If I can stop one heart from breaking -
Capitolo 2.
Non era un vero e proprio disastro in effetti, quella situazione, anche se Quinn si sarebbe voluta seppellire dalla vergogna al solo pensiero di cosa era successo qualche ora prima.
Ma proprio pensando a cosa avevano fatto in quella macchina il suo respiro tornava irregolare, sentiva il sangue pulsare nelle vene e la pelle scaldarsi.
Tutto quello che doveva fare era respirare e concentrarsi.
Tamburellò con la gomma nel retro del lapis sopra il libro di Letteratura, mentre Rachel era impegnata a rispondere ad un esercizio.
Il loro accordo "Sesso senza legami" era stato posticipato di qualche ora perchè entrambe avevano da svolgere alcuni esercizi in vista del test della mattina successiva e questo non le dispiaceva perchè dava le il tempo di riflettere. Finalmente.
Era la prima volta che qualcuno la toccava laggiù per scopi non prettamente medici ed era il primo orgasmo che le veniva procurato da un'altra persona e non dalla sua semplice mano.
Era anche la prima volta che qualcuno desiderava il suo corpo, che si interessava a lei per quello che era e non perchè dovesse studiarla come un nuovo caso clinico di deformazione umana.
La cosa che però più la sconvolgeva era che era Rachel Berry, che in quel momento la stava osservando curiosa dall'altra parte del tavolino, che aveva contribuito a tutto ciò. Che aveva provocato tutto ciò.
"Quinn?"
"Uh?"
"Ci sei?"
"Colpita ed affondata!"
Rachel rimase qualche secondo a fissarla e poi reclinò la testa all'indietro ridendo, lasciando che un'enorme porzione del suo collo si scoprisse mentre la stanza veniva invasa dal brillante suono della sua risata.
Quinn si assentò di nuovo nei suoi pensieri, immaginando come sarebbe stato poter baciare quella pelle. Tirarla piano con i denti e succhiarla fino a lasciarci un segno rosso ben evidente, il marchio del suo passaggio, di appartenenza.
Le sarebbe piaciuto possedere Rachel, nel senso di proprietà. Poter gridare al mondo che quella bellissima ragazza era sua. Sua. Sentite come suona bene?
Ritornò con i piedi per terra giusto in tempo perchè Rachel puntasse divertita lo sguardo nei suoi occhi e sorridesse maliziosamente.
Beccata, ma infondo non le dispiaceva.
Quinn sapeva che non doveva fantasticare. Sapeva che anche se era successo quel che era successo e anche se avevano una specie di accordo che includeva prestazioni sessuali senza legami, Rachel era pur sempre la ragazza del Quaterback.
Nulla le avrebbe fatto lasciare Finn Hudson, specialmente per mettersi con una come lei.
Avrebbe significato rovinarsi precipitare in fondo alla piramide sociale del liceo. Essere probabilmente cacciata dalle Cheerios e dire addio al suo sogno di arrivare a livelli competitivi nazionali. Sapeva che lo status per una ragazza come lei era tutto.
Quinn era consapevole di questo, sapeva di non avere possibilità.
Ma nonostante tutto, sorrise facendo finta di nulla e strinse le gambe, dove una seconda semi-erezione l'accompagnava già da più di un'ora.
Cercò di concentrarsi di nuovo sul libro ma la testa ormai era persa e le sue parti basse che pulsavano richiedevano un po' di sollievo. Chiuse il libro e propose a Rachel una pausa, sollevandosi e stiracchiandosi.
"Hai una sigaretta?" le chiese Rachel riponendo quaderno e libro nella cartella, cercando di non fissare avida il ventre asciutto e ben scolpito di Quinn che la felpa sollevata aveva scoperto mentre si allungava. Rimase stupita, non credeva che sotto quei vestiti larghi e trasandati si nascondesse un così bel corpo.
Nella sua mente espresse il desiderio di testarlo il più in fretta possibile.
"Fumi?" domandò Quinn sollevando un sopracciglio sorpresa, non credeva che fosse possibile. Rachel era sempre stata attenta alla sua voce dal momento che il canto era la sua più grande passione. Veniva addirittura prima del Cheerleading e Rachel amava alla follia gestire un gruppo di ragazzette con pochi neuroni che si agitavano e saltellavano più o meno coordinate nel campo di football.
"Lo sai che non si risponde ad una domanda con una domanda?"
"L'hai appena fatto anche tu."
"Touchè, Fabray."
"Magari." commentò Quinn sogghignando sottovoce mentre faceva scattare l'accendino e avvicinava la sigaretta alla fiamma dopo essere uscita nel giardino di casa Berry.
Rachel aveva però un udito sopraffino e colse la parola che era scivolata dalle labbra di Quinn, fece roteare per aria la coda di cavallo sempre ben stretta e avanzò con sguardo malizioso verso di lei, facendo ondeggiare ritmicamente con i suoi fianchi le frange bianche e rosse del gonnellino della divisa.
Quinn le porse il pacchetto di sigarette ma Rachel lo scansò, andando a levarle la sua direttamente dalle dita e posizionandosi in piedi davanti a lei, con i visi poco distanti l'uno dall'altro.
In quel momento erano entrambe tranquille di non poter essere viste da nessuno dal momento che il giardino era separato dalle altre villette da un'enorme siepe.
Quindi Rachel non si era preoccupata di nulla e di nessuno quando, dopo aver aspirato una boccata di fumo, aveva fatto passare una mano dietro il collo di Quinn e l'aveva attirata a sè fino a che le loro labbra socchiuse non si erano incontrate.
Nemmeno Quinn si era preoccupata di nulla e di nessuno quando aveva aspirato il fumo che Rachel le stava facendo scivolare lento nella bocca per poi gettarlo via, verso l'esterno ed afferrare con entrambe le mani i suoi fianchi facendoli scontrare con i propri e con la propria erezione prominente.
Rachel sogghignò, quasi entusiasta, a quel contatto.
"Sei felice di avermi così vicina, Fabray?" le domando labbra a labbra. Quinn tremò appena prima di sussurrare.
"Oggi abbiamo fatto tre ore di studio. Direi che potremmo passare oltre, no? Tornare ai nostri piani iniziali."
Quinn si stupì subito dopo per questa sua risposta a tono, flirtata. Non capiva da dove era riuscita a tirare fuori tutta quella intraprendenza, ma non le dispiaceva affatto.
Anzi, le pupille che vide dilatarsi negli occhi di Rachel forse erano un punto a suo favore.
Rachel chiuse e socchiuse la bocca qualche istante prima di puntare gli occhi negli smeraldi di Quinn, ora profondi e scuri e buttare via la sigaretta praticamente intera.
Fece scivolare lentamente le braccia attorno al collo di Quinn, sollevandosi appena sulle punte delle scarpette da ginnastica bianche per raggiungere meglio quelle oh-così-deliziose labbra.
Quinn chinò leggermente la testa in avanti, stringendo ancora di più il suo corpo contro quello di lei mentre qualche ciocca rosa ribelle si infilava fra le loro bocche in movimento, costringendo Rachel a staccarsi ogni tanto e spostargliele dietro le orecchie.
Il petto di Quinn non doveva battere in quel modo. Non doveva sentire tutto quel trasporto per un semplice bacio. O forse sì, dopotutto era la prima volta che baciava qualcuno e quel qualcuno era Rachel. Rachel che sembrava incoerentemente dolce per il modo in cui l'aveva fin'ora provocata. Ma non le importava finché le sue labbra fossero rimaste incollate alle sue.
Quinn reclinò di lato il volto alla ricerca di maggiore contatto, leccando le labbra di Rachel, cercando il permesso di entrare. Rachel socchiuse la bocca e fece scontrare la propria lingua con quella calda e morbida di Quinn, assaporando il sapore dell'altra ragazza e sentendo un fiotto di calore in mezzo alle gambe. Quinn per poco non venne nei pantaloni quando un gusto di fragola misto a quello del fumo ma pur sempre intenso, le invase la cavità orale, accompagnato dalle carezze della sua lingua liscia. Sembrava un cliché ma Quinn vedeva i fuochi di artificio e sentiva le farfalle nello stomaco e Rachel sapeva di, dannazione, di fragola. Quinn si domandò se anche tutto il resto del suo corpo avesse lo stesso sapore.
Rachel aveva gli occhi chiusi, non le capitava spesso di lasciarsi coinvolgere così tanto da un bacio. Con Finn era più un qualcosa di abitudine, gestualità meccanica. Difficilmente sentiva il respiro farsi così breve ed irregolare o l'adrenalina scorrerle nelle vene. Non era solita abbassare così facilmente il muro di difese che si era abilmente costruita per sopravvivere sia nella vita che nella scuola. Ma Quinn riusciva a penetrarlo, a tranquillizzarla. Le bastava fissarla nei suoi occhi verde-nocciola per vedere come la guardava e si sentiva accettata per quello che era. Se aveva il naso troppo grosso, se era bassa o grassa o parlava troppo, a Quinn non importava. Erano stati quegli sguardi, privi di giudizi o di opinioni ma pieni solo di sincero interesse a convincerla a farsi avanti con lei. Ed ora poteva battersi il cinque da sola perchè non aveva nulla di cui pentirsi.
E poi, Quinn baciava divinamente.
Quando Quinn catturò il suo labbro inferiore succhiandolo e mordicchiandolo leggermente, Rachel si lasciò sfuggire un piccolo gemito. Gelò sul posto, spalancando improvvisamente gli occhi e ritrovandosi violentemente sbattuta nella realtà della situazione. Doveva fermarsi, quel bacio si stava facendo troppo- troppo.
"F-ferma! Quinn, ferma." balbettò staccandosi dalle sue labbra mentre il suo corpo le ruggiva il contrario. Doveva farlo.
"Cosa? Cosa c'è? Ti ho fatto male?" Lo sguardo di Quinn era pieno di apprensione e di panico. Non capiva, aveva sbagliato qualcosa? Eppure le era sembrato che stesse tutto andando bene. Anzi, poteva perfino giurare di avere udito un gemito provenire dalle labbra di Rachel quindi, perchè?
"No. E' solo che-niente. Ferma, okay?"
"Okay."
Quinn sollevò il volto e lo sguardo preoccupata ma senza riuscire a trattenersi dallo stringere le proprie labbra fra di loro nella speranza di non perdere il sapore di Rachel. E se Rachel si fosse pentita? E se lei facesse pena, non sapesse baciare e Rachel ora si trovasse costretta rifiutarla?
I loro occhi si incrociarono per disperdersi pochi secondi dopo di nuovo nelle labbra dell'altra, rosse, umide e gonfie di baci. Quinn non potè fare a meno di lasciarsi scappare un sorrisetto. E se invece no?
Si mosse leggermente in avanti, strusciando il bacino contro quello di Rachel, cercando un modo per lenire l'urgenza che aveva nei suoi jeans e la vide socchiudere gli occhi qualche istante per poi riaprirli con una strana luce dentro.
Significava un'idea.
Rachel afferrò i bordi della felpa di Quinn stringendola nei pugni e la trascinò verso il divano. Le diede una spinta e la fece sprofondare fra i cuscini, seduta a gambe aperte e con il rigonfiamento nei suoi jeans ben in vista.
"Dimmi che non ti dispiacerà eventualmente buttare i pantaloni e le mutande che stai indossando, Quinn."
"Per niente, credo." rispose lei sogghignando e pregustandosi già l'idea. Se aveva capito quello che stava per succedere, ci sarebbe stato da divertirsi.
Rachel sorrise maliziosa e si sedette sulle sue gambe come precedentemente aveva fatto nell'auditorium, notando stavolta però come i loro fianchi s'incastrassero perfettamente. Non come con Finn, con il quale rischiava ogni volta di spaccarsi un'anca.
Anche i loro volti erano all'altezza giusta perchè lei e Quinn erano proporzionate e la cosa era notevolmente più comoda quando si trattava di baci. Ma non si doveva trattare di baci, giusto? Non dovevano baciarsi.
Rachel spinse in avanti il bacino cercando di far coincidere l'erezione di Quinn con la sua intimità, si aggrappò poi alle sue spalle e, affondando il viso nel suo collo, cominciò un movimento ondulatorio, avanti ed indietro, creando una lenta ma profonda frizione fra di loro.
Quinn boccheggiò mentre il piacere induriva all'inverosimile la sua erezione intrappolata nei pantaloni. Fece scivolare le mani sulle natiche di Rachel e le strizzò piano, spingendo i suoi fianchi verso l'alto, mugolando di piacere. Poteva sentire il calore della sua pelle sotto le dita ed immaginarsi il lago bollente che le bagnava il tessuto degli slip.
Rachel fece scivolare le mani dietro al collo di Quinn e vi arpionò le dita mentre con una spinta ben collocata si lasciò sfuggire dalle labbra il secondo gemito nel giro di un'ora.
Fin dal primo che Quinn le aveva sentito fare l'aveva considerato oro per le sue orecchie. Più ne sentiva, più ne voleva sentire ancora e più provava una specie di orgoglio.
Sollevò il volto dai loro fianchi che si scontravano e dette dei piccoli colpetti al naso della ragazza sopra di lei affinchè le facesse raggiungere la sua bocca. Rachel si mosse inconsciamente, la sua mente le diceva di non farlo ma il suo corpo e tutto il resto di se stessa desideravano come non mai quelle labbra di nuovo posate sulle sue. Incrociarono i loro occhi per pochi secondi fino a che Quinn socchiuse i propri e cominciò a baciarla delicatamente.
Rachel sapeva che stava sbagliando, ma non riusciva davvero a smettere.
Sapeva che non doveva sentire tutto quel piacere con una persona che non era il suo ragazzo, ma era stata lei stessa a cercare quell'accordo perchè lui non era mai capace di soddisfarla.
Sapeva che non doveva gioire a quel modo quando le loro lingue si accarezzavano lente, ma dentro di sè non faceva altro che ripetersi che quello era il bacio più bello che avesse ricevuto fino ad allora.
Sapeva che doveva smettere di strusciarsi sulla sua erezione, ma ormai era così vicina all'orgasmo che nemmeno Barbra l'avrebbe potuta fermare.
Beh, Mosè, forse Barbra sì.
Le loro lingue duellavano dentro le loro bocche e le loro labbra mordevano, succhiavano e baciavano ogni lembo di pelle che incontravano nel tragitto che andava dalla mascella al collo.
Quinn spezzò improvvisamente il bacio senza fiato e appoggiò la fronte contro quella di Rachel mentre una serie di bassi e rochi gemiti le uscivano dal fondo della gola. Sentiva i muscoli contrarsi nel basso ventre e sapeva che era vicina ad esplodere.
Continuò a muovere il bacino verso l'alto, riempiendosi le orecchie del suo nome sussurrato gentilmente dalla bocca di Rachel mentre per prima raggiungeva l'orgasmo, graffiandole delicatamente le spalle e il collo, inarcandosi contro il suo corpo per poi collassare con la testa sulla sua spalla, cercando di regolarizzare il respiro.
Pochi secondi dopo un fiotto di liquido caldo riempì le mutande di Quinn mentre si aggrappava ai fianchi di Rachel, toccando l'apice del piacere per la seconda volta in un giorno.
Rimasero entrambe con la testa appoggiata sulla spalla dell'altra, le braccia di Quinn avvolte alla sua vita e quelle di Rachel al suo collo, respirando l'una l'odore dell'altra.
La testa di Quinn era leggera, senza pensieri. Non si domandava dove le avrebbe portate quella nuova avventura, non le importava.
Se poteva avere Rachel in quel modo ogni giorno, non le importava di soffrire.
Non le importava che non avrebbe mai potuto accompagnarla a lezione tenendole la mano.
Se poteva stringere il suo piccolo ma forte corpo fra le sue braccia, non le importava di venire usata.
Non le importava di niente in quel momento ma soprattutto le importava davvero poco di dover buttare quei pantaloni e quelle mutande.
Ne avrebbe buttato uno al giorno senza troppi problemi.
