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Le scostò una ciocca di capelli che ricadeva sulla fronte, dormiva, rannicchiata nell'ansa che lui aveva creato col suo corpo, aveva trascorso l'ultima mezz'ora a guardarla dormire, sapeva di dover tornare alla ricerca di suo padre, si era detto ancora cinque minuti, ancora cinque... ancora... non riusciva a staccarsi dal suo viso, dal suo respiro che si era fatto via via più affannoso, le aveva accarezzato la fronte quando l'aveva vista incresparsi forse a causa del malessere che aumentava, ne era certo. E dio se avrebbe voluto avere il potere di non farla soffrire, di annientare ogni singola particella di quella cosa oscura che la stava consumando da dentro, ma poteva solo fingere di poterlo fare, l'effimero scudo del suo corpo che l'accoglieva come un rifugio sicuro

Si alzò a malincuore ma lui e la sua ricerca erano gli unici ostacoli che avrebbero potuto frapporsi tra lei e la morte.

Riaprì il file con la lista di contatti che Wilson era riuscito a tirare fuori dai data base del suo ufficio, ne aveva già interpellati la metà ed era stato un fallimento dietro l'altro, ma a lui ne bastava uno, uno solo, che avesse informazioni su Hunt, riprese quel lavoro snervante, ma era l'unica pista che avevano. Wilson aveva voluto la descrizione del tizio che aveva innescato quella tragica situazione, sperava di trovare qualcosa ma ancora non si era fatto sentire, erano passate ormai sei ore dal loro incontro, un giorno intero da quando Kate era stata avvelenata. Sentì la terra franargli sotto i piedi e se non ci fosse riuscito? L'avrebbe guardata morire? In quale girone infernale era finito? Di sicuro uno da cui non sarebbe più uscito se lei se ne fosse andata per sempre

Squillò il telefono, era Wilson,

"Rupert novità?"

"Come sta Beckett?"

"Credo che stiano aumentando i malesseri, dorme"

"Ho qualcosa ma non è molto Castle, non voglio alimentare false speranze"

"Sono tutto orecchi e con i piedi più possibile piantati per terra"

"L'identikit che abbiamo fatto del nostro uomo... potrebbe riferirsi a Gunter Tannhäuser"

"Tannhäuser? Ma è un nome vero? Nel senso siete sicuri non sia un'identità falsa?"

"Perché me lo chiedi?"

"Tannhäuser, dai il cavaliere che trovò il monte di venere, il poema di Wagner o 'i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser', Blade Runner... niente scusa ho la mente che divaga e non so perché, scusa davvero"

"È lo shock Rick"

"Lo shock... già... continua"

"È una vecchia spia della polizia della Germania Est, più o meno coetaneo di tuo padre"

"Quindi un altro vecchio conto da saldare, come l'altra volta"

"L'altra volta?"

"Una lunga storia, un russo che lo voleva morto e ha rapito mia figlia... è quando l'ho incontrato la prima volta..."

"Uhm, no stavolta la cosa sembra un po' più complicata"

"Spiegati"

"Tannhäuser, insieme ad un complice di cui non si conosce l'identità, ha sottratto una serie di armi da un deposito segreto in Antartide"

"E come fate a saperlo"

"Sta minacciando praticamente ogni paese occidentale, vuole denaro, tanto, oppure venderà queste armi al miglior offerente"

"Ok e mio padre in tutto questo come ci entra"

"Probabilmente è il complice"

"Uhm... che tipo di armi"

"Batteriologiche, chimiche, di distruzione di massa..."

"Se è suo complice perché lo cerca"

"Deve averlo tradito... mi spiace Rick"

"Anche a me... perché non ha iniettato a me quella tossina, perché Rupert?"

"Perché non avresti avuto la forza di cercare Hunt"

"Non è giusto tutto questo è... assurdo... se servisse scambierei di posto con lei"

"Ma non puoi, possiamo solo trovare Hunt e cercare d'incastrare Gunter Tannhäuser"

"Ok, sì, hai ragione"

"Arrivo tra un'ora, ho un po' di materiale"

"A dopo"

Riattaccò sospirando, stava per portarsi le mani tra i capelli quando avvertì la sua presenza, si era svegliata e aveva ascoltato la telefonata

"Kate, come ti senti"

"non è colpa tua Rick"

"hai sentito tutto, vero?"

Annuì, era pallida, sempre di più, ma combattiva e a lui serviva uno sprone, si fece riepilogare le ultime novità, ascoltò attonita le informazioni su Tannhäuser e delusa il rapporto sui tentativi di trovare Jackson

Rick aveva raccontato tutto facendo avanti e indietro nello spazio tra il tavolino su cui aveva sistemato il notebook e il divano, alla fine ci si era fatto cadere sospirando

"eppure continua a tornarmi in mente quella prima edizione di Casinò Royal che mi ha fatto avere..."

"ma mi hai detto che non c'era nulla... però pensandoci Rick, una prima edizione è rara, ci sono negozi specializzati..."

"e mettono il loro logo sul libro raro... tu pensi che..."

"...magari lui ha lasciato qualche traccia lì dove lo ha comprato e non nel libro, troppo facile da intercettare..."

Si tirò su in cerca del cellulare, ma prima le prese il viso tra le mani, "sei straordinaria Kate Beckett!" l'euforia si sciolse come cera calda quando i loro occhi troppo consapevoli s'incrociarono, si abbracciarono stretti, lui mormorò "ce la faremo Kate, avremo l'antidoto, te lo prom..."

Trovò le dita di lei sulle labbra "non dirlo Rick, non promettere, lo so che farai tutto il possibile, ma non aggiungere pesi insopportabili a quelli che già ti sei caricato"

Lui la strinse ancora, allentando la presa non appena sentì il respiro affaticato

"hai difficoltà a respirare... me ne sono accorto anche prima... cosa dice Bishop?"

"ancora non sa bene... dai chiama Martha, facciamoci dare quel nome!"

Lo esortò svicolando la domanda principale, a cosa sarebbe servito condividere le informazioni su come sarebbero state le sue ultime ore? Forse a portare quel peso in due, ma, come aveva detto, lui ne portava già troppi, inutile dargliene altri

Tornò trionfante dalla telefonata con la madre, non solo aveva avuto ragione Kate e c'era il logo della libreria in cui era stato acquistato il libro, ma si trovava a Londra, a Londra!

"Ecco qui Shapero Rare Books, in 32 St George St, Mayfair, è a dieci minuti da qui, chiamo Wilson, stava venendo qui...ci raggiungerà lì"

"no... lo aspetterò io, ti aspetteremo qui, ok" si sentiva troppo debole per andare con lui, lo vide annuire, sicuramente aveva capito ma non obiettò, al contrario si congedò dandole ragione, sì forse era meglio così avrebbero visionato le nuove informazioni di Rupert mentre lui cercava tracce, avrebbe potuto fare un altro fiasco e non c'era tempo da perdere

Si chiuse la porta alle spalle e cercò di allontanare il magone che lo aveva assalito con un sospiro, erano già arrivati a quel punto, il fisico la stava tradendo.

Entrò nella libreria senza sapere esattamente cosa chiedere, fu investito dal familiare odore della carta, questa però, aveva la sfumatura acre della vetustà, niente a che fare con gli asettici scaffali in cui di perdeva a New York fin da bambino, sembrava di essere all'interno della biblioteca di qualche nobiluomo del secolo scorso, magari in un castello. Si presentò al bancone dove una signora molto distinta, i capelli bianchissimi raccolti in uno chignon molto alto, era intenta a catalogare dei grandi e polverosi libri rilegati a mano.

"Buonasera"

"Buonasera signore, desidera?"

"Ecco due anni fa mi è stato fatto un regalo... una prima edizione di un libro, ed è stata comprata in questa libreria"

"Capisco... ed è venuto qui per?"

"Ecco mi chiedevo se la persona che lo ha comprato... un uomo capelli e barba bianchi, piuttosto alto... sì insomma se avesse lasciato un indirizzo o qualcosa di simile"

"Mi dica di che libro si trattava?"

"Casinò Royal di Ian Fleming..."

La signora inarcò le sopracciglia sinceramente meravigliata da quella informazione

"Lei è sicuro che sia stato comprato qui? Insomma si guardi in giro Ian Fleming? Qui noi trattiamo soprattutto cinquecentine, incunaboli, arriviamo fino 1830 circa... raramente abbiamo pezzi di modernariato"

"Modernariato?"

"Sì, i testi del novecento"

"Oh, capisco eppure...c'era il vostro logo sulla copertina..."

La delusione gli trasformò il volto al punto che quella puntuta signora si mosse a compassione "ok, se vuole faccio un controllo, ricorda almeno il mese?"

"beh dovrebbe essere stato verso febbraio-marzo 2013"

"allora vediamo"

La donna iniziò a scorrere uno schedario rigorosamente compilato a mano, erano rimasti all'800 anche come sistema d'archiviazione, ci sarebbe voluto un bel po'. Rick di appoggiò allo scuro bancone diviso tra la speranza che quella ricerca desse dei frutti e l'insofferenza per il tempo che passava troppo in fretta, da quando avevano avuto quel verdetto in ospedale sembrava che le lancette avessero preso a correre incessantemente

"ecco! Ha ragione, mi scuso con lei per la troppa fretta con cui avevo liquidato la sua richiesta, avevamo un Ian Fleming del 1953 è stato venduto il 1° marzo"

"bene e poi?"

"e poi nulla"

"non avete una ricevuta una nota qualcosa..." di nuovo tornava il nodo in gola che aveva allentato la sua presa quando era entrato in quel luogo ovattato e sospeso nel tempo

"no mi dispiace, vede" estrasse il cartoncino dallo schedario per mostrarlo a Rick, nel farlo anche un altro cartoncino, legato al primo con una graffetta cadde sul bancone, la signora lo raccolse con le sue dita lunghissime esclamando per la sorpresa, da come teneva quello schedario doveva essere interamente opera sua, mentre quella piccola inserzione era esterna, inaspettata, insomma non era opera sua e infatti la calligrafia era diversa da quella di tutti gli altri cartoncini

"non so cosa sia, ma c'è un appunto qui, dice... - inforcò gli occhialini a mezzaluna e lesse - 'per Alexander, troverai interessante la prima edizione di "Si vive solo due volte""

Alzò lo sguardo guardandolo interdetta "io non so cosa sia questa storia, ma lei non è Alexander quindi la prego di lasciare questo negozio"

"prego? Ma io sono..."

"no lei è Richard Castle, lo scrittore di gialli! Sa leggo di tutto, non solo incunaboli..." alzò un sopracciglio

"ok, ascolti, è vero sono Richard Castle, ma il mio secondo nome è Alexander, mi creda! Sono Richard Alexander Rodgers"

In altri momenti il suo ego di scrittore avrebbe gongolato nello scoprire che una distinta e colta signora come quella che aveva d'avanti lo conosceva, ora non gli interessava affatto

La signora lo squadrò da capo a piedi, si sfilò gli occhiali a mezzaluna e uscì da dietro il grande bancone

"mi segua"

S'inoltrarono per i corridoi zeppi di libri, per lo più di grande formato, la maggior parte mostravano bordi consunti e bruniti, l'odore laggiù era più pungente. La signora aprì una porta di metallo e lo fece accomodare in una saletta completamente ricoperta di legno

"qui teniamo gli acquisti che i nostri clienti devono venire e ritirare, molti sono alquanto preziosi e questa è una stanza di sicurezza, allora Alexander Rodgers, ecco qui, il signore che mi ha descritto comprò anche questo e chiese di metterlo da parte per Mr. Rodgers, lei"

Glielo porse, Rick lo prese tra le mani, guardò la copertina, non aveva tempo da perdere se c'era qualcosa doveva trovarla e subito

"posso... potrei sfogliarlo qui, per favore"

"d'accordo, può sedersi qui, io non la disturberò, non tocchi niente altro"

"oh non tema"

Aveva già preso posto fissando quella strana copertina, un rospo che schiaccia una libellula sotto ad fiore rosa, aprì il libro, lo sfogliò con attenzione, era in condizioni leggermente peggiori del precedente, piccole macchie di umidità apparivano qua e là tra le pagine ingiallite.

Si appoggiò allo schienale, non stava trovando nulla, decise di chiamare Kate per sentire come stesse, e nel mezzo della sua ricerca, così non avrebbe dovuto dirle che non stava portando a niente

"ehi"

"ehi, novità?"

Aveva pronunciato due sole parole e lui aveva percepito distintamente quanto le fosse difficile mantenere una respirazione salda, ogni palpito per lui era una stilettata

Mi ha lasciato un altro libro, lo sto visionando proprio ora, deve esserci qualcosa

"Oh... bene..."

"Voi avete trovato qualcosa?"

"Ti passo...Rupert"

Non ce la faceva a parlare, strinse il telefono fino quasi a stritolarlo, "ok, certo"

"forse sappiamo dove ti hanno tenuto... ho mandato due agenti a controllare, ti faccio sapere"

"Rupert... lei"

"non bene, affrettati"

Non bene, affrettati... Non bene, affrettati

Per qualche secondo non riuscì neanche a mettere a fuoco le pagine del libro, qualcosa urlava dentro di lui, talmente forte da stordirlo, dovette alzarsi e fare dei respiri profondi era l'inizio di un attacco di panico e non poteva permetterselo, cerca Rick usa la testa, come avresti nascosto un contatto dentro ad un libro... un contatto un numero di telefono, numeri, numeri... le pagine i numeri delle pagine!

Iniziò a sfogliare guardando solo quelle, non c'era nulla, ne segni a penna, niente solo macchie di umidità, macchie, pallini... il cuore gli fece un capitombolo nello stomaco, solo alcune pagine, pochissime, avevano esattamente la stessa macchia proprio accanto al numero, stessa posizione, stesso colore, non era un caso, non erano macchie erano segni! Prese un foglietto iniziò a riportare i numeri nella sequenza di lettura alla fine uscì un numero di dodici cifre, 44 1369 860500

44 il prefisso internazionale inglese!

Digitò il numero senza neanche prendersi la briga di cercare sul web a cosa rispondesse, non aveva più tempo

"The Clachan Bar, desidera"

Un bar...

"Io... sto cercando una persona, si fa chiamare Hunt, capelli bianchi barba bianca..."

"mi dispiace signore... qui passa tanta gente ogni giorno..."

"dove siete? Mi scusi ma mi hanno dato questo numero e..."

"lei sembra americano signore, conosce Inverary Castle? Scozia..."

"Scozia... certo..."

Si sentì sciocco all'improvviso, quel contatto se di contatto si trattava, era vecchio di due anni, Hunt non sta mai nello stesso posto, non era lì e forse non c'era neanche mai passato e se lo avesse fatto non avrebbe usato il suo nome, cretino Rick, sei un cretino

"Hunt ha detto? No, non mi dice niente, comunque se vuole mi lasci il suo numero... chiedo in giro, ok"

"uh, d'accordo grazie sono Ri... Alexander, Alexander Rodgers..."

"come ha detto? Alexander? Attenda"

Sentì il rumore di una cornetta poggiata sul legno, il sottofondo rumoroso del bar, poi di nuovo qualcuno dall'altra parte, una voce diversa, non era più il giovane di prima

"Alexander?"

"sì sono io"

"hai bisogno di lui?"

"sì, è una questione di vita o di morte"

"lasciami il tuo numero"

"ok ecco 516 2516678, è un cellulare americano ma io mi trovo a Londra"

"ok" la voce profonda sparì all'improvviso, aveva riattaccato prima che Rick potesse fare qualsiasi altra domanda

Ce l'aveva fatta aveva un contatto, l'avrebbe richiamato era sicuro, doveva farlo si sarebbero parlati e poi? Cosa sarebbe accaduto? Hunt si sarebbe fatto trovare? Magari l'avrebbe chiamato e si trovava dall'altra parte dell'oceano, come gli avrebbe estorto dove fosse? E poi nel caso in cui avesse scoperto dove si trovava, lo avrebbe venduto a Thannauser senza colpo ferire, per salvare Kate?

Per ora non poteva far altro che aspettare, corse da Kate, stava per scadere la quarantottesima ora

Gli aprì Rupert, la cercò subito con lo sguardo, era stesa sul divano, la vide provare ad alzarsi non appena capì che era tornato, lo fece con molta difficoltà, lui affrettò il passo per andarle incontro, e per farle da sostegno, aveva capito che non sarebbe stata in grado di mantenersi salda in piedi, non commentò, la baciò si affrettò a metterli al corrente del progresso insperato.

Rupert li lasciò soli, sarebbe andato a raccogliere di persona il rapporto di quegli agenti che aveva inviato a scovare il rifugio di Tannhäuser

"non riesco a stare più in piedi per molto Rick, mi dispiace"

"ti porto da Bishop"

"no, non ancora no"

"ma deve sapere che stai peggiorando"

"lo sa"

"sa anche cosa..."

"sì"

A quel punto era inutile fare finta di nulla doveva dirgli cosa sarebbe accaduto, gli prese le mani e spiegò, cercando di ricordare tutte quelle parole difficili che le aveva detto il medico.

Lo vide cambiare espressione mano a mano che entrava nei particolari, ci aveva pensato fin dal momento in cui aveva saputo tutto ed ora che era ancora in grado di sostenere una discussione doveva chiederglielo

"Rick, arriverà un momento...in cui... solo la macchina a cui mi attaccheranno respirerà per me, ed io non potrò più farlo, a quel punto anche la mia attività cerebrale inizierà a rallentare, mi capisci?"

"ma noi non arriveremo a questo, risolveremo prima, tesoro!" scosse la testa evitando il suo sguardo, aveva capito perfettamente cosa gli stesse chiedendo

"Rick guardami, sai benissimo che non possiamo saperlo, ok" strinse ancora le sue mani, con la residua forza dei suoi muscoli indeboliti, ottenendo che gli occhi agiatati di Rick si focalizzassero di nuovo sui suoi

"non sei ancora un mio congiunto, ma ho comunicato le mie volontà a Bishop, compreso il nome della persona che diventerà la mia voce, quando non l'avrò più"

"Kate..." aveva gli occhi rossi, pensò che sarebbe scoppiato, lei lo abbracciò e gli sussurrò all'orecchio "ti amo Rick, ti amo...aiutami a non soffrire"

Rimasero in quella posizione, uniti in quell'abbraccio, le teste vicine, le lacrime nascoste, ciascuno piangeva per il dolore dell'altro.

Il silenzio fu trafitto dal cellulare di Rick che iniziò a suonare, forse era arrivata la svolta che attendevano