CAPITOLO 1

"Buongiorno a tutte", esordì Negi Springfield sfoggiando il suo dolce sorriso da bambino, davanti al quale Ayaka Yukihiro sembrò svenire, Makie Sasaki arrossì notevolmente e Nodoka Miyazaki, per quanto i capelli lo coprissero, assunse uno sguardo trasognante.
Anche quasi tutte le altre studentesse rimiravano il loro piccolo professore, sprizzando la voglia di abbracciarlo da tutti i pori.
"Idiote", commentò a bassa voce Chisame Hasegawa.
"Bene", riprese Negi, "ora cominciamo la lezione: chi vuole tradurre pag. 349?"
A quella domanda, ci fu un netto cambio di atmosfera: da gioiosa a funerea, e tutti gli sguardi tentarono di evitare quello dell'insegnante, che con fare innocente iniziò a girare tra i banchi.
In particolare Asuna Kagurazaka era tentata dal desiderio di distogliere lo sguardo oppure di intimorire Negi con un'occhiataccia truce.
Gli ultimi giorni erano stati per lei di superlavoro, poiché le altre distributrici di giornali erano rimaste a casa, quindi tra lavoro mattutino triplicato e giornata a scuola, era rimasta indietro di ben quattro capitoli sul programma. L'unica consolazione era che Kamo aveva vinto un viaggio intorno al mondo grazie alla Ermine Company, pertanto Asuna non doveva più inseguirlo dopo averlo beccato a dormire nel suo cassetto della biancheria. Tuttavia era una consolazione insufficiente, perciò rimase alquanto contrariata quando Negi si fermò proprio affianco a lei. "Allora, oggi tradurrà…"
"Stupido!", esclamò Asuna alzandosi in piedi. "Si può sapere perché chiami sempre me? Lo vuoi capire o no che a causa del lavoro non ho molto tempo per studiare? Oppure pensi che siccome abitiamo nella stessa camera, allora puoi maltrattarmi come ti pare perché tanto non ti farò nulla? Sei un sadico, brutto moccioso!"
Un astuccio la colpì in piena testa.
"Professore, non si preoccupi: io, Ayaka Yukihiro, la proteggerò da quel demone!"
"Ma quale demone, stupida!"
"Guarda che sei tu la stupida qui dentro!", replicò beffarda la capoclasse.
"Ma… ecco io…", obbiettò intimorito Negi desiderando calmarle.
Tutto inutile, Asuna si era già lanciata contro Ayaka con un calcio volante, che l'altra parò con un calcio circolare. La ragazza con i campanellini atterrò allora su un banco, la sua avversaria salì sopra un altro, e iniziò così tra le due un epico combattimento in cui si mescolavano le arti marziali di tutto il mondo.
Ku Fei osservò molto interessata, mentre in buona parte le loro compagne si disposero a cerchio e cominciarono a fare il tifo.
Le tre cheerleader in particolare erano scatenate.
"Che bello!", esclamò Konoka Konoe. "Dai, Setsy, facciamo anche noi le cheerleader".
"Ma, lady Konoka", obbiettò con un certo disagio Setsuna Sakurazaki, "non mi sembra il caso… e poi non so neppure come si fa".
"Non ci vuole niente. Guarda qui!"
Konoka salì sul banco di Setsuna, piazzandosi proprio davanti a lei, e cominciò a saltare, alzare le gambe, agitare le braccia, fare piroette, scuotendo assai allegramente la sua gonna.
"Hai visto, Setsy? E' facile! Setsy? Oddio, Setsy è svenuta! E perde pure sangue dal naso!"
Negi invece andò nella disperazione più totale davanti a quel caos incontrollabile.
"Professore", gli disse Chisame con un'espressione alla 'lo faccio per far proseguire la lezione, non per aiutare questo moccioso', "le consiglio di risolvere il problema tagliandolo alla radice".
"Che vuoi dire, Chisame?"
"Ho visto dove guardava prima. E tutto è cominciato da un equivoco di Asuna, perciò…"
"Hai ragione! Ti ringrazio molto!", esclamò Negi prendendola per le mani. E beccandosi così uno schiaffone dalla ragazza, piuttosto imbarazzata.
Negi si fece coraggio e cercò di alzare la voce: "Asuna! Non volevo chiamare te! Volevo interrogare Mana!"
Come per magia, le due lottatrici si bloccarono insieme a tutte le altre ragazze, e Asuna, rossissima per la vergogna e a testa bassa, biascicò un 'scusami' tornando al suo posto.
Finito lo spettacolo, anche le altre si accomodarono.
"Wow! Grazie mille per il consiglio, Chisame!", disse con gioia Negi riprendendola per mano.
Non si saprà mai se Hasegawa avrebbe risposto con un altro ceffone, perché davanti a quella vista la capoclasse s'infiammò.
"Arghhh! Dannata Hasegawa! Come osi sedurre il professore?! Oh, professor Negi, la prego di nominarmi sua consigliera! Io per lei posso diventare la dea della saggezza! La prego io… SPUERGH!"
Un libro era volato in faccia ad Ayaka, lanciato proprio da Asuna.
"Smettila con le tue smancerie! Fai venire il voltastomaco!"
"Brutta scimmia pulciosa!" ringhiò la capoclasse.
Neanche due secondi dopo, tutto era ritornato come prima: le due a combattere su un banco e le altre a fare il tifo.
"Povero me", pensò Negi con i lacrimoni da disperazione.
Si accorse che mancavano pochi minuti alla fine della lezione e non sarebbe riuscito a sedare la nuova rissa in così poco tempo.
"Accidenti, non posso ritrovarmi con un'altra lezione sprecata. A mali estremi, estremi rimedi!"
Si volse intorno, e vedendo Mana, Nodoka, Yue, Chisame, Zazie, Satsuki, Evangeline e Chachamaru ancora ai loro posti, decise di terminare la lezione con le alunne ancora disponibili.
"Mana, per favore, potresti leggere e tradurre il brano a pag. 349? Mana?"
Solo allora Negi si accorse che la sua allieva era come astratta dal frastuono della classe: tesa e concentrata, con lo sguardo assorto, Mana Tatsumiya stava osservando fuori dalla finestra. In direzione degli alberi.
La sua concentrazione era tale che sembrava contagiosa, fissandola persino Negi sembrò dimenticarsi di cosa stava accadendo dietro di lui.
Finché un cancellino non finì sulla sua testa, a causa della battaglia epica tra Asuna e Ayaka, riportandolo alla realtà.
"Allora", riprese Negi togliendosi il gesso dai capelli, "Mana, vorresti tradurre il brano?"
La giovane mercenaria sembrò ridestarsi. "Scusi professore, ora leggo", disse con un leggero sorriso.
Proprio in quel momento suonò la campanella.
"Addio, un'altra lezione persa", commentò rassegnato Negi.
Mana invece si alzò e uscì dalla classe senza proferire parola.

Il pomeriggio stava ormai per lasciare posto alla sera, ma al Chao Bao Zi l'affluenza non cessava mai.
La cucina di Satsuki Yotsuba era, infatti, così perfetta che tantissime persone, non solo del Mahora, affollavano quel ristorante e non di rado Chao Lingshen, che faceva da cassiera, era stata costretta a pregare i clienti di ritornare il giorno dopo, perché lei, la cuoca e la cameriera part-time Ku Fei dovevano andare a scuola e quindi non potevano passare la notte in bianco tra fornelli e tavoli.
"Eccomi pronta per una nuova ordinazione!", annunciò Ku tornando al bancone.
Satsuki le porse un vassoio pieno di Hamburger fumanti.
L'altra scosse la testa: "Non dirmi nulla: sono per il tavolo diciassette, giusto?"
Satsuki annuì e la ragazza cinese andò al tavolo che stava pian piano attirando su di sé gli sguardi di quasi tutti gli altri clienti: questo perché mezz'ora prima si era seduta lì una bella ragazza che nessuno aveva mai visto prima; pareva molto alta, con un fisico snello e tuttavia capace di trasmettere una sensazione di grande potenza fisica.
Aveva lunghi capelli corvini, un volto affascinante ma con lineamenti che parevano scolpiti nella roccia.
Indossava stivali, una gonna lunga fin quasi alle caviglie, e un maglione, che copriva un seno assai rigoglioso. Tutti gli abiti erano rigorosamente neri come i suoi capelli.
Inoltre la ragazza aveva un appetito formidabile: da quando si era seduta al tavolo e con un gesto secco aveva indicato, sul menu portatogli da Fei, il Burger Royal, ne aveva mangiati almeno una cinquantina!
Non sembrava saziarsi mai e mangiava senza versi o espressioni da ghiottona: la sua bella faccia sarebbe sembrata di marmo se non fosse stato per i movimenti della bocca. Quest'ultima emetteva anche gli unici rumori vagamente udibili.
Un simile connubio di voracità e bellezza non poteva non attirare gli sguardi.
"Ecco qui. Certo che lei ha davvero un debole per il manzo, signorina", disse Ku portandole l'ennesima nuova razione.
Anche quei dieci panini cominciarono a essere divorati assai rapidamente, senza alcuna risposta.
"Mah, che tipa strana", pensò la cameriera ritornando al bancone.
"Buonasera", annunciò Chisame arrivando di corsa. "Per favore, un panino. Vado di fretta".
"Agli ordini", rispose Chao. "Come mai non ti sei ancora calata nei panni di Chiu?"
Hasegawa divenne più rossa di un pomodoro. "Chi… chi sarebbe questa Chiu?! Non la conosco!"
Chao la guardò con occhi divertiti: Hasegawa era abile nel fotoritocco, ma l'occhio allenato della ricca cinesina sapeva smascherare senza problemi tutte le modifiche digitali, tolte le quali l'identità della cos player Chiu diventava straevidente.
"Ehm…", riprese Hasegawa tentando di darsi un contegno, "oggi ho fatto tardi in biblioteca, quindi non ho tempo per prepararmi la cena. Devo prendere qualcosa qui se voglio…".
"Aggiornare in orario il tuo sito?"
"QUALE SITO?!"
Chao cercò di trattenere le risate. "Scusa, scusa. Ecco il tuo panino".
Seccata e imbarazzata, l'altra chiese il conto mentre arrivava Ku. "Ciao, Hasegawa. Senti, Chao, posso staccare un po' prima oggi? Domani avrò gli allenamenti col club di kung-fu e judo, quindi voglio andare a letto presto".
La proprietaria del locale fece per rispondere, quando i suoi occhi si puntarono su qualcosa che pareva stare sia dietro che sopra Ku. Quest'ultima incuriosita si voltò e finì con la faccia dentro un seno prosperoso: la misteriosa e vorace cliente vestita di nero era proprio dietro di lei e scrutava le tre ragazze con la sua espressione imperturbabile. Gli occhi erano l'unica cosa a muoversi.
"Diamine", pensò Ku indietreggiando. "Non l'ho assolutamente sentita arrivare! E quanto è alta, pure più di Kaede e Mana. Sarà almeno un metro e novantacinque!"
Fei si scostò, con un singolo passo la straniera si mise davanti al bancone e Chao con una certa titubanza diede il conto.
La ragazza in nero s'infilò una mano nella gonna, tirando fuori un mazzo di banconote alquanto spiegazzate.
La cassiera li contò, erano anche più del necessario perciò diede il resto, che la straniera prese con noncuranza per poi andarsene in assoluto silenzio, sfoggiando una camminata decisa ed elegante.
"Mamma mia, che zombie!", commentò Ku. "Comunque io ora vado al dormitorio. Ah, Hasegawa, stasera niente Chiu?"
"Di chi diavolo stai parlando?!", urlò Chisame nuovamente rossa.
Ridendo, Fei corse via.

Quando Chao e Satsuki rientrarono finalmente nella loro camera, era mezzanotte passata, ed erano state fortunate a poter rientrare a quell'ora, dopo che con molte premure e promesse di prezzi speciali, avevano convinto i clienti a ritornare l'indomani.
"Dobbiamo ricordarci di non fare rumore. Ku starà dormendo", pensò la prima mentre si muoveva silenziosamente nella camera buia.
Prima che potesse avvertire la compagna di non accendere la luce grande, Satsuki lo fece.
"Oh no!", esclamò Chao voltandosi verso il letto di Ku, pronta a scusarsi con lei.
Ma il letto era vuoto e le lenzuola intatte, quindi nessuno ci aveva dormito.