Una delle cose che più ama di Tokyo sono i negozi. A prima vista non si direbbe tipo da shopping per il centro di una grande città, eppure da quando s'è trasferito lì dedicare il sabato pomeriggio alla ricerca di nuove uscite o pezzi da collezione è diventata una tradizione.

E anche quel maledetto sabato era lì, in uno dei suoi negozi di fiducia, a cercare con occhio attento qualcosa di interessante nella parte dedicata ai vinili europei.

Lo sguardo gli cadde quasi immediatamente sulla busta di cartone colorata, in ottime condizioni se si pensa che risale agli anni Settanta. Sembrava nuova nuova, appena uscita dalla fabbrica, e messa lì apposta per essere vista da lui; gli gridava « Comprami, sono tua! » e lui la guardava con occhi adoranti. Lei, la prima edizione di God save the Queen.

Peccato che in quell'istante una mano affusolata si era allungata a prendere il cimelio e l'aveva sottratto al suo sguardo. « Chi cazzo è ora? » , pensò scocciato e alzò gli occhi per poter vedere in viso il contendente.

Il colore degli occhi era abilmente mascherato da due lenti a contatto rispettivamente rosse e blu, che contrastavano fortemente col biondo platino dei capelli; il trucco le copriva occhi e labbra, mentre i vestiti coprivano meno del dovuto lasciando intravedere parti di pelle olivastra. « Scusa oji-san (1), ma questo è mio » gli disse con un sorriso strafottente la ragazza al suo fianco. Ma come si permetteva? Non lo aveva riconosciuto? ..Ah, giusto. Non aveva la benda.

..Non poteva comunque comportarsi così! I suoi genitori non le avevano insegnato l'educazione? C'era prima lui, quel vinile era suo di diritto! « Veramente era un po' che lo stavo guardando.. Non ti sembra il caso di dovermelo lasciare? » provò a dire mantenendo un tono calmo e cercando di non balbettare come suo solito.
La giovane fece finta di pensarci su per qualche secondo, poi ribatté: « Mh.. No, avresti dovuto prenderlo subito! Sei arrivato tardi, che peccato » aggiunse come per prenderlo in giro. E tutto ciò.. Lo eccitava, tremendamente.

Avrebbe voluto prenderla per un polso, trascinarla da qualche parte e farla sua con forza, più volte. Anzi, avrebbe voluto che da quel negozio sparissero tutti per poterlo fare lì, subito. Più la guardava e più sentiva la voglia di strapparle i vestiti di dosso, senza tanti preamboli: quell'atteggiamento rispecchiava un carattere forte e deciso, il che lo attraeva maledettamente. « Ti prego, sii la mia Nancy. Distruggimi, annullami col tuo corpo » , pensò.

Si riprese però dalle sue fantasie, scosse la testa per togliersi da davanti gli occhi le immagini mentali che si era appena creato; lei era ancora lì davanti a lui, a guardarlo con aria di sfida. Sospirò e si arrese. « Ok, è tuo. Posso solo vederlo un attimo ancora? » ; lei, dopo averlo guardato ancora un poco per capire se potesse fidarsi o meno, si convinse e gli passò il disco. Akira se lo rigirò tra le mani, osservandolo attentamente fronte e retro, poi glielo rese. « Goditelo, è un capolavoro » le disse congedandosi con un sorriso tranquillo.

Prima di uscire però passò alla cassa e parlò con il commesso, che ormai conosceva da tempo: « Nee, la vedi quella? » e gli indicò la ragazza con cui aveva parlato poco prima. « Il disco dei Pistols glielo pago io.. » , disse allungandogli alcune banconote per poi tirare fuori dalla tasca della giacca una penna e un foglietto su cui scribacchiò qualcosa, « ..e visto che ci sei dalle questo, per favore » concluse passandogli anche il biglietto con il suo numero sopra.

(1) Letteralmente 'zio', viene usato anche in modo poco cortese per riferirsi a uomini solitamente di mezz'età.