Capitolo 2 – Decisioni
Harry P.O.V.
"Fra due giorni ricomincia la scuola. Non sono così sicuro di volerci tornare". Non perché non avessi finito i compiti, come qualche malfidente potrebbe pensare.
I ricordi del giugno scorso mi tormentavano ancora, giorno e notte, non riuscivo a smettere di pensare: se non fossi andato al Ministero, Sirius sarebbe ancora vivo… non è colpa di Silente, né di Piton... è solo colpa mia…
Ecco. Stavo di nuovo per piangere. "Diamine, Harry, controllati." Mi schiacciai il cuscino sulla faccia, per soffocare i singhiozzi. Perché la vita non va mai per il verso giusto?
Ora che il ritorno di Voldemort era stato ufficialmente riconosciuto, i guai erano triplicati: i Mangiamorte attaccavano i babbani senza ritegno, forse allo scopo di renderli consci dell'esistenza della magia. Se fossero riusciti nel loro intento, il mondo intero sarebbe crollato nel caos.
Dio, come li odio. Se solo ci penso mi viene voglia di massacrarli tutti.
[1° settembre, binario 9 3/4 ]
- Harry! Harry! –
Sentivo Hermione che mi chiamava. Non importa. Hermione poteva aspettare.
Fissavo una persona a qualche metro da me. Lui.
"Come può avere il coraggio di ripresentarsi qui? Quel… verme schifoso! Sempre con la sua aria di superiorità, anche dopo quello che ha fatto suo padre! Non importa se la corte d'appello l'ha giudicato innocente, lo sanno tutti che è un Mangiamorte. E suo figlio osa ancora mettere piede ad Hogwarts??"
Malfoy si girò e mi vide. Vide il mio sguardo carico d'odio. Chiunque sarebbe scappato da uno sguardo del genere. Lui no. Per un attimo sembrò come… intimorito, ma poi rispose alla provocazione con un sorrisetto maligno.
"La sua sola esistenza è un affronto alla giustizia; perché persone come Sirius devono morire, mentre lui, quell'essere immondo, continua a vivere? Cosa gli da il diritto di guardarmi, di sfidarmi, di mettersi alla mia altezza? Come si permette, dopo tutto quello che ho passato per colpa di persone come lui?!"
In quel momento lo odiavo. Più di quanto avessi mai odiato nessun altro. La tentazione di andare lì e picchiarlo, anche senza un apparente motivo, era davvero molto forte. Da un momento all'altro avrei ceduto; sento che non mi sarei fermato fino a vederlo in un lago di sangue…
- Harry! – Ron mi tirò per un braccio, riportandomi alla realtà – vieni, su. –
Ma non riuscì a smuovermi
- cosa guardi? – Ron seguì la direzione del mio sguardo, e vide Malfoy
Sentii il mio amico irrigidirsi e contrarre il viso in una smorfia di disgusto
- ma cosa ci fa qui, quel figlio di Mangiamorte? – chiese sottovoce
- non saprei – risposi in tono freddo – forse cerca grane –
Non ce la facevo più. I ricordi della terribile avventura di qualche mese prima mi scorrevano nella mente come un macabro film, confondendosi a tratti con l'immagine di Voldemort che risorgeva in un cimitero, circondato dai suoi fedeli servitori… tra cui, Lucius Malfoy, che negli ultimi anni aveva cercato più volte di uccidermi… e ora, davanti a me, suo figlio, con la sua aria tronfia, che osa provocarmi…
No, davvero, non ce la facevo più. Doveva pagare. Quel verme doveva pagare per aver scelto la strada del male. Per tutto quello che aveva detto… per aver girato il coltello nella piaga quando più stavo soffrendo…
Stavo per saltargli addosso e picchiarlo, e sapevo che Ron non mi avrebbe fermato… ma Hermione mi bloccò appena in tempo, strattonandomi per la camicia
- dai, Harry, Ron, muovetevi. Il treno sta per partire –
Mi girai verso Hermione – si, un attimo – poi cercai di nuovo Malfoy con lo sguardo, ma doveva essere già salito sul treno.
Il fischio della locomotiva mi distrasse dai miei pensieri e mi riportò coi piedi per terra: Hermione aveva ragione, dovevamo sbrigarci a salire, erano quasi le undici.
Il viaggio sembrò durare un eternità, anche perché non accadde assolutamente nulla. Perfino Malfoy non venne a rompere nel nostro scompartimento, cosa che di solito non manca di fare.
"Si vede che ha troppa paura" pensai compiaciuto "ma in fondo che m'importa, ho di meglio da fare che pensare a Malfoy".
Non era vero. Non potevo smettere di pensarci: era il mio nuovo canale di scolo per tutto l'odio e la frustrazione che avevo accumulato,… e in fondo non se lo meritava. Cioè, non del tutto… un po' se lo meritava, perché ci sarà pure stato un motivo, se lo detestavo… è colpa sua che mi aveva sempre dato fastidio!
"E appena rivedo la sua stupida faccia pallida, lo gonfio di botte!" mi ripromisi con decisione
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Draco P.O.V.
Spinsi il pesante carrello con le mie valigie attraverso la barriera, raggiungendo il binario 9 ¾. Appena in tempo, ancora due minuti e avrei perso il treno.
- ehi –
una voce mi fece sobbalzare
- Mercy! Che ci fai qui? – sussurrai
- Niente, sono venuta a salutarti – rispose sottovoce
Era invisibile in quel momento, e sarei apparso stupido a parlare da solo.
- a proposito, ti sta guardando –
- chi? – mi guardai intorno, e capii a chi si riferiva anche senza aspettare la risposta
Non mi stava guardando. Mi stava polverizzando con lo sguardo. È diverso.
Per un attimo non ebbi la forza di rispondere a quello sguardo. Era troppo… troppo per me. Non credevo che Potter mi odiasse tanto.
"Devo avere davvero esagerato, e pensare che non ho ancora fatto niente". Mercy mi guardò con un'aria da "Ti compatisco", mi baciò sulla guancia e scomparve. Bel modo di andarsene, quando avrei avuto più bisogno di un'amica con cui parlare.
Guardai Potter. Sembrava pronto a uccidermi. Gli rivolsi uno dei miei soliti ghigni, tanto per salvare le apparenze. Poi scappai a gambe levate.
- ehi, Draco – Goyle sorrise in modo stupido – andiamo a schiacciare quegli scarafaggi mezzosangue? – fece scrocchiare le nocche grandi come castagne
- hm… no, oggi no –
- ma perché? – chiese Tiger, basito
- non è giornata, ok? – quasi gridai, prendendomela con loro, mentre ce l'avevo solo con me stesso.
Tornai a guardare fuori dal finestrino. Cercai di concentrarmi su qualcos'altro… qualsiasi cosa… per esempio, su quello che avrei dovuto fare quest'anno per compromettere i piani del Signore Oscuro. Mio padre non mi aveva detto molto al riguardo, solo che intendevano attaccare Hogwarts. Voldemort era davvero così potente? Così forte da contrastare Albus Silente, il più grande mago dei nostri tempi?
Ma senza i particolari essenziali, tipo quando e come avrebbero attaccato, avevo ben poco su cui riflettere. E immancabilmente i miei pensieri deviarono di nuovo verso… "no, accidenti, non posso permettermelo! Ho altri problemi, più urgenti, da risolvere. Per esempio, come evitare di attirare sguardi indiscreti ad Hogwarts: il preside avrà certamente deciso di tenermi d'occhio… anche se non ce n'è affatto bisogno, non sto complottando nulla contro di loro… non l'ho mai fatto… non so perché non mi sono lasciato trascinare al lato oscuro (come tutti credono), forse ha ragione Mercy, sono immune a causa della profezia… o forse semplicemente sono sempre stato dalla sua parte perché è stata l'unica a volermi bene. Non tradirei mai la sua fiducia. Lei conta su di me. E se lei sta dalla parte di Silente e di Potter, allora anch'io… …no, non è questo… c'è senz'altro un motivo più valido… non sono solo un cagnolino che segue il padrone! Ci deve essere un altro motivo."
- perché non lo vuoi ammettere? – una voce mi distrasse dalle mie riflessioni
- cosa? –
- eh? Non ho detto niente – disse Tiger. Goyle mi guardò come se fossi pazzo
Lo sapevo che non erano stati loro a parlare.
- Tiger, Goyle, andate via –
- Eh? –
- Perché? –
- Voglio restare solo! – dissi in tono di comando
Quando se ne furono andati, mi rivolsi di nuovo a lei. Stava seduta davanti a me, le gambe accavallate, la testa poggiata su una spalla, in una posizione secondo me molto scomoda
- non avevi da fare? –
- pausa pranzo – spiegò Mercy, staccando la testa a una cioccorana e mettendola in bocca
- tu non hai bisogno di mangiare –
scrollò le spalle, come a dire "E con ciò?". Mi accasciai sullo schienale
- perché ci tieni tanto a farmi fare figuracce? Non potresti renderti visibile anche agli altri, per una volta? –
scrollò la testa, liberando altre ciocche bionde dal cappuccio
- agli umani fa senso vedere la Morte –
- e ci credo! Se continui ad abbuffarti così, farai senso pure a me… -
- stupido –
- pensavo proprio a te poco fa, sai? – dissi, tanto per cambiare argomento
- Che ipocrita bugiardo! – sorrise. Il sorriso di chi ha scoperto il diario segreto del suo più grande nemico e si appresta a leggerlo in mondovisione – Non pensavi a me. Pensavi ad Ha… -
- non è vero! – sbottai, impedendole di finire a frase
- si che è vero. Se no non ti saresti arrabbiato – poi, con tono di sufficienza, aggiunse – non riesci a pensare ad altro, vero? –
- piantala! –
- ma in fondo non puoi farci nulla, è normale, quando si è inna… -
le tappai la bocca con una mano
- non dirlo – sussurrai, in tono grave
il sorriso scomparve dal suo volto. Scostò con gentilezza la mia mano
- perché no? Ti sentirai meglio, dopo averlo detto ad alta voce. Credimi. –
- non voglio… non voglio crederci. Non è vero. –
- non decidi tu se è vero o no… puoi accettarlo, o puoi continuare a roderti il fegato rifiutando la realtà,… ma è così, e non puoi farci niente. Lo sai. Non puoi scegliere. –
rimasi un po' in silenzio
- questa potrebbe essere una bella complicazione per il mio lavoro… - dissi alla fine
- bah, neanche tanto. Forse potrebbe essere un incentivo i più – scrollò le spalle. Era molto brava a farlo.
- si, senza dubbio… -
mi agitai sulla sedia. Mi sentivo a disagio.
- và da lui, adesso –
- cosa? – sgranai gli occhi
- Lo so che muori dalla voglia di rivederlo… -
- L'ho già visto alla stazione, e grazie tante, mi è bastato – rabbrividii ripensando allo sguardo che mi aveva rivolto – e poi se mi ammazza ti toccherà interrompere la pausa pranzo… -
- ma vuoi scherzare? – sorrise con un'aria di superiorità – per una mezza tacca come te, va bene anche uno dei miei assistenti… anzi, sai cosa ti dico? Non vale la pensa di scomodarsi per prendere la tua anima. Vai, e non preoccuparti troppo –
- no… no, Mercy, meglio di no – mi aggrappai al sedile, conficcando le unghie nell'imbottitura
- dovrai dirgli la verità prima o poi… - il suo sguardo si velò di tristezza – e credimi, prima lo fai e meglio è –
- non è vero! Non c'è alcun bisogno che glie lo dica. Può vivere benissimo anche senza saperlo. –
- lui si,… ma tu no – si alzò in piedi, lisciandosi le pieghe del mantello – smettila di pensare sempre e solo a lui –
- ma non l'hai detto tu, che non posso farne a meno? – ironizzai
- intendevo, che non puoi preoccuparti solo per lui. Io lo vedo, Draco, come sei… come sei ridotto. Senza offesa. Ma è chiaro che non puoi andare avanti così. –
- sciocchezze! È solo che sono un po'… giù di morale per tutti i miei fallimenti –
mi studiò con una lunga occhiata, alla quale non risposi
- se tu gli dicessi la verità, forse ti sarebbe più facile anche aiutarlo –
Non risposi. Chinai il capo, imbronciato.
- come vuoi – concluse lei, dopo un lungo silenzio – ma pensa a quello che ti ho detto. Prima lo fai, meglio sarà… per te –
fece per andarsene
- a-aspetta –
- che c'è, Draco? Devo tornare al lavoro – tirò fuori una clessidra da una tasca. Quasi tutti i granellini erano già caduti nella parte bassa – la signora McDougan mi aspetta… anche se credo che non si arrabbierà, se faccio un po' tardi… -
- senti, Mercy… e se lui… se… -
- hai paura? –
Annuii. Si avvicinò, mi accarezzò affettuosamente i capelli
- dai, non fare così. Anche se ti rifiutasse… -
- …cosa che certamente accadrebbe… - conclusi amaramente
- piantala. Se anche ti rifiutasse, almeno saprebbe che… che non sei un suo nemico. Almeno si fiderebbe di te. –
Se ne andò, lasciandomi solo a riflettere.
"Dirgli la verità… è una parola! No, non posso, non credo che potrei sopportare anche il suo disgusto… anche se…" L'immagine del suo sguardo omicida mi passò di nuovo davanti agli occhi "non credo che potrei fargli più ribrezzo di così. Neanche se mi impegnassi a fondo. Che cosa ho da perdere?"
La risposta arrivò immediatamente: lui! Avrei potuto perderlo per sempre, ma non solo in senso affettivo; se gli avessi dichiarato i miei sentimenti, e lui per vendicarsi di tutti i miei sgarbi fosse andato a dirlo a tutta la scuola? Quanto ci avrebbe messo a saperlo, mio padre? E se Lucius avesse smesso di fidarsi di me, potevo dire addio al mio lavoro di spia… e quindi a Harry. Lo avrebbero di sicuro ucciso. Il mio compito era proteggerlo, non cercare di portarmelo a letto. *
"Che idiota che sono. Come ho potuto pensare di seguire i consigli di Mercy? "non puoi sempre preoccuparti per lui". Ebbene, invece devo! Se non ci penso io, chi… uhm… ok, c'è sempre il resto del mondo, però… oh, la devo smettere con questi pensieri!"
No. Non sarei andato da lui. Non gli avrei detto la verità. Neanche morto. E stavolta, quanto è vero Iddio, non avrei permesso a nessuno di fargli del male. Punto. Discorso chiuso.
- Draco – chiamò Tiger – siamo fuori da quasi un'ora… -
- E allora? – risposi, seccato
- E allora… uhm,… beh… boh, non mi ricordo cosa volevo dirti –
- Ah si? Allora dimmelo quando ti sarà tornato in mente –
L'ultima cosa che volevo era la compagnia di quei due trogloditi.
Rimasi per un po' immerso nei miei pensieri, rivedendo con la mente i miei precedenti tentativi falliti (per quanto riguardava Harry. Non avevo la minima voglia di pensare a un modo originale per far fuori mio padre).
Dunque, ho scoperto la sua parentela con Mercy verso aprile.. no, maggio, del primo anno… Dio, che fastidio mi ha dato l'idea di dover proteggere proprio lui, quel ragazzino supponente! Adesso mi viene da ridere, se penso a come non lo sopportavo! Avevo sempre usato con lui lo stesso atteggiamento che riservavo ad ogni altra creatura vivente, ma era stato l'unico a ribellarsi… che fosse coraggio oppure orgoglio, non ho mai saputo dirlo…
"Ha rischiato la vita, quell'anno, ma non ho potuto impedirlo. Non avevo idea di quello che nascondeva Raptor, era solo un ometto leggermente posseduto…
E ok, non potevo prevederlo; ma il secondo anno era tutta un'altra storia, e lì non ci sono scuse… non sapevo bene in cosa consistesse quel diario, ma sapevo che era nocivo per la salute del suo possessore… e appena l'ho visto nelle mani di Harry, ho cercato di sottrarglielo (è successo in un corridoio, a S. Valentino, mi pare). Ma come al solito, non ci sono riuscito. Poi, al terzo anno, forte dell'esperienza che con lui funziona solo la psicologia all'incontrario, gli ho detto che secondo me avrebbe dovuto dare la caccia a Sirius Black di persona. Mica potevo pensare che quel cretino lo avrebbe fatto davvero! Al quarto anno c'è stato il torneo Tremaghi eccetera… ma purtroppo non sapevo che cosa sarebbe successo, ancora adesso non l'ho capito molto bene… e per finire, l'anno scorso: ah, l'anno scorso è stato epico! La fiera dell'incompetenza! Cacchio, non mi si chiedeva altro che di evitare che andasse al Ministero… cosa ci voleva? Nonostante una preside deficiente, avrei dovuto impedirglielo, con tutti i mezzi… tranne la verità, è ovvio… ma non so perché, forse mi è mancato il coraggio, forse l'ho sottovalutato, alla fine è riuscito comunque a sfuggirmi e a riconfermare la sua fama di cerca-grane. Quest'anno non ripeterò gli stessi errori. Punto primo: gli starò sempre addosso, insomma, per modo di dire" arrossii, trascinato in una corrente di pensieri per nulla coerenti con il mio lavoro… li scacciai a fatica e ripresi il discorso mentale "Punto secondo: devo assolutamente saperne di più da mio padre. Lo ucciderò un'altra volta. Adesso mi serve. Punto terzo: devo evitare che gli insegnanti mi stiano tra i piedi, ma visto che questo sarà impossibile, devo almeno fare in modo che non scoprano niente di me. Sarò il solito stronzetto di sempre,… ma senza sbilanciarmi, o penseranno che sto dalla parte dei Mangiamorte…"
Di nuovo, bussarono alla porta
- CHE C'È?! – gridai
- Draco, mi sono ricordato: potresti farci entrare? – rispose la voce ovattata di Tiger
- Perché dovrei? –
- Perché… siamo qui fuori da quasi due ore… - rispose Goyle
- E allora? –
Come sono bastardo. I cervellini da insetti come i loro si perdono nei discorsi lunghi. E infatti:
- ehm… e allora… non mi ricordo. Tiger, cos'è che dovevamo dirgli? –
- non lo so, Goyle! Sei tu che ci dovevi parlare –
risi sottovoce
- bene, me lo direte quando vi tornerà in mente –
Verso le quattro e mezza, vinto dalla compassione, li lasciai entrare
- Svegliatemi quando siamo ad Hogwarts – ordinai, e ingoiai un intero flacone di pozione soporifera.
Non avevo più voglia di pensare a niente. Volevo spegnermi per un po', dimenticarmi dei miei problemi. Arrivammo a destinazione fin troppo presto.
Scesi dal treno, scortato dai due gorilla che trasportavano i miei bagagli. La scuola era davanti a me, maestosa come sempre.
"Ecco. Ricominciano i guai, le liti, i compiti,… ce la farò a sopportare tutto anche quest'anno? O i miei nervi crolleranno prima? L'unica persona che potrebbe allietare la mia permanenza qui... no, meglio non pensarci… insomma, basta! Non devo pensarci! Cazzo…"
- Draco –
- Che vuoi ancora, Goyle? – chiesi esasperato
- Sei tutto rosso, lo sai? –
- È l'effetto della pozione soporifera –
- Davvero? – chiese stupidamente
- Certo –
"Credo di aver dimenticato qualcosa: i guai, le liti, i compiti, Tiger e Goyle. Non credo che ce la far
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Ringrazio tutti x i numerosi commenti!! Vi prego, continuate così!
* Lo so che non ha molto senso, in fondo… ma quando uno ha paura si costruisce un sacco di castelli in aria. Vi è mai capitato? NdA
