Esme scese le scale, ma poi la curiosità ebbe il sopravvento: che cosa ci facevano quegli uomini in casa Mayer? Perché si comportavano in modo cosi strano? Soprattutto, che cosa volevano fare a quelle povere ragazze?
Esme in cuor suo già conosceva la risposta, ma era troppo scioccata per crederci! Non poteva essere vero, eppure…La ragazza si accucciò dietro la porta per origliare; sentiva la voce del sig. Mayer che parlava di cifre ed investimenti, nominando importanti personaggi della classe politica cittadina.
"Non ora Sterne"disse una voce gelida "Discuteremo dopo di affari, ora abbiamo di meglio a cui pensare" aggiunse con un sogghigno. "Carne fresca…" disse un'altra voce: era eccitata, quasi affamata.
Esme era paralizzata dall'orrore, d'un tratto udì uno scatto seguito da un urlo agghiacciante, e poi dei colpi e delle risate gelide dall' altra parte della porta.
Questo era davvero troppo. Esme si precipitò giù dalle scale e usci di corsa da quella casa maledetta. Non si preoccupò neppure di prendere il soprabito, voleva solo fuggire da quel luogo, da quell' urlo agghiacciante che aveva ancora nelle vene. Corse a perdifiato verso casa, senza neppure sentire il freddo della notte, solo la paura la spingeva ad andare avanti.
Arrivata a casa trovò stranamente le luci accese. Era più o meno l' 1 di notte, troppo tardi perché i suoi l' aspettassero in piedi.
Entrando scorse sua madre seduta al tavolo con aria stravolta. "Cosa è successo?" chiese Esme allarmata, ancora con il fiato corto.
"Tesoro, tuo padre oggi ha avuto un' incidente alla fattoria: il tetto del granaio ha subito un crollo.
Le sue condizioni sono piuttosto gravi…E' dal dottor Cullen" concluse senza essere in grado di continuare; si seppellì il volto tra le mani e inizio a singhiozzare sommessamente.
La fanciulla si girò e si avviò verso lo studio del dottore, dall' altra parte della strada.
Era la fine, pensò, se fosse successo qualcosa a suo padre non sarebbero più stati in grado di andare avanti. Lei si lavorava, ma stava mettendo da parte i soldi per la dote, e suo fratello non poteva lavorare perché era nell' esercito. L' unica forza era lui: il signor Platt.
Bussò alla porta dello studio, che dava direttamente sulla strada, e le venne ad aprire un giovane ragazzo dai capelli ramati; il so aiutante probabilmente, eppure avevano qualcosa in comune: entrambi erano così pallidi…Forse era solo la stanchezza, pensò Esme.
Suo padre giaceva sul letto, con la testa fasciata, e il dottor Cullen stava vicino a lui.
"Le sue condizioni per ora sono stabili" disse con voce professionale.
Esme guardò tristemente il letto: non avrebbe mai potuto permettersi di pagare tutte quelle cure.
"Sta tranquilla" disse lui con voce dolce, come se le avesse letto nel pensiero "L' importante è che si rimetta". Lei non disse nulla; si accasciò sulla poltrona vicino al camino esausta per i troppi avvenimenti accaduti quella notte.
" Signoria Platt avete l' aria molto stanca, forse è meglio che andiate a casa a riposare. Non preoccupatevi per vostro padre, è in buone mani"
"No grazie. Preferisco restare, tanto domani non andrò al lavoro".
I due uomini si scambiarono un' occhiata furtiva. "Vi ho presentato Edward? E' mio nipote"
-Ecco perché si assomigliano tanto- pensò Esme
"Eì venuto da Chicago per studiare medicina" " Qui a Columbus?" chiese lei sospettosa
"Haha! Bè io mi trovo qui adesso;ed è meglio fare pratica sul campo non credete?" Lei annuì stancamente .Edward lanciò un' occhiata al dottore. "C'è qualcosa che non va signorina, a parte vostro padre?" chiese cauto
"Se ve lo dicessi mi prendereste per pazza, dato che io stessa, dopo stanotte, dubito delle mie facoltà mentali"
" Se la cosa non vi fa dormire, sono curioso di sentirla. Non vi giudicherò lo prometto, e poi se me lo concedete io sono un dottore miss Platt, e posso garantirvi che non siete pazza" Si avvicinò e le pose tra le mani una bevanda calda " Bevete. Vi farà sentire meglio" disse con un sorriso sconvolgente. Al chiarore del fuoco sembrava ancora più bello, eppure Esme non sembrava subirne alcun fascino. Il dottore era incuriosito, e non riusciva a capacitarsi dell' astio che la fanciulla aveva nei suoi confronti. "Allora?" chiese. La ragazza sospirò "Avete promesso" il dottore annuì, e lei dopo una lunga sorsata, prese a narrare gli eventi spaventosi di quella notte.
"Che cosa facciamo adesso?" chiese Edward preoccupato.
Esme si era appena addormentata nella poltrona accanto al fuoco.
"Ovviamente non sospetta nulla sui vampiri" aggiunse "ma loro l' avranno scoperta?". Il dottor Cullen era seduto in un' angolo con un' espressione combattuta sul volto in penombra. "Carlisle-"
" Lo so, ma dobbiamo rischiare se vogliamo sapere la verità"
"Ti piace non è vero?" chiese il ragazzo "Non ti biasimo, ha un' ottimo odore." Carlisle sobbalzò " Non in quel senso, Edward! Questa ragazza mi vede per quello che sono davvero: un mostro. Non è succube del mio fascino, come una preda. Lei mi disprezza"
"Non si fida di te" disse Edward.
"E fa bene…ho passato secoli ad allenarmi a non bere sangue umano, ma ciò non mi elude dall' essere pericoloso. Lei è così fragile…potrei ucciderla con un tocco- sospirò- L' idea di doverla perdere mi fa impazzire" Edward strabuzzò gli occhi "Carlisle, è un' umana!"
"E con questo? Anche io sono stato umano e certi impulsi possono mutare, ma non svanire del tutto." Si avvicinò alla ragazza addormentata e le sistemò una coperta sopra. " Non preoccuparti Edward, io non le farò del male. Starò sempre nell' ombra, dietro di lei, e la proteggerò a distanza come ho sempre fatto. Per ora di una cosa sono certo. Lei deve andarsene via da qui."
Edward annuì e si voltò verso di lei; quel giorno l' avrebbe accompagnata al lavoro e sorvegliata. Entrambi speravano ovviamente che i Mayer non sospettassero nulla, in ogni caso Esme e la sua famiglia avrebbero dovuto lasciare la città.
I primi raggi del sole spuntarono da dietro la tendina, che rifletté strani giochi di luce sul volto di Esme, che si svegliò stiracchiandosi. L' aria serena svanì di colpo dal suo volto, non appena si rese conto di dove si trovava: i ricordi della notte precedente erano ancora vividi in lei.
"Buon giorno miss Platt, come si sente?"chiese il dottore.
"Bene. Come sta mio padre?" "Dorme" fece lui laconico.
"Ascoltate, quello che avete visto ieri notte dovete dimenticarlo. Io conosco bene il sig. Mayer, ed è una persona con la quale è meglio non averci a che fare. La cosa migliore da fare per ora è non dare nell' occhio. Dovete tornare al lavoro" aggiunse. Improvvisamente Esme impallidì "no,no. Vi prego" Carlisle prese le mani tremanti della ragazza tra le sue "Edward vi accompagnerà al lavoro e vi terrà d' occhio." – Come se lui potesse fare qualcosa- pensò lei stizzita. Il rosso ridacchiò piano, come se l avesse sentita. Il dottor Cullen la guardò dritto negli occhi " Devi fidarti di me." sussurrò.
Esme era scioccata, non poteva fidarsi di lui, non VOLEVA, eppure…
" E poi..non vorrai dimenticarti il soprabito" aggiunse con un sorriso malizioso. Esme sospirò sconfitta.
