CAPITOLO 2
Jorah
Da cinque giorni seguivano le tracce dell'orso. Un esemplare maschio piuttosto grosso di circa 230 kg. Avevano attraversato torrenti d'acqua gelida che scendevano da alture ripide e boschi di pini talmente alti che schermavano la luce del sole. Si erano accampati sotto querce centenarie dal tronco nodoso e sulla sommità di colline sferzate dal vento. Ma quella sera avevano avvistato una sporgenza rocciosa e avevano montato le tende al riparo dal gelido vento del nord.
A Jorah e Daenerys si erano uniti alla battuta di caccia anche Alysane Mormont e tre uomini, vecchi compagni del cavaliere. A uno di loro mancava quasi tutta la mano sinistra, ad eccezione del pollice e di due falangi dell'indice. Parte del viso era deturpato da un'orrida cicatrice che proseguiva lungo il torace. Un orso, aveva raccontato, ma non aveva aggiunto altro. Non ricordava altro. Solo che dopo molti giorni si era svegliato con il corpo mezzo bendato e la consapevolezza di essere vivo. Giurava che si trattava dello stesso orso a cui stavano dando la caccia. "Vedete" aveva affermato indicando le impronte "poggia il peso solo su tre zampe. Prima che mi aggredisse gli avevo lasciato un ricordino. Non sarà difficile catturarlo."
Era passata quasi una settimana e non lo avevano ancora avvistato. Solo qualche fatta, vecchia di almeno due giorni. L'animale aveva un bel po' di vantaggio su di loro e poteva essere ovunque.
«Questi dovrebbero bastare per un po'.» Alysane Mormont scaricò una fascina di rami secchi ai piedi del cugino, intento ad accendere il fuoco. «La tua regina è un osso duro per essere così giovane. Sai, ad essere sincera non credevo avrebbe resistito con il freddo del Nord.»
Jorah guardò oltre la propria spalla. La tenda di Daenerys era stata eretta nel punto più riparato e un po'discosto dalle altre.
«È una donna estremamente forte e coraggiosa. Non farti ingannare dal suo aspetto. Ha sofferto più di quanto meriti.» Rispose il cavaliere pieno d'orgoglio.
«L'ami così tanto?» chiese lei, prendendo una delle lepri appena cacciate e cominciando a spellarla.
«Più della mia stessa vita. Anche se non potrà mai essere mia.» Prese dal fascio uno dei rami e ravvivò le braci prima di gettarlo sui tizzoni. Il legno prese fuoco e cominciò a crepitare. Jorah aggiunse altri rami.
«Ne vale la pena?» Alysane conficcò il coltello nel terreno e appoggiò una mano su quella del cugino. «L'ultima volta che ti sei innamorato di una donna che non ti corrispondeva hai rischiato la testa e sei finito in esilio per anni.»
«Lei è la mia regina e ora è anche la tua. Sono il comandante della Guardia Reale e sarò ben lieto di dare la mia testa in cambio della sua vita.»
Jorah si alzò. «Ora scusami, vado a vedere se Daenerys ha bisogno di me.»
Alysane annuì e riprese a spellare la lepre, qualcuno doveva pur occuparsi della cena.
Sua cugina non capiva. Daenerys non era come Lynesse. Certo, non lo avrebbe mai corrisposto, mai amato allo stesso modo in cui lui amava lei, di questo ne era consapevole. Ma la sua presenza non le faceva ribrezzo. Quando gli aveva ordinato di allontanarsi non lo aveva fatto perché lui non le dava abbastanza, ma perché, da sciocco, l'aveva ingannata. Qualsiasi Regina avrebbe fatto la stessa cosa, avrebbe fatto anche di peggio, ma alla fine lo aveva perdonato e accolto nuovamente, cosa che Lynesse non avrebbe mai fatto. Daenerys aveva un animo nobile e gentile. Anche solo per questo motivo sarebbe valso di starle accanto, amarla e proteggerla.
Il sole stava tramontando dietro le cime innevate, colorando di rosa i picchi più alti. Dopo aver lasciato Alysane, Jorah non si diresse subito verso la tenda della regina, ma deviò verso il bosco, alla ricerca di qualche frutto da portarle.
«Daenerys?» la chiamò Jorah mentre scostava i lembi di stoffa che chiudevano la tenda, per farsi annunciare. La regina si stava pettinando alla luce dell'unica candela presente nella stanza. Si voltò sentendo la voce e i passi del cavaliere.
«Senza le mie ancelle questa operazione richiede più del previsto. Sai a volte penso di tagliarli.»
«Ti chiedo di non farlo, Maestà. Ricordi i dothraki? E che cosa dicono delle loro trecce?»
Daenerys rise. Un suono fresco come l'acqua dei torrenti dell'isola. «Lo ricordo benissimo. E anche se sono la regina dei Sette Regni, sposai un Kahl dothraki un tempo. Non preoccuparti, non taglierò i miei capelli.» Le dita di Daenerys corsero veloci lungo le ciocche argentee a realizzare una semplice treccia, poi la regina si avvicinò al cavaliere ancora fermo al centro della stanza. Per quanto modesta, la tenda di Dany era la più grande ed era possibile stare in piedi senza troppi problemi.
«Che cosa nascondi dietro la schiena?»
Jorah le mostrò un cestino colmo di more e fragole selvatiche. «Non siamo ad Approdo del Re, ma anche qui abbiamo frutti dal gusto dolce e delicato.»
Daenerys prese una fragola e la morse socchiudendo gli occhi. «È il frutto più dolce che io abbia assaggiato dopo la pesca che mi portasti a Vaes Tolorro.»
«Sono contento che ti piaccia.»
«E nell'altra?» chiese la regina aprendo gli occhi e notando che Jorah teneva ancora un braccio dietro alla schiena.
«Non lo sai che la curiosità può essere pericolosa?» Daenerys si sporse un poco per sbirciare dietro di lui e il cavaliere sorrise divertito. Da quando era diventata così "audace"? Jorah ebbe l'impressione che da quando erano giunti all'Isola dell'Orso lei si fosse lasciata andare, abbandonando il rigore della corte per ritrovare la timida spensieratezza di quando era una bambina e che a corte osava mostrare solo poche persone, a lui e a Missandei. O forse era così da quando l'aveva invitata a ballare? In quel momento a Jorah poco importava. Fece un passo indietro per sfuggire alla donna e prolungare per un istante ancora quel loro gioco, se così poteva chiamarsi.
Dany incrociò le braccia assumendo un finto piglio autoritario. «Mostrami cosa tieni nell'altra mano.»
Un cestino colmo di favi di miele scuro comparve nella mano del cavaliere. «Questi sono ancora più dolci delle fragole. Prendine uno, assaggia.»
Daenerys obbedì e preso un pezzo di favo se lo portò alle labbra Un rivolo di scuro nettare le colò all'angolo della bocca, come un gemma ambrata su una pelle d'avorio. Jorah ne seguì incantato il percorso e solo quando sentì il calore della pelle sotto le dita e la vide trattenere il fiato si rese conto di averle sfiorato il collo, raccogliendo il miele con l'indice.
«Daenerys, ti prego di perdonarmi…io…» la frase gli morì in gola. La regina gli aveva preso la mano e ora stava leccando il miele direttamente dalle sue dita, guardandolo negli occhi.
E quello che Jorah vide nelle sue iridi scure era pura voluttà.
Daenerys
Aveva agito senza pensare, in modo del tutto istintivo.
Perché? Che cosa le stava accadendo? Solo due notti prima aveva ripensato a quella mattina al lago: a Jorah che usciva dalla superficie dell'acqua, al suo corpo coperto da infinite gocce fresche e a quel desiderio di baciarla che gli aveva visto negli occhi mentre gli accarezzava il viso. Mentre ripensava a quegli attimi la mano era scesa ad accarezzare la propria intimità. Si era data piacere con negli occhi il volto di Jorah e nella mente il pensiero del suo corpo e delle sue mani.
E ora lui era lì e la stava fissando incredulo mentre lei gli lambiva le dita con la sua lingua, assaporando la dolcezza del miele. Eppure dietro quella stessa incredulità che vedeva negli occhi azzurri del cavaliere, percepiva il desiderio bruciante che divampava nel suo essere. Per anni aveva scorto l'amore che Jorah provava per lei, un desiderio che aveva represso e nascosto sotto la cenere dell'obbedienza e della devozione. Lo aveva rifiutato, sempre, anche se dentro di sé sentiva che c'era molto di più dell'amicizia a legarla a lui, e ora era il momento di assecondare quel bisogno.
Rilasciò le dita di Jorah e cercò la sua bocca. Dischiuse le labbra e lasciò che un poco del miele scivolasse nella bocca del cavaliere, che dopo un attimo di esitazione la strinse a sé e approfondì il contatto. Sentì la sua lingua accarezzare la propria e si lasciò guidare in quel bacio che entrambi anelavano. Fu un bacio lungo e intenso nel quale Jorah riversò tutto il bisogno che aveva di lei, tutto l'amore che provava, come un assetato che cerca un rivolo d'acqua, come se lei fosse la fonte a cui dissetarsi.
Si separarono piano, senza smettere di guardarsi negli occhi, sorridendo l'una sulle labbra dell'altro, in bocca ancora la dolcezza del miele.
«Daenerys… cosa fai?» un sussurro, il timbro appena incrinato dall'emozione.
«Ti ho appena baciato.»
«Lo sai cosa può comportare tutto questo? Sono un membro della guardia reale…sai che non posso.»
«Ti prego, non farlo. Non respingermi ora che so che cosa voglio.»
«Kahleesi?»
Dany abbassò lo sguardo e fissò la camicia del cavaliere. L'aderenza di quella stoffa al suo corpo ne lasciava intravedere i muscoli scolpiti. Gli mise una mano sul cuore sentendo il su battito accelerato. Prese la mano di Jorah e la appoggiò al proprio cuore. Batteva frenetico.
«Mi ci sono voluti anni e solo quando sono stata sul punto di perderti ho capito che ti volevo, che avevo bisogno di te. Non farti pregare. Non costringermi a tanto...» Sentì che le lacrime le stavano salendo agli occhi.
«Non ti chiederò di pregarmi. Voglio essere certo che tu sia sicura di ciò che vuoi. Ti amo con tutto me stesso, questo lo sai. E so stare al mio posto anche senza essere ricambiato, non ti potrei mai abbandonare…»
«E allora stai al tuo posto. Al mio fianco. Nel mio letto.» Con la mano ancora stretta alla sua camicia lo attirò a sé per un altro intenso e lungo bacio.
Quando si staccarono Dany fece un passo indietro «Voglio che mi guardi.» disse la Regina e iniziò a sciogliere i lacci del corpetto di cuoio che indossava. Aveva scelto abiti comodi e caldi seppur poco femminili per quella caccia all'orso, ma in quel momento ogni indumento le sembrava un inutile ostacolo. Si sfilò il corpetto, slacciò la camicia e infine si tolse i pantaloni di lana grezza, restando nuda davanti al cavaliere.
Jorah la stava guardando con un tale desiderio e venerazione che la fece arrossire. «A volte continuo a credere che tu non sia reale».
«Lo sono, Jorah. Più reale di quanto tu possa immaginare.» gli prese la mano e la fece scorrere sul proprio corpo. Il contatto con le mani forti e callose del cavaliere le mandava piccoli brividi di piacere lungo la spina dorsale, i capezzoli si inturgidirono quando le sue dita sfiorarono il seno. Il cavaliere sospirò e lei lo attirò a sé per un altro bacio e lo condusse verso il letto.
Jorah
Si era spogliata davanti a lui con una naturalezza disarmante, come se quello fosse un gesto consueto tra di loro. Jorah la fissava ammaliato dalla perfezione del suo corpo. La pelle a lungo esposta al sole del sud aveva assunto il delicato colore dell'ambra. I seni erano piccoli e morbidi, estremamente sensibili sotto le sue mani. Le gambe lunghe e tornite racchiudevano il nido della sua femminilità, dolce e invitante. I lunghi capelli argentei incorniciavano un viso di donna dallo sguardo fermo e deciso che invocava silenzioso il suo nome.
Più la guardava e più gli sembrava impossibile che fosse vero. Ci sono momenti in cui ti guardo e stento a credere che tu sia reale. Anche adesso, anche lì, con lei davanti non ci credeva. L'aveva desiderata fin dal primo giorno, quasi vergognandosi di quel sentimento. Lei, principessa lontana da casa e pronta a lottare per riconquistare il trono che le spettava, fiduciosa nel futuro e in quella dinastia che aveva regnato per secoli. Lui, cavaliere in esilio che non aveva nulla da offrire se non la propria spada e la vita, aggrappato al ricordo di un amore e di una casa che non lo voleva.
L'amore per Danerys era cresciuto piano, mentre da bambina si faceva donna, da principessa a regina a Madre dei Draghi. L'aveva vista sposa di un Kahl restando in silenzio mentre le loro grida d'amore dilagavano nel kahlasaar, in alto nel cielo dothraki secondo la tradizione. L'aveva guardata concedersi ad un mercenario, arrossire ogni volta che Daario la guardava, odiando quei sorrisi di scherno che sembravano dirgli che la Regina era sua, che lui era troppo vecchio per poter avere qualche possibilità… troppo vecchio per cavalcare il drago.
Aveva sentito il suo cuore andare in pezzi quando l'aveva cacciato e rinascere quando l'aveva riaccolto. Non voleva altro dalla vita, aveva accettato di starle accanto come Capo della Guardia, come consigliere, come amico, pago di quei sorrisi e dei momenti in cui lei richiedeva la sua sola compagnia per passeggiare nei giardini della Fortezza Rossa o tra le vie più povere di Approdo del Re.
Con quell'inaspettato viaggio verso Nord, verso Casa, era riuscita a sorprenderlo ancora una volta.
E ora, Daenerys si stava offrendo a lui. Non costretta, non per compassione. Era cambiato qualcosa e questa volta era stato lui quello cieco a non vedere il mutamento nel cuore della sua Regina, a non scorgere i segnali. O forse , semplicemente, a non alimentare speranze vane.
Dany si alzò in punta di piedi e lo baciò, interrompendo i suoi pensieri. Passionale e decisa – no, non era compassione, ma puro desiderio – la mano stringeva la camicia di lana, trattenendolo a sé, poteva sentire il calore della sua pelle nuda attraverso la stoffa. Posò un bacio energico sul collo, dove la pelle era sottile e delicata, strappandole un sospiro di piacere. Aveva i sapore del sole del sud e di qualcosa di misterioso e selvaggio che gli faceva vibrare il corpo. Cercò ancora le sue labbra, quasi le divorò in un bisogno urgente, per troppo tempo erano stati lontani l'uno dall'altra. Quando si separarono Dany aveva il fiato corto e le gote arrossate, era più bella e desiderabile che mai.
«Spogliati.» Disse Daenerys. Un ordine, più che un invito. Jorah ubbidì con piacere. Senza esitare si sfilò la camicia che finì a terra sopra ad alcune pelli di pecora che erano state portate per rendere più calda e confortevole la tenda della regina.
Non era certo nel fiore degli anni, ma gli allenamenti con la spada, i giorni a cavallo e le lunghe battaglie avevano scolpito il suo corpo e ne era consapevole. Ancora ricordava gli sguardi che le donne del Kahlasaar gli lanciavano quando passava tra le tende o i sussurri delle schiave a Mereen quando usciva di pattuglia o si lavava in qualche corso d'acqua. Quante volte era caduto nei loro letti, desiderando un'altra donna. La stessa che ora gli stava davanti e di fronte alla quale si sentiva impacciato come la prima volta in cui aveva provato il calore di una donna.
Aveva ancora indosso i calzoni e già sentiva le mani di Daenerys correre rapide lungo la stoffa, vicine al suo desiderio che premeva impaziente, e fermarsi a sfiorargli la cicatrice sul fianco, una linea sottile dai margini lisci, bianca come l'avorio proveniente dalle Isole dell'Estate.
«Mi dispiace.» si era inginocchiata davanti a lui, le dita ferme sulla ferita rimarginata e gli occhi rivolti a Jorah. «Anche questa è per causa mia.»
«No. Anzi, è solo grazie a te se si è rimarginata così bene e non si è infettata. Ricordi? Fosti tu a curarla.»
Sorrise, la Regina degli Andali, maliziosa. Ciò che accadde dopo, lasciò il cavaliere senza fiato. In un istante la poca lucidità che ancora aveva svanì, portata via dalle labbra di Daenerys sulla sua pelle, dalla sua lingua che lambiva e leniva la ferita lasciata da Quoto tanto tempo prima.
Con dita ferme slacciò le brache pesanti facendole scivolare a terra. Rapido e guizzante il pene uscì da quella gabbia di stoffa, come una fiera a lungo rinchiusa. Di fronte a Daenerys, Jorah si vergognò per quel desiderio così urgente che aveva di lei, ma quel sentimento fu nuovamente spazzato via in un istante quando lei lo accolse tra le labbra. Non poteva farlo davvero. Avrebbe dovuto fermarla, una regina non deve abbassarsi a tanto, non con un semplice cavaliere, ma era come se corpo e mente avessero smesso di comunicare. Le gambe vacillarono, il respiro si fece affannoso. La lingua di Daenerys lambiva ogni parte della sua virilità. Di tanto in tanto sollevava lo sguardo e lui si immergeva in quegli occhi viola, non c'era vergogna, solo passione, solo lussuria. Fece scivolare una mano tra i suoi capelli, la accarezzò trattenendola lì. La testa iniziò a vorticare, ansimava. Il suo corpo tremò, doveva fermarla o si sarebbe sciolto tra quelle labbra.
«Daenerys… fermati» quasi la supplicò.
Lei alzò gli occhi e lo guardò confusa, con quella stessa espressione smarrita che le aveva visto poche volte, prima che l'amore per Drogo la conquistasse. Si inginocchiò anche lui così che furono alla stessa altezza. Parlò per primo, dando voce alla domanda che ronzava nella testa di Daenerys.
«Sei perfetta. Meriti di essere amata come si deve, è solo per questo che ti ho fermata.» le accarezzò i capelli e la aiutò a sollevarsi. Quando la prese in braccio si rese conto di quanto fosse leggera e delicata, fragile nonostante la forza che sprigionava. Poteva sentire il calore della sua pelle contro la propria. Il profumo intenso e inebriante del suo corpo pervadergli ogni cellula. L'avrebbe fatta sua all'istante, se solo fosse stata una qualsiasi altra donna, ma con lei non avrebbe potuto.
La condusse verso il letto e la fece stendere sulle morbide pelli, contemplandola ancora una volta alla luce delle candele, prima di baciarla.
Daenerys
L'aveva fermata. Non sapeva se sentirsi grata o offesa. Era la prima volta che un uomo le diceva di fermarsi mentre gli dava piacere con la bocca. Ma lui l'aveva interrotta, e lo aveva fatto per lei, perché non era giusto che la loro prima volta si concludesse in quel modo.
Ripensò a come Drogo l'aveva presa la prima notte, con forza e privo di dolcezza. L'aveva posseduta come se fosse stata un giumenta pronta alla monta. Si ricordò della prima volta con Daario. Nemmeno lui era stato molo gentile, certo si erano scambiati effusioni più intime, ma a lei era parso che Daario stesse per riscuotere il premio di una scommessa.
Jorah era diverso. Più delicato. Eppure i suoi baci erano più caldi dell'alito dei draghi e le sue carezze le scioglievano le membra come fosse stata di cera che si plasmava sotto le sue dita.
Con la propria lingua accarezzò quella di Jorah, una mano infilata tra i capelli del cavaliere per non farlo scappare. Gemette in protesta quando lui si staccò per riprendere fiato.
Disteso sopra di lei, poteva sentire ogni fibra del suo corpo, il membro che premeva contro la sua coscia.
«Dove vai?» chiese vedendo che il cavaliere si alzava. L'aria fredda si sostituì al corpo dell'uomo.
Lo osservò dirigersi verso il tavolino su cui aveva appoggiato i cestini con la frutta e i favi di miele e contemplò la figura del cavaliere. Jorah aveva spalle large a sorreggere un collo muscoloso eppur aggraziato. Neppure la schiena era stata risparmiata dalle cicatrici, seppur meno vistose di quelle sul torace.
«Se la mia Regina lo consente» cominciò voltandosi verso di lei con un cestino in mano, «vorrei sentire il gusto del miele sul suo corpo.»
Daenerys lo lasciò fare. Il miele colò tra le sue labbra, era denso e dolce e lei lo assaporò con piacere. Altre gocce caddero sui suoi seni e Jorah le colse prontamente con la bocca mentre le dita giocavano con i suoi capezzoli. Il cavaliere prese dell'altro miele che scese sul ventre e gocciolò scuro sulla sua femminilità.
La lingua di Jorah ne seguì il percorso e Daenerys sentì una serie di brividi percorrere il proprio corpo a mano a mano che lui si avvicinava al suo punto sensibile. Inarcò la schiena e ansimò mentre entrava in lei con le labbra. Fu una sensazione travolgente, che le tolse il respiro. Chiuse gli occhi e si aggrappò alle coperte di pelli, alla ricerca di un appiglio sicuro per non affondare nel mare di sensazioni. Jorah accompagnò il movimento della lingua con le dita e Daenerys gemette e si morse un labbra, sussurrando il nome del cavaliere.
Irri le aveva raccontato dei vari modi in cui un uomo può dare piacere ad una donna, ma non aveva mai creduto che la sensazione fosse così dolce e intensa. Nessuno degli uomini che aveva avuto le aveva mai fatto provare un piacere tanto violento, Drogo non si sarebbe mai abbassato a tanto, e Daario sembrava cercare il proprio piacere prima di quello altrui. Ma Jorah era diverso, aveva sempre messo lei prima di sé stesso e glielo stava dimostrando anche in quel momento.
Chiamò ancora il suo nome, invocandolo, pregandolo di fermarsi come prima lui aveva fermato lei. «Jorah…aspetta…» Ma il suo corpo non rispondeva alle parole e con una mano tratteneva il cavaliere. Jorah sorrise sulla sua pelle, ma non ubbidì alla richiesta della sua regina. Il corpo di Daenerys tremò, vibrò sotto la lingua e le carezze del cavaliere finchè non raggiunse l'apice e si lasciò andare.
Quando si decise a parlare lo fece con voce ansante. «Non avevo mai provato nulla di simile, Irri me ne aveva parlato, ma io non avevo mai provato una sensazione simile.»
Si era lasciata andare, con il corpo, il cuore e a parole e sapeva che stava facendo la cosa giusta.
Il cavaliere la guardò e sorrise. «Ci sono molti modi per amare e dare piacere ad una donna. Sono felice di poter essere il primo almeno in questo.»
Jorah prese ancora un po'di miele e glielo fece gocciolare tra le labbra prima di baciarla nuovamente. Daenerys sentì in bocca il sapore del miele misto al proprio e la sensazione riaccese in lei il desiderio. Voleva sentire Jorah dentro di sé, soddisfare quel desidero che bruciava entrambi. Lo baciò di nuovo prima di prendere il membro del cavaliere tra le mani e guidarlo dentro di sé.
«Guardami.» Le sussurrò lui.
Lei aprì gli occhi e i loro sguardi si fusero assieme come i loro corpi.
«Ti amo.» Le disse e le parole furono sostituite da un bacio sul collo e da un gemito roco.
Quando entrò in lei lo fece in modo delicato, aspettando che si abituasse a lui e lei gli sorrise, consapevole che aveva bisogno ancora di una certezza prima di lasciarsi andare completamente, perché troppo a lungo lo aveva ferito. Forza e passione si mescolavano in ogni spinta, i corpi in perfetta sincronia amandosi e completandosi l'uno con l'altro.
Da quanto non si sentiva più così sicura del proprio corpo e del proprio essere, in un contatto così intenso e travolgente. Si rese conto che le sensazioni che Jorah le stava regalando erano sconosciute, completamente nuove e si lasciò condurre da lui. Si sciolsero l'uno nell'altra chiamandosi e rincorrendosi finchè il fiato venne a mancare e restò solo la calma.
Restarono abbracciati a lungo, lei con la testa appoggiata sul suo petto ascoltava il respiro regolare del sonno. Si sollevò appena, quel tanto che bastava per osservarlo. Jorah aprì gli occhi e le sorrise.
Forse Jorah Mormont non era l'uomo più bello dei Sette Regni, forse non era più giovanissimo, ma in quel momento, con le sue cicatrici e imperfezioni era quello che voleva.
«Ti amo anch'io e ti prometto che farò di tutto per meritare il tuo amore.»
Si riaddormentarono, dimentichi che la notte era calata da tempo e che probabilmente nessuno aveva lasciato loro qualcosa da mangiare.
