Le piace cucinare, Dottoressa Hooper?
"Lo chieda a sua madre..."
«Grazie per i biscotti Mrs Hudson…veramente deliziosi». La testa.
«Oh figurati cara…sono una marca difficile da trovare ma sono i migliori». La sua testa stava scoppiando.
«Concordo pienamente…ed il thè è una miscela che non avevo mai provato». Altri cinque secondi di quella tortura e gli sarebbe esplosa, anche se non era materialmente possibile.
«In realtà, la compongo io stessa unendo il…»
«GRAZIE MRS HUDSON!»
L'urlo di Sherlock blocco le due donne.
John lo fulminò con lo sguardo.
Si ricompose, incrociò le gambe, appoggiò entrambe le mani sui braccioli della poltrona e sospirò.
«Grazie Mrs Hudson…può andare!»
L'anziana si alzò di scatto e lo fissò.
«Dovrò dire due paroline a sua madre prima o poi!»
«Si senta libera di farlo!»
La padrona di casa tirò su il naso e se ne andò con fare offeso.
Mrs Niobet portò la tazza alle labbra e soffiò.
«Infantile!»
Un sussurro. Non se lo era immaginato. No, era reale.
«Come, prego?»
Jane lo fissò.
«Cosa?»
«Che cosa ha detto?»
«Io nulla, è lei che ha detto "come, prego?"»
Sherlock rese gli occhi due fessure mentre Mrs Niobet posava la tazza di thè. Poi si schiarì la voce.
«Dunque, Nicolas…»
Jane lo osservò.
«Doveva essere una domanda?»
Sherlock si irrigidì.
«No, stavo riflettendo…»
John sorrise, di nuovo. Quella donna, quella donna…la stava adorando!
«Dunque, Nicolas, da quel che risulta ai servizi segreti britannici, è sparito da un mese…»
Jane continuò ad osservarlo.
Silenzio.
«Mrs Niobet?»
«..Si?»
«Le ho posto una domanda…»
Jane alzò il sopracciglio destro.
«Davvero?...Ho dei problemi a capire le sue inflessioni…non mi sembrava una domanda…»
Il detective strinse i braccioli della poltrona. John si girò verso la cucina per nascondere il suo ghigno.
«Nicolas Niobet ci risulta scomparso da un mese….è corretto, Mrs Niobet?». Sherlock calcò forzatamente il tono interrogativo.
Jane incrociò le braccia sul grembo.
«No»
John si voltò a fissarla. Sherlock sciolse le gambe e le riaccavallò in maniera speculare.
«Come, no?». Era stato Watson a parlare.
Mrs Niobet si voltò verso di lui.
«No, non è sparito. Sta lavorando»
«Lei sa che lavoro fa suo marito, vero Mrs Niobet?». Il sarcasmo nella voce di Sherlock era volutamente malcelato.
«Certamente, Mr Holmes».
Eleganza e pacatezza. Questo vide John Watson in quella donna. Eleganza e pacatezza in risposta alla sfrontataggine del suo collega.
«Allora saprà anche che il lavoro di Nicolas è tutt'altro che tranquillo…»
«Mi sembra ovvio»
«Ergo potrebbe anche essere scomparso, non le pare?»
«Un'altra ovvietà Mr Holmes». Sherlock unì le dita delle mani e le mise sotto il mento, infastidito.
«Allora perché nega il fatto che potrebbe essere scomparso?»
«Perché so che non lo è…»
«Come può esserne così certa?»
John si voltò verso Sherlock. Stava perdendo la pazienza. Non era da lui.
Mrs Niobet sospirò e rivolse uno sguardo di superiorità al detective. Cosa che stupì John e sconvolse Sherlock.
«Mr Holmes,» il tono era quello di una maestra che insegna ad un bambino perché è pericoloso correre con delle forbici in mano «considerando il lavoro di Nicolas, l'intelligenza di Nicolas ed il fatto che io sia sua moglie, badi bene perché è stato lui a chiedermelo non io ad estorcerglielo…»
Sherlock la interruppe con un saccente «beh, questa è la sua versione…»
Watson si mise le mani sul volto.
«Mi scusi…che cosa ha detto?». La voce di Mrs Niobet era, nonostante tutto, pacata.
«Sinceramente, conosco Nicolas e le sue idee riguardo al matrimonio, non sono differenti dalle mie del resto…per cui parliamo di lei. Più di 35 anni, un gatto a pelo grigio che adora dato che è sullo sfondo del suo cellulare, fumatrice saltuaria, utilizzatrice di creme antietà che non risolvono l'inesorabile arrivo delle zampe di gallina e delle rughe sulla fronte, un lavoro al chiuso che le richiede una certa eleganza costante e la stanca, dato gli occhi affaticati, ma che comunque le permette di portare scarpe con mezzo tacco…comode per muoversi rapidamente ma sicuramente poco "attraenti"…suppongo, una professoressa dato la capacità di modulazione della voce, per ciò che riguarda la materia…lettere, storia, filosofia…comunque nulla di scientifico. Ora…il matrimonio…considerando il fatto che possa essere tranquillamente scambiata per una donna sola, lei non indossa gioielli che attirino l'attenzione su di sé…questo perché ha la fede, indossa volontariamente solo quella, in modo che essa possa risaltare sul resto, come a voler dire "no, non sono una triste zitella sola". Quando parla di Nicolas, la accarezza e la rigira per attirare lo sguardo su di essa, ne è orgogliosa!…Ora, si aspetta veramente che io creda alle sue parole; che io creda che sia stato Nicolas a chiederle di sposarlo, quando è lampante come questo sia un suo unico e fondamentale desiderio?»
John Watson si mise a sedere sul tavolino basso e sgranò gli occhi.
Mrs Niobet non abbassò lo sguardo. Sorrise apertamente al detective e disse semplicemente…
«Lo chieda a sua madre…»
Sherlock Holmes si irrigidì, chiuse le palpebre e le riaprì.
«Dicevo» continuò Mrs Niobet come se tutto quello che il detective aveva appena detto non riguardasse lei «considerando tutto quello che le ho appena detto, lei pensa veramente che io non sappia dove sia mio marito in questo momento?»
Sherlock la osservò attentamente stringendo gli occhi.
Pensò… "considerando il lavoro di Nicolas, l'intelligenza di Nicolas ed il fatto che io sia sua moglie"…
Ora capiva. Ora capiva tutto.
Sbarrò gli occhi.
«Cimice o gps?»
Jane lo guardò inespressiva.
«Microchip satellitare sottocutaneo»
Il detective si alzò di scatto. «Lo sapevo, dannazione!»
Iniziò a camminare lungo la stanza.
«Sicuramente lo ha anche lei…»
Mrs Niobet si alzò sistemandosi il maglione leggero che portava.
«La prego Mr Holmes la smetta di dire ovvietà o potrei iniziare realmente a dubitare che sia il genio che tutti elogiano…»
Sherlock si fermò di scatto. Le rivolse uno sguardo scontroso, poi prese il violino ed iniziò a suonare.
«Perché lo MI6 si interessa a Nicolas, Mr Holmes?»
«Deve chiederlo a Mycroft, non sono informazioni di mia competenza» rispose il detective senza smettere di suonare.
«Non credo di poterlo fare, ho già perso troppo tempo! Intendo tornare a casa il prima possibile. Mi saluti suo fratello.»
Smise di suonare e la fissò.
«Non può andarsene…»
«Mi sembra ovvio che è quello che sto facendo…». Infilò il cappotto rosso e porse la mano a Watson.
«Purtroppo non posso trattenermi ma vorrei invitarla a cena insieme a sua moglie se non avete altri impegni». Sorrise.
Uno sconvolto John Watson si alzò lentamente e stringendole la mano sussurrò un incerto «no, nessun impegno…» girandosi poi con aria ancora allibita verso Sherlock.
Mrs Niobet sorrise, lo salutò e aprì la porta per andarsene. Poi si girò di scatto verso un ancor sorpreso Sherlock Holmes.
«Ah, dica a sua madre…200 e non 250 grammi di mandorle tritate. La ringrazio, arrivederci!».
Sorrise, superò la porta e se ne andò.
Sherlock Holmes rimase impassibile. Il violino in una mano, l'archetto nell'altra.
Dalle scale arrivò la voce della donna.
«Pronto, salve Molly….Sono Jane Niobet, la disturbo?...Volevo sapere se aveva impegni per cena..»
Il portone al piano di sotto si chiuse.
«Sherlock…» John Watson era ancora incerto su cosa esattamente avesse visto.
Sherlock Holmes si riscosse dal suo stavo vegetativo e prese il telefono.
Rubrica. Preferiti. Chiama.
«Mamma…» John trasalì di nuovo. Che stava succedendo?! «si può sapere perché non mi hai detto che Nicolas si era sposato?...Mmm…allora devo averlo rimosso…e come si è svolta la cosa, di grazia…mmh, quindi glielo ha chiesto lui…non c'è nulla di ovvio in questo…e perché parli con lei?...Che vuol dire fatti tuoi è...No…no, non te la posso passare…perché non è più qui, mamma!...si, ti saluta…no, non sono stato scortese…non lo so…si, ha detto che sono 200 grammi».
Un afflitto Sherlock Holmes attaccò.
«Vado al Bart's»
John lo fissò.
«Ma…ci siamo appena stati»
«Si, grazie John…lo so!»
Il portone sbatté fragorosamente.
John Watson prese il suo telefono.
«Mary…sta sera abbiamo un impegno per cena…non puoi immaginarti con chi?!...in realtà non sono sicuro di saperlo neanche io»
Molly Hooper chiuse i polmoni della vedova Scottin in un recipiente e li posizionò nella cella frigorifera.
Si tolse i guanti, prese le cartelle e iniziò a siglarle.
Le porte si aprirono. Dei passi decisi la raggiunsero. Lei continuò a sfogliare le pagine e a siglarle.
«Cosa intendevi con istruttivo?»
Molly non lo guardò. Chiuse la prima cartella e prese la successiva.
«Di solito, con istruttivo, si intende qualcosa che tende a…»
«Non voglio la definizione, Molly!»
Le si bloccò. Lo fissò e poi sospirò
«Allora che cos'è che vuoi?». Il fatto che appena conclusa la frase fosse arrossita non le impedì di imporsi sul suo corpo e mantenere lo sguardo fisso in quello di Sherlock.
«Voglio sapere di cosa avete parlato…»
«Perché?»
Sherlock sbatte le palpebre un paio di volte.
«Come perché?»
«Perché vuoi sapere di cosa abbiamo parlato?...»
Sherlock serrò le labbra. In realtà non lo sapeva il perché.
«Per capire la..situazione..»
«Quale situazione?»
«Questa situazione!»
«Non c'è nessuna situazione Sherlock!»
Il detective mise le mani dietro la schiena sospirando di frustrazione.
«Si può sapere cosa c'è che non va?»
«Come scusa?»
A quel punto esplose.
«La vuoi smettere di rispondere alle mie domande con altre domande?!»
Molly riabbassò lo sguardo sulle cartelle e ricominciò a firmare, sorridendo leggermente. Educarlo.
Sherlock fece il giro del tavolo e le si mise accanto, osservandola dall'alto.
«Scusami…»
Lei non reagì. Non doveva reagire. Era troppo presto per reagire.
Sherlock continuò a fissarla.
«Cosa…cosa stai facendo?».
Molly sbarrò gli occhi. Sherlock Holmes stava provando a fare conversazione solo e soltanto perché lei lo ignorava. Egocentrico.
«Smetti di fare conversazione, Sherlock…non è affatto il tuo campo!»
Lo guardò divertita. Lui dopo un primo irrigidimento, sorrise di rimando.
«Touchè!»
Sorrisero complici. Molly espirò. .Sorriso. Complice.
Lui si guardò in giro.
«…Di cucina…»
Sbarrò gli occhi, strinse le labbra e le si avvicinò come per sentire meglio.
«Cosa?»
«Abbiamo parlato di cucina…»
«Ah…solo di cucina?»
« E di storia…»
«Storia?»
«Si, storia…sai lei insegna storia…»
«Lo sospettavo…»
Abbassò lo sguardo e ricominciò a siglare le cartelle.
Silenzio.
Lui prese a guardare le provette sui ripiani.
«So che vi vedrete per cena…».
Molly si girò leggermente verso di lui, lo fissò per un paio di secondi e poi disse esclusivamente «già…».
Silenzio, di nuovo.
«Perché sei qui, Sherlock?»
Lui la guardò sbattendo le palpebre, senza comprendere.
«Te l'ho appena detto…volevo sapere di cosa aveva parlato…»
Molly annuì.
«Si..ed io ti ho risposto…»
Lui continuò a non capire. Al che la patologa, posò la penna, mise le mani sulla cartella e lo fissò.
«Perché sei ancora qui?...Cosa vuoi? Ti serve qualcosa?»
Sherlock Holmes si bloccò. Molly Hooper lo stava…cacciando?!
Da parte sua, Molly aveva cercato di mantenere il completo controllo della situazione. "Educarlo Molly! Educarlo". La vecchia Molly non avrebbe mai cacciato Sherlock Holmes.
«Nulla…stavo andando via!» rispose impassibile il detective.
Lei sorrise, disse semplicemente «ok!» e riprese a siglare le cartelle.
Non lo vide andar via.
Sentì solo le porte aprirsi e chiudersi.
Poi un infermiere urlare verso qualcuno.
A quel punto sorrise come una ragazzina e si sedette sullo sgabello dietro di lei. Le gambe le tremavano.
