C'erano delle parole che rimbombavano da qualche tempo nella mente di Mycroft. E persino lui si meravigliava che non fossero "qui ci vuole un po' di dieta". Già, stavolta la questione era tanto urgente quanto seria; e quelle parole erano tanto insistenti, tanto assidue che quando le ha sentite pronunciare dal vivo, è trasalito ed è rimasto imbambolato qualche secondo a rifletterci sopra.

"Persino tuo fratello ce l'ha fatta, Mycroft"

E, visto e considerato quel che era successo in piscina, e quel che era accaduto - o meglio, non era accaduto - dopo, il maggiore degli Holmes non riusciva a trovare più scuse con sé stesso.

Questa situazione lo stava distraendo troppo; non poteva concentrarsi, troppo spesso, perché capitava che incontrasse qualcosa (una parola, un oggetto, un profumo) che lo portava a pensare a lui. A Greg.

Quell'uomo lo aveva cambiato, svegliando in lui sentimenti che non sapeva dove si fossero nascosti per tutto quel tempo. Un solo ragionamento, ben preciso, lo aveva spinto ad abbandonarsi a quella potente tempesta: nessuno è perfetto.

«Ed io, Mycroft Holmes, meno di molti altri» ha concluso tra sé e sé, mirandosi allo specchio mentre la madre, attraverso il telefono, continuava a blaterare cose riguardo a suo fratello Sherlock, che finalmente era riuscito a mettersi con John.

Mycroft non si sentiva bello, e iniziava a pensare che non si sarebbe mai sentito tale. Era intelligente, quello non si poteva negare; ma a cosa serviva esserlo, se non lo rendeva felice? Se non lo era abbastanza da trovare le parole da rivolgere a Greg?

Dopo quel che era accaduto in piscina, infatti, i due non si erano assolutamente più sentiti. Era come se fossero tornati a prima che Mycroft stesso capisse che provava qualcosa per il detective; prima, cioè, che si desse da fare per diventare suo amico, come lo era suo fratello.

Da parte sua, l'ispettore non si era fatto avanti, né in realtà si era più fatto sentire dopo quell'avvenimento, per un semplice motivo: poteva sforzarsi fino a farsi venire l'emicrania, ma non riusciva a capire Holmes. Non voleva essere inopportuno, né voleva farlo sentire a disagio; sapeva che "uomo di ghiaccio" era un suo soprannome diffuso, e per questo non riusciva a trovare un'azione consona da compiere. La ricerca di qualcosa da fare gli occupava tutte le notti, e il fatto che non riuscisse a dormire aveva delle grosse conseguenze sulla sua professione - doveva agire. E in fretta. Prima che qualcuno si intrometta e faccia finire ogni probabilità di successo, ha pensato, guardando torvo Sally Donovan che si dirigeva verso la porta del suo ufficio, dove lui stava chino su dei fogli senza riuscire a leggerli.

«Nuovo caso» ha annunciato lei spalancando la porta con poca eleganza. «Dobbiamo andare sulla scena... Ma te la senti?» ha chiesto, vedendo il colorito pallido della pelle del suo viso.

«A quest'ora?» ha risposto lui, spostando il suo sguardo sulla luce rossa del sole che entrava, parallela al suolo, dalla finestra. «Insomma... Effettivamente sono un po' stanco» ha ammesso dopo qualche attimo di esitazione.

«Vai a casa: ci penserò io. Da quando sei tornato dalle ferie sei più stressato che mai, lasciatelo dire!»

Le parole di Donovan lo hanno colpito come una sberla. Ha alzato lo sguardo leggermente scosso, ma lei stava già uscendo; così si è voltato, e guardandosi nel riflesso del vetro della finestra, ha finalmente notato come le sue rughe si fossero approfondite, i suoi occhi si fossero spenti e qualsiasi cosa visibile lasciasse intendere quante poche ore riuscisse a dormire la notte. Ha preso un profondo respiro, finito in un sorso quanto caffè restava nella tazza e si è alzato, uscendo dall'ufficio senza mettere a posto alcunché. Aveva bisogno di un poco d'aria, ma dopo qualche minuto aveva intenzione di tornare a finire quel che stava facendo.

Non aveva fame, né sete; così, dopo aver acceso una sigaretta, si è messo in marcia e senza nemmeno pensarci, si è seduto alla prima panchina che è riuscito a trovare. Ha acceso il cellulare; nessun messaggio, nessuna chiamata, nessuna e-mail. Il nulla più totale.

«Rilassante» ha borbottato, prima di rimetterlo in tasca; finita la sigaretta, si è guardato intorno, e notato che la strada era deserta, si è alzato per allontanarsene - quella strada non era maivuota, e che lo fosse proprio allora gli è sembrato spaventoso. Ha sentito vibrare l'apparecchio (un messaggio) nella tasca della camicia, ma come un bimbo impaurito non ha voluto controllare chi fosse - piuttosto si è affrettato alla macchina, poiché la luce del tramonto stava scemando, e ogni secondo era sempre più notte.

Mentre s'incamminava, una fitta pioggia è iniziata a scendere; così lui ha dovuto accelerare il passo, decidendo giocoforza di tornare diritto a casa. Arrivato, completamente fradicio, alla sua BMW grigia, si è ricordato tuttavia di non aver sistemato alcune cose al lavoro (non aveva nemmeno chiuso la porta); così si è dovuto autocostringere -maledizione- a tornare alla sua scrivania.

Semplice, conciso, d'effetto. Mi piace! Ha concluso Mycroft, stringendo il nodo della sua cravatta. Finalmente aveva trovato le parole da usare con Greg; e le avrebbe usate il più presto possibile. Ha digitato e subito inviato il messaggio, e si è messo ad ultimare le cose da fare per precipitarsi da lui - sapeva che non era a casa, perché non aveva ancora visualizzato l'sms; ma che fosse al lavoro, dove lui stava azzardandosi ad andare, era soltanto probabile. Molto probabile.

Si è accertato con uno sguardo che stesse piovendo - perfetto! - e, indossate scarpe, cappotto, e afferrato il suo ombrello, è uscito di casa sbattendo l'uscio. Era al colmo dell'ansia e della felicità; era passato da un po' l'orario di cena, ma non escludeva neanche la possibilità di riuscire a proporre di mangiare fuori a Lestrade, proprio quella sera.

Arrivato alla Jaguar nera, che ha fatto scattare da sola le portiere, ha indugiato qualche secondo; si è guardato intorno, poi ha preso le chiavi dalla tasca. È entrato, si è seduto e ha messo in moto; poi è partito, sforzandosi di mantenere una velocità normale.

Il rumore della pioggia, che cadeva esattamente contro la sua finestra a causa del vento, era quasi assordante. Avrebbe coperto il rumore dei passi di chiunque, e questo metteva addosso un po' di paura al detective - l'edificio era vuoto, eccezion fatta per lui, che avrebbe dato qualsiasi cosa pur di non essere là -; eppure, sapeva che non li avrebbe sentiti nemmeno se ci fosse stato silenzio, in quanto nella sua mente c'era un rumore ben più forte.

Ti sto raggiungendo. Ti sto raggiungendo.

Come doveva interpretare il telegrafico e misterioso messaggio che il maggiore degli Holmes gli aveva inviato pochi minuti prima, e che gli risuonava nella mente come un'insistente melodia?

Ha finito di sistemare quel che era importante in fretta e furia. A ragion di logica lui doveva essere a casa a quell'ora, quindi se Mycroft lo stava raggiungendo,sicuramente era diretto là.

Chiusa la porta con un sospiro - l'ansia aveva preso il suo stomaco e ne aveva fatto qualcosa di assimilabile al processo che le tasche fanno sempre agli auricolari - ha sceso le scale a due a due.

Arrivato al piano terra ha controllato distrattamente che tutto fosse in ordine e deserto, e constatato che ogni cosa era al suo posto è uscito.

«L'ombrello, accidenti!» non è potuto trattenersi dal sospirare. Aveva appena finito di chiudere a chiave il portone, quindi non aveva intenzione di riaprirlo - tanto era già tutto-fuor-che-asciutto!

È andato, dunque, verso la macchina a testa china. La strada non era più vuota, e questo gli ha ridonato un po' di tranquillità; abbastanza da alzare la testa con le sopracciglia corrugate, quando la pioggia ha smesso di bagnarlo. Un ombrello nero?

Il profumo che ha avvertito in quell'istante non gli ha lasciato più alcun dubbio.

«Mycroft!» ha esclamato, tentando di sovrastare il il frastuono causato dal suo cuore. Lui gli ha sorriso, e gli ha messo un braccio sulle spalle.

«Scommetto che non hai cenato» gli ha detto all'orecchio, con una semplicità che non lasciava trasparire neanche una parte minuscola delle emozioni che sentiva.

«Scommetti bene»

«In che senso?»

«Seguimi!»

Già, stavolta Greg non si sarebbe lasciato trascinare in un posto in cui non avrebbe potuto offrire nulla al suo amico nemmeno con un mutuo in banca.

Giunti nel ristorante più vicino che l'ispettore conoscesse, sebbene fosse prossimo alla chiusura, i due sono riusciti a farsi portare una cena decente.

«Sembra che mi sia buttato in un fiume, per quanto sono bagnato» ha osservato il poliziotto, per rompere il silenzio che si era creato appena si erano seduti.

«Assomigli a un pulcino» ha risposto l'altro, sorridendo.

«Questo mi fa onore»

«Sei libero di crederlo...»

La risata che Lestrade stava cercando di contenere è sembrata la cosa più tenera del mondo all'importante uomo che si trovava di fronte a lui. Senza capire bene come, i due uomini invece che mangiare la portata unica che è stata servita loro in un batter d'occhio, hanno parlato di mille argomenti; e avrebbero continuato molto a lungo, se un cameriere non li avesse interrotti pregandoli di andarsene in fretta.

Fulminato l'impiegato con un semplice sguardo, Mycroft si è alzato dal tavolo, lasciando praticamente intoccato il piatto che aveva ordinato. L'ispettore lo ha imitato, lasciando sopra il tovagliolo il conto con un'abbondante mancia in bella vista; e insieme i due sono usciti dal locale.

Aveva smesso di piovere; c'era solo un vento fresco, che faceva rabbrividire il detective quando lo raggiungeva.

«Che freddo!»

«Non fa affatto freddo, è solo che ti sei dimenticato di phonare i capelli...»

«Ma!»

Stavolta era il ministro a star trattenendosi dal ridere. «Dai, sali sulla mia macchina» lo ha invitato - e l'altro ha accettato molto volentieri. Saliti, poco dopo, sulla Jaguar i due si sono resi conto di non avere idea di cosa fare - o meglio, almeno Mycroft sapeva alla perfezione il da farsi; ma non riusciva ad attuarlo. Non finché...

«Ma perché sei venuto da me, Holmes?»

Era evidentemente un invito a dire quel che non era ancora riuscito a pronunciare.

«Dovevo». Preso un respiro, ha continuato, temendo il peggio. «Dovevo parlarti, perché la mia vita sta diventando un inferno». Ha guardato la fronte di Gregory creare quelle deliziose rughe d'espressione, e mentre le fissava, ha cercato le poche parole che aveva studiato così a lungo.

«È terribile...»

«...Vivere senza di te» ha completato lo yarder, arrossendo.

Gli aveva rubato le parole di bocca, aveva fatto bene? Ne era quasi persuaso.

Sono rimasti per minuti interi a guardarsi negli occhi, a sorridere come ebeti; quelli sono stati, forse, gli attimi più belli e spensierati della vita di entrambi. Poi una, due, tre volanti della polizia sono passate di fianco alla loro automobile, facendo squillare le sirene e accecando gli occhi di chi avrebbe dovuto guidarle.

«Perché non sei con loro?» ha chiesto Holmes, notando il cambiamento di espressione sul volto del compagno.

«Non riuscivo a dormire, e so che quando sono stanco sono più un intralcio che un aiuto a certe indagini»

«Non riuscivi a... Dormire?»

«È proprio come pensi» ha risposto il più grande, stropicciandosi gli occhi.

«Cioè, tu non dormivi perché non capivi il motivo per cui io non mi facevo vivo».

Gregory ha annuito, e gentilmente Mycroft ha preso il suo viso per rivolgerlo a sé.

«Io non ho dormito perché non riuscivo a trovare le parole da rivolgerti. E non sono riuscito a concentrarmi su null'altro, fino ad oggi». Ha guardato i suoi occhi scuri per qualche secondo, in silenzio. «Mi sono innamorato di te».

«Oh, anche io» ha articolato Greg, allungandosi per abbracciarlo; ma l'altro era ancora rigido come un mattone.

«Ma tu dovresti sapere che io non sono -»

«Sta' zitto, e ascoltami». Quando si è sentito sicuro che l'altro non sarebbe intervenuto, Lestrade ha preso coraggio. «So perfettamente a cosa vado incontro. Il problema di tuo fratello è la noia, mentre tu neppure ricordi cosa sia il riposo. Ma tutto quel che posso desiderare è anche solo una sera ogni tanto con te... Anche solo quello! In compenso, avrò la consapevolezza continua che tu mi ami quanto io amo te. Cosa potrei desiderare oltre a questo? Non so come, ma tu sei diventato la mia intera vita; e per questo, senza te non credo di... Beh, poter continuare»

È stato Mycroft ad abbracciarlo, allora. Non aveva più nulla da aggiungere, e mai si sarebbe aspettato di provare qualcosa di simile...

Erano teneramente abbracciati da solo qualche secondo. Certo, non si sarebbero mai separati, non volontariamente; ma nessuno dei due, in fondo, era più abituato a stare fermo tanto a lungo. Si sono lasciati un attimo, e si sono guardati in volto in un solo gesto così perfettamente uguale da entrambe le parti da sembrare calcolato.

Più Greg lo guardava, più ogni centimetro della pelle di Mycroft Holmes lo rapiva, e teneva incollato a sé il suo sguardo. Era maledettamente affascinante, così elegante, apparentemente tranquillo, e dentro non poi così freddo come tentava di apparire a chiunque. Un rettile, così sembrava piacergli essere; e il D.I. non riusciva a capirne il motivo.

Dopo qualche tempo passato nel silenzio più totale, le sopracciglia del suo... Amico si sono aggrottate. Iniziando a preoccuparsi, d'istinto Gregory gli ha accarezzato il volto; e l'altro ha appoggiato dolcemente la mano sul dorso della sua, per afferrarla e tenerla stretta.

«G-Greg... Io non sono affatto sicuro di quello che stiamo per affrontare» ha mormorato. In quelle parole era nascosta tutta l'angoscia che, ormai, non sapeva più dove stipare, e l'insicurezza che non poteva evitare di sentire.

«Sono un poliziotto, Mycroft. La mia vita è in costante pericolo. Ho fatto centinaia di arresti pericolosi, ci saranno almeno una cinquantina di serial killer, in prigione, che non vorrebbero che vedermi morto; non credo di potermi mettere in pericoli più tangibili di quelli che ogni giorno-»

«No» l'ha bloccato, chiudendo gli occhi per un attimo. «No, tu stai sbagliando: io non... Non intendevo parlare di questo».

Un uomo fragile. Un uomo che si sta vedendo crollare addosso ogni cosa; che prima riusciva a sopportare tutto, ma proprio tutto; eppure che stava iniziando a piegarsi sotto il peso di tutto quello che si era appollaiato, negli anni, sulle sue spalle. Ecco come il maggiore degli Holmes non avrebbe mai voluto apparire; come, tuttavia, sapeva di non poter più nascondere di sentirsi; e soprattutto, come Lestrade stava per capire che lui era. Si è morso un labbro, preda di una frustrazione totale.

«Qual è il punto, allora?»

Il più alto ha preso un profondo respiro.

«Tu... Io... Ahh, non ho mai avuto una relazione! Tu avrai perso il conto, invece, di tutte le morose che-»*

Una risata, da parte dell'ispettore, lo ha fatto innervosire.

«Non c'è nulla da ridere!» ha replicato, indignato; ma notando con che gusto lo yarder stesse sfogando la sua ansia, non ha potuto evitare di abbassare lo sguardo e sorridere.

Riprendendosi, il detective ha riagganciato il suo sguardo con quello dell'inesperto Holmes.

«Pensaci bene. Pensaci molto bene» ha sussurrato, «Stai sbagliando e te ne puoi accorgere da solo».

«Tu eri sposato, sposato. Non mentirmi, per favore; questo sì che mi fa male»

«Mycroft. Dimmi una cosa, sii sincero» ha articolato allora, attendendo qualche attimo prima di continuare il suo discorso. «Secondo te le donne in cosa assomigliano agli uomini?»

Il Governo Inglese ha sorriso, capendo tutto d'un tratto cosa il detective voleva dire. «In nulla?»

«Proprio in nulla, immagino. Poi, sai, non posso affermarlo con certezza, dato che un fidanzato non l'ho mai avuto». Qui ha preso un respiro. «Eppure, sarei molto, molto contento se tu fossi il mio primo... Compagno» ha concluso, in un mormorio profumato di aria nuova.

«Oh Dio, sì» è riuscito ad esclamare Mycroft, prima di lanciarsi con tutta l'avidità che gli risultava possibile sulle labbra del suo tanto sognato poliziotto, che non esitava affatto a ricambiare o precedere ogni gesto che quel genio faceva, o intendeva fare.

Mai avrebbe immaginato di finire così,Lestrade. Fino a poco tempo prima, ne era sicuro, si sarebbe indignato con sé stesso anche solo per un minimo moto di interesse verso un individuo di sesso maschile. Forse era l'atmosfera in cui era cresciuto, da ragazzo, in famiglia e tra gli amici; ma quella vita che si era scelto, quella carriera a cui, per così lungo tempo, aveva dedicato anima e corpo, lo aveva scombussolato, preso e capovolto rispetto a quel che tutti si aspettavano che sarebbe stato da grande. Già.

Un ricordo costante, dal quale traeva forza nei momenti più difficili, era l'espressione di suo padre quando, da adolescente, gli aveva comunicato quel suo grande sogno, quel desiderio che sentiva crescere dentro. Voleva mettersi al servizio del suo Paese, della sua gente, della giustizia. Voleva impegnarsi per un fine veramente utile, non solo per i soldi, che sono come una donna troppo facile, che si possono avere e perdere in troppo poco tempo; e non voleva, sopra ogni cosa, morire di malattia o di vecchiaia. Intendeva vivere una vita intensa e forse pesante, che fosse tale per la possibilità tangibile che potesse troncarsi con un solo colpo in ogni momento.

Il signor Lestrade l'aveva indirizzato ad altri studi, sin dagli inizi. Desiderava per il suo unico figlio un'esistenza semplice, passata tra la casa, la chiesa (in cui lo trascinava ogni settimana) e il suo stesso grande ufficio - sì, perché era proprietario di una grande azienda. Ma no, il figlio non voleva, non voleva affatto un futuro così grigio, così noioso; e i due litigarono fino a quando Gregory non riuscì ad ottenere quel che voleva. L'iscrizione alla scuola di polizia.

Certo, ora si rendeva conto del dispiacere che suo padre aveva dovuto provare, in particolare adesso che si era ritirato lasciando le redini dell'azienda a un poco-più-che-sconosciuto - senza dire nulla di nulla a suo figlio, col quale d'altra parte ogni rapporto si era irrecuperabilmente deteriorato da anni e che né lui, né la moglie (che aveva sempre seguito il marito come se fosse nata senza volontà) provavano mai a chiamare. Quelle volte che Greg si era fatto coraggio e aveva provato a telefonare loro aveva ricevuto nulla più che brutte parole, rabbia e nervoso; e per questo non provava nemmeno a presentarsi in quella casa che una volta fu anche sua, né in occasioni speciali né soltanto per trovarli. Il ragazzo si rendeva conto anche, ora, che per la sua salute fisica una vita normale sarebbe, forse, stata meglio; ma non si sentiva una persona normale; ed era sempre incredulo di svegliarsi, e avere tutti quegli anni che si ritrovava ad avere. Lo considerava un miracolo - anche se, ovviamente, aveva smesso di credere in qualsivoglia divinità, dopo aver solamente conosciuto il minore degli Holmes.

Era un uomo fatto e finito, ormai. Gregory Lestrade aveva deciso la sua strada, l'aveva seguita ed ora aveva raggiunto il suo obbiettivo: era esattamente come avrebbe desiderato essere, a parte per il fatto che si trovava ad essere attratto... Più che altro, non attratto dalle donne, da qualsiasi donna. Non amava gli uomini, oh, di quello era sicuro; non provava attrazione per nessuno, tanto meno per i maschi; l'unica persona che desiderava, che voleva con tutto sé stesso, era quel (finto) uomo di ghiaccio chiamato Mycroft Holmes. Colui che, a quanto pareva, non aveva mai avuto una relazione con nessuno. Che solo il Signore sapeva se avesse mai sofferto la solitudine, prima di accorgersi che il suo letto era abbastanza grande da poter ospitare anche lui, il Detective Ispettore Lestrade, colui che così spesso interveniva in aiuto del suo amato fratellino Sherlock.

Il poliziotto dagli occhi scuri aveva iniziato a sentire qualcosa per l'importante uomo diverso tempo prima. Aveva sentito distintamente i suoi organi interni tremare di fronte alla figura di quell'uomo non la prima né la seconda volta che aveva avuto contatti con lui, ma dalla terza, quando aveva sentito la sua voce incrinarsi e visto i suoi meravigliosi occhi diventare lucidi. Sherlock quella volta era messo molto male, aveva sfiorato l'overdose e solo il suo intervento era riuscito ad evitare il peggio; per questo Mycroft era commosso, e riconoscente era andato a ringraziarlo prima ancora di andare a vedere come stesse il ricoverato. Chissà quanto si era pentito, in seguito, di essersi mostrato in quello stato davanti a lui; ma solo in quanto, probabilmente, non sapeva che quell'ingenuità avrebbe avuto conseguenze così importanti.

L'ispettore aveva, comunque, combattuto con sé stesso almeno quanto doveva aver combattuto l'altro, prima di arrendersi all'evidenza - che non poteva vincere contro i suoi sentimenti, perché semplicemente non è possibile, e che mentire a sé stesso gli faceva solo che male. Lo aveva deciso una sera, se lo ricordava molto bene, mentre tornava a casa sua.

La moglie non l'aspettava più già da qualche tempo: ogni pranzo, ogni cena a casa era diventata un incubo simile alle vacanze dalla scuola di polizia, quindi Greg si era risolto a ritardare sempre, e a dormire sul divano, e tutte le accortezze di questa terra per stare con quella donna il meno possibile. Ogni giorno realizzava sempre più quanto avesse sbagliato scegliendo quella strega come moglie; ma sapeva molto bene che il tribunale per il divorzio aveva già ricevuto la richiesta e che il giorno del richiamo si avvicinava, quindi non si crucciava eccessivamente per il suo innegabilmente enorme errore. Deciso il suo nuovo orientamento sessuale, poi, il poliziotto ha smesso completamente di pensare a lei, che nel frattempo era tornata a vivere a casa dei suoi; si sono rivisti solo al tribunale, e dopo quel giorno il nome di S.P.* non ha più sporcato le sue labbra.

Superato il primo ostacolo, comunque - ammetterlo a sé stesso; accettare la realtà, cosa che gli era riuscita ormai, e fin troppo bene -, rimaneva il problema maggiore... Quello era Mycroft Holmes! L'uomo più importante della Gran Bretagna! Come avvicinarsi a lui?

La risposta più semplice (e l'unica ammissibile) era di "usare" l'amicizia che aveva stretto con Sherlock. Ma non si sentiva in grado di fingere con quella famiglia, e non desiderava che il consulente investigativo scoprisse quel suo "segreto"... Per questo timore non aveva mai osato fare un passo, aveva anzi tentato di illudersi di non provare nulla, quasi di ignorare l'esistenza di colui che gli aveva, incoscientemente, rubato il cuore. Beh, fino a quel giorno in cui... In cui era stato il più grande degli Holmes a contattarlo.

«MYCROFT!»

Toc, toc, toc, toc.

«MYCROFT, PER L'AMOR DI DIO!»

«Sher... Sherlock?!»

«Gavin?!»

Sbloccate le portiere, il consulente investigativo è salito sui sedili posteriori.

«In moto, presto, andiamo via!» ha iniziato a sbraitare, e il fratello (in preda alla tremarella per l'emozione e lo spavento) ha fatto subito quanto il più giovane richiedeva.

«Ma perché? Cosa sta succedendo?» ha chiesto l'ispettore, voltato indietro a guardare un attimo il viso sconvolto dell'ospite inaspettato, un attimo la strada per tentare di capire da cosa stessero fuggendo.

«Voi mi dovete delle spiegazioni! Beh, comunque nel negozio di fianco al quale avevate parcheggiato sta per-»

BOOM!!

«...Esplodere una bomba».

Mycroft ha inchiodato con la macchina, e si è girato a guardare suo fratello.

«Ho fatto evacuare tutti. Non mi sarei mai aspettato di trovarvi là, davvero» ha spiegato quello, dopo qualche secondo di sacrosanto silenzio.

Greg si è slacciato la cintura, ha fatto per scendere; «Dove vai?!» gli hanno chiesto all'unisono i due fratelli.

«Seguitemi, no?»

E dopo uno veloce sguardo d'intesa, Sherlock è sceso, mentre Mycroft ha parcheggiato l'automobile.

«Sono molto felice per voi due... Ma siete proprio due sfigati!» ha esclamato il riccio, mettendosi a ridere. Lestrade ha alzato gli occhi al cielo, sbuffando.

«E invece» gli ha risposto, guardandolo, «Ti assicuro che sono l'uomo più fortunato del mondo».

Appena anche Mycroft è sceso dall'auto, i tre si sono diretti alle macerie fumanti dell'edificio, ancora deserto. Sherlock stava tutto a destra, Greg era in mezzo ai due fratelli e, vicino vicino a lui, camminava il raggiante ministro dagli occhi di ghiaccio.

«Perché è esplosa, la bomba, se ne hai idea?» ha chiesto il DI.

«Il killer che sto cercando dall'altro ieri, il ladro di divani, hai presente? Sapevo che avrebbe piazzato un ordigno là, sapevo anche quando sarebbe esplosa. Non avevo idea, tuttavia, di che tipo di bomba si trattasse... Ho cercato di evitare la detonazione. Ma non... Non essendo affatto sicuro di riuscirci, avevo fatto evacuare comunque la zona!»

«Beh... Ottimo lavoro, in ogni caso. Lo sai, però, che i poliziotti-»

«Non farmi la ramanzina, ti prego! Lo so benissimo!»

Vedendo che il suo fidanzato... Sì, il suo fidanzato si stava innervosendo, Mycroft ha capito che qualcosa andava fatto; e nel semibuio della strada, ha cercato con la sua la mano di Gregory. Afferrata, entrambi sono arrossiti; e non hanno trovato il coraggio di parlare. Sorpreso da un silenzio improvviso, Sherlock non ha potuto non approfittarne per spiegare ogni dettaglio del suo piano; ma nessuno sembrava ascoltarlo... Tanto che, nonostante si fosse fermato a metà di una frase, non uno dei suoi due compagni gli ha chiesto di continuare; e quel silenzio si è fatto sempre più pesante, sempre più pesante finché la sirena di una volante non l'ha interrotto.

«Ispettore...»

La voce di Sally Donovan si è affievolita vedendo le dita di una mano del suo capo intrecciate con quelle di un signore che non riusciva a ricollegare a nessuna identità. Distogliendo lo sguardo, dopo aver deglutito, si è avvicinata al terzetto silenzioso.

«Sapete cos'è successo?»

Sherlock l'ha guardata qualche secondo, poi si è allontanato. Lestrade, invece, ha lasciato (con dispiacere) la mano del compagno, e si è diretto alle macerie illustrandole quanto sapeva; Mycroft infine è andato alla macchina, fiducioso che il suo ispettore si sarebbe diretto là una volta finito il lavoro.

Quando ci vediamo?

GL

Mycroft?

GL

Lo sai benissimo.

MH

Oh, davvero?

GL

Arrivo...

GL

*Uai not...

* S.P. sono le iniziali della moglie di Greg - Sylvia Palmer.

*Lo so, sarei curiosa anch'io di leggere l'avventura del celeberrimo "Ladro di Divani", ma cosa vogliamo più di quel che ho potuto darvi? (?)