Quando il dottor Watson tornò a Baker Street era ormai sera inoltrata.

Non proveniva alcun rumore dall'appartamento che divideva con Sherlock Holmes, segno che il detective non stava sparando ai suoi smiley e non si stava divertendo a comporre musica.

Per diversi minuti John si chiese se l'amico fosse in casa.

Vide la signora Hudson scendere le scale e le andò incontro.

«Oh, John. Vuole che le porti qualcosa di caldo da mangiare? Ma solo per stavolta, non sono la governante, se lo ricordi».

«Come? Oh, no, signora Hudson. La ringrazio molto, ma ho già mangiato prima al ristorante cinese. Piuttosto, Sherlock è di sopra? C'è un silenzio troppo perfetto per pensare altrimenti».

L'anziana padrona di casa sorrise.

«Sì, è di sopra. Quando sono salita poco fa stava dormendo sul divano. Mi chiedo perché si ostini tanto a non usare la camera. Starà scomodissimo e domani mattina sarà di umore pessimo».

Il medico scosse il capo.

«Dubito che cambiare giaciglio lo renderebbe meno intrattabile. Purtroppo l'inattività peggiora enormemente il suo essere detestabile».

Gettò un'occhiata al piano di sopra.

«E' ancora arrabbiata con lui?».

La signora Hudson scrollò le spalle.

«Non più. Come si può essere in collera seriamente con Sherlock?»

«Troverebbe molte persone pronte a farsi avanti e a proporle risposte fortemente plausibili, su questo argomento».

La donna rise.

«Se vuole posso fare un tentativo, e convincerlo a spostarsi in camera sua. Magari scongiureremo il pessimo risveglio».

«Se funzionasse...».

«Tentar non nuoce. Beh, buonanotte, signora Hudson»

«Buonanotte John».

[*]

A una prima occhiata sembrava davvero che Sherlock stesse dormendo sul divano del loro appartamento.

Ma per precauzione, John preferì non indagare oltre.

Notò il cellulare del detective a terra, accanto al divano; probabilmente sfuggito dalle mani dell'amico con il sopraggiungere del sonno.

Il medico si chiese se avrebbe osato raccoglierlo.

Deglutì e si fece coraggio.

In fondo perché non avrebbe dovuto farlo?

Sherlock prendeva costantemente il suo portatile, con la scusa di "requisirglielo".

Raccolse il cellulare con cautela, quasi si fosse trovato nuovamente in guerra, anziché in un appartamento nel cuore di Londra.

Per maggior sicurezza andò in cucina, controllando costantemente il coinquilino.

Scorse rapidamente gli ultimi messaggi in uscita - di quelli ricevuti, infatti, non vi era traccia - scoprendo che erano tutti diretti ad un numero che lui non riconobbe.

Afferrò un pezzo di carta e una penna e se lo appuntò, ripromettendosi di scoprire di più sul suo possessore.

Tornò in salotto, dove rimise con cura il cellulare dove l'aveva trovato, stando ben attento a rimetterlo esattamente nello stesso punto.

Sherlock si sarebbe accorto anche di un millimetro fuori posto.

Quando fu certo che nemmeno l'occhio dello Sherlock Holmes più sveglio si sarebbe avvenuto di quanto successo, si avvicinò all'amico e lo scosse.

«Ehi. Non sai che esiste qualcosa chiamato letto?».

Sherlock lo fissò stranito per un po', poi sbadigliando si mise seduto, raccogliendo il cellulare da terra.

Lo studiò con fare attento, poi scrollò le spalle e se lo rimise in tasca.

«Beh, buonanotte, John. Domani mattina evita di uscire con quella camicia. Hai una macchia di inchiostro sul polsino. Dovresti smetterla di usare le penne a sfera, allo studio».

«Buonanotte Sherlock» replicò lui, esasperato e sollevato allo stesso tempo.

Non si era accorto di nulla.

[*]

Sherlock chiuse la porta della sua camera e si appoggiò contro essa per scrivere poche semplici parole sul cellulare.

"Credo sia meglio che tu risponda solo a questo numero. SH"

Sbadigliò e premette il pulsante di invio.

Attese che il messaggio fosse inviato poi spense il cellulare, mettendosi a letto.

A volte suo fratello e le sue richieste erano davvero troppo prevedibili.