CAPITOLO II
"TRACCE"
Si era alzato da tavola molto prima della fine della cena e senza proferire parola era tornato alla sua tenda.
Nessuno gli aveva fatto domande sul perché di quel comportamento, era sempre stato un uomo taciturno e il gruppo si era abituato ormai ai suoi repentini cambi d'umore.
Solo Carol sembrava avere un certo ascendente su di lui, ma, chiusa com'era adesso nel suo dolore, nessuno osò disturbarla.
In fondo Daryl sapeva cavarsela perfettamente da solo.
L'uomo aveva deciso di avventurarsi nel bosco di nuovo, nonostante sapesse quanto fosse pericoloso farlo al buio.
Eppure il suo sesto senso lo guidava a sfidare la notte, in cerca della verità: chi aveva scoccato quella freccia? Nemico o amico? E perché si nascondeva?
Un altro cacciatore nel loro gruppo non poteva che essere d'aiuto.
Si fece strada seguendo la tenue luce della torcia e, grazie alle indicazioni che aveva egli stesso inciso sui tronchi per tracciare il sentiero, si portò in men che non si dica nello stesso luogo del pomeriggio.
La prima cosa che fece fu quella di trovare delle tracce.
Scelta che si rivelò azzeccata. Infatti nel terreno, orme di scarponi di una misura non troppo grande, si congiungevano per poi allontanarsi.
Dalla loro profondità era risalito ad una sua personale ricostruzione della scena: qualcuno doveva essere saltato giù da un albero, per cercare la sua preda, ma poi resosi conto di averla persa, aveva proseguito, allontanandosi di lì.
Concentrato com'era, nella sua opera di segugio, non si rese, sfortunatamente conto di uno zombie femmina alle sue spalle.
Solo all'ultimo momento, quando due fredde e scheletriche mani lo afferrarono, si voltò di scatto, colpendola con un pugno per allontanarla.
Nella foga il portafrecce si era staccato, finendo per ruzzolare giù da una lieve pendenza del terreno.
Armato della sola balestra le fracassò la testa, e pezzi di materia cerebrale gli schizzarono sul volto.
Si ripulì alla meglio, poi raccolse la pila ai piedi dell'albero, ma un'amara sorpresa l'attendeva.
Non era solo, dall'oscurità sbucarono altri erranti, attratti dal rumore e dall'odore di carne viva.
Provò a contarli, dovevano essere cinque o sei.
Possedeva un coltello, ma il corpo a corpo uno contro sei non era consigliabile.
Avrebbe potuto scappare, sfruttando la sua velocità e la conoscenza di quei luoghi, in modo da tornare alla sua tenda, prendere la pistola che adesso si pentiva di non aver portato con se, e mandare al creatore quei stramaledetti non-morti.
Temeva tuttavia che ce ne fossero altri e farli avvicinare troppo alla fattoria non era consigliabile.
Presi singolarmente o a piccoli gruppi non erano tanto pericolosi per gente esperta come lui, Rick o Shane. Ma un'intera mandria avrebbe spazzato via questo posto, portando morte e distruzione.
Non poteva rischiare, quello era un suo affare personale.
Decise che avrebbe seguito la breve discesa del terreno, provato a recuperare le frecce e messo fine a quello scempio della natura il prima possibile.
Si mosse velocemente verso sinistra ed attuò il suo piano.
Venne giù per il breve dislivello, ma si rese conto subito che l'impresa risultava più difficile di quanto avesse immaginato.
Nel ruzzolare giù le frecce si erano sparpagliate, riuscì a recuperarne una o due giusto per caricare la balestra.
Si voltò aspettando l'arrivo degli erranti.
Trapassò il cranio ad uno quasi subito, attese l'arrivo di un altro e poi, quando gli fu un po' più vicino, scoccò la seconda freccia, che andò perfettamente a segno.
Corse a recuperarla, avrebbe fatto avvicinare uno alla volta gli altri mostri per poi fracassargli il cervello, usando la freccia come un punteruolo da far entrare nella testa, attraverso la cavità orbitale. Oppure, se qualcosa andava storto, passare a quel benedetto coltello.
Bastava essere solo quanto più veloce possibile nello spostarsi, non farsi accerchiare, ed il gioco era fatto.
Scricchiolii sul terreno lo avvisarono dell'arrivo di un altro azzannatore.
-" Non ancora Daryl"- ripetè a se stesso -" aspetta... aspetta ancora... ora!"-
Partì all'attacco, ma purtroppo quella sembrava essere proprio la sua serata sfortunata.
Un attimo prima di avventarsi sullo zombie, la sua torcia si esaurì, lasciandolo al buio e completamente in balìa di quell'essere.
-"Cazzo"-
Imprecò cercando di respingere l'attacco poi si voltò, provò a far abituare la vista all'oscurità, maledicendo quella sua stupida ed avventata decisione.
Ma non gli riuscì di rimproverarsi più di tanto, lo zombie, da terra, gli aveva addentato lo scarpone e solo la gomma, tanto dura e spessa, lo aveva salvato da una morte sicura.
Si liberò scalciando, ma una radice lo fece inciampare a tradimento e cascare battendo la testa all'indietro, contro il tronco di un albero.
Mezzo intontito, provò a tenere lontano le fauci già aperte del mostro, che proprio non si arrendeva nel voler fare di lui, la sua cena di quella sera.
Pensò di essere spacciato, rumori sinistri gli indicarono l'arrivo degli altri erranti, pronti a condividere quel pasto saporito.
Come poteva contrastare un nemico che nemmeno vedeva, così solo, disarmato e, dal liquido che sentiva venir giù per il collo, ferito?
-"E' finita"- disse a se stesso prima di intravedere un'ombra calarsi giù da un albero e poi con una mossa fulminea infilzare l'errante, giù per la testa.
Almeno questo era quello che immaginava fosse successo, dagli schizzi di sangue arrivati sul suo volto e da quel corpo divenuto tutto ad un tratto, molliccio.
La puzza di quella carcassa in semi-putrefazione che, grazie a Dio, aveva smesso di muoversi, gli procurò qualche conato di vomito, prima di gettarla via con forza.
Poi alzò gli occhi, giusto in tempo, per vedere una lucina rossa mirare in determinati punti tutto intorno.
Il rumore soffocato di un silenziatore e quello subito dopo di corpi caduti sull'erba, gli indicarono che l'ombra nera davanti a lui era armata di un fucile molto sofisticato, grazie al quale il pericolo era cessato.
La scura figura si voltò, l'uomo notò quanto fosse meno alta di come sembrasse inizialmente. Tuttavia, pensò, doveva essere armata fino ai denti e quindi risultava pericoloso reagire.
Fu investito dalla luce accecante di una pila che lo costrinse a voltarsi.
Lo sconosciuto gli girò intorno esaminandolo, forse per valutare se fosse stato morso.
Dopo un attimo di assoluto silenzio, abbassò l' arma.
-"Brutta serata eh?"-
Il tono squillante della voce indicò a Daryl di trovarsi, senza ombra di dubbio, in presenza di una donna.
-"Chi sei?"- azzardò
-"Tralascerei per il momento le presentazioni"- disse indietreggiando e studiando la situazione, poi aggiunse -"Hai intenzione di fermarti qui per tutta la notte?"-
L'uomo scosse la testa in segno di diniego
-"Bene, allora muovi il culo!"-
Camminava velocemente davanti a lui facendo strada.
Daryl si toccò la ferita, non era niente di grave, ma aveva un forte mal di testa.
La donna nel frattempo prese dalla sua sacca un razzo segnaletico e lo sparò in aria
-"Ma che fai?"-
-"Secondo te?"-
-"Li attirerai così..."-
-"Primo, dalla mia esperienza ho notato che gli erranti si bloccano all'istante guardando il cielo per qualche minuto, un po' come in vita si fermavano ad ammirare probabilmente i fuochi d'artificio. È una loro reazione istintiva, molto utile quando si è messi male, perché ti dà qualche probabilità di fuga; secondo, faccio luce per capire meglio dove siamo finiti; terzo, segnalo la mia presenza ad un'eventuale squadra militare di soccorso. Ora se l'interrogatorio è finito, possiamo pure procedere, inizio ad essere stanca"-
-"Per di qua allora..."-
-"Cosa c'è di là?"-
-"Il mio gruppo… Ci nascondiamo in una fattoria, è un luogo piuttosto sicuro, continuare a girare per questi boschi di notte è pericoloso"-
Si pentì subito dopo averlo detto, scorgendo nella penombra, l'espressione derisoria sulle labbra della donna.
In fondo il primo coglione ad avventurarsi col buio, era stato proprio lui!
-"Andiamo"- tagliò corto, afferrandole un braccio
Lei lo spintonò, per liberarsi
-"La prossima volta che mi tocchi troverai la tua mano a far compagnia ai tuoi piedi... sono stata chiara?"-
-"Assolutamente..."-
