SHARON
Sono nel mio ufficio a controllare gli ultimi rapporti mentre la mia squadra è andata a prelevare un sospettato per questo caso di omicidio, una cosa tranquilla. Mi sto chiedendo come mai ci mettano così tanto quando ricevo la chiamata del Tenente Provenza.
Faccio un salto sulla sedia. Un ostaggio? Andy all'ospedale? Gli Affari Interni?
"Ma si può sapere qual è stato il problema?" urlo al telefono, senza neanche rendermene conto.
Provenza cerca di calmarmi e io gli ordino di far tornare la squadra immediatamente in centrale, voglio sapere esattamente cos'è successo prima che gli Affari Interni vengano a sospendere uno dei miei uomini.
Sono stata agli Affari Interni per la maggior parte della mia carriera, ho scritto regole, modificato procedure, affinato domande e risposte per l'idoneità al servizio, so come funziona. Il Capitano James mi conosce bene e io conosco lui, spero sarà comprensivo.
Entra nel mio ufficio e mi ripete quello che la mia squadra mi ha già riassunto. Dice che dovrà interrogare i miei uomini e che il Tenente Flynn è sospeso per la durata dell'indagine. Gli chiedo perché sospenderlo: non c'è stato alcun ferito e lui ha evitato di uccidere un ragazzo. Mi risponde che la storia avrebbe potuto concludersi diversamente se il proiettile vagante avesse colpito qualcuno invece di un albero e secondo lui Andy ha agito con leggerezza. Non cambierà idea sul ritiro di pistola e distintivo del Tenente Flynn.
Nella mia mente mi immagino la scena di quando Andy scoprirà cosa gli succederà. So esattamente come reagirà e la cosa non mi piace per niente. Mi batto con il Capitano James per fargli cambiare idea, ma lui è irremovibile. Mi chiede di mettermi nei suoi panni e la verità è che io farei esattamente la stessa cosa.
Provenza mi fa un cenno: Andy sta salendo.
Usciamo dal mio ufficio e ci fermiamo davanti alla scrivania di Andy, io sto un passo indietro rispetto al Capitano e mi appoggio al tavolo.
Andy entra nella sala e si blocca, scrutando le facce dei colleghi. Capisce subito che qualcosa non va, lo vedo dall'espressione che gli si dipinge sul volto. Il Capitano James gli chiede di avvicinarsi e gli annuncia la sospensione. Andy si guarda intorno cercando invano sostegno dai suoi colleghi, poi mi pianta gli occhi in faccia nella speranza che io faccia qualcosa. Il problema è che io non posso impedire tutto questo, è la procedura e l'ho perfezionata io.
Il Capitano James lo chiama "Tenente?"
Andy capisce che non c'è nulla da fare e lentamente stacca il distintivo e la pistola dalla cintura. Li guarda un attimo e poi li porge al Capitano.
Sta per esplodere, lo percepisco.
Si allontana in silenzio con le mani chiuse a pugno lungo i fianchi, ma mi aspetto che faccia qualcosa di avventato da un momento all'altro. Mi accorgo che sto trattenendo il respiro, vederlo in quello stato mi paralizza.
Proprio qualche passo prima di scomparire dalla nostra vista, Andy si volta all'improvviso facendomi sobbalzare.
Ecco, ci siamo.
"Ho dato tutto a questo maledetto lavoro. Mi ha portato via le cose più importanti della mia vita e ora voi mi ripagate così? Siete dei codardi. Tenetevelo pure il mio dannato distintivo!" urla prima di uscire sbattendo la porta.
Sento il cuore corrermi nel petto. Vorrei aver fatto qualcosa di più per proteggere il mio Tenente, non ho lottato abbastanza. Andy si è sentito tradito, anche da me, e questo mi fa male.
È tardi ma sono ancora nel mio ufficio pensando a come risolvere questa situazione. Decido di chiamare Andy al telefono, ma non mi risponde.
Forse ha dimenticato il cellulare in giro, forse sta facendo la doccia o sta già dormendo, forse non vuole parlare con me o forse…quest'ultimo pensiero mi attraversa la mente come un lampo. No, non è possibile, Andy non è Jack. Andy è pulito, non butterebbe nel cesso anni di sobrietà per una sospensione.
Però si è sentito tradito, davanti a lui nessuno si è alzato a difenderlo, potrebbe sentirsi abbandonato.
Mi alzo di scatto dalla sedia e velocemente raggruppo le mie cose. Devo andare a cercarlo, devo stargli vicino e fargli capire che non è solo.
In un battibaleno sono fuori da casa sua a bussare alla porta, ma non risponde nessuno. Mi si gela il sangue: e se fosse in qualche bar? Come lo recupero?
Provo a chiamarlo "Andy, sono io, Sharon, aprimi ti prego, voglio assicurarmi che tu stia bene."
Dopo qualche secondo la porta si apre e io ribatto indietro: Andy ha la camicia fuori dai pantaloni, la cravatta allentata e un occhio nero, in mezzo alla stanza c'è un tavolino rovesciato e un travolgente odore di birra pervade la sala. Rimango immobile per qualche secondo a fissarlo spaventata, ha una strana luce negli occhi. Lui si stufa di stare ad aspettare che io dica qualcosa e rientra in casa.
Ok, ora non so cosa fare. Non voglio trovarmi un'altra volta accanto a un uomo ubriaco, ma io amo Andy e se ha bisogno di me…ormai sono qui.
Faccio qualche passo in avanti guardandomi in giro. Quando i miei occhi si abituano all'oscurità riesco a scorgere dei cocci di bottiglia ai piedi del mobile della tv. Tiro un sospiro di sollievo, non ha bevuto, l'odore che si sente è la birra rovesciata.
Lo guardo tenersi la testa tra le mani, la sua disperazione diventa anche la mia, sentendomi impotente davanti agli eventi che ci hanno travolto oggi.
Mi siedo accanto a lui sul divano e lo sento mormorare "Ci sono andato vicino". Mi confessa che ha comprato delle birre ed era convinto di berle, ma poi ha lanciato la prima sul mobile. Guardo davanti a me e vedo del liquido che cola sulla televisione. Mi sento triste pensando ai demoni che Andy ha dovuto affrontare da solo questa sera. Gli poso una mano sulla schiena e inizio ad accarezzarlo dolcemente; questo gesto lo incita a sfogarsi e conclude chiedendo il mio perdono.
Lo tranquillizzo assicurandogli che insieme possiamo affrontare qualsiasi problema, poi lui mi fa una domanda, disperata.
Mi dice che è un alcolista pronto a ricadere nel tranello della bottiglia e mi chiede cosa mi spinge a stare con lui. Io rimango di stucco, Jack non avrebbe mai detto una cosa del genere. Lui non si sentiva un alcolista, Andy al contrario lo sa perfettamente e lo ha accettato cambiando vita, ma sa anche quanto debole sia il confine.
Tiene la testa china mentre mi dice tutto questo, io invece voglio fargli capire bene quanto lui sia importante e speciale, così gli metto la mano sotto il mento e lo costringo a guardarmi negli occhi.
"Io ti amo per quello che sei" gli dico "Amo la tua forza e la tua debolezza. Ci sarò quando cadi in pezzi così come ci sarò quando andrà tutto alla grande, ti solleverò quando sarai triste e lo stesso farai tu per me perché è così che funziona".
Vedo i suoi occhi lucidi, lui li nasconde abbassando di nuovo lo sguardo. Mentre si passa una mano sul volto mi confida che prima, pensando a me, ha buttato le birre rimaste consapevole che fosse la cosa giusta.
Avverto la sua vulnerabilità. Gli fermo la mano e lo invito ad alzarsi "Ora calmati Andy. Vai a fare una bella doccia calda mentre io sistemo qui."
Lui mi abbraccia forte e mi risponde sussurrandomi all'orecchio "Non passerai la vita a sistemare i miei casini, te lo prometto", poi si avvia verso il bagno.
Ok, la parte più difficile sembra passata. Penso però che sia meglio passare la notte qui con lui, ha bisogno di supporto e sono io il suo sostegno.
Sistemo il tavolino al suo posto, poi raccolgo le schegge di vetro e con uno straccio pulisco il mobile e il pavimento. Entro in cucina e scorgo le birre nella spazzatura e un'anta della credenza sfondata. Ci sono piccole macchie di sangue e, accidenti, penso che sarei dovuta arrivare prima.
Sono sconvolta al pensiero di quanto Andy sia impazzito oggi, di quanto si debba essere sentito tradito e abbandonato; pensava di trovarsi in un porto sicuro, ormai, invece lo ha sorpreso una tempesta.
Scuoto la testa tristemente, giurando a me stessa di non lasciarlo mai più solo in quelle condizioni.
Prendo l'occorrente per le medicazioni e ritorno sul divano. Lui arriva poco dopo e si rifiuta di farsi curare. Lo costringo a farmi vedere la mano ferita e gliela disinfetto, poi gli passo il ghiaccio da mettere sull'occhio: non mi piace affatto l'aspetto gonfio e blu che ha.
Le mie preoccupazioni si dimostrano fondate quando lo vedo stringere i denti per il dolore, ma lui tenta di tranquillizzarmi elogiando il destro del ragazzo che lo ha quasi messo ko.
Mi scappa un veloce sorriso, lo amo.
Andy si accomoda meglio sul divano mettendo un braccio dietro di me, così io appoggio la testa sul suo petto, all'altezza della spalla. Credo di essere riuscita a calmarlo, al resto penseremo domani, ora siamo insieme, nonostante tutto e questa è la cosa che conta di più.
Mi stringe a sé e mi sussurra "Sei il mio faro nella tempesta, Sharon".
Sì, lo amo.
