Capitolo 2 – Lucy

"Allora che ne pensi?" chiede Quinn con un sorrisino il giorno seguente durante il vostro consueto incontro a pranzo da Starbucks.

"È..." inizi ma non riesci a trovare un aggettivo per descrivere Brittany.

"Stravagante?" suggerisce Quinn.

"Credo di sì," sospiri, "Non era per niente come mi aspettavo."

"Ma continuerai a vederla, giusto?" chiede Quinn come se fosse delusa se non lo facessi.

"Già," rispondi lentamente, "Presumo di sì."

Sorseggi il tuo caffè mentre Quinn sembra più interessata al giornale che ha davanti. In realtà non sei riuscita a smettere di pensare a Brittany fin dal vostro incontro di ieri. Ti ha confusa e spaventata a morte ma allo stesso tempo ti ha fatto sentire più leggera e stranamente ottimista, probabilmente fa parte del suo lavoro, però... il modo in cui ti ha guardato in certi momenti...

Diciamo che ti piace come ti fa sentire.

Sei quasi triste che non la vedrai fino a domani.

Più tardi a casa hai cucinato il piatto preferito di Sam: enchiladas con contorno di insalata, la ricetta originale di tua madre. Piace anche a te ma non è che tu ne vada pazza. È strano come tu viva in una delle città più vibranti del mondo e tu e Sam non siate mai stati in un ristorante raffinato o abbiate mai provato qualcosa di nuovo.

"Ehi, ti ho detto della novità dei miei?" chiede Sam seduto a tavola di fronte a te.

Scuoti il capo e bevi un sorso di vino.

"Hanno trovato un acquirente per il ranch," ti spiega facendo un largo sorriso.

"È magnifico. Non mi aspettavo che qualcuno comprasse davvero quel posto," commenti sorpresa.

La famiglia Evans possiede un ranch nel Tennessee, tu e Sam ci andate qualche volta nei week-end. Sei una ragazza di città ma ti piace andarci perché c'è quasi sempre il sole e il resto della sua famiglia ti tratta sempre molto bene.

"Il nuovo proprietario ha detto persino che ci andrà di tanto in tanto per dare una mano col lavoro."

Aggrotti le sopracciglia, "Sembra troppo bello per essere vero, prima questa persona compra il ranch per quanto, mezzo milione di dollari? Poi permette alla tua famiglia di restare in affitto e vuole addirittura aiutarli a occuparsi dei campi e degli animali?"

"È pazzesco, vero?"

Dalle labbra ti esce un suono scettico, "Non mi va che qualcuno freghi la tua famiglia. Digli di controllare bene il contratto."

"Sì, okay..." borbotta Sam.

Sam non è una cima, e nemmeno i suoi fratelli o i suoi genitori che vivono e lavorano in quel ranch. Gli vuoi bene tuttavia, non vuoi che prendano una fregatura o, ancora peggio, che restino senza casa solo perché non capiscono i termini o le condizioni contrattuali.

Ricordi la prima volta in cui hai incontrato i suoi. Ti hanno guardata come se fossi una specie di aliena; quel ranch è nel bel mezzo del nulla, probabilmente era la prima volta che vedevano una persona dalla pelle scura. Hai passato circa dieci minuti a spiegargli la tua etnia ed erano ancora confusi. All'inizio sembrava che credessero che fossi una di quelle ragazze snob di città, ma alla fine si sono abituati alla tua riservatezza e al tuo sarcasmo. Ora sei una di famiglia e in realtà ti sembrano più loro la tua famiglia che tuoi stessi genitori.

"Magari possiamo andarci questo week-end?" propone Sam titubante, quasi non volesse disturbarti.

Sorridi per la sua premura, "Okay, così posso ritoccare un po' la mia abbronzatura," rispondi felice.

"Come sta andando la terapia? So che ci sei andata solo una volta, però..."

"Bene," gli rispondi brevemente, per qualche ragione non ti va molto di parlarne con lui, o con nessun altro, in effetti, "Ieri notte ho dormito discretamente, quindi, faccio progressi?" scherzi.

"Già, probabile, ma non si risolverà tutto nel giro di una notte, Santana."

"Lo so," concordi con lui.

Quando arriva giovedì stai praticamente saltando sulla sedia dell'ufficio e guardi costantemente l'orologio sperando che l'ora di pranzo arrivi in fretta. In qualche modo sei di nuovo nervosa ma anche un po'... emozionata?

Non sai perché ma il tuo stomaco fa le capriole mentre attraversi la strada, i tuoi passi sono più lunghi e veloci, vuoi arrivare in fretta. Giusto per avere conferma che il primo appuntamento non è stato solo uno strano sogno.

L'ascensore si ferma al settimo piano e le porte si aprono con lo stesso suono di campanello. Procedi in avanti e raggiungi la scrivania di Kurt.

"Salve, signorina Lopez," ti accoglie Kurt. Oggi indossa uno strano maglione color crema che si ferma a mezz'altezza e in testa ha una coppola rossa. Ti sforzi di non ridere.

"La prego, mi chiami Santana," gli sorridi alzando la mano per insistere.

"Solo se mi chiami Kurt," ti risponde facendoti l'occhiolino.

"Posso... posso andare?" chiedi puntando il pollice all'indietro in direzione della stanza 47.

"A dire il vero Brittany è un po' in ritardo, se non ti dispiace accomodarti dovrebbe arrivare a momenti," ti spiega con espressione dispiaciuta.

"Okay," rispondi sollevando le sopracciglia. Come ha fatto una persona così poco professionale ad ottenere un lavoro del genere?

Aspetti e aspetti ancora e solo quindici minuti dopo le porte dell'ascensore si aprono e ne esce una Brittany dall'aria affannata che si dirige verso la scrivania di Kurt. Credi che non ti abbia ancora vista.

La fissi perché a tuo avviso non potrebbe essere vestita in modo più bizzarro. Indossa delle infradito con le calze, shorts di jeans ed una maglia di lana color crema dall'aspetto confortevole con l'immagine di un papero sul davanti. Sembra uno di quei maglioni fatti a mano che fanno le nonne per i nipoti come regalo di Natale. Ti metti la mano davanti alla bocca per non scoppiare a ridere di nuovo. È obbligatorio vestirsi in modo eccentrico qui dentro?

I suoi lunghi capelli biondi oggi sono sciolti e mossi.

È davvero graziosa nel modo più naturale possibile. Quasi la invidi ma allo stesso tempo ti piace il fatto che sia graziosa.

"Scusa Kurt," dice Brittany a corto di fiato appoggiando la borsa sulla scrivania, "Mi sono distratta di nuovo, stavo girando delle manopole e mi sono sporcata di grasso e senza rendermene conto e... beh... sai com'è il mio rapporto col tempo. Non ho nemmeno portato fuori Lucy oggi," spiega facendo un broncio carino.

Kurt ride educatamente. Ti chiedi come faccia ad essere così speciale da illuminare una stanza e le persone che ci sono dentro semplicemente entrandoci.

"Non preoccuparti, posso andare io a prendere Lucy e portarla qui dopo il lavoro, se vuoi," propone Kurt, "Oggi ti restano solo Christopher e Santana, dopo puoi tornare a fare il meccanico."

I suoi occhi azzurri si allargano improvvisamente e si spostano di lato per guardarti. Lo stupore si trasforma in cordialità in men che non si dica.

"Ehilà bellissima, scusa il ritardo," ti sorride arrancando per recuperare la borsa.

Apri la bocca per dire qualcosa ma riesci solo a sentire il tuo stomaco cadere più giù di quanto non dovrebbe essere e il sangue raccogliersi sulle tue guance. Non sai davvero come ci riesca o tanto meno cos'è che stai provando, ma non puoi fare a meno di ricambiare il suo sorriso.

"Non c'è problema."

Il problema c'è eccome perché stai pagando per queste sedute e probabilmente arriverai tardi al lavoro, ma si tratta di Brittany e quando ti guarda così chi se ne importa?

"Eccole qui," dice Brittany tirando fuori le chiavi.

"Okay Kurt, se chiama qualcuno digli che lo richiamo io domani mattina," lo istruisce mentre si avvia in corridoio.

"Sarà fatto," risponde Kurt riportando l'attenzione al suo computer.

"Forza, tu," ti chiama Brittany a bassa voce mentre ti passa di fianco.

Il tuo corpo sembra seguirla anche se le tue gambe stranamente non sono più così stabili come quando hai attraversato la strada.

Brittany apre la porta e tu resti ferma dietro di lei. I tuoi occhi percorrono il retro delle sue gambe e sembrano davvero in forma, ti chiedi che esercizi faccia.

"Non vado in palestra, se te lo stai domandando," dice Brittany improvvisamente mentre apre la porta e si volta verso di te per sorriderti.

"C-cosa?" cerchi di fare la finta tonta e per l'ennesima volta ti senti il viso paonazzo e la cosa ti sta terrorizzando.

"Molte persone mi guardano le gambe quando sono scoperte," ti spiega minimizzando, e non sembra nemmeno compiaciuta o arrogante, è più che altro un'affermazione. "Davo per scontato che mi stessi guardando le gambe... o il sedere..." dice come se fosse un'ovvietà, anche se sei sicurissima che il suo viso fosse rivolto in avanti per tutto il tempo, non è possibile che ti abbia vista.

"N-n-no... io... non stavo guardando," farfugli restando lì in piedi come un'idiota.

"Oh," dice Brittany e sembra che se la sia bevuta. Sembra anche un po' delusa. "Oh, beh, entra," ti dice facendo riapparire il suo sorriso educato sul viso.

Annuisci, entri e le passi di fianco. Profuma di pasticceria e metallo. Ti domandi cosa diavolo faccia questa donna nel suo tempo libero. Ti domandi anche perché continui a prendere nota di come profuma. Ti siedi sul divano di pelle e lei si accomoda sulla poltrona sul lato opposto, accavallando le gambe e buttando fuori uno sbuffo d'aria che le sposta una ciocca di capelli dal viso. È davvero adorabile sotto ogni aspetto. Non sai perché continui a pensare tutte queste belle cose di lei, è carina ma non la conosci nemmeno.

Forse però ti piacerebbe conoscerla.

"Cosa intendevi prima quando parlavi di manopole?" sorridi divertita. Vuoi davvero sapere qualcosa di lei. Qualsiasi cosa.

"Oh," sorride di nuovo ma per la prima volta sposta lo sguardo con espressione imbarazzata e tu ti compiaci di aver cambiato le carte in tavola per una volta.

Ti piace molto come ti fa sentire. Ti chiedi come tu la faccia sentire. Magari vuole essere tua amica? Ti maledici immediatamente perché stai già presupponendo troppo, è il suo dovere essere amichevole. È il suo lavoro tirarti fuori dalla routine.

"Niente di che, faccio gare di motocross e quindi ho imparato parecchio sui motori e nel tempo libero mi piace aggiustare le cose, macchine per lo più."

Le tue sopracciglia schizzano al soffitto e ti scappa una risata.

"Che c'è?" chiede Brittany inclinando la testa di lato e allargando il sorriso.

Il tuo cuore sta battendo un po' più forte del normale e non sai perché. Succede ogni volta che sorride, o ride... o ti guarda...

"È solo che non me l'aspettavo," le rispondi onestamente, cercando di essere più scherzosa possibile.

Non replica ulteriormente e invece va dritta al dunque, "Dimmi Santana, e tu cosa fai nel tempo libero?" ti chiede sorridendo.

"Niente di che, a Sam piace andare alle partite di hockey e-"

"Ti ho chiesto cosa piace fare a te, non a Sam," dice Brittany con espressione un po' più seria e con tono leggermente più impaziente. Il suo cambio di atteggiamento è così impercettibile che senti la necessità di concentrarti per notarlo.

"Beh è quello che stavo dicendo, di solito andiamo alle partite di hockey. Oltre a quello niente di particolare, mi piace fare shopping e guardare la TV e film, sai, il solito," concludi alzando le spalle. Ti sembra che ogni cosa che dici sia il pezzo di un puzzle che lei usa per costruire la tua immagine. È piuttosto intimidatorio.

"Magari è ora che ti trovi un nuovo hobby," suggerisce Brittany e di nuovo non sembra brusca, è un semplice consiglio.

"Perchè?" le chiedi.

"Dedicarsi ad un hobby che ci interessa è il modo migliore per migliorare l'umore, insieme all'esercizio fisico. Magari coltivare un hobby potrebbe aprirti nuove porte."

Aprire nuove porte?

Deve aver avvertito la tua confusione perché inizia ad elaborare, "Per esempio vorresti cantare, giusto?"

"Sì, ma non è qualcosa che-"

"Allora magari dovresti andare in un jazz bar e guardare qualcun altro che canta," ti interrompe.

"Non so," rispondi incerta guardandoti le mani. "Non credo che a Sam interesserebbe."

"Allora porta un'amica o vai per conto tuo," propone Brittany.

Non riesci a fare a meno di sorridere. "Fai sembrare tutto semplice, lo sai?"

Lei ride e poi ti guarda dritta negl'occhi, "Il mondo è semplice, siamo noi esseri umani a complicare le cose."

Tu sospiri e sorridi con malinconia. Ti fa credere che tutto sia possibile. Magari potresti andare in un bar e guardare persone che cantano per professione? Forse un giorno potresti avere le palle per farlo anche tu.

"Poi una cosa tira l'altra e magari potresti provare a farlo anche tu, ma non sei obbligata, è solo qualcosa per te a cui sei davvero interessata, perché, scusa la schiettezza, ma non mi sembri proprio una tifosa di hockey," ti dice col sorriso sulle labbra.

Sbatti le palpebre e fai una risatina nervosa. È di nuovo nella tua maledetta testa.

"Non ho molti amici," ammetti a bassa voce.

Lei inclina il capo e puoi giurare di aver visto un barlume di emozione nei suoi occhi.

"Aggiungilo al lungo elenco di motivi per cui dovresti farti un nuovo hobby allora," ti sorride pacificamente.

"Già," sospiri e non riesci a credere di starci anche solo pensando.

Magari potresti farlo davvero?

"Mi spiace che il nostro incontro debba essere breve oggi, Santana, è colpa mia che sono arrivata in ritardo, non devi pagare per questa seduta."

"Oh," sospiri e non ti disturbi nemmeno a nascondere la tua delusione. Sei appena arrivata. Non la vedrai fino a martedì e mancano tipo cinque giorni. Ti senti lo stomaco pesante.

Lei sembra notare la tua delusione, "Ma dimmi Santana, vorrei chiederti questo: se c'è una cosa nella tua vita che in questo momento ti turba più di tutto, cosa diresti che sia?"

Deglutisci e ci pensi.

La guardi ed è seduta serenamente sulla poltrona, con le gambe accavallate ed un debole sorriso sul viso. I suoi occhi sono azzurri e rasserenanti. Senti di poterle dire qualsiasi cosa senza che lei pensi male di te, o che sei stupida. Quel maglione pesante che indossa sembra così confortevole, hai quasi voglia di abbracciarla e sentire che effetto fa, e sentire che effetto ti fa lei.

Deglutisci di nuovo perché provi tutti queste sensazioni per una completa estranea, sensazioni che non hai mai provato così intensamente nemmeno con Sam, e allo stesso tempo sensazioni completamente nuove. È una terapista ed una donna. Sei ossessionata da lei per caso? È questo? È questo che provoca la terapia?

Cerchi di non pensare ai tuoi sentimenti o alle implicazioni che possano avere. Probabilmente ti piace Brittany e ti va di condividere con lei un pezzetto della tua anima solo perché se lo merita.

"Ultimamente ho l'impressione che la vita vada troppo in fretta, hai presente?"

Brittany annuisce e ti lascia continuare.

"Voglio dire, ho venticinque anni, sto già per sposarmi, ho più o meno raggiunto il top della mia carriera lavorativa perché realisticamente non posso pensare di ottenere di più dato che A) sono una donna e B) sono una donna di colore. La burocrazia e il sessismo sul posto di lavoro sono davvero una rottura di palle."

Brittany fa una risatina e ti fa rigirare lo stomaco proprio come martedì.

"Mi sembra di deludere costantemente i miei genitori, l'unica cosa di cui sembrano essere fieri è che mi sposo con Sam. Mi sento in trappola, capisci? Non c'è niente di bello nella mia vita a parte Sam, e anche in quel caso mi sembra di vivere la sua vita, non la mia. I suoi amici sono miei amici e la sua famiglia è la mia famiglia. Non so più chi sono. Non è così che immaginavo sarebbero andate le cose, mi dico che dovrei essere felice ma..."

"Non lo sei," Brittany finisce per te con delicatezza.

Stringi i muscoli dell'addome e sbatti le palpebre per cacciare le lacrime che minacciano di uscire.

"Beh," riprende Brittany accomodandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio e tiene gli occhi fissi su di te, non con pietà ma con qualcos'altro che non riesci a definire. Stai cercando con tutta te stessa di non piangere davanti a lei. "Vorrei che tu ci riflettessi nei prossimi giorni, Santana. Che ci pensassi seriamente. Pensa a cosa ti rende infelice e pensa alle cose che potresti fare per migliorare la situazione. Sforzati di pensare fuori dall'ordinario, non porti dei limiti, okay?"

Annuisci e ti senti leggermente meglio. Ti ha dato un bel po' di materiale su cui lavorare.

"Ora posso andare?" le chiedi pateticamente. "Credo di essere già in ritardo per il lavoro."

"Certo che puoi," ti sorride e si alza per accompagnarti alla porta. "Grazie per essere venuta."

Sospiri, cerchi ancora di cacciar via le lacrime, i tuoi occhi probabilmente sono lucidi. Ti chiedi se abbia capito che sei sul punto di piangere, ma è una terapista, presumibilmente lo sa. Raggiungete la soglia e ti volti per uscire.

"Un'ultima cosa, Santana," dice Brittany sottovoce e allunga una mano per afferrarti il braccio.

Ti volti e guardi dove ti sta toccando. Ancora quella strana sensazione si impossessa di te, la sua mano è delicata e calda e per qualche ragione vorresti dartela a gambe levate ma sembra che non vogliano darti ascolto.

"Mi sembra di capire che senti la tua vita passarti davanti, vero?"

Annuisci. Ha ragione di nuovo. Ti chiedi se succederà mai che si sbagli.

"Lo approfondiremo martedì, ma per ora voglio che tu sappia questo. Non è mai troppo tardi per essere ciò che sei."

Cazzo.

Non ti va davvero di piangere e ora sta strofinando il pollice sul tuo braccio e ti gira la testa. Devi uscire di qui.

"A presto, Santana," ti saluta gentilmente.

La porta della stanza 47 si chiude davanti a te per la seconda volta e senti come un formicolio al braccio nel punto in cui ti ha sfiorata.

Ti fai strada verso il tuo ufficio, le lacrime che hai trattenuto fino ad adesso finalmente cadono dai tuoi occhi. Hai bisogno di sistemarti il trucco. È tutta colpa di Quinn, pensi tristemente. Non capisci perché ti stai sentendo così: eri entusiasta all'idea di vederla ma poi quando eri lì avevi solo voglia di scappare. Qualcosa ti dice che martedì succederà la stessa cosa.

Diverse ore dopo stai per lasciare il tuo posto di lavoro, il cielo serale sta ricoprendo la città. Non vivi molto lontano, quindi prendi la metro per andare a casa. A quanto pare è più economica dell'auto in città, in più puoi farti anche cinque minuti di passeggiata. Quando stai per voltarti e incamminarti c'è qualcosa che cattura il tuo sguardo dall'altra parte della strada.

Brittany.

È decisamente Brittany perché sta lasciando quell'edificio e nessun altro uscirebbe vestito in quel modo. Sta lasciando l'ufficio e avviandosi in direzione opposta alla tua. Resti ferma immobile chiedendoti cosa fare. E cosa cavolo dovresti fare? Eppure hai quasi voglia di dirle ciao. Magari potresti seguirla.

Già. Sei decisamente una maledetta stalker, pensi mentre ti avvii verso di lei e ti allontani dalla tua consueta via di casa. Solo quando sei più vicina noti che Brittany è compagnia di un altro biondo, uno che le arriva alle ginocchia. Un golden retriever trotterella al suo fianco scodinzolando allegramente, tanto che la coda le va a sbattere contro i polpacci.

Ti accorgi che stai sorridendo.

La stai seguendo da appena cinque minuti quando arrivi al parco del quartiere. Ovvio, sta portando il suo cane al parco. Ti aspettavi quasi qualcosa di assurdo mentre la guardavi, tipo che con i suoi poteri magici avrebbe aperto un portale segreto per un mondo incantato.

Stai iniziando a diventare veramente stupida.

Così stupida da averla seguita fino al parco. Che diavolo hai che non va? Vai e dille ciao. Qual è la cosa peggiore che ti può capitare? Beh, tanto per cominciare il cane potrebbe azzannarti.

Ti fermi vicino ad un albero e la osservi per un po'. Brittany si è messa a parlare con uno sconosciuto ed è riuscita a farsi dare un po' di pane da gettare nello stagno delle anatre. La guardi incantata. È una di quelle persone che possono fare conversazione con un perfetto estraneo. Al diavolo. Devi andare a parlarle.

Cammini veloce, i tuoi tacchi affondano nel sentiero sterrato e ti ritrovi dietro di lei. Il signore anziano con cui stava parlando ora è seduto su una panchina poco più in là.

"Ciao!" la saluti con un po' troppa impazienza.

Brittany ha un sussulto e si volta, il cane si avvicina immediatamente.

"Santana? Ciao, che ci fai qui?" ti chiede portandosi il maglione di lana sulle guance per strofinarle.

Quanto è tenera.

"Io, ehm," deglutisci e ti rendi conto che non hai avuto abbastanza tempo per prepararti una balla. Maledizione. Non hai voglia di mentirle comunque. "Ti ho vista uscire dall'edificio e..."

"Mi hai seguita fino a qui?" finisce Brittany facendo una risatina.

"Già," rispondi imbarazzata strofinandoti dietro al collo.

"Dove sono finite le tue maniere, Lucy? Saluta Santana!" dice poi fingendosi arrabbiata col cane di fianco a lei.

Il golden retriever scodinzola e solleva la sua zampa verso di te.

Quanto è tenera, proprio come la sua padrona. E anche intelligente.

Fai una risatina e prendi la sua zampa pelosa per stringerla. E' quasi speciale come toccare Brittany. Quasi.

"È carinissima," le dici continuando a sorridere quando il cane abbassa la zampa e osserva Brittany. Si vede che obbedisce e rispetta la sua padrona.

"Un'amore," sospira Brittany lanciandoti uno sguardo penetrante.

Il tuo stomaco fa un leggero sobbalzo.

"Lucy, vai a prendere un regalo per Santana, vai!" ordina al cane accarezzandole la testa.

Lucy corre via in direzione di un gruppo di alberi, fa il giro intorno ad uno di essi e poi sparisce.

"Un regalo?" sorridi divertita.

Brittany annuisce e si dondola sulle punte dei piedi.

È strano vederla fuori dalla stanza 47. La fa sembrare più reale. Cosa decisamente stupida perché è ovvio che sia reale. Vi guardate impacciate per qualche istante e il silenzio ti divora. Non sei brava a fare conversazione perché la maggior parte delle volte non ti va di farlo. Ma con lei è un'altra storia.

"Mi piace il tuo maglione," le dici.

"Grazie," risponde Brittany con entusiasmo, per un attimo i suoi occhi si abbassano sulle tue labbra poi tornano sui tuoi, "L'ho fatto io."

Tu ridi perché era ovvio.

"Vuoi che te ne faccia uno?" chiede Brittany.

Ridi di nuovo perché è così innocente e infantile eppure ha la grazia di una donna adulta.

"Non mi metterei una di quelle cose nemmeno morta," rispondi.

Il suo viso si oscura, e i suoi occhi sono di un azzurro più spento.

In quel momento capisci che non vuoi deluderla mai più. "Beh," le sorridi, "quello è ciò che direi di solito, ma per te credo che potrei fare un'eccezione."

Speri che colga il tuo senso dell'umorismo.

La luce ritorna sui suoi occhi e le sue labbra si distendono in un sorriso, "Okay, te ne faccio una, ma ho bisogno di sapere il tuo animale preferito da metterci sopra."

"Mmh," guardi verso l'alto riflettendoci su, "Una lucertola, direi."

Brittany sbuffa una risata, "Una lucertola? Scherzi Santana?"

"No, dico sul serio," le rispondi, "Che c'è che non va con le lucertole?"

Brittany fa una smorfia divertita e scuote il capo, i suoi capelli biondi le cadono davanti al viso, "Bene," dice infine.

Non vuoi che questa conversazione finisca quindi continui a parlare. "Progetti speciali per il week-end?"

Brittany fa scivolare la lingua sul labbro inferiore e fa schioccare la bocca, "Più o meno," annuisce. "Ho acquistato una proprietà in Tennessee, quindi devo andare là a sistemare un po' di cose."

Il sangue deve aver lasciato completamente il tuo viso perché ora ti sta guardando confusa. Non può essere, vero?

"T-tu? Tu hai comprato il ranch degli Evans?" le chiedi sbalordita.

"Wow, come fai a saperlo?" ti domanda meravigliata, con gli occhi spalancati per la sorpresa.

"Evans... il mio fidanzato si chiama Sam, Sam Evans, quella tenuta è della sua famiglia e la frequento da anni," le spieghi.

Non puoi proprio crederci.

"Anche io e Sam ci andiamo questo week-end, ma devo dire che il motivo principale era assicurarci che il contratto col nuovo proprietario fosse legale," dici ridendo perché ora non c'è più bisogno di preoccuparsi di questo.

Brittany non farebbe male ad una mosca, figuriamoci ad una persona.

Brittany fa una risatina e poi sospira, "Allora conoscerò la tua futura suocera?" ti chiede sottovoce. La scintilla è scomparsa dai suoi occhi e ancora una volta hai la sensazione di averla delusa. Non vuoi deluderla mai più, lo odi già quello sguardo.

"Già," sospiri a tua volta e ritornate entrambe in uno scomodo silenzio.

Osservate il piccolo stagno ed ascoltate il verso delle anatre che fluttuano sull'acqua. Ti chiedi come faccia ad avere così tanto denaro da poter comprare la tenuta, o perché la stia comprando. Si sta trasferendo? Speri di no. Stai per chiederglielo poi ti fermi. È lei quella che deve fare domande, non funziona al contrario.

Lucy ritorna di corsa poco dopo e strofina il muso contro la mano di Brittany. Ha portato indietro un rametto. Abbaia una volta sola e Brittany la accarezza intorno alle orecchie.

Sei quasi gelosa e ancora una volta non sai perché o, almeno, non vuoi pensare al perché.

"Tieni," dice Brittany porgendoti il rametto. Poi si mette una mano davanti alla bocca per nascondersi da Lucy. Si avvicina fino a che praticamente non ti sta sussurrando nell'orecchio, "Per favore, non gettarlo fino a che non esci dal parco, Lucy potrebbe prenderla sul personale se non ti piacesse il suo rametto."

Ti viene da ridere perché non pensi che dica sul serio, poi si allontana e ti guarda. La luce è tornata nei suoi occhi. Ora credi che faccia sul serio, o almeno supponi che lei pensi che ci sia un fondo di verità in quanto ha detto. Non hai nemmeno la forza di prenderla in giro: ridi e annuisci.

Dio, quanto è tenera.

"Oh, bene, è ora di andare a casa," sospira Brittany ed inizia ad incamminarsi. Lucy la segue ubbidientemente. "A quanto pare ci vedremo prima del previsto, eh?" ti sorride.

Poi si volta di scatto e prosegue verso l'uscita.

Resti ad osservarla andare via e cerchi di ignorare il trambusto nel tuo stomaco. Cerchi di ignorare anche il fatto che i tuoi occhi cadono sulle sue gambe e sì, questa volta anche sul suo sedere.

Non vuoi sentirti così, eppure lo fai perché è una sensazione bellissima, credi di essere già assuefatta al modo in cui ti fa sentire. Sei andata da lei con la speranza di sentirti più sana e per la seconda volta lasci la sua compagnia sentendoti più pazza.

Beh, devi essere davvero fuori di testa perché hai tenuto in mano quel rametto per tutta la via di casa.