CAPITOLO 2

SECONDO GIORNO

Il mattino seguente Mac era in ufficio come sempre, quando ricevette una telefonata da Peyton:

"Come stai, ieri non ti ho sentito tutto il giorno e dopo quello che è successo..."

"Tutto bene." la tranquillizzò lui.

"Senti, pensavo che potessimo uscire a pranzo, così mi racconti e ti distrai un po'."

"Ehm..scusa ma a dire il vero nella pausa pranzo pensavo di passare in ospedale da Stella" fece un breve pausa" Mi dispiace davvero, io..."

"Non ti preoccupare" disse Peyton con una nota di delusione nella voce "Se vuoi ti chiamo nel primo pomeriggio così mi dici se ti liberi per cena, ti va?"

"Perfetto. Ci sentiamo dopo allora. Ciao"

Mac era davvero dispiaciuto per aver declinato l'invito della dottoressa, ma non poteva abbandonare Stella proprio adesso.

Era ancora assorto in questi pensieri che sulla porta del suo ufficio comparve il capo Sinclaire con il responsabile degli affari interni.

"Buongiorno Taylor" disse il capo della polizia "sono qui in veste non ufficiale per capire bene come sono andate le cosa a casa del detective Bonasera. Stia pure seduto" E intanto chiudeva la porta dietro le sue spalle.

"Ho letto il rapporto del detective Flack." lo sguardo di Mac non lasciava trasparire alcuna emozione, mentre Sinclaire parlava. Quello che aveva fatto, lo aveva fatto per proteggere Stella. Non se ne pentiva e non provava il minimo rimorso per la sorte toccata a Mala. Non era nella sua indole non provare compassione, ma in questo caso aveva salvato ciò che di più caro aveva al mondo. Erano tre le cose che avrebbe difeso ad ogni costo:l'onore della nazione, la sicurezza della città e l'integrità della scientifica. Ora doveva riconoscere, prima di tutto a sé stesso, che c'era un'altra cosa che sarebbe stato disposto a proteggere con tutte le sue forze:Stella.

Mac tornò ad ascoltare Sinclaire mentre questi gli diceva: "Concludendo: aspetteremo gli esiti degli esami ospedalieri sul detective Bonasera e i rilevamenti fatti in casa della stessa. Se le prove dimostreranno che Frenkie Mala aveva intenzione di uccidere Stella Bonasera, non procederemo contro di lei per eccesso di difesa e omicidio preterintenzionale. Intanto, detective Taylor, è sospeso dal servizio fino a termine dell'indagine. Non possiamo correre il pericolo che si sospetti un insabbiamento del caso, considerato anche il fatto che lei dirige proprio questo laboratorio. Mi spiace. Mi consegni il distintivo."

Mac meccanicamente andò con la mano sinistra alla cintura e, sfilandolo, posò il distintivo sul tavolo. Poi senza dire una parola si alzò, infilò la giacca e aggiunse:"Se avete bisogno di me, mi trovate in ospedale." Aprì la porta e se ne andò.

Quando Stella lo vide entrare nella sua stanza sapeva già della morte di Frenkie. Flack era passato poco prima per farsi raccontare l'accaduto e glielo aveva detto.

"Che ci fai tu qui a quest'ora? Non dovresti essere in laboratorio?"

Mac le sorrise e fece spallucce"Sospeso fino al termine dell'indagine" e si sedette sulla sedia vicino al letto.

Stella era un ottimo detective, e nonostante lo shock subito per l'aggressione, aveva capito quali erano i capi d'accusa che pendevano sulla testa di Mac.

"Ma dai non, posso credere che Sinclaire ti accusi della morte di Frenkie! Non è giusto! Tu hai solo..."

"Stai calma, non agitarti, vedrai che andrà tutto bene. E poi ho saputo che il rapporto di Flack è rimasto molto nel vago." Le prese la mano e la accarezzò.

"Mac però devi ammettere che hai esagerato. Non hai mai aggredito qualcuno così"

"Stella...ti stava puntando un coltello alla gola, ti aveva picchiata, umiliata. Cos'altro avrei dovuto fare? Non volevo correre il rischio che potesse farti ancora del male." Tacque.

Stella sospirò e si lasciò andare sui cuscini:"Mi dispiace di causarti tutti questi problemi."

Quando aveva conosciuto Frenkie, era rimasta affascinata dal suo lato artistico e, inutile negarlo, dal suo aspetto fisico. Lui le mandava fiori al a lavoro, la portava a mostre di scultura e si comportava in maniera molto romantica con lei. L'aveva anche aiutata a ricostruire un volto per un caso, sfruttando le sue capacità di scultore. Certo, si arrabbiava in maniera eccessiva quando lei riceveva una chiamata, ma non ci aveva mai dato peso. In fondo chi non faceva il mestiere di poliziotto, difficilmente riusciva a comprendere tutto ciò. Mai avrebbe pensato che lui potesse essere un violento. Anche quando aveva rifiutato in maniera veemente un'uscita a quattro con Mac e Peyton, non le era passato per la mente che lui stesse diventando esageratamente possessivo.

Le aveva dedicato una scultura "Aresanob", sembrava una cosa fantastica finché non scoprì cosa nascondeva. Dannazione che stupida era stata.

In quel momento si rese conto che forse quello che cercava in un uomo era molto più vicino di quanto pensasse. Guardò Mac. E stinse più forte la sua mano.

Il telefono di Mac squillò

"Ciao Peyton... Sì sono in ospedale... Così hai saputo della mia sospensione...no non preoccuparti...si va bene ci vediamo stasera a cena. Ciao a dopo." e riagganciò.

"Allora come va tra te e Peyton?" gli chiese lei per sviare i pensieri da cose troppo dolorose.

"E' un'amica, Stella, niente di più" si difese Mac.

"Dai Mac, si vede che ti piace. Da quanto è che vi frequentate? Un paio di mesi, giusto?"

"Siamo usciti a cena qualche volta dopo il lavoro. Se tu questo lo chiami frequentarsi..."

"Mac Taylor, non farai il timido con me, vero?" disse ridendo Stella.

"A dire il vero..." iniziò lui quando i medici entrarono nella stanza.

Mac si alzò ed uscì per permettere la visita di Stella.

Attese fuori e nella testa continuava a sentire quelle parole:"Mac Taylor, non farai il timido con me, vero?"

Passò circa mezz'ora prima che i medici uscissero e lui potesse rientrare.

"Mi dimettono domani mattina." disse tranquilla. "Hanno finito tutti i rilevamenti per le indagini e le mie condizioni sono buone." Sorrise.

"Bene, finalmente una buona notizia" Mac rimase a fare compagnia a Stella ancora un'ora circa, adesso aveva un sacco di tempo libero.

Quando si salutarono lui le diede un bacio sulla fronte e le accarezzò dolcemente il viso.

"Hai bisogno che passi a casa tua a prenderti qualcosa?"

"No, Mac, grazie. Ho già chiesto a Lindsay di farlo. Passerà più tardi a portarmi una borsa con tutto l'occorrente."

"Ok, va bene allora. Vengo a prenderti domani mattina, okay? Niente taxi, ti accompagno io." Lei sorrise ed annuì.

Prima di passare a casa per farsi una doccia e cambiarsi per di andare a cena con Peyton, Mac passò da Flack al commissariato.

"Chi si vede! Allora sopravvissuto a Sinclaire?" chiese Don dandogli una pacca sulla spalla.

"Si, credo di sì. Per il momento ho rimediato solo una sospensione. Poi si vedrà. Senti Don,non so cosa tu abbia scritto nel rapporto, ma grazie."

Flack e Taylor si conoscevano da anni. Le loro priorità erano le stesse. La loro dedizione alla polizia e al Paese erano le stesse.

"Ho solo fatto il mio dovere, come mi hai detto tu. Semplicemente ho parlato più del cattivo che del buono!" Rise.

"Ok, Don. La prendo per buona. Non dirmi altro, per carità! Ascolta ho tempo dieci minuti per una birra all'angolo, se ti va. Poi devo uscire a cena con Peyton."

"Vada per la birra, ma come mai ceni con Peyton?"

"Perché? Che c'è di strano? "

"No, nulla. E' solo che mi domandavo... ah lascia stare, andiamo" disse Flack con un gesto della mano. Mac gli afferrò un braccio e lo fermò.

"No, spiegati Don!" Flack si fece serio, guardò l'amico dritto negli occhi e disse:

"Non è per lei che hai ammazzato un uomo di botte." Mac lasciò il braccio di Don. Sapeva che aveva ragione.

Insieme uscirono e si diressero al bar in fondo all'isolato.

Per tutta la cena Mac fu abbastanza distratto. Aveva avuto una giornata intensa, ma quello che gli aveva detto Don continuava a tornargli in mente. Guardava Peyton seduta davanti a lui, e non poteva fare a meno di pensare che l'amico aveva tremendamente ragione.

"Qui Houston, mi ricevete?" Disse a un certo punto Peyton. Mac si destò dai suoi pensieri e guardò la donna:"Perdonami, questa sera sono davvero maleducato!"

"Mac Taylor, non ti devi scusare. Lo capisco benissimo come ti puoi sentire. Sei stato sospeso, la tua partner ha rischiato di essere uccisa da uno psicopatico e tu potresti essere incriminato di omicidio. Bé chiunque sarebbe stanco."

I pensieri di Mac erano ben altri, ma assecondò la teoria di lei.

Finirono di cenare chiacchierando tranquillamente del più e del meno, cercando di non parlare oltre del proprio lavoro e di cose spiacevoli.

Quando lui la riaccompagnò a casa, la salutò sulla porta con un bacio sulla guancia.

Peyton rimase a guardarlo mentre si allontanava per tornare alla macchina. Non le restava che attendere e lasciare tempo a Mac per capire cosa voleva davvero.