p style="text-align: center;"strong- Capitolo Due-/strong/p
p style="text-align: center;"strong NEL POZZO DEL PASSATO/strongbr / br /La mattina seguente un tiepido raggio di sole superò il vetro del dormitorio per svegliare i Grifondoro che dormivano silenziosi tra le coperte. Alcuni dei più grandi erano già alzati, pronti a togliersi di dosso il tepore delle vacanze per lasciare spazio alle emozionanti fatiche dell'anno scolastico; mentre i nuovi arrivati aprivano gli occhi confusi su quel mondo nuovo, una scarica di adrenalina e curiosità che ne destava le /Entro un'ora erano tutti in piedi, affollando i bagni e perdendosi nelle risate che sarebbero echeggiate a lungo tra quelle pareti: voci di gioventù e /Al si preparò con la rapidità tipica di ogni Potter ma, a differenza del padre, pur lanciandosi addosso la divisa in malo modo e senza curarsi del suo aspetto, risultava un ragazzo elegante e distinto, con un portamento insolito per uno della sua età. La strana caratteristica, dicevano, era da attribuirsi alla nonna, che era sempre stata descritta come una splendida ragazza con occhi intelligenti che nascondevano un temperamento riflessivo, lo stesso temperamento che si riversava nella sua /Scese con rapidità le scale del dormitorio saltando l'ultimo gradino in un gesto d'improvvisa allegria. Il ritratto della signora Grassa si aprì lasciando libero il passaggio al nuovo Grifone che si dirigeva sicuro verso la Sala Grande, pronto a scoprire cosa gli riservasse il futuro. Allungò la mano per sentire la bacchetta poggiata sotto la divisa, l'aveva tenuta in mano a lungo, fin da quando aveva manifestato la sua scelta nel negozio di Diagon Alley, e in ogni istante aveva immaginato quale dono si celasse sotto le pieghe lignee di quello strumento magico e non vedeva l'ora di mettere alla prova i propri /Stava per svoltare l'angolo quando fu scosso da un frettoloso rumore di passi che gli andava in contro. Alzò gli occhi giusto in tempo per scorgere la bionda figura di Scorpius Malfoy che, correndogli affianco, gli scaricava in mano una decina di pozioni in piccole boccette colorate. Al rimase immobile un momento, cercando di capire cosa stesse succedendo, poi guardò lo scaricatore di pozioni con aria /– Che ci faccio con queste? – /Il compagno, che si trovava già a diversi metri, si voltò con un sorriso brillante sul volto:br /– Stai li a farti catturare dal guardiano! Ovvio! –br /– Eh!?-br /L'altro tornò indietro e lo afferrò per un braccio:br /– Corri no scemo! Corri!-br /Solo a quel punto il giovane Potter si rese conto di ciò che stava succedendo, strinse le pozioni al petto per non farle cascare e corse dietro al compagno mentre alle loro spalle appariva la strana figura di un uomo di mezz'età avvolto in una lunga tunica sgualcita marrone. Era più elegante del vecchio guardiano Gazza, il cui gatto malconcio aveva terrorizzato decine di generazioni nel passato, ma non risultava meno severo e /Ciò che rendeva il nuovo controllore temibile era l'enorme segugio che era stato liberato per catturare i due giovani in fuga, mentre il padrone fischiava e dava comandi avanzando sicuro della /- Sono sicuro che il gatto era meglio- gridò Albus, mentre Scorpius correva ridendo della lentezza del compagno di /- Era sicuramente meglio il gatto!-br /L'animale era alle loro spalle, la lingua penzoloni e le orecchie che andavano su e giù add ogni falcata; poi li sorpassò e gli si posizionò davanti bloccandogli la strada. Scorpius non ci pensò due volte, si gettò in avanti e avvolse l'animale come un cucciolo:br /-Bello il mio cagnolone arrabbiato!- diceva, rotolandosi per terra per liberarsi dalla presa dell'animale, che era passato dall'essere attaccato all'attaccare. Per un momento Al si dimenticò di essere inseguito, osservò il compagno grattare la testa del cane come un padre con un figlio mentre il segugio cercava di conciliare gli ordini del padrone con l'affetto insolito della preda, poi , mentre un sorriso spontaneo appariva sul volto del Potter, una mano si posò sulla sua /–Fine della corsa signorini, ridatemi le pozioni rubate – disse il guardiano, il cui nome era /Al si voltò per osservare il volto severo dell'uomo, ma scoprì soltanto un volto sereno e una mano tesa per riprendere ciò che gli apparteneva. Il cane tornò al fianco del padrone mentre Scorpius si tirava su sistemandosi i vestiti. In quel momento un suono di tacchi accompagnò l'arrivo della snella figura di /- Oh oh- biascicò Scorpius chinando il capo – questo non era previsto-br /- Immagino che farsi rincorrere da un cane di dimensioni ambigue fosse previsto invece- rispose Albus lanciando al giovane un occhiata /- Diciamo che lo avevo considerato- annuì, mentre gli occhi glaciali tornavano a fissare la madre che si avvicinava /- A lui ci penso io. Sono il suo capocasa e ne ho il pieno diritto- affermò con sicurezza rivolgendosi al guardiano, poi lanciò uno sguardo pieno di rimproveri al /– Hey Mamma!-br /-Quanto a Potter, dovrebbe essere la professoressa McGrannit a occuparsi di lui, ma sfortunatamente è indisposta. Sono certa che non gradirebbe una sua visita, e tanto meno di scoprire che il ragazzo è riuscito a far perdere punti alla sua casata il primo giorno di scuola. Phill, lo porti dal preside, se ne occuperà lui-br /Potter sentì la delusione opprimergli il petto al pensiero di cosa avrebbero pensato i suoi compagni di casata e i suoi genitori, quando era stato Scorpius a gettargli in mano la colpa di cui veniva incriminato. In quell'istante la parola preside era echeggiata nella sua mente carica della paura che afferra ogni bambino di fronte all'istituzione, ma soltanto più tardi, mentre camminava verso l'ufficio del capo scuola, gli tornarono in mente le misteriose leggende che ne circondavano la /- Preside? Mamma? – Balbettò Albus confuso, poi lanciò uno sguardo a Scorpius e alla professoressa e tutto gli apparve chiaro e limpido: era sua madre, la moglie di Draco Malfoy. Li guardò allontanarsi scorgendo lo stesso passo altero nelle ammantate movenze, due nobili maghi di una stirpe decaduta tempo /Con una leggera pressione Phil invitò il giovane a camminare, era molto più alto e lo /-Non pensavo che il preside fosse tornato- bofonchiò Al rendendosi conto di ciò che stava accadendo, ma il guardiano si limitò ad alzare le /-Se la professoressa la manda lì, significa che evidentemente è tornato-br /L'ufficio del preside era custodito dal familiare gargoyle di pietra, le cui forme erano state descritte con maestria nei racconti di parenti e amici di famiglia. Dal vivo sembrava ancora più maestoso e crudele, di una severità che solo la pietra e la mano di un abile artigiano erano riusciti a faccia deformata lo osservava cupa e grigia e Al si sentì ancora più nervoso. Magari molti lo avrebbero invidiato per essere stato il solo a conoscere il misterioso e fantomatico preside di persona, ma lui, in quel momento, non voleva questo /- Coclearia - Phil mormorò la parola d'ordine spingendo Al con la mano – Vai forza-br /Per un istante ci fu solo il silenzio, i passi del guardiano che si allontanava e i suoi ovattati di una mente spaventata, poi la scala iniziò a muoversi come un masso che viene spinto da una mano invisibile e il gargoyle tornò al suo posto e alla vista del giovane appariva l'ingresso di una porta scura ed elegante. Molti presidi avevano seduto oltre quella soglia, ma nessuno indossava una maschera. La maniglia era lucida, come se nessuno la tocca da molto tempo. Il ragazzo trasse un profondo respiro e si preparò a bussare ma prima che la mano toccasse la soglia la porta si spalancò da sola, forse per il frutto di qualche incantesimo silenzioso. Suo padre non lo avrebbe perdonato per essere finito in punizione o peggio, per essere stato sospeso. Deglutì e senza opporre ulteriori indugi ed entrò nella stanza. L'interno era ben diverso dalle descrizioni che aveva sentito. Era come se i ricordi del padre, così ben dettagliati, fossero stati oscurati dall'assenza di luce in cui era posta la sala; ogni oggetto appariva come coperto da un velo d'ombra, abbandonato in un silenzio di inutilità, in un'ordinata noncuranza. C'era della precisione nella sistemazione, ma una precisione /L'unica fonte di luce proveniva da una scala a chioccola che si apriva sul fondo, che rifletteva i bagliori di un fuoco nascosto alla vista. Poi Al si rese conto che un'altra fiamma spandeva il suo bagliore nella stanza nera: una fenice, adagiata su un comodo bastone di legno, attendeva immobile sull'attenti, come un animale imbalsamato in un museo babbano. Al gli andò incontro come ipnotizzato e per un istante sentì il bisogno di stendere la mano e toccarne le piume lucenti, poi si fermò, ripensando al valore che la fenice di Silente aveva avuto nelle vicende della guerra, un valore a cui Al non sentiva di potersi /-Buona sera, c'è nessuno?-br /Provò a chiamare con voce ferma e sicura, ma uscì soltanto un suono tremante e /-Credo di meritare una punizione-br /Dall'oscurità del piano inferiore e dalla famminea luce del piano superiore non giunse alcuna risposta. Un lungo scaffale pieno di libri impolverati occupava la parete di pietra; le copertine rimanevano immobili e il colore, che una volta doveva essere splendidamente brillante, appariva spento e nostalgico. Tutto l'ufficio era avvolto da quella strana malinconia, una tristezza celata depositata in ogni oggetto, come un paesaggio invernale visto dal vetro appannato di una /Nel silenzio della stanza si potevano udire i borbotti dei quadri che, nonostante fosse giorno, dormivano avvolti in quella costante tenebra che oscurava ogni cosa. Gli occhi verdi di Al tornarono alla scrivania e si soffermarono sulla bacinella di pietra al centro della lignea superficie. Bianche e filamentose macchie ondeggiavano tetramente sul liquido scuro, vorticando come uccelli impazziti che combattono spostati dal vento, affollati e tremanti. Scosse il capo per togliersi dagli occhi quell'immagine, poi, come colto da un'attrazione improvvisa, si avvicinò e guardò nella bacinella. Nelle iridi smeraldine del giovane si intravedeva la sostanza filamentosa e lo sguardo desioso del ragazzo annunciava ciò che da a breve sarebbe accaduto. La mano magra del giovane, dalle dita bianche e sottili, sfiorò il bordo di pietra entrando in contatto con la fredda superficie. Tirò su un goccio di quella che sembrava acqua e il resto gli scivolò via dalle dita tornando ad assumere la sua forma nel piccolo pozzo. Al si guardò attorno e scorse una boccetta di vetro aperta in mezzo ad una moltitudine di boccette /Osservò bene la stanza per assicurarsi di non essere osservato poi si affaccio a riguardare quelle strane fiammelle che si muovevano come fate nella nebbia. Improvvisamente gli sembrò di scorgere un immagine, come un piccolo frammento di uno spiraglio di un mondo più vasto oltre quel pozzo. Si sporse in avanti e senza rendersene conto superò il liquido e immerse tutto il suo viso./p