Capitolo 2
Cuddy riaprì gli occhi. Le pareti dell'ufficio erano sparite. Ora il rosa pallido della sua camera da letto specchiavano i raggi di luci, provenienti dalle fessure nelle persiane. Aprì gli occhi lentamente. Sgranchì le gambe ed allungò le braccia, ma si bloccò nel sentire qualcosa pungerle l'incavo del braccio. Un sottile ago la teneva attaccata ad una flebo. Si guardò intorno fino a che vide Wilson addormentato sulla poltrona nell'angolo. Staccò lentamente la flebo e si alzò dal letto. Il primo tentativo si rivelò un fallimento. Sembrava non si muovesse da giorni. Tentò una seconda volta. Riuscì a mantenere l'equilibri trascinandosi fino alla porta, facendo attenzione a non svegliare Wilson. Scese lentamente le scale, ma alla metà si bloccò. Le gambe le tremavano, la vista le si annebbiò. Vide una figura scura venire verso di lei. La vide afferrarla tra le sue braccia e perdere l'equilibrio insieme a lei. Si sentiva stretta a lui. Mentre un'altra figura la prendeva per le spalle e la riportava in camera. Ancora quel profumo. Poi buio.
"Wilson! Eri di guardia! Scendo a mangiare qualcosa e tu ti addormenti!".
Una voce.
"Per fortuna che House era da basso."
Un'altra voce.
"Scusatemi! Non ho chiuso occhio questa notte. Lisa ha molto lavoro. Sostituirla come primario di medicina e continuare con il mio reparto è complicato"
Una terza voce.
"Scusa Jimmy. Non è un bel momento per nessuno di noi"
"Già".
Cuddy ascoltava con gli occhi chiusi, mantenendo un silenzio, che sembrava appartenerle da giorni.
"Ragazzi io vado. Ho un impegno di lavoro. Devo spiare una moglie un po' infedele. Torno domani mattina.".
"Torna quando vuoi. Io non ho casi e posso anche stare qui. Non ho niente di meglio da fare.".
"Grazie House. So che non siamo grandi amici. E so che vuoi bene a Lisa. Grazie".
"Sì, figurati"
House sbuffò ironico, mentre Lucas scendeva le scale rumorosamente, creando un caos che fece lagnare Cuddy.
"Quel ragazzo è un povero cretino!Grazie House, so quanto ci tieni a lei! Gngngn!".
"House! Non prenderlo in giro. Cuddy è la sua fidanzata. E' molto preoccupato per lei.".
Cuddy aprì gli occhi un'altra volta. House era appoggiato al suo bastone e guardava Wilson seduto sulla sedia a fianco. Cuddy si stiracchiò e si girò verso al coppia di dottori.
"Hey. Stai buona! Ferma!".
Cuddy non ascoltò nessuno dei cuoi comandi. Si sedette sul letto. Le girò la testa per alcuni secondi. Pensò fosse per lo sforzo. House la raggiunse sul letto. provò a parlargli. Il primo tentativo si rivelò di nuovo un buco nell'acqua. Prese un lungo respiro e riprovò.
"Posso avere dell'acqua?".
La sua voce era roca, quasi inudibile.
"Certo. Wilson, puoi scendere tu? L'acqua è nel frigorifero e i bicchieri sono nel mobile sopra il lavandino".
"Non c'è problema. Arrivo subito".
Wilson scese le scale silenziosamente, mentre House si avvicinava a Cuddy.
"Finalmente parli. Sono giorni che te ne stai in questa camera senza alzarti, bere, mangiare e parlare. Sei andata in bagno solo un paio di volte in 3 giorni.".
Cuddy lo guardò stupita e scioccata.
"Sono passati 3 giorni?".
"Sì. 3 giorni dal fun…".
House si bloccò nel vedere le lacrime cominciare a scendere dagli occhi della donna.
"Cuddy, mi dispiace.".
"Non mi ricordo niente. Ricordo solo Rachel…sdraiata sul pavimento nel mio ufficio. Ho tentato di rianimarla, ma…House!".
Non riusciva a trattenere le lacrime. House si avvicinò a lei e la abbracciò. Cuddy ricambiò l'abbraccio e continuò a piangere. Wilson arrivò in quel momento. Si fermò sulla soglia della porta, guardando la scena.
"Lisa, ti ho portato l'acqua.".
Cuddy allentò l'abbraccio. Prese il bicchiere che Wilson le porse, ma non riuscì a stringervi intorno le mani. House prese il bicchiere.
"Sei stanca e hai bisogno di mangiare qualcosa.".
Cuddy annuì.
"Cosa vuoi che ti prepari?".
"Continui a cucinare?".
"Certo…".
"Beh, qualsiasi cosa ci sia nella mia cucina, mi va bene. Ho fame!".
House diede un'occhiata di comando a Wilson. Scese le scale lentamente. Cuddy poteva sentire il rumore del suo bastone battere sul legno.
"Hey Lisa. Come ti senti?".
"Come vuoi che mi senta. Non sono mai stata così male".
"Sono passati solo pochi giorni. Perdere qualcuno è una sensazione orribile, ma tutti ne vengono fuori…".
"Grazie James, ma ho perso mia figlia. Mi figlia. Non puoi capire!".
"Lo so. Ho perso la persona che più ho amato e che tutt'ora amo. E' brutto. Non ne verrai mai fuori completamente. Ci sraà sempre quel sentimento di odio verso te stesso. Quel senso di colpa. Non devi ami abbassare le tue difese o lui rifarà breccia nella tua mente. E' difficile.".
"Non ce la posso fare…è troppo…troppo per me da sopportare".
"Anch'io ci sono passato…tutti ci passano."
"Grazie…".
Drin Drin Drin.
"Scusami, devo rispondere. E' l'ospedale. Ti sto sostituendo temporaneamente.".
"Grazie Jimmy."
"Non ti muovere da lì! O finirai per cadere!".
Un ricordo corse all'interno della mente di Cuddy.
"Finirai per cadere!".
Lo aveva detto alla sua piccola prima di uscire dal suo ufficio. Prima di rivederla per l'ultima volta. Quel sorrisetto stampato in faccia, come in aria di sfida. Wilson era nel corridoio al telefono, non poteva vederla, così si abbandonò nuovamente alle lacrime. Si sdraiò lentamente fino a che le coperte non le coprivano il viso. Si rannicchiò sotto le lenzuola. Singhiozzava sommessamente per non farsi sentire. Voleva sfogarsi. Voleva piangere. Ma non voleva mostrarsi debole di fronte ai due colleghi. Ai due amici. Al suo migliore amico e all'uomo che aveva amato per tanto tempo. Pianse per liberarsi dal dolore, forse causandosene altro. Pianse per tutte le delusioni che la opprimevano, per tutti i problemi dell'ultimo anno. Pianse per l'anno passato con Rachel, pochissimo tempo. Chiuse gli occhi. Rimase immobile. Buio. Di nuovo.
