Angolo dell'autore
-Eccomi qui con il nuovo capitolo di questa storia, vi sono mancato vero?-
...il vento ululando sommesso nella sala deserta fornisce una chiara ed esauriente risposta...
-Non si può avere tutto dalla vita presumo. Dunque muri prestatemi orecchio, or vi narrerò il proseguo della storia.-
Capitolo 2- Fantasmi nella nebbia
Seduto sul bordo del letto David lanciava occhiate preoccupate verso l'esterno del locale: la sua fervida immaginazione continuava a creare innumerevoli abomini in agguato nella nebbia, bestie simili a quella che solo alcuni istanti prima aveva attentato alla sua vita.
Si dice che i mostri non esistono, giacchè sono solo la prole di una mente inquieta in balia dei timori primordiali: solitudine, buio, rabbia...tutte sensazioni che irrimediabilmente sfociano nella paura e si manifestano sotto forma di nemesi tangibili.
"I mostri sono veri" Pensò rattristato il giovane, strofinandosi meccanicamente le braccia nel tentativo di placare il terrore che gli gelava le membra "Sono veri...scivolano nella nebbia. Tanto effimeri quanto assetati di sangue...ma dove sono capitato..."
E mentre rifletteva con gli occhi sbarrati su questi tristi pensieri, gelido terrore scivolava nelle sue ossa. Raggelava il sangue, si imponeva minacciando di annientare la ragione sostituendola con cupo panico.
E, incurante dei tumulti interiori del ragazzo, la cenere silenziosa continuava a fioccare su quel mondo fuligginoso e spento. La nebbia ora assumeva un carattere minaccioso, poichè il suo aleggiare pacifico celava in realtà orrori banditi dal mondo nei più profondi recessi dell'inferno.
Spire biancastre e lattiginose lambivano i muri del motel e le colonne del vialetto esterno, sbiancavano le mattonelle ed i grani di ghiaia del giardino conferendo loro contorni sbiaditi e irreali.
Era un ambiente inospitale e inquietante poichè mancava di calore umano, sembrava un grande affresco dipinto con colori spenti e freddi, crudi e minacciosi.
Ma David non poteva permettersi il lusso di tergiversare. Ogni istante che trascorreva aumentava la possibilità che "quello" lo trovasse.
"E se non si trattasse di un singolo? E se l'ignoto celasse altri orrori innominabili? Ciononostante la paura uccide la mente, non posso permettermi di cedere al panico o non riuscirò neppure a mettere un piede fuori da questa stanza. E allora sarà come attendere la morte...e io non voglio morire..."
Ricacciando con estrema forza di volontà le lacrime che minacciavano di solcare il suo viso cereo, David si rizzò lentamente e prese a guardarsi intorno in cerca di qualcosa che potesse tornargli utile.
Ma, notò con estremo fastidio, la stanza era tanto pulita e ordinata quanto priva di ogni articolo superfluo. Non poteva certo avventurarsi nella jungla armato di un telefono fisso!
Sopra al letto era appesa una graziosa cornice raffigurante una composizione floreale, nulla di utile ma se l'occasione fosse stata differente il ragazzo si sarebbe soffermato ad osservarla meglio poichè meritava veramente.
Invece, lo sguardo sorvolò il locale con una profonda delusione per poi posarsi sulla porta del bagno. Valeva la pena andare a darci un'occhiata.
Dentro, le piastrelle di ceramica della semplice doccia brillavano dolcemente alla fioca luce della lampada elettrica appesa alla parete, quasi ignare degli orrori che strisciavano all'esterno.
Non vi era nulla di nota nel piccolo locale, un wc ed un lavandino scheggiato con alcuni tubetti di prodotti cosmetici offerti gentilmente dalla direzione del motel.
David soffocò una risatina beffarda alla vista di tutto ciò. "Quanto vorrei telefonare alla direzione... ottima sistemazione, soprassedendo ai vicini molesti e famelici"
Uno specchio era appeso sopra al lavandino e rifletteva nella scarsa luce della stanza l'immagine sfocata di un ragazzo pallido come la morte, con lo sguardo triste e deciso di chi possiede la consapevolezza di essere in una pessima situazione ma rifiuta di arrendersi fino all'ultimo. Ed era vero, David avrebbe lottato con tutte le sue forze per sopravvivere all'incubo nel quale era stato suo malgrado catapultato.
E mentre rimuginava su queste cose improvvisamente lo specchio esplose, lanciando per il bagno frammenti di vetro affilati come rasoi che per estrema fortuna non incontrarono il giovane nella loro traiettoria, risparmiandolo così da morte certa.
David, dal canto suo, non potè far altro che portarsi freneticamente le braccia al viso nel tentativo estremo di proteggersi dalle scheggie, reprimendo a stento un urlo di terrore per l'evento inaspettato.
Quando il clamore di vetri infranti cessò, lasciando il posto al consueto silenzio di tomba che pareva caratterizzare questa strana realtà, il ragazzo abbassò lentamente le braccia.
Voltandosi vide che il bagno, in precedenza pulito e ordinato, aveva subito un radicale mutamento: vetri erano sparsi alla rinfusa sul pavimento mentre, con estremo orrore del ragazzo, dal bocchettone della doccia aveva iniziato a fuoriuscire un liquido denso e verdastro dall'odore nauseabondo.
Avvicinandosi cautamente David storsè il naso e, non riuscendo a reggere oltre la vista di quell'immagine inquietante e disgustosa, uscì in fretta dal bagno chiudendosi la porta alle spalle e appoggiandosi pesantemente ad essa.
Splosh. -
Squish. Squish.
Dal locale dal quale era appena uscito provenivano rumori strani, sembrava quasi che un corpo di consistenza melmosa tentasse di muoversi e prendere forma e...cos'erano quei bassi gorgoglii?
Gli rammentavano i goffi tentativi di quand'era piccolo chee, immerso nella piscina comunale, tentava invano di parlare con la bocca piena d'acqua.
I rumori...lenti ma costanti si stavano avvicinando alla porta.
Senza pensare, spinto puramente dall'adrenalina, David corse ad afferrare l'unica sedia presente nella stanza e la pose con il bordo giusto sotto la maniglia della porta del bagno bloccando così la serratura.
David arretrò di alcuni passi, osservando trepidante lo sviluppo degli eventi mentre il rumore di passi melmosi e bagnati arrivava sempre più vicino per poi arrestarsi repentinamente.
Il ragazzo fissò intensamente la maniglia della porta, ma per alcuni interminabili istanti non accadde nulla. Solo il respiro gorgogliante e pesante della cosa nel bagno poteva essere udito e l'attesa era decisamente snervante.
Infine, lentamente la maniglia si abbassò...bloccandosì però non appena incontrò l'ostacolo rappresentato dalla sedia.
Lentamente, la maniglia tornò in posizione per abbassarsi nuovamente. Ma la cosa doveva essersi resa conto della futilità della sua azione poichè senza alcun preavviso il movimento si fece più rapido e smanioso, mentre l'intera serratura tremava violentemente con violenza sempre maggiore.
Quella cosa sapeva che David si trovava dall'altro lato della porta! Lo sapeva...e lo desiderava, bramava il suo sangue caldo e la sua carne fresca...non accettava che un semplice ostacolo lo separasse dalla preda...
Ma fu quando l'intera porta incominciò a tremare, scossa da colpi frenetici e rabbiosi accompagnati da gorgoglii lunghi e colmi di furia primordiale, che David si decise a fuggire.
Come temeva, anche la stanza che aveva eletto a santuario non era più un rifugio sicuro...e non voleva scoprire cosa si nascondesse nel bagno.
Eppure, quale certezza lo attendeva oltre quelle quattro mura? Quali orrori l'attendevano la fuori?
Ma se esitava...presto sarebbe stata la cosa a trovarlo, poichè la porta non avrebbe retto a lungo.
"Una cosa alla volta. Ora devo allontanarmi da quella porta perchè se il pericolo all'esterno è ignoto, qui è certo." Pensò mentre usciva con cautela dalla camera del motel; e fu in quel momento che si insinuò in lui la consapevolezza di essersi addentrato nuovamente nella bocca dell'inferno.
Estrasse da una tasca dei Jeans la mappa che aveva strappato in precedenza dalla superficie lignea della porta spessa e robusta della camera; la pianta dell'edificio era abbozzata e a malapena comprensibile ma si sarebbe adeguato alla situazione. Bisognava fare di necessità virtù...
-Ecco qua...voi siete qui- Mormorò, leggendo ad alta voce l'indicazioni scritte. Stando alla cartina, David si trovava nell'area settentrionale del Riverside Motel e la stanza dalla quale era appena uscito era la numero 105.
-Dannazione- Mormorò a denti stretti, compiendo un rapido calcolo mentale. La creatura che si aggirava nella nebbia era giunta da destra, la direzione in cui stando alle indicazioni della mappa doveva trovarsi la reception e quindi la via d'uscita da quella prigione infernale.
"A destra la via più breve, ma era anche il luogo in cui si stava dirigendo il mostro...e se altre creature avessero seguito il suo esempio? Sono disarmato e non conosco la zona, se mi trovano dubito di poter contare ancora sulla fortuna. Però dopo aver depistato la creatura, questa si era diretta verso sinistra. Cosa faccio?"E mentre ponderava attentamente la scelta da compiere voltava il capo da una parte all'altra del giardino, prendendo nota di ciò che poteva scorgere tra la nebbia e aiutandosi mentalmente con la mappa appena consultata.
Il motel era un grosso complesso costruito su due piani e recintato da spessi fili di ferro che non solo rendevano difficile scavalcarli, ma probabilmente al contatto producevano pure un frastuono poco consigliato nella circostanza in cui il ragazzo si trovava. Due grossi edifici verniciati di un bianco spento e opaco ospitavano le camere degli ospiti più i locali vari della manutenzione e della ricreazione dei dipendenti, mentre un edificio decisamente più minuto costituiva la reception ed era nei pressi dell'unico cancello pedonale di uscita del motel. Queste palazzine erano suddivise da recinti e cancellate in sei zone differenti, ognuna comprendente un giardino che si affacciava su un vario numero di camere diverse.
"Ma è un motel o un labirinto? Se uno pernotta nella zona meridionale, supponendo di entrare dal cancello per le auto posto all'estremo nord del motel, deve superare due cancelli con la macchina per poi scendere a piedi e superarne un terzo di larghezza sufficiente a concedere il passaggio solo ai pedoni! L'architetto deve essere stato decisamente un tipo eccentrico...e se la situazione non fosse estremamente seria penserei quasi di essere entrato in un videogioco."
Poteva scavalcare i fili ed uscire dal motel nella maniera in apparenza più facile, ma poi? Avrebbe fatto rumore, allertando quelle cose...quei fantasmi nascosti nella nebbia; e mentre lui non conosceva il terreno in cui si trovava probabilmente il discorso non valeva per quei mostri.
Addentrarsi a casaccio nel loro terreno di caccia poteva comportare spiacevoli conseguenze.
"Un motel deve essere vicino o annesso ad una cittadina, probabilmente questa fantomatica Silent Hill riportata sulla cartina. Se riuscissi a raggiungere la reception riuscirei a trovare qualche depliant turistico della città e di conseguenza una mappa. E se sono fortunato, qualche sopravvissuto che mi possa spiegare come sono finito in questo luogo e cosa diavolo è capitato."Con la coda dell'occhio vide in lontananza alla sua destra un'ombra muoversi, o meglio errare senza meta nella nebbia. Non si avvicinava, ma neppure si allontanava, si manteneva giusto quel che bastava per permettere a David di scorgerne appena i lineamenti sfocati.
Ironia della sorte! Sembrava che l'edificio stesso avesse scelto per lui l'itinerario più sicuro da seguire...anche se la parola sicurezza strideva con l'entità stessa di quel luogo.
Si trovava nell'area settentrionale: a est il giardino sarebbe terminato bruscamente con l'edificio della reception, ma l'unico ingresso da quel lato era una porticina che nel caso fosse stata chiusa avrebbe segnato il suo destino.
Allo stesso modo, poco più a sud di quella porta il giardino terminava con il tratto di recinzione che separava questa zona dalla parte centrale. Ma proseguire in quella direzione era troppo pericoloso, considerando l'ombra in agguato. Inoltre al pensiero di entrare nella zona centrale, la quale ospitava il tratto di giardino più ampio, si sentiva spiacevolmente esposto.
Meglio scivolare lungo i bordi, sperando di passare inosservato finchè non fosse riuscito a trovare un qualcosa per difendersi in maniera efficace. Doveva sopravvivere, e poteva contare solo sulla prontezza del suo corpo e sulla lucidità della sua mente accorta.
E così si avviò alla sua sinistra, tentando di attutire il suono dei suoi passi sulle mattonelle e prestando orecchio ad ogni suono che potesse tradire la presenza di qualche creatura.
Lui ovviamente avrebbe tentato di evitare ogni rumore poichè palesarsi all'ignoto significava invitare i mostri al banchetto e apparentemente David era la portata principale.
Dopo diversi metri il muro terminò in una staccionata bassa di legno che dava su un cancello di ferro lavorato...divelto. Una delle due parti era piegata verso l'interno, squarciata orribilmente come se un corpo contundente l'avesse colpita ripetutamente senza pietà. La serratura era ovviamente distrutta e non offrì alcuna resistenza quando il ragazzo fece per varcare la porta.
Cigolando, il cancelletto venne richiuso alle sue spalle e il giovane si concesse un breve istante per guardarsi attorno: contro un muro stavano diversi cassonetti pieni di immondizia e sacchi neri colmi di rifiuti maleodoranti, dal lato opposto i fili di ferro della recinzione esterna parevano sfidare minacciosamente il ragazzo a superarli.
Dinanzi a sè una porta di ferro massiccia, ma ciò che sconcertò David fu che tanto la porta quanto la ghiaia intorno erano lordi di sangue rappreso. Il giovane si sentì un groppo in gola e la consapevolezza di stare per entrare nel locale adibito a cucina della tavola calda del motel non contribuiva ad alleviare la propria tensione. Doveva ammettere tuttavia che quel complesso era fornito di qualsiasi genere di confort e servizio; persino un ristorante vero e proprio ed un locale lavanderia!
Se fuori c'era tutto quel sangue dentro cosa avrebbe trovato? Mucchi di cadaveri in decomposizione? Oppure qualche mostro ripugnante?
Non poteva attendere oltre, il precedente cigolio del cancello poteva aver attirato qualche creatura e David oramai sapeva che, per quanto lente, quelle cose erano forti e tenaci. Qualcosa sarebbe giunto, attirato dal rumore...ci avrebbe messo il suo tempo ma l'avrebbe fatto. Ne era terribilmente certo.
-Sembra che qualsiasi azione io compia non mi lasci mai la possibilità di tornare sui miei passi...posso solo andare avanti- Constatò con un sospiro prima di varcare la porta della cucina.
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Buio...non ha mai fine questa oscurità.
E queste cose...le ho viste divorare gli umani, le ho viste dilaniare le carni...
ma allora... perchè non mi attaccano?
Sono anch'io un mostro ai loro occhi?
Ah...fa male...questa rabbia, tanta impotenza...
perchè qualunque cosa io faccia sono sempre sola?
Feccia...loro la colpa...
umani...ucciderli tutti...
no...perchè penso queste cose?
Creature inferiori...estirpare la macchia dal creato...
qualcuno mi aiuti...-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
La cucina pareva l'interno di un mattatoio; chiazze di sangue erano presenti in ogni angolo del pavimento sporco e un'odore dolciastro, di marcio, aleggiava nell'aria.
Al centro un grande piano metallico ospitava friggitrici arrugginite, cappe d'areazione e fornelli vari, oltre che stranamente numerosi bossoli vuoti di fucile.
Gli stessi bossoli che potevano essere rinvenuti lungo tutto il pavimento, quasi fosse avvenuta in precedenza una sparatoria.
Lunghi banconi erano posti contro le pareti; sopra ad essi giacevano alla rinfusa pentole, pentolini, mestoli, padelle...persino resti marci di ortaggi e cibarie assortite.
Nel complesso, salvo il disordine e l'estrema sporcizia, non era nulla di speciale; una normalissima cucina da ristorante attrezzata per cucinare velocemente il giusto numero di manicaretti riducendo al minimo i tempi di attesa.
Però non riusciva a comprendere ciò che era accaduto: cos'era successo per giustificare la presenza di tutti quei bossoli? Senza contare le macchie di sangue, silenti testimoni del massacro avvenuto.
Mentre avanzava si concedeva il tempo necessario per frugare tra i cassetti e le cianfrusaglie, alla ricerca di qualcosa che potesse fargli comodo per il futuro. La calma non poteva regnare in eterno.
E fu allora che la vide, nascosta dietro i resti di un cavolfiore giaceva una mannaia da macellaio, non molto lunga ma affilata al punto giusto.
Afferrandola, la agitò un paio di volte nell'aria, soppesandola e valutandone l'efficienza. Era un pò scomoda e non molto maneggevole, ma almeno aveva qualcosa con cui difendersi.
Un colpo diretto con quell'utensile poteva risultare fatale...ma sfortunatamente richiedeva di avvicinarsi pericolosamente al potenziale avversario. Dunque, meglio usarla solo se non si possedevano alternative.
Non poteva correre rischi inutili, se veniva ferito diventava una preda facile...e loro erano molti, potevano permettersi qualche perdita.
Mentre considerava tale questione scorse con la coda dell'occhio una figura gettata di lato sul pavimento vicino alla porta d'uscita della cucina, e il cuore gli si strinse nel petto dal timore reverenziale.
Crivellato di colpi, il petto squarciato in più punti, giaceva una figura maschile enorme...pareva quasi un'uomo di due metri d'altezza. Estremamente muscoloso, era completamente lordo di sangue.
Ma non poteva essere considerato umano, poichè aveva un qualcosa di irreale, David non riusciva bene a esprimere ciò che provava al momento.
Il volto era sfigurato, coperto a metà da una maschera di metallo. La causa del decesso era dubbia, poichè non solo fori di proiettili ricoprivano il suo corpo: un'immensa mannaia infatti era immersa a fondo nel suo petto.
-Santo iddio...- Mormorò David portando una mano alla bocca, reprimendo a stento i conati di vomito generati da una simile scena macabra.
Scrollando il capo, si diresse verso la porta. Non aveva tempo da perdere a considerare ogni stranezza che gli veniva offerta da questo posto surreale.
Una cosa era certa però...si trovava in un incubo dal quale non poteva svegliarsi.
Sospirando, attraversò il resto del locale immerso nella penombra, portandosi nei pressi della porta comunicante con il ristorante.
Sulla maniglia della porta era appeso un foglietto sbrindellato e macchiato di sangue, incollato con un giro di nastro adesivo.
Staccandolo, David lo portò all'altezza degli occhi e prese a leggere:
" Chi cerca trova.
Il macellaio ha trovato, ma troppo ha osato.
Tu cosa cerchi?
Lui attende...forse ha le risposte. Perchè non lo raggiungi?
Reception...luce e ombra...
Di numero 500 fa la stanza...
ti reclama a gran voce...perchè non ti sei ancora laureato?"Alla vista di quelle parole un brivido freddo gli corse lungo la schiena. Quell'ultima frase...
"Tu...non sarai mica tu? No, non è possibile...sei morto due anni fa!"
Ancora una volta, nuove domande sorgevano ma le risposte erano ben lungi dall'essere ricavate.
Angolo dell'autore
Allora, come vi è sembrato il nuovo capitolo? Per il prossimo dovrete aspettare qualche giorno temo. Ma l'attesa verrà ripagata, spero.
Mi impegno sempre a scrivere un buon capitolo, ma la qualità è quella che è e naturalmente l'argomento può non interessare.
Però, a scrivere mi diverto e questa storia è una piacevole esperienza.
Commentate mi raccomando, se avete qualche domanda o qualche consiglio da farmi non esitate.
Le recensioni sono sempre accette, anzi, mi rallegrerebbero perchè mi aiuterebbero a capire il gradimento della storia.
Alla prossima!
