo."
"Perfetto." asserì la donna a capo della nave stellare Voyager, rivolgendosi poi nuovamente alla ex-borg. "Sette." disse semplicemente, confermando così il suo precedente comando.
"Se volete seguirmi…"disse la ragazza bionda, dopo un breve cenno d'intesa con la sua superiore, rivolta alle due esploratrici dello spazio-tempo. Un secondo più tardi le due giovani, una dagli occhi di foggia orientale e l'altra dalla pelle scura, alzatasi precedentemente in piedi, si incamminarono dietro la donna con l'inusuale decorazione metallica e, dopo un ultimo cenno di saluto agli individui rimasti nella stanza, oltrepassarono la porta dell'infermeria, che si richiuse sibilando dietro di loro.
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I corridoi della nave erano molto diversi da quelli a cui le due donne erano abituate: per Hoshi erano più luminosi, per Nyota erano più regolari, e per entrambe erano attraversati da individui con uniformi assai strane, in confronto a quelle indossate dalle due ragazze. Il guardiamarina Sato era attratta soprattutto dalla varietà di colore dei vestiti che gli uomini e le donne di quell'astronave del futuro indossavano, essendo lei avvezza alle monocromatiche tute blu delle divise della prima Enterprise, mentre Uhura era stupita dall'abbigliamento apparentemente unisex dell'equipaggio, con le tute aderenti femminili distinguibili da quelle maschili solo dalle silhouette che i corpi dei loro occupanti disegnavano su di esse. Tali tute erano piuttosto diverse dall'uniforme dalla corta gonna indossata dalla giovane di colore, che le lasciava scoperta buona parte delle gambe. Caratteristica che, per quanto la ragazza poté notare, fu apprezzata da diversi membri maschili dell'equipaggio.
Ma la cosa che più incuriosiva le due viaggiatrici del tempo era la donna che le stava scortando ai loro alloggi: i capelli biondi raccolti in una strana acconciatura, la divisa grigia, diversa da quella di qualunque altro individuo le due avessero finora incontrato, gli inconsueti innesti metallici sulla sua fronte e sulla sua mano, nonché la pressoché totale assenza di espressioni facciali e vocali. A Hoshi tale comportamento ricordava molto quello di un'altra donna che conosceva, anche se quest'ultima non era umana come la sua accompagnatrice, mentre a Nyota rammentava un certo ufficiale scientifico mezzo-vulcaniano, anche se l'atteggiamento della donna di fronte a lei non arrivava ai suoi livelli di compostezza.
In pochi minuti le tre ragazze umane, guidate dall'unica bionda del gruppo, raggiunsero una delle molteplici e, per le due visitatrici, indistinguibili porte metalliche che si intervallavano nel corridoio, davanti alla quale la misteriosa e impassibile scorta delle due intruse temporali si fermò, azionando subito dopo un comando che aprì l'ingresso del locale, rivelando un ambiente luminoso e scarsamente arredato. Pochi secondi più tardi le due esploratrici dello spazio-tempo, precedute dalla donna del futuro, superarono la soglia dell'alloggio loro assegnato, che si richiuse dietro di loro con un sibilo.
"Purtroppo possiamo assegnarvi solo un locale." cominciò la donna dai capelli dorati, voltatasi verso le due ospiti di quella nave e di quel secolo. "Non siamo abituati ad avere ospiti, quindi gli spazi per i visitatori sono limitati… spero che per voi non sia un problema."
Il guardiamarina Hoshi Sato pensò che per lei non era affatto un problema, anzi: la stanza in cui era appena entrata era assai più ampia e luminosa del suo alloggio sull'Enterprise (che, essendo lei un ufficiale di plancia, era uno dei migliori della nave), tanto che sembrava fosse stato costruito unendo tra loro diverse cabine dell'equipaggio - anche se, ovviamente, era difficile che fosse così. Nell'osservare l'ambiente in cui si trovava, lo sguardo della giovane asiatica cadde sul volto della sua 'collega' viaggiatrice del tempo, sul quale era ora visibile un'evidente espressione di stupore. A quanto pareva - pensò la ragazza del ventiduesimo secolo - anche le astronavi del secolo successivo al suo non erano paragonabili a quella su cui ora si trovavano.
"Se vi serve qualcosa potete utilizzare il replicatore, o interrogare il computer… anche se, per motivi di sicurezza, non vi sarà possibile accedere ai files storici del database…" disse la donna bionda, sollevando un sopracciglio.
"Oh, credo sia meglio così. Preferisco tenermi alla larga dai paradossi spazio-temporali, finché ne ho la possibilità…" disse Nyota, sfoggiando un sorrisetto nervoso.
"Si, in effetti neanche a me attira l'idea…" asseri la giovane asiatica, alzando gli occhi al cielo.
"Bene. In tal caso vi lascio sole. Con permesso…" disse Sette di Nove, girando subito dopo su sé stessa e uscendo dalla porta del locale, che si richiuse dietro di lei.
Le due viaggiatrici del tempo rimasero ad osservare la porta per alcuni secondi, per poi voltarsi l'una in direzione dell'altra, andando a guardarsi negli occhi.
"Tu hai idea di cosa sia un replicatore?" chiese Hoshi.
"No, per niente." rispose Uhura.
Le due giovani rimasero immobili a fissarsi per alcuni istanti, prima di scoppiare a ridere nello stesso momento.
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"B'elanna, hai scoperto qual'è stata la causa di questo fenomeno temporale?" chiese il capitano Katryn Janaway all'ingegnere capo della nave, china su di un pannello di controllo della sala macchine.
"Ancora no, capitano." rispose la mezza-klingon, girando brevemente la testa in direzione della sua superiore. "Per ora sappiamo solo che il nucleo a curvatura ha interagito in qualche modo con l'anomalia temporale."
"Ho ordinato al tenente Paris di continuare a seguire il fenomeno, restando però a distanza di sicurezza. Spero basti per evitare altre scariche." disse la donna castana, in tono serio.
"Si, finché non ci avviciniamo non dovrebbero esserci problemi… ma c'è un'altra cosa che non capisco." disse il tenente Torres, accigliandosi leggermente.
"Che cosa?" chiese Janaway.
"Beh, noi sappiamo che già due astronavi hanno incontrato quella anomalia prima di noi, giusto?" disse la ragazza mezza-klingon.
"Si, e sappiamo che tutte e due sono state colpite da una qualche forma di scarica energetica. E' registrato nei diari di bordo di entrambi i vascelli…" disse il capitano, in tono pensieroso.
"Bene. In tal caso…" disse B'elanna, voltandosi del tutto verso la sua interlocutrice. "…come mai sono state solo quelle due a venire prelevate dai loro rispettivi secoli?"
