Due anni prima…..

Stava attraversando un periodo davvero difficile pieno di dubbi e preoccupazioni. Mai in vita sua aveva dovuto affrontare una situazione del genere, mai si era sentita così inadeguata e insignificante.

La quotidianità cui non era per niente abituata iniziava a starle stretta: recarsi tutti i giorni in azienda, per cercare di risanare gli errori del fratello; prendersi cura di una bambina e cercare di stare al passo con la vita frenetica della sua compagna, era davvero difficile. Iniziava a sentire il peso di un qualcosa più grande di lei. Senza contare quell'affermazione che aveva detto, che solo ora iniziava a metabolizzare.

Stai dimenticando che qui non sei l'unica a poter avere un bambino!

Con Michiru tra le braccia le era sembrato la cosa più naturale da dire, ora però iniziava ad avere dei dubbi. Dubbi che aumentavano quando notava la completa incompatibilità di carattere tra lei e Hikari.

A volte sei più piccola di lei!

La rimproverava sempre Michiru, quando iniziava una lotta con la piccola, per cose banali.

Lei abituata alle gare, alla notorietà, a un mondo completamente diverso, non riusciva proprio ad abituarsi a quella famiglia che l'aveva accolta con amore, ma che a volte sentiva soffocarla. In tutto questo Michiru continuava a menzionare il fatto di avere o no un bambino.

-Si è addormentata?- le chiese, vedendola arrivare. Indossava una camicia da notte e aveva i capelli sciolti. Quello era la parte della giornata che amava: quando poteva finalmente perdersi tra le sue braccia. Stanchezza e figlia permettendo!

-Cosa è successo oggi? Era così arrabbiata- scostò le lenzuola per affiancarla.

-Tua figlia è troppo viziata!- ribatté convinta l'altra.

Haruka era sdraiata sul divano ascoltando musica con le cuffie. Stava cercando di riposare, aspettando Michiru, quando all'improvviso sentì qualcosa solleticarle i piedi. Alzò la testa per vedere cosa fosse: Hikari le stava facendo il solletico con le manine con aria di sfida.

-Cosa vuoi?-

-Voglio vedere i cartoni!-

Da quando era iniziata la scuola, il comportamento di Hikari era cambiato: la bambina dolce e affettuosa che pian piano aveva imparato ad accettare la sua relazione con Michiru, si era trasformata in una peste che non perdeva occasione per farla arrabbiare.

-E cosa vuoi da me?-

-Mi devo mettere io qui!-

Si riabbassò richiudendo gli occhi –Se proprio vuoi vedere i cartoni, siediti a terra. C'ero prima io!-

Sapeva benissimo di star sbagliando ma era più forte di lei, non poteva permettere che una bambina di soli cinque anni le dicesse quello che doveva fare.

Diedero inizio così una lotta: Hikari iniziò a tirarla per i pantaloni mentre Haruka cercava di allontanarla.

Michiru sorrise nel vedere l'aria contrariata di Haruka mentre le raccontava l'accaduto.

-A volte mi chiedo chi sia la bambina, tu o lei-

-Il fatto è che Hikari è troppo viziata!- esclamò con convinzione.

-Forse basta che tu cerca di spiegargliele le cose invece di imporle!-

Conosceva benissimo il tono di voce che la bionda usava quando qualcosa le dava fastidio e, la piccola Hikari, che infondo, aveva i suoi geni, non si lasciava intimorire.

-Alla fine ha vinto lei, no!-

-Si, dopo averla fatta piangere!-

A volte le sembrava di avere due bambine per casa. Poco prima aveva fatto la stesso discorso con Hikari, ricordandole che doveva essere più educata con sua zia, avendo in cambio lo stesso atteggiamento della donna al suo fianco: si era voltata dandole le spalle, mettendo la parola fine a quel discorso.

Si appoggiò allo schienale chiudendo gli occhi e sospirando appena.

-Come è andata con Michael, oggi?-

-Non ha voluto farlo! Quindi non preoccuparti, non abbiamo fatto sesso!-

Michiru spalancò gli occhi, spiazzata dalla sua risposta

-Glielo hai chiesto?-

Sorrise nell'udire il tono sconvolto di Michiru. Ricordava benissimo quando alcuni mesi prima ne avevano parlato.

Sdraiate nel loro letto cercavano di riprendere fiato, dopo essere state travolte dal piacere. Michiru le appoggiò le mani sul cuore per sentirne il battito accelerato.

-Sei sempre convinta di volerlo fare?-

-Certo- fu la semplice risposta di Haruka.

-Ma?- chiese l'altra, percependo la titubanza nel tono di voce.

-Stavo pensando alla questione papà! L'idea di non conoscerlo non mi piace affatto!- iniziò ad accarezzarle i capelli.

-Sai se tu avessi un fratello, saremo pari!-

Michiru preferì non rispondere a quella battuta, dopo un attimo di silenzio Haruka disse:

-Credo che lo chiederò a Michael, così sono sicura che sarà intelligente!-

-Cosa?Michael?- il suo tono era alquanto sconvolto.

-Non ti piace?-

Facendosi leva sulle mani, alzò il viso per fissarla:

-Lo sai vero che lui ti ama?-

Lo aveva capito nel suo modo di rivolgersi a lei, nel modo che aveva nel starle accanto senza chiedere nulla in cambio. Non poteva negare che, in alcune circostanze, aveva temuto che anche la bionda provasse qualcosa di più profondo per lui.

Lo sguardo di Haruka si fece serio, abbassò lievemente la testa e sussurrò –Lo so-

Lui non glielo aveva mai detto ma lei lo avvertiva nel suo modo di sorriderle o di abbracciarla quando era in difficoltà. Anche se sapeva benissimo di potergli fare male, non riusciva a rinunciare a lui. Anzi non voleva rinunciare a lui: la sua unica famiglia.

Michiru le accarezzò il viso percependo il suo cambio d'umore, immaginava benissimo come potesse sentirsi.

-Se vuoi che sia lui devi solo promettermi di non farlo in modo "naturale"!- sospirò, per lei era già difficile darle un'ulteriore motivo per avvicinarla ancora a lui, non poteva certo sopportare di saperla tra le sue braccia.

Haruka la fissò confusa –Non vuoi che faccia sesso con lui?-

Non rispose a quella domanda, si sentiva davvero una stupida ma non riusciva ad accettare una cosa del genere.

- È buffo, sai lui è il mio dottore e già conosce tutto di me e mi ha anche toccata!-

-Smettila!-

Si era staccata da lei, riprendendo posto.

-Sei davvero adorabile quando fai la gelosa- Si abbassò per colmare il vuoto che le separava.

-Non ho intenzione di chiederglielo. Non posso fargli questo!- le sussurrò a fior di labbra per poi baciarla con passione.

Si voltò per vederla mentre i suoi occhi si amplificavano dallo stupore.

-Sei ancora gelosa di Michael?-

Continuava a fissarla non riuscendo a capire se la stesse prendendo in giro o se davvero avesse deciso di chiederglielo.

-Stavo scherzando, rilassati! Ha detto di aspettare i risultati degli ultimi esami per decidere che terapia iniziare-

Michiru non rispose si limitò ad annuire.

-Ma cos'hai?- le chiese preoccupata.

-Haruka tu sei sicura di volerlo fare? A volte sembra che lo faccia solo per me. Se hai qualche dubbio possiamo sempre aspettare-

-Credi davvero che dobbiamo aspettare?- cercò di mascherare quella traccia di sollievo, che aveva provato nell'udire quelle parole. Voleva avere un bambino ma in fondo al suo cuore non si sentiva ancora pronta ad affrontare una gravidanza.

-Io non so, penso solo che forse sarebbe meglio, anche per Hikari!-

Ecco il vero motivo ed io che m'illudevo lo dicessi per me!

Una rabbia incontrollabile la invase non riuscendo a capire come potesse una bambina piccola bloccare la loro vita.

-Bene, allora ci rinuncio! Fammi sapere quando la "tua" bambina è pronta…-

-Dai Haruka non fare così. Se tu non riesci a badare a lei, come faremo con due bambini?-

-Ma cosa diavolo stai dicendo? Solo perché la "tua" piccola non mi accetta, tu vuoi mettere dei freni alla nostra storia?-

Tua?

Non era la prima volta che Haruka si riferiva alla piccola con quel "tua".

-Perché continui a dire "tua", credevo la considerassi nostra!-

Sei tu a non considerarla mia!

Quelle parole le morirono in gola, non riuscendo a dirle. In fondo al suo cuore aveva sentimenti contrastanti: da un lato amava quella bambina più di qualunque altra persona; dall'altro lato non sopportava il fatto di essere messa sempre al secondo posto. Sapeva benissimo che era un ragionamento stupido, che era normale per Michiru cercare di soddisfare la piccola, ma era più forte di lei.

Continuava a fissarla senza dare un seguito a quei pensieri. Avvertì le dite delicate della violinista sfiorarle appena la guancia mentre con voce bassa sussurrava –Credevo avessi capito che per me siete importante allo stesso modo! Solo che lei è così piccola e deve affrontare già una realtà così difficile…-

Chiuse gli occhi nel costatare che la sua compagna aveva intuito i suoi pensieri senza bisogno di dargli voce, sospirò annuendo con la testa.

-Come vuoi tu, aspetteremo ancora un po'!-

Non poteva fare altro che aspettare, infondo Michiru aveva ragione: Hikari era ancora piccola per accettare la loro situazione.

-Sei arrabbiata?- chiese titubante. Le sembrava di camminare su una lastra di vetro che al minimo sbaglio si sarebbe frantumata in mille pezzettini. Proprio come in quel momento, non riusciva a capire se Haruka avesse veramente capito il suo discorso o si limitava semplicemente ad accettarlo.

A volte non sapeva come comportarsi né con sua figlia né con la sua donna.

La bionda non rispose si limitò a stamparle un bacio sulle labbra per poi voltarsi per dormire.

-Haruka?-

-Ho solo bisogno di dormire-

Si era svegliata completamente sola nel letto, guardando la sveglia intuì che forse Michiru fosse in cucina a preparare la colazione. Si alzò e si preparò, anche oggi doveva recarsi in azienda per un colloquio con Anya, che si collegava con la videochiamata, per informarla su alcune azioni utili per risanare l'azienda, poi doveva passare da Michael per informarlo della loro decisione.

Quando fu pronta andò in cucina e come previsto lei era impegnata a preparare la colazione. Si avvicinò e le cinse la vita con le braccia.

-Buongiorno- le sussurrò all'orecchio, prima di darle un bacio sulla guancia.

-Buongiorno! Come hai dormito?-

Dal suo tono capì che non aveva ben accettato la sua reazione della sera prima. Si strinse di più a lei, nascondendo il viso nei capelli.

-Ho dormito benissimo!- dopo un attimo di silenzio riprese –Mi dispiace per come ho reagito!-

-Tendi sempre a non esternare i tuoi pensieri e questo non va bene! Se non sei d'accordo basta dirlo!-

-Michiru- la fece voltare per guardarla negli occhi –Ci ho riflettuto e penso che tu abbia ragione, è ancora presto!-

Poteva leggere dai suoi occhi che era sincera e la cosa le fece davvero piacere. Haruka le accarezzò la guancia per poi posare le labbra sulle sue. Molte lentamente approfondì il bacio, chiedendole il completo accesso alla sua bocca. Permesso che la violinista le concesse con piacere.

-Vuoi del caffè?- le chiese, scostandosi leggermente.

La bionda annuì sedendosi. –Dov'è Hikari?-

-Eccomi sono qui!- esclamò la piccola, entrando in cucina e correndo subito dalla sua mamma.

-Buongiorno tesoro- la abbracciò e le diede un bacio sulla fronte.

-Buongiorno mamma!- la sua voce era squillante e la cosa la fece sorridere.

Ma come fa a essere così energica appena sveglia?

-Perché hai chiesto dove ero?- la curiosità era quella tipica dei bambini.

-Niente, stavo solo pensando che se fai presto, potrei accompagnarti io a scuola! Sempre se lo vuoi!-

La bambina spalancò gli occhi dalla sorpresa: lei amava farsi vedere dai suoi amici al bordo dell'auto di Haruka. Senza pensarci due volte le saltò al collo stringendola forte.

-Ti voglio bene, zia!-

Era da molto tempo che non glielo diceva e sentirselo dire le fece davvero tanto piacere. Aveva trascorso tutta la notte a pensare al suo comportamento nei confronti di quella bambina ed era giunta alla conclusione che doveva almeno tentare di esserle amica, doveva cercare di instaurare un rapporto se voleva che quello con Michiru non si spezzasse. In particolar modo doveva essere molto gentile con lei per ringraziarla, perché anche se involontariamente, l'aveva aiutata. Sì, perché non avrebbe mai avuto il coraggio di dire a Michiru di non essere sicura di voler avere un bambino.

Lungo tutto il tragitto, la piccola non smetteva di guardarsi intorno, pochissime volte era salita in quell'auto e ogni volta si sentiva come una principessa nella sua carrozza. Haruka sorrise nel vedere la gioia in quegli occhi così ugual a quelli della donna della sua vita.

-Zia è vero che vuoi avere un bambino?- il suo volto si era rattristato all'improvviso.

Si voltò per guardarla e il suo cuore si strinse nel vedere quell'aria così triste nei suoi occhi. Ancora una volta Michiru aveva intuito la situazione.

-Non vuoi avere un fratellino?-

-Non sarà mai il mio fratellino!- affermò con determinazione Hikari.

Erano arrivate all'entrata della scuola, Haruka accostò e spense il motore, si voltò verso la piccola e riprese a parlare – Perché dici così?-

-Perché tu non sei la mia mamma. Solo la mia mamma può fare un fratellino! L'ha detto anche Yumi!-

Non sapeva come controbattere la determinazione delle sue parole, in fondo la bambina aveva ragione e lei non riusciva a trovare nessun argomento per farle cambiare idea. Hikari aprì lo sportello e, senza salutarla, scese dall'auto per dirigersi a scuola. Raggiunse la sua maestra che si era incantata a guardare l'auto, con uno sguardo affascinato. Rimise in moto mentre cercava il suo cellulare per telefonare Michiru.

-Cosa è successo?- chiese

-Puoi raggiungermi in azienda dobbiamo parlare!-

Avevano sottovalutato la situazione e lo capiva solo ora, forse la bambina non aveva ancora compreso il legame che la univa alla sua mamma, ecco perché non riusciva a considerare un futuro bambino di Haruka come suo fratello.

La telefonata di Haruka era stata alquanto enigmatica e ora non riusciva a concentrarsi, la sua mente continuava a pensare le possibili cause di quella telefonata.

Era quasi ora di pranzo quando decise che non riusciva più ad aspettare nemmeno un solo minuto, raccolse le sue cose e si diresse nel parcheggio.

-Vai via prima, oggi?- la voce di una ragazza le giunse dalle spalle.

Michiru si voltò per incontrare lo sguardo felice della sua nuova collega. Era una ragazza giovane e vivace, aveva tutta l'aria di essere stata un'adolescente ribelle. Era la nuova maestra di ballo e se ricordava bene il suo nome, era Michiko Okada.

Michiru le rivolse un sorriso notando che nonostante avesse l'età per insegnare sembrava molto giovane, forse era per questo che piaceva molto ai bambini.

-Ciao Michiko, giusto?-

La biondina annuì vigorosamente con la testa per poi iniziare a ridacchiare.

-Ho qualcosa sul viso?-

-No, no stavo solo pensando che i nostri nomi sono quasi simili Michiru!-

La genuinità di quella ragazza era disarmante: trovare divertente il fatto di avere nomi quasi uguali era tipico dei bambini.

-Chiamami pure Chiko, così mi chiamano gli amici!-

Era una ragazzina davvero carina aveva capelli lunghi e leggermente mossi, legati in una coda, occhi color nocciola che esprimevano uno spirito libero.

-Scusa Chiko ma devo proprio andare, sono già in ritardo!-

La ragazza le rivolse uno sguardo complice e poi sussurrò –Qualcuno di speciale che ti aspetta?-

Michiru sorrise appena a quella domanda senza dare ulteriori spiegazioni, la salutò e si diresse alla sua auto. Lavorava da appena un mese in quella scuola e non aveva nessuna intenzione di parlare della sua vita privata con una sua collega, tantomeno con una ragazzina che sicuramente amava i pettegolezzi.

Quando arrivò in azienda fu accolta da una ragazza che non aveva mai visto, forse era la nuova segretaria. Guardandola bene notò che era davvero una bella ragazza e la cosa che Haruka non le aveva mai parlato di lei, non le piaceva affatto.

-Posso aiutarla signora?- dal tono sembrava una ragazza tranquilla.

-Devo vedere Haruka!-

-Posso sapere il suo nome?-

-Michiru Kaioh!-

Nel sentire il suo nome la ragazza spalancò gli occhi e arrossì lievemente.

-Oh mi scusi signora, non l'avevo riconosciuta. La signorina Tenou arriva tra qualche minuto, può aspettarla qui se vuole!-

Signorina Tenou? Ma Haruka lo sa che la chiama così?

La possibile espressione del viso di Haruka nel sentirsi chiamare così la fece sorridere. Si accomodò sulle poltrone chiedendosi perché non poteva aspettarla nel suo ufficio. Si guardò intorno e con sorpresa notò che l'azienda non era cambiata molto da quando era arrivata Haruka, fatta eccezione per alcune foto di Hiroshi che non c'erano più.

Quel luogo le faceva riaffiorare ricordi che credeva di aver dimenticato ma che, prepotenti, stavano riaffiorando nella sua mente: ricordava la prima volta che vi era venuta, mano nella mano con il ragazzo che le aveva stregato il cuore; ricordò la prima volta che portò Hikari, per farle conoscere il luogo di lavoro del suo papà; ricordò la gioia che lesse negli occhi di suo marito nel vederla con la loro bambina. Sospirò pesantemente conscia che quei ricordi facevano parte di lei, proprio come quella donna faceva parte della sua vita.

-Sei arrivata finalmente, ti aspettavo prima!-

La sua voce la raggiunse e subito si alzò per vederla: da quando tutti sapevano la sua vera identità aveva abbandonato la cravatta, per lasciare spazio a camicette sbottonate che mettevano in evidenza il suo seno.

-Anche io ho un lavoro!- esclamò piccata.

Haruka la raggiunse e incurante dei soci che la seguivano alle sue spalle, le cinse la vita con un braccio per attirarla a sé –Hai ragione, scusami- le sussurrò prima di darle un bacio sulle labbra.

Amava quando faceva così, incurante degli sguardi indagatori degli altri, per lei esistevano solo loro.

-Perché aspetti qui, potevi aspettarmi nel mio ufficio!-

-Bhe la tua segretaria mi ha detto che potevo aspettarti qui e allora…-

Il rumore di una gola schiarirsi le interruppe: solo in quel momento Michiru si accorse della presenza di Sosuke, con molta grazia lo salutò e si scusò per aver dovuto assistere.

-Non ti preoccupare in fondo sono abituato al suo comportamento! Io vado ci vediamo dopo!- disse, evidentemente in imbarazzo.

Haruka le afferrò la mano e la condusse con sé nel suo ufficio, lontano da occhi indiscreti per poter parlare da sole. Si guardava intorno cercando di non farsi vedere dalla sua segretaria, che sicuramente le avrebbe dato qualcosa da fare. A volte non sopportava la sua completa dedizione al lavoro, era proprio per questo che si recava in azienda solo se c'era qualcosa d'importante, che richiedeva la sua presenza. In questo momento con suo fratello in prigione e con la custodia delle quote di Hikari, era il capo in assoluto.

-Wow Haruka ma quest'ufficio è enorme!-

-Del resto è tutto mio, no?- rispose allargando le braccia. Michiru richiuse la porta e si avvicinò a lei con sguardo malizioso.

-E mi dica, anche la nuova ragazza è tutta sua signorina Tenou?-

-O dio lo sai anche tu? Le ho detto centinai di volte di chiamarmi semplicemente Haruka, ma non lo capisce!-

Si avvicinò ancora di più a lei con movimenti lenti –Non ha risposto alla mia domanda, signorina Tenou!-

Le avvolse il braccio alla vita attirandola a sé, il loro viso a pochi centimetri di distanza –Io l'ho già la ragazza, ed è veramente uno schianto!- sussurrò prima di unire le loro labbra in un bacio carico di passione.

Allacciò le mani al collo e iniziò ad approfondire il bacio. Erano giorni che non avevano un po' d'intimità e ora in quel momento, sembravano aver ritrovato la loro affinità. La bionda non si lasciò cogliere alla sprovvista e, con gesti decisi, la spinse fino a farla fermare alla scrivania, iniziò a baciarle il collo per poi salire all'orecchio. Michiru le accarezzava il seno mentre l'altra continuava a baciarla con furore.

-Vuoi farlo qui?- la voce della bionda era roca dal desiderio.

-Hai paura che la tua signorina ci scopri?- la stuzzicò la violinista.

Haruka non raccolse quella provocazione, la fece sedere sulla scrivania e le aprì le gambe, adagiandosi tra esse. Moriva dalla voglia di stringerla e di sentirla gemere il suo nome. Nell'ultimo periodo non avevano avuto molti di questi momenti. Le infilò le mani sotto la maglietta per toccarle il seno. Il contatto di quelle dita le provocò brividi lungo la schema, donando soddisfazione alla bionda.

Con mani tremanti Michiru iniziò a sbottonarle i bottoni della camicia –Sei così sexy in versione femminile!-

Seduta sulle sue gambe le accarezzava i capelli mentre cercava di riabbottonarsi la camicia. Michiru la fissava, quel viso così perfetto le faceva sempre lo stesso effetto, le diede un bacio sulla guancia e sussurrò –Sei sempre fantastica!-

Le sorrise poi sospirò –Dobbiamo parlare!-

Notando il cambiamento del tono di voce e l'espressione del viso, capì che si doveva trattare di qualcosa d'importante. Si alzò per darle più spazio, quando Haruka iniziò a raccontarle quello che le era successo con Hikari.

-Credi che sia per questo motivo che si comporta così?-

Michiru era rimasta turbata da quello che le aveva appena detto Haruka. Aveva notato che qualcosa non andava con Hikari, ma non aveva capito che sapesse già tutto dell'idea di avere un altro bambino.

In questo momento era preoccupata che la bambina avesse preso la cosa dal verso sbagliato e questo avrebbe causato dei problemi.

-Io credo che dobbiamo parlarle, dobbiamo farle capire che le vogliamo bene e che, se ci sarà un altro bambino, sarà mio quanto tuo, proprio come lei. Che noi siamo una famiglia, un po' diversa ma comunque una famiglia- era in piedi davanti alla finestra, mentre guardava all'esterno. Non era mai stata sua intenzione scombussolare in questo modo la vita di sua nipote e ora si sentiva in colpa. Si avvicinò a lei, abbracciandola –Non ti facevo così sensibile!-

Si voltò per guardarla negli occhi e in quel preciso istante, l'immagine degli occhi tristi di Hikari si sovrappose agli occhi di Michiru –Io non voglio farla soffrire!-

-Lo so Haruka e questo lo apprezzo molto-

Michiru le accarezzò la guancia percependo la preoccupazione che la stava tormentando.

Da quando avevano iniziato a vivere insieme nella nuova casa, da quando avevano ripreso la loro vita, dopo alcune settimane di "isolamento", tutto era diventato più difficile. Entrambe cercavano di gestire al meglio la cosa ma molto spesso finivano col litigare, per questioni banali. Il tutto era complicato dai capricci di Hikari che la bionda mal tollerava.

Haruka continuava a fissarla sentendosi terribilmente in colpa per quello che stava provando in quel momento. Nonostante capisse perfettamente che Hikari stava davvero soffrendo, non poteva fare almeno di sentirsi sollevata.

Scusami sono davvero pessima!

Come faccio a dirti che, forse, la prima che non vuole un bambino sono io?

-Hai già mangiato?- chiese all'improvviso la bionda, cercando di allontanare ancora una volta quei pensieri.

-No, perché?-

-Ho avuto un'idea, perché non andiamo a prenderla prima e andiamo tutte insieme a mangiare da qualche parte?-

Il volto di Michiru s'illuminò per la sorpresa, ignara del tentativo della bionda di appagare il suo cuore tormentato. La strinse forte e la baciò con passione. Il corpo di Haruka subito reagì a quel contatto.

A volte si stupiva di come quella donna fosse capace di mandare all'aria tutte le sue resistenze, di certo il capo di un'azienda come la sua, non poteva lasciarsi andare sul lavoro, come aveva fatto poco prima e come rischiava di fare di nuovo se non si allontanava subito da lei. Quella donna era davvero straordinaria, non avrebbe mai trovato il coraggio di respingerla.

Almeno era questo che pensava, inconsapevole che quel giorno sarebbe arrivato e che non era poi così troppo lontano.

Come avrete notato, sono tornata indietro di due anni. La mia intenzione è quella di spiegare cosa è successo in questi due anni e cercare di spiegare gli ultimi pensieri che Haruka ha avuto nel prologo.

Sono davvero felice nel sapere che l'idea di un seguito sia piaciuta.

Grazie a chi l'ha inserita nelle preferite, nelle seguite, nelle ricordate, a tutti quelli che mi seguono.

Grazie di cuore anche (anzi soprattutto) a chi recensisce, facendomi conoscere le proprie impressioni.

Grazie di cuore e un bacio a tutti!