SECOND CHANCE
(Seconda possibilità)

By Lady Memory

Severus incontra Albus Severus. Il passato ritorna in una forma davvero particolare. La mia risposta alla conclusione dei Doni della Morte.

Parte II

Le ore passavano con lentezza esasperante, ma per fortuna, mancava solo un giorno; perciò Snape sarebbe tornato presto nell'ufficio di Minerva. Il mago stava già rimpiangendo la sciocca promessa che aveva fatto al piccolo Potter, e davanti a Dumbledore, per di più! Ma oggi l'avrebbe revocata. Figuriamoci, il figlio di Harry Potter! Come se aver insegnato al suo insopportabile padre non fosse già abbastanza!

... ... ... ...

Albus Severus arrivò con ineccepibile puntualità, il viso che splendeva dello zelo del discepolo.

"Buon pomeriggio, Professore!" salutò allegramente, e di nuovo Snape si perse nell'ineffabile purezza di quei due occhi verde smeraldo. Poi si rese conto della gioia palese nella voce del bambino, ed una sensazione sconosciuta ma deliziosa gli riempì il cuore.

"Allora, sei arrivato!" esclamò burberamente, dimenticando tutti i suoi cupi propositi. "Spero che tu abbia portato i tuoi libri. Chi è il vostro professore di Pozioni adesso?"

Il ragazzo disse un nome e Snape storse la bocca. "Cosa?! Come ha potuto Minerva assumere… Oh, non importa! Cominciamo subito! Che cosa avete fatto oggi?"

L'ora successiva passò in una dettagliata spiegazione del modo migliore di tagliare le radici di Asfodelo e nei molti usi del piccolo coltello d'argento per estrarre il succo di alcuni semi particolari. Il ragazzino si rivelò inaspettatamente brillante e, alla fine della lezione, Snape sentì l'orgoglio e la soddisfazione del maestro per un apprendista promettente.

Scoppiando di entusiasmo, il bambino gli chiese, "Posso tornare anche domani, Professore?"

C'era una nota speranzosa nella sua voce, e Snape tentò invano di far rinascere l'irritazione e il fastidio di qualche ora prima. Ma i sentimenti che stava sperimentando in quel momento erano troppo consolanti… Sicuramente poteva concedersi un'altra ora di lezione. Quindi disse in tono casuale, "D'accordo, ti aspetterò. Ma cerca di essere puntuale come oggi."

Minerva arrivò un attimo dopo che il bambino se ne era andato, e salutò il ritratto con un sorriso esitante sulle labbra. Snape sentì una fitta al cuore. Oggi? Era oggi? Sarebbe tornato in ufficio oggi? Merlino, era troppo presto! E immaginò quanto sarebbe stato deluso Albus Severus non trovandolo più il giorno dopo. Il pensiero era stranamente doloroso.

Ma la preside invece disse in tono di scusa, "Sembra che gli elfi abbiano bisogno di più tempo, Severus. Sono terribilmente spiacente, ma temo che dovrai aspettare un'altra settimana. Spero che tu non ti senta troppo a disagio qui."

Snape lanciò un'occhiata rapida a Dumbledore. Il vecchio mago sorrise, notando la luce implorante così poco caratteristica negli occhi del suo collega più giovane, ma non fece alcun commento. Sollevato, Snape rispose nel suo solito tono distaccato, "Come ti ho già detto Minerva, non posso oppormi alle tue decisioni. Fai come credi meglio. Non sono nella posizione di poter criticare."

Minerva lo osservò pensosamente, e Snape si mosse nervosamente, imbarazzato da quello sguardo acuto. Ma infine, la strega disse, "Molto bene. Allora vado e lascio qui voi ragazzi." Sorrise affettuosamente a Dumbledore e si avviò verso il suo ufficio. Il silenzio riempì il corridoio e aleggiò nell'aria fino a quando il mago più anziano alzò il capo per guardare il suo collega più giovane.

"Perché lo fai, Severus?" chiese dolcemente.

Snape sospirò, guardandosi le mani. Perché? Perché Albus doveva sempre impicciarsi?

"Perché mi fa piacere," rispose rudemente, rifiutandosi di ammettere l'ovvia verità.

"Anche io voglio bene a quel bambino, Severus," Dumbledore disse con grande tenerezza. "Ma ti prego, stai attento. Non è come suo padre… e ancora meno come suo nonno."

"Grazie tante, Albus!" sbottò Snape risentito. "Penso di essere in grado di giudicare da me stesso!"

Il silenzio ricadde nel corridoio mentre l'oscurità allargava le sue ali scure sul giorno morente. Le luci pian piano si attenuarono e presto il castello fu avvolto da una quiete pacifica. Eppure, ci fu qualcuno che passeggiò nervosamente per tutta quella notte, cercando inutilmente di trovare riposo.

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La seconda lezione fu ancora più soddisfacente. Albus Severus dimostrava di migliorare rapidamente e Snape cominciava ad apprezzare il suo nuovo ruolo sempre di più.

Guardando il suo blocco ora pieno di interessanti annotazioni, il ragazzo osservò pensosamente, con quel suo modo di fare così affettuoso, "Papà diceva che lei era molto severo su voti e disciplina in classe. Io invece non la trovo così terribile."

"Grazie, Potter!" Snape replicò con esagerata gravità, poi pensò: poteva essere giunto il momento giusto per investigare senza sollevare sospetti? Fece una piccola pausa e aggiunse casualmente, "Suppongo che tuo padre ti abbia raccontato cose orribili su di me."

"No, signore. Mi ha detto solo che lei ha combattuto nella guerra magica contro Voldemort e che era molto coraggioso." Il bambino era occupato a riordinare le sue cose, ma improvvisamente si fermò e guardò verso il ritratto con un'espressione incerta.

"Posso… potrei chiederle una cosa, Professore?" tentò, arrossendo per l'imbarazzo.

Snape sospirò. "Hai passato tutta la lezione torturandomi con le tue domande. Una in più non farà differenza."

"Ma questa… questa è una cosa personale," Albus Severus balbettò confuso. "Lei ha detto che ha conosciuto i miei nonni… Ma quando… come…"

Di colpo, Snape si sentì orribilmente svuotato. "Come li ho conosciuti? Perché erano tutti e due a Hogwarts con me. Erano Grifondoro come te mentre io ero un Serpeverde, ma avevamo la stessa età e studiavamo le stesse materie nelle stesse classi."

Tacque per un momento, perso nei ricordi.

"Tua nonna… era bellissima. E' stata la mia migliore amica per tanto tempo."

"Oh! E dopo cos'è successo?" chiese il bambino, tutto interessato.

"Lei… ecco, lei ha incontrato tuo nonno. E lui le è piaciuto di più," Snape sussurrò.

"Ah…" Il bambino sembrò rendersi conto improvvisamente di quanto l'uomo davanti a lui si fosse rattristato, e chiese ansiosamente, "Ma siete rimasti amici anche dopo, vero?"

Snape fece un respiro profondo, sentendo qualcosa di gelido dentro di lui. La curiosità del ragazzo feriva come un bisturi e il dolore era immenso. Non avrebbe dovuto incoraggiare quelle confidenze. Adesso, cosa poteva dire a Albus Severus? Il ragazzo lo guardava con tanta fiducia…. Le scelte sbagliate che Snape aveva fatto gli avevano portato così tanta angoscia e dolore nel passato! Non poteva, non voleva essere giudicato e disprezzato anche da quel bambino.

"Sì," rispose, e i suoi occhi diventarono assenti. "Siamo… rimasti amici… anche dopo."

Intuendo che il mago era addolorato, Albus Severus rinunciò a chiedere le altre domande che danzavano curiose nella sua mente. Gli adulti erano strani, pensò, ma sapeva che ci sarebbe stato tempo e modo nei giorni seguenti. Si trattava solo di aver pazienza.

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Nei giorni seguenti, i pensieri di Snape si concentrarono sempre più sul ragazzo, e il ritratto si scoprì a girare la testa speranzoso ogni volta che sentiva un suono di passi che si avvicinavano. Ma c'erano anche momenti in cui il mago si interrogava…

Perché Harry Potter non aveva raccontato nulla ai suoi figli? Infatti, per quanto sembrasse incredibile, apparentemente non l'aveva fatto.

Diciannove anni erano un lungo spazio di tempo. Le tristi memorie della guerra si era probabilmente indebolite nelle menti e nelle conversazioni della gente fuori dal castello. Forse gli adulti potevano ancora dedicar loro qualche attimo, ma sicuramente i bambini erano molto più interessati ai loro piccoli problemi quotidiani, ai loro studi e a quel detestabile gioco del Quidditch.

Da quella parte, Severus si sentiva sicuro. Finchè le loro lezioni fossero rimaste segrete, c'era la speranza che nessuno avrebbe commentato e raccontato al ragazzo l'orribile verità sul ruolo che Severus aveva giocato nelle vite dei Potter. Certo, prima o poi il ragazzo l'avrebbe saputo… ma a quel punto, avrebbe anche saputo chi era colui che aveva distrutto la sua famiglia sacrificando poi la sua vita per ripagare i suoi errori.

E in ogni caso, a quel punto, Severus sarebbe stato di nuovo murato, al sicuro nell'ufficio della Preside – come mai questo pensiero lo rattristava tanto? – lontano da altre possibili complicazioni…

E perché Potter aveva scelto il nome di Severus per il suo secondo figlio? Snape presto rinunciò ad ulteriori indagini. Il bambino era lì, e quella era l'unica cosa che importava. La fiducia e la confidenza che brillavano nei suoi occhi, la sua risata contagiosa e la sua ammirazione ingenua ma sincera erano un balsamo confortante per lo spirito ferito di Severus. Le memorie dolorose che infestavano il suo cuore sembravano svanire lentamente mentre un misterioso sentimento di paternità gradualmente sostituiva ira ed amarezza, trasformandole in emozioni pure e luminose.

Rifiutandosi di preoccuparsi del futuro, Severus instancabilmente offriva la parte migliore di sé stesso al nipote di Lily, sperando in cuor suo che questo potesse essere una piccola compensazione per gli errori che aveva commesso in passato, ed una promessa per gli anni a venire.