Nota autore: Salve a tutte/i nuovamente!
Per prima cosa grazie a chi ha letta la storia. Spero di non deludervi in questo e nei prossimi capitoli, soprattutto per ciò che riguarda l'IC. Del resto inserire un personaggio così vicino a Sherlock è un mezzo suicidio ma ormai è cosa fatta...speriamo bene!
Una cosa che ho notato rileggendo il primo: mi sono bruciata l'effetto sorpresa con la nota finale riguardo al soprannome di Sherrinford ma ormai è cosa fatta, come si suol dire scripta manent!
Ora vi lascio al capitolo, probabilmente è un po' noioso essendo un semplice capitolo di transizione ma spero non lo sia eccessivamente. Come sempre: a voi l'ardua sentenza e mi raccomando: criticate! ^^
A presto,
Anne
The third brother
La sorella sandwich
Molly si era dovuta risedere.
Non avrebbe voluto ma le gambe non avevano alcuna intenzione di sorreggerla. Sapeva che la sua non era una reazione normale e sapeva che così facendo aveva attirato su di sé l'attenzione ma fu rincuorata quando anche gli altri non Holmes presenti nella stanza ebbero le medesime reazioni.
Mrs Hudson lanciò una specie di gridolino, Mary iniziò a sbattere le palpebre in maniera quasi meccanica e Greg avrebbe avuto qualche problema serio se non si fosse deciso a chiudere la bocca.
John Watson stringeva la mano di Sherrinford Holmes da almeno un minuto. Il sorriso rigido e gli occhi sbarrati erano a dir poco inquietanti.
La voce bassa con cui Sherlock pronunciò il nome dell'amico lo riscosse. Il dottore guardò prima il detective, che lo osservava con occhi inespressivi, e poi tornò a guardare quella donna che aveva abbandonato il suo sorriso per prendere un'espressione leggermente preoccupata.
«Si sente bene Dottore?»
L'uomo annuì vigorosamente e sorrise lasciandole la mano.
«Si, mi perdoni…ehm…posso, posso presentarle mia moglie?»
Una imbarazzata Mary porse la mano alla donna.
«E' un piacere Miss Holmes!»
Lei sorrise di rimando.
«Oh la prego, mi chiami Sherrinford, anzi Sherry. A differenza dei miei fratelli, non amo il mio nome completo. E' poco femminile non trova?»
Mrs Watson annuì sorridendo nervosamente. Poi John continuò le presentazioni.
Molly osservò quella donna presentarsi a Greg. «Ah, ispettore Lestrade! E' un vero piacere e mi scuso per i continui disagi che le creano i miei fratelli.». L'imbarazzo dell'uomo mentre rispondeva che non era nulla. Vide John presentarle Mrs Hudson e la ragazza ringraziarla calorosamente per quello che faceva per Sherlock. Poi toccò a lei.
«E lei è la Dottoressa Hooper»
Molly allungò una mano, sorridendole e vide il volto della donna illuminarsi mentre le stringeva la mano.
«Lei è la Dottoressa Hooper?! Ho sentito tanto parlare di lei, è un vero piacere!»
Molly arrossì e balbettò un ringraziamento imprecisato mentre sentiva Sherlock sussurrare astiosamente a Mycroft qualcosa come "tanto parlare di lei?! Questi non sono ne affari tuoi ne della mamma!".
Una volta finite le presentazioni la voce di Mycroft attirò l'attenzione della sorella.
«Devo andare a compilare la parte burocratica del lavoro svolto. Buona serata»
L'uomo stava per andarsene quando la sorella gli si parò di fronte con le braccia spalancate. Lui si irrigidì.
«Lo sai che non amo questo scambio di effusioni, Sherrinford» il nome pronunciato con rimprovero «e poi, per oggi, credo di aver già fatto ciò che tu mi chiedi»
La donna gli sorrise apertamente allargando maggiormente le braccia.
«Suvvia Mike, è Natale»
Lui fece leggermente dondolare l'ombrello, innervosito.
«Non vedo come questo possa avere una qualche rilevanza e smettila di chiamarmi Mike»
Lei alzò leggermente le spalle.
«E tu smettila di essere insopportabile.»
L'uomo guardò le proprie scarpe ed alzò e riabbassò la punta dell'ombrello prima di sospirare.
«E va bene»
Sherry gli getto le braccia al collo e lo abbracciò, il volto illuminato da un sorriso. Lui non si mosse. A quanto pare il loro accordo non prevedeva una risposta da parte dell'uomo.
Dopo qualche istante lei sciolse le braccia e la distanza con l'uomo fu ristabilita.
«Ci vediamo domani»
«Ho del lavoro da fare.»
La donna lo guardò con aria severa.
«Non provarci Mycorft, l'abbiamo promesso alla mamma! Non è vero Sherlock?»
Il detective spostò il proprio sguardo fra i due. Dare ragione a Mycroft gli sembrava innaturale ma doveva tutelare anche se stesso, infondo.
«Tecnicamente, Sherry, glielo hai promesso tu!»
La donna mise le mani sui fianchi e passò il suo sguardo infuocato prima sull'uno e poi sull'altro.
«Non pensateci neanche per un secondo! Non costringetemi ad usare altri metodi»
Le persone presenti nel salotto ma esterni alla conversazione videro i due Holmes, quei due Holmes temuti da gran parte del mondo civile, sbiancare per la paura, ingoiare nervosamente ed annuire ad occhi bassi.
Mycroft rinnovò il saluto e si incamminò per le scale mentre Sherry gli urlava "salutami Anthea, mi raccomando!". Lo sbattere tutt'altro che delicato del portone di Baker Street fu la risposta che ricevette.
Sherry riportò la sua attenzione sui presenti che le sorridevano con nervosismo.
«Mi spiace di avervi rovinato il Natale con questa mia invasione». Un insieme di "no, ma si figuri?, rovinato?! Assolutamente no!" si alzò dal salotto. Poi la donna vide lo sguardo d'ira che John Watson lanciò a Sherlock e tossì leggermente.
«Suppongo vogliate fare qualche domanda a Sherlock. Forse è il caso che vi lasci parlare un po' fra voi» poi, rivolgendosi all'anziana signora «Mr Hudson, mio fratello mi ha detto che posso restare nella camere al piano di sopra per questa notte ma, considerando il fatto che lei non sapesse neanche chi io fossi, dubito che l'avesse informata della sua proposta.»
Sherlock lanciò uno sguardo seccato alla donna che lo guardò con disapprovazione.
La padrona di casa si alzò a fatica dalla poltrona e si diresse, sorridente, verso Sherry.
«Oh cara, non c'è alcun problema, tutt'altro. Spero solo che non sia troppo fredda. Piuttosto, non ha qualcosa da mettersi al posto di quest'abito?»
La voce del detective si intromise.
«C'è una borsa in camera»
Sherry lo guardò nuovamente con disapprovazione ma seguì Mrs Hudson che le faceva strada verso la camera degli ospiti.
Non appena le due donne furono scomparse dalla vista del dottore, quest'ultimo si fiondò verso il detective fermandosi a pochi centimetri dal suo volto. L'uomo, per tutta risposta, prestò attenzione ai bottoni della sua giacca mentre la chiudeva.
«Hai niente da dire, Sherlock?».
Forse il fatto che il Dottor Watson avesse semplicemente sussurrato quelle parole avrebbe potuto far pensare che non fosse successo nulla ma i pugni stretti, gli occhi sbarrati e la mascella contratta rendevano ampia giustizia alla sua ira.
Il detective lo oltrepassò andando a prendere il violino.
«Non vedo cosa potrei dire»
John si voltò e lo fulminò con lo sguardo.
«Ad esempio che ti dispiace?»
L'altro rise pacatamente.
«E per cosa?!»
Il dottore boccheggiò un po' prima di urlargli un "per averci mentito!" che spinse Mary a stringere il maglione del marito per intimargli di abbassare il volume della voce.
«John, la bambina!»
Si percepì un mugolio dalla stanza del detective, un principio di pianto.
Sherlock si sedette sulla sua poltrona, posizionando il violino sulla spalla. L'archetto a mezz'aria pronto a sfiorare le corde dello strumento.
«Non vi ho mentito John, l'ho semplicemente omesso»
«E ti sembra una cosa da omettere il fatto di avere una sorella?!»
L'uomo iniziò a suonare. Nessuno provò a fermarlo sapendo perfettamente che quel suono, invece che svegliare la piccola Watson, l'avrebbe calmata. Fu esattamente ciò che avvenne.
Continuando a suonare l'uomo portò il suo sguardo sul volto dell'amico. Non intendeva rispondergli.
Il dottore fece un respiro profondo cercando di calmarsi.
«Tu sai che io ho una sorella, non mi sembra una cosa tanto assurda pretendere che lo scambio di "informazioni" sia reciproco»
Il detective non smise di suonare ma sorrise leggermente.
«Non sei stato tu a dirmelo, John. L'ho capito io»
Lo sguardo di disappunto di Molly gli fece sparire il sorriso ironico dal volto.
Il ritorno di Mrs Hudson e Sherry interruppe la conversazione. La ragazza si era cambiata, indossando dei semplici jeans ed un maglione pesante e rosso. I capelli raccogli in maniera disordinata con qualche forcina.
Molly la osservò per qualche istante. Non era più una creatura quasi eterea, ora sembrava umana. Per carità, era sempre bellissima ma adesso era una bellezza umane e anche più cordiale di quanto non lo fosse già.
Sherlock si alzò, così da poter permetter a Mrs Hudson di sedersi. Molly sorrise a quella gentilezza che probabilmente solo lei aveva notato.
L'anziana signora si sedette e chiuse gli occhi mentre ascoltava la melodia.
Greg si diresse in cucina, verso del punch in una tazza e lo porse a Sherry che lo ringraziò sottovoce. Un sorriso curioso, gli occhi che si posavano alternativamente sui due fratelli, l'ispettore non riusciva a contenersi.
«E così, voi, siete fratelli»
Il detective smise di suonare e si voltò ad osservare l'uomo con aria perplessa. L'archetto a battere ritmicamente e delicatamente lungo la coscia.
«Ottima deduzione, Gerard!»
«Greg». L'uomo aveva il volto rassegnato più che offeso.
Qualche istante di silenzio.
«Quindi, lei » Sherry alzò un sopracciglio con un'espressione da finta offesa. L'ispettore curvò leggermente gli angoli della bocca. «Quindi, tu, sei la più giovane?»
Una risata leggera del detective lo fece voltare verso di lui.
«Ovviamente no!»
Sherry strinse le labbra e guardò con astio il fratello.
«Grazie, sei sempre così gentile nei miei riguardi»
L'uomo alzò le spalle.
«Cosa c'è? E' vero!»
La donna alzò gli occhi al cielo per poi tornare ad osservare l'ispettore.
«In realtà io sono la "sorella sandwich"» rise pacatamente «ho cinque anni in più di Sherlock» *
«Che cosa?!»
La voce sorpresa di Mary Watson riecheggiò leggermente nel salotto. La donna abbassò per un attimo lo sguardo, imbarazzata.
«Perdonatemi è che…avrei giurato il contrario. Intendo, sembri molto più giovane»
La donna sorrise leggermente e la ringraziò.
Mary si alzò dal divano, imbarazza, dirigendosi verso la cucina e sussurrando a Molly un esterrefatto "a quanto pare gli Holmes hanno anche il dono dell'eterna giovinezza!". Molly sorrise allo stupore dell'amica ma si ricompose non appena vide lo sguardo indagatore di Sherlock scrutarla per qualche istante.
Il telefono di Sherry suonò inaspettatamente.
La donna lo tirò fuori dalla tasca dei jeans e rispose sedendosi sul divano.
«Auguri anche a te, mamma!...Sherlock? Si è qui con me!...Perché non risponde al telefono?»
Il detective finse di guardare delle carte sul tavolo per evitare lo sguardo della sorella.
«Non saprei, mamma….Ma certo che veniamo domani»
L'uomo le lanciò uno sguardo di odio profondo che Sherry catalogo come qualcosa di assolutamente irrilevante.
«Si, si sono qui anche loro. Va bene, va bene, glielo dico. Ciao mamma e salutami papà » un sorriso infantile si aprì sul volto della donna «ti voglio bene anche io».
Non appena ebbe rimesso il telefono al suo posto, il detective la interrogò.
«Era la mamma?»
Lei passò le mani sui jeans e si alzò con aria canzonatoria.
«Poi ti lamenti se Mycroft ti riprende, è ovvio che fosse la mamma»
L'uomo finse di riordinare le carte sul tavolo spostandole di pochi millimetri. Sherry sorrise intimamente, adorava suo fratello quando era in imbarazzo.
«Mh, e cosa voleva?»
«Lo sai cosa voleva Sherlock». Lui la guardò con aria implorante. «No! Avanti, non fare il bambino. Non ci ha tutti e tre a casa per natale da non so neanche quanti anni, non essere egoista.»
L'uomo sospirò pesantemente in segno di resa. Lei sorrise ed incrociò le dita delle mani.
«Piuttosto, mi ha detto di invitarvi» disse rivolta a John e Mary. «Ovviamente, se non avete impegni già presi in precedenza»
I due si guardarono alzando le spalle e poi accettarono ben volentieri.
Sherry sorrise e si rivolse agli altri membri di quella strana riunione.
«Naturalmente siete tutti i benvenuti, mamma adora avere ospiti, soprattutto se amici»
Il detective boccheggiò ma Sherry intervenne prima che potesse formulare qualsiasi accusa o domanda.
«Quella, fino a prova contraria, Sherlock, è anche casa mia. Credo di essere libera di invitare chi voglio!»
L'uomo tacque e si voltò ad osservare fuori dalla finestra. Ogni battaglia con sua sorella era già persa in partenza, era inutile perderci del tempo.
Tuttavia, nonostante le speranze di Sherrinford, i primi due ospiti furono costretti a rifiutare.
«Passo il natale con mia moglie, sai stiamo cercando di riallacciare i rapporti!»
«Oh ti ringrazio mia cara ma ho già un impegno. Mi vedo con delle vecchie amiche di scuola, per ricordare i vecchi tempi!»
Sul volto del detective vi fu un accenno di sorriso che nessuno poté vedere: lui sapeva perfettamente di quali tempi stesse parlando Mrs Hudson, tempi sicuramente poco adatti per il clima natalizio!
Quando Sherry si voltò con occhi speranzosi verso Molly, la patologa arrossì leggermente.
«Ecco, io…»
La bella Holmes fece qualche passo nella sua direzione.
«Oh, non mi dica che anche lei ha da fare Dottoressa Hooper». Il tono era di chi è realmente dispiaciuto.
Molly scosse lentamente la testa guardandosi le mani poggiate sulle gambe. Non poteva certo dirle che il suo impegno per il giorno successivo era quello di restarsene in poltrona tutto il giorno, guardando repliche su repliche di film natalizi che sapeva a memoria per poi passare la serata a leggere "A Christmas Carol" sotto le coperte. Ma, allo stesso tempo, l'idea di passare il giorno di natale a casa Holmes la spaventava non poco.
Sherrinford fece un altro passo verso di lei e la patologa alzò lo sguardo.
«La prego!» Dannazione, aveva lo stesso sguardo di Sherlock quando la implorava. Non poteva dirle di no!
Sorrise leggermente ed annuì.
Sherry si aprì ad un sorriso.
«Perfetto! Beh, tre su cinque è una buona media»
Tutti sorrisero ma poi, il pianto della piccola Watson proveniente dall'altra stanza, catturò la loro attenzione.
Sherry si strinse nelle spalle.
«Scusate!»
Mary le sorrise leggermente.
«Oh non fa nulla, tanto doveva svegliarsi. Credo sia ora di andare!»
I vari ospiti di Baker Street iniziarono a congedarsi. I coniugi Watson e Molly salutarono gli Holmes con la promessa di rivedersi il giorno seguente.
Sia Sherry che Sherlock erano sul portone aperto di Baker Street mentre gli altri andavano via. Quando anche l'ispettore si fu incamminato verso casa, Sherlock guardò la sorella con aria interrogativa.
«Che stai facendo?»
«Niente!»
Lui continuò a tenere i suoi occhi fissi in quelli di lei.
Una folata di vento la fece rabbrividire.
«Dannazione che freddo!» si incamminò verso le scale ignorando lo sguardo dell'uomo «Buona notte Sherlock!».
Lui continuò ad osservare le scale vuote per qualche istante.
Poi, chiuse il portone del 221b di Baker Street.
Note autore:
* Secondo una ricerca americana uscita recentemente, i fratelli mediani (chiamati per l'appunto "sandwich") sono quelli caratterialmente più forti poiché non essendo i primogeniti, su cui i genitori riversano ansie ed aspettative, ne i più piccoli, di norma quelli più coccolati, essi sono costretti a farsi largo a fatica all'interno della maglia. Direi che è una teoria perfettamente calzante per una Sherry schiacciata fra Mycroft e Sherlock.
Cercherò di pubblicare il più in fretta possibile ma i doveri/oneri che ognuno di noi ha non abbandonano neanche la sottoscritta ma spero di mantenermi sui 3/4 giorni per le pubblicazioni dei capitoli
