Aggiorno ora perché il prologo non dice sostanzialmente niente XD
E poi ho già scritto parecchi capitoli ò.ò non lo so, l'ispirazione mi sta prendendo, spero di finire di scriverla entro oggi XD anche se dubito… Poi, pian piano, aggiornerò =)
Ringrazio chi ha messo le storie nelle seguite e chi mi ha commentato! =)
Buona lettura! =)
La voglia a forma di cuore
Stava facendo la spesa. Come ogni settimana, aveva preso il suo sacchetto di stoffa e comprava lo stretto necessario: pane, latte, uova, burro. Fu allora che la vide.
La ragazza stava tendendo il braccio per prendere un flacone di detersivo, posto troppo in alto. Si stava sforzando e non riusciva ad arrivarci. Aveva i capelli rossi, sì, ma non fu questo che colpì Severus: fu la voglia a forma di cuore sulla spalla destra a fargli venire un colpo al cuore; una voglia rosa persa in un mare di lentiggini arancio, che spiccava sulla pelle comunque diafana.
La stessa voglia che aveva Lily.
Severus si diede dello stupido per qualche secondo. Lily era morta ormai da anni e non poteva di certo essere quella ragazza, che aveva sì i capelli rossi, ma di una sfumatura decisamente più aranciata. Non riusciva a vederla bene in viso, ma i suoi occhi non sembravano verdi…
"Posso aiutarla?"
Si era avvicinato senza nemmeno rendersene conto. La ragazza girò la testa e sorrise.
No, non sono verdi.
Gli occhi erano azzurri, ma con un cerchio dorato attorno alla pupilla. Eppure la somiglianza era impressionante.
Sei ridicolo, Severus. Smettila subito.
Aveva le labbra un po' troppo piene e qualche linea non quadrava, ma quello sembrava davvero il viso di Lily.
"Sì, la ringrazio!"
Almeno la voce era diversa.
Severus, che era decisamente più alto, riuscì a prendere senza sforzo il flacone, per poi porgerlo alla ragazza, che lo mise nel carrello già pieno.
"Di nulla." borbottò di nuovo l'uomo, allontanandosi.
Era turbato. Erano stati solo pochi secondi, ma quella ragazza gli aveva ricordato Lily in una maniera impressionante. E quella voglia a forma di cuore…
Severus pagò la sua misera spesa e si avviò fuori dal supermercato. Voltandosi indietro – non sapeva neanche perché lo stesse facendo – vide la ragazza di prima alla cassa, mentre rimetteva la spesa nel carrello, poi dopo aver pagato, che si avviava all'uscita. Si fermò per togliere i sacchetti ma rimase ferma, guardandoli con apprensione.
Severus, sospirando, tornò indietro.
"C'è qualche problema?" chiese.
Lei sobbalzò, sorpresa.
"Oh, ancora lei!" esclamò, sorridendo di nuovo "Ehm… Non abito molto lontano, ma devo portare a casa la spesa e… Non so come fare. Ci sono troppi sacchetti. Il fatto è che mia mamma si è rotta una gamba due giorni fa e in casa non c'era più nulla… Mi ha chiesto di andare a comprare le cose e mi ha dato la lista, ma io non ho ancora la patente… Sono a piedi."
"Se vuoi ti aiuto."
"Non voglio costringerla… Ha già la sua, di spesa…"
"È solo mezzo sacchetto. Nessun disturbo: tanto non ho nulla da fare."
La ragazza, che prima era titubante, si aprì di nuovo in uno di quei sorrisi ampi e meravigliosi.
"Oh, la ringrazio tantissimo! Comunque, il mio nome è Eva. Piacere di conoscerla!"
Tese una mano. Severus gliela strinse.
"Il mio è Severus. Piacere."
Presero così i sacchetti e, una volta che Eva ebbe sistemato il carrello, si avviarono verso la casa della ragazza.
"Mi dispiace tanto averla disturbata." stava dicendo lei "Ma davvero non sapevo come fare. La ringrazio, lei è una persona proprio gentile!"
Severus alzò gli angoli della bocca in quello che doveva essere un sorriso.
"Lei è la prima persona che me lo dice."
"Oh, dammi del tu! Posso farlo anch'io, vero? Comunque, perché non dovresti essere gentile?"
"Ero un insegnate. Non molto ben voluto, a dir la verità."
Le chiacchiere gli stavano facendo bene. Le chiacchiere lo distraevano dal pensiero di quella voglia dalla forma di cuore, di quel viso… Persino il suo sorriso, così grande, così luminoso, gli ricordava lei, anche se la forma delle labbra era diversa.
"Davvero? E cosa insegnava?"
"Inglese."
"Oh, siamo arrivati!"
Si erano fermati davanti ad una villetta come tutte le altre. Eva aveva appoggiato le borse per terra e aveva aperto la porta.
"Puoi aspettare un secondo?" aveva chiesto, prima di riprendere le borse e sparire in casa. Severus era rimasto, chiedendosi cosa volesse da lui.
"Eccomi! Potevi anche appoggiare i sacchetti, eh."
Aveva in mano un bloc-notes e una penna. Severus grugnì qualcosa e si affrettò a fare come gli era stato detto.
"Senti, dai ripetizioni?"
"Sono in pensione."
"Oh… Però le dai, vero?"
Severus sospirò.
"A che ti serve?"
"Ad avere ripetizioni, ovvio!"
Rise, e Severus sentì il cuore accelerare i battiti. Con gli occhi chiusi, all'ombra della porta di casa, così che i capelli sembrassero più scuri… Anche se quelle labbra…
Oh, accidenti. Non sono più un ragazzino.
"Se proprio ti servono…"
Che male mi farà? Insegnare mi è sempre piaciuto.
"Ti ringrazio!" esclamò lei "Dammi il tuo indirizzo, così passo da te. Quest'anno ho la maturità, i miei voti non sono al massimo e l'anno scolastico sta per finire… Mi serve un miracolo!"
Severus dettò l'indirizzo alla ragazza, che se lo segnò. Poco dopo, solo con il suo misero sacchetto della spesa, l'aveva salutata e se ne era tornato a casa. Si erano dati appuntamento per l'indomani, alle tre.
Non sarà poi così sconvolgente, vero? Ho insegnato ad un sacco di ragazzi, nella mia vita…
Severus sapeva, però, che se lei non avesse avuto quella voglia a forma di cuore probabilmente l'avrebbe mandata a quel paese tempo prima. Non l'avrebbe nemmeno aiutata con la spesa, o a prendere il detersivo. Era come una calamita…
No, non devo pensarci. Sono solo sciocchezze.
Era entrato in casa e, senza nemmeno mettere via la spesa, si era seduto sulla sua solita poltrona. La gatta, che l'aveva osservato per un attimo, piegando la testa, aveva miagolato una volta e poi gli era salita in braccio.
"Abbiamo un bel problema, Minerva…" sussurrò, reclinando il capo e chiudendo gli occhi, mentre con una mano la carezzava fra le orecchie.
