'Ed ecco ora la mia punizione: finirò annegata nelle mie stesse lacrime'
da Alice nel Paese delle Meraviglie
di Lewis Carroll

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Cambridge, 29 Settembre 1936

'Louis.
Louis.
Cazzo
Louis'

Sentivo il rumore della voce di Liam e mi guardavo intorno ma non riuscivo a vederlo.
Tutti i suoni erano come stretti in una bolla d'acqua ma io riuscivo a vedere solo cielo.

Ero come bloccato.
Schiena dentro il mare.
Sguardo verso il cielo.

E ascoltavo quello che il movimento dell'acqua mi concedeva.
Da ragazzino lo facevo sempre, il morto a galla, a pancia in su.
Ed era proprio quella sensazione di semi incoscienza che amavo.
Solo che quella notte, da quella sensazione non riuscivo a uscire.

Sentivo il rumore della voce di Liam ma non riuscivo a vederlo e a un certo punto sentivo l'acqua tirarmi giù e urlavo.

Quando mi svegliai quasi riprendendo fiato da quella falsa apnea, lo trovai seduto sul letto, sentivo le sue mani che mi tenevano ancora per le spalle.

'Che diavolo hai,
mi sono spaventato'

Avevo ancora il fiato corto.
'Perché sei un cacasotto Payne'

'Parli te che fino a un attimo fa urlavi come una ragazzina terrorizzata.
Io me ne torno a letto, vedi di non farti venire un'altra crisi di panico'

Ho capito subito di averlo spaventato quando ho sentito che fosse seduto sul letto.
Ma non volevo che desse troppa importanza alle mie insolite urla durante il sonno.

Erano solo le 3.22 a.m.

Dormivo da poco meno di tre ore e già nel sonno avevo visto l'inferno.
Va bene magari l'inferno proprio no ma me l'ero vista davvero brutta.

Mi alzai perché quella stanza stava diventando soffocante e uscii a fumare un po' d'erba.

Era tutta colpa di quel fottutissimo insetto nel lavandino del bagno.

E di Harry Styles.

Naturalmente.

Mi stavo lavando le mani e l'insetto maledetto era lì.
Era nel lavandino in cui avrei dovuto lavarmi i denti.

Lo fissavo pensando a come liberarmene perché seriamente, non mi sarei lavato i denti con quell'essere nel lavandino.

L'unica soluzione era uccidere l'insetto con l'acqua.
Bastava aprire il rubinetto e sarebbe morto annegato.

Ero un fottuto genio.

Aprii piano il rubinetto in modo che assaggiasse l'acqua ma non morisse subito.

Eppure aveva già avvertito il pericolo e d'istinto si muoveva nella direzione opposta a quella del getto.

Aumentai il getto e andò in panico, iniziò a fuggire furiosamente.

Fu in quel momento, guardandolo, che provai terrore.

Era in una situazione senza uscita, completamente esposto e non aveva un piano alternativo.

Ripeteva gli stessi movimenti inutili.

Era.
Me.

Se qualcuno avesse scoperto il mio segreto.
Io non sarei stato più bravo dell'insetto.
Ero bloccato tra la voglia di salvarlo e
ormai sta morendo è solo un insetto.

Poi accadde tutto in una frazione di secondo.

Un attimo prima di chiudere il rubinetto vidi l'acqua aumentare inspiegabilmente e l'insetto venire risucchiato, e mentre pensavo che no, volevo salvarlo e mi chiedevo cosa stesse succedendo, sentii la sua voce.

Forte.
Entusiasta.
Inopportuna.
'Ciao piccolo lord.'

Harry Styles aveva aperto il rubinetto.
Harry Styles aveva fottuto il mio insetto.
Pure quella soddisfazione mi aveva tolto.

Assassino sadico del cazzo.
'Ancora in Wonderland?'

Lo guardai con l'odio negli occhi.

In realtà penso venne fuori una smorfia irritata.

'Che fai qua?'

'Mi lavo'

(semplice e conciso)

'No, cosa fai al bagno di questo piano.
Voi matricole dovreste usare il vostro.'

Inevitabile acidità mattutina.
Marchio di fabbrica Tomlinson.

'Ma questo è più bello, più pulito e più grande'
'Per questo non è per le matricole'

E lui aveva fottuto l'insetto.
E poteva fottere anche me.

'Ma in questo posso incontrare te'

Addio.

I miei occhi si accesero di orrore e terrore insieme.
(e anche qualcos'altro, si sicuramente anche altro)
Notò la mia reazione e aggiunse senza agitarsi

'Non ti scomodare.
Ho già controllato.

Ci siamo solo io e te qui.

Non hai una bella cera, Louì.

Forse dovresti riguardarti.
Buona giornata my lord'

Finiva sempre con me che lo osservavo andar via.
E stava diventando anche piuttosto frustrante.
Decisi che la situazione dovesse cambiare.

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Cambridge, 29 Settembre 1936

'Non è stata una mia idea, sono molto dotato ma era troppo geniale persino per me'

Era strano Harry.
Aveva capito che lo stessi prendendo per il culo da buoni dieci minuti, dall'altro lato della sala da tè.
Da quando aveva notato la mia presenza mimavo gesti improbabili e muovevo le labbra lentamente.
Sapeva perfettamente a cosa mi riferissi ma non rise mai, non si alzò e non ebbe sviste di umorismo.
Semplicemente alzava gli occhi, mi guardava e poi ritornava al libro sulle sue ginocchia accavallate.

Ci eravamo visti solo tre volte, sempre in un bagno.

E in nessuna delle tre ero riuscito a dire un'intera frase di senso compiuto.
A parte quando l'ho accusato di essere nel bagno sbagliato, molto maturo.
(ovviamente se si esclude ansimare e imprecare, in quello ero stato perfetto)
E cominciavo a temere che pensasse che fossi una sorta di vegetale ritardato.

Certo stare lì a boccheggiare facendo gesti non era esattamente il modo migliore per fargli cambiare idea ma avevo un unico argomento in tasca e dovevo fare tanto con poco.

E così mi avvicinai.

Aria sicura e sguardo assassino.

(diciamo)

'Harry'

Dissi a mo' di saluto.

'Non è stata una mia idea, sono molto dotato ma era troppo geniale persino per me'

Lo sguardo era fermo e il tono quasi indifferente, pieno di un'inconsistenza inafferrabile.
(sorvolai sul molto dotato, per non dargli la soddisfazione di aver notato i dettagli)

'E allora chi è il genio ad averlo pensato'

'Niall'

'Non capisco'

'Sembra che il tuo amico quando fa una domanda si aspetti che gli rispondano in un secondo.
Evidentemente non è abituato alla gente che formula risposte sensate, ma solo a monosillabi.

Perché quando mi ha chiesto quale lato della stanza avessi scelto e io ho esitato, mi ha chiesto se riuscissi a sentirlo. Me l'ha chiesto urlando, perché per Niall una persona sorda non è qualcuno a cui manca l'udito ma una persona che sente poco, e così ha creduto che se avesse gridato gli avrei risposto con più solerzia.

E così ho pensato che avrei preferito esserlo –sordo- piuttosto che ascoltare le sue idiozie per tutto l'anno.
E gli ho fatto capire, a gesti, di non poter sentire quello che mi stesse dicendo e gli ho scritto di essere sordo.
L'ho sentito imprecare per un po' per il fatto che gli fosse capitato il coinquilino ritardato ma poi ha smesso.

E io adesso vivo nel silenzio e senza ansia da conversazione'

Ok.

Sul numero di frasi di senso compiuto era in vantaggio lui.

Ma nella corsa a sembrare un coglione vincevo io.

E stavo per segnare il touchdown.

'Direi che la stima sul sono dotatonon ti rende onore'

Cazzo.
Cazzo.
Cazzo.

Non potevo credere di aver detto davvero una cosa del genere.
Non potevo credere di essere riuscito a sembrare ancora più coglione.
'Grazie piccolo lord, non speravo in un complimento così –come dire- intimo'
Figuriamoci, gli era schizzato il sangue al cervello dopo quella mia assurda gaffe.

Aveva anche ripreso colore.

'Per quanto riguarda Horan e le sue attuali certezze, ti pregherei di tenere l'informazione sulle mie doti per te, intendo doti uditive e vocali.

Prima o poi verrà fuori, perché mi tradirò, ma visto che, dopo, la mia incolumità fisica sarà a rischio, perché dubito che la prenderà bene, preferirei rimandare'

Decisamente sulle frasi di senso compiuto era in vantaggio lui.
E comunque, visto che aveva tirato fuori il discorso approfittai.

Mi sedetti sull'altra poltrona e dissi a bassa voce

'A proposito di segreti Harry'

Non alzò lo sguardo ma continuai lo stesso

'A proposito di segreti, volevo pregarti di tenere per te –esitai-il modo in cui ci siamo incontrati'

Allora alzò lo sguardo.
Era quasi infastidito.

'Non vedo cosa ci sia di male nel modo in cui ci siamo incontrati, o meglio, incrociati per caso.
Non è inopportuno che fuori dall'orario scolastico, due ragazzi vadano a bere un whisky in città.

Ma se tu preferisci, lo terrò per me'

Ero completamente pietrificato.
Ci eravamo parlati solo tre volte.

E tutte e tre le volte mi aveva preso in giro.

E quando volevo parlare e provavo ad avere un dialogo diventava freddo e formale.
Quella sua risposta era perfetta, se avessi potuto sceglierne una, l'avrei voluta così.

Eppure mi disturbava,
perché mi disorientava.

L'idea che mi ero fatto di lui, prima di questa conversazione, era assolutamente stravolta.
Non sembrava a suo agio e stava anche per farlo di nuovo, lasciarmi lì in preda ai miei dubbi.
Ma questa volta fui più veloce, prima che si alzasse gli misi una mano sulla gamba e lo trattenni.

'Resta.

Io stavo andando via comunque.
E oggi tocca a me offrire da bere'

'Buona serata allora'
E confermò i miei dubbi.

Andava via perché non era a suo agio e sembrava non avere neanche voglia di scherzare.

Ero inspiegabilmente furioso.
Dovevo essere io a sorprenderlo.
E lui doveva cambiare idea su di me.
E invece ero io che mi facevo domande.
Quel ragazzino mi stava facendo impazzire.

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Cambridge, 2 Ottobre 1936

Dopo due settimane dall'inizio dei corsi, 'finalmente' anche il professor Spencer iniziò con le sue lezioni.

Il problema di Erwin Spencer non era non conoscere la materia o non saperla spiegare.

Per insegnare Storia e Critica Storica a Cambridge, ai figli dell'aristocrazia britannica, futura classe politica di questo paese, essere il migliore insegnante del pianeta era solo il requisito base del curriculum.

Il problema del professor Spencer è che si faceva prendere un po' troppo dall'entusiasmo del suo ruolo e soprattutto non perdeva occasione di far pesare il suo ruolo a chi era dall'altra parte della cattedra.

Il fatto che tre quarti della sua classe fosse composta dai futuri leader dell'impero però, lo inibiva alquanto e così finiva per far valere il suo ruolo con chi –ahilui- non era nobile, o non esattamente benestante ma spesso dentro grazie a borse di studio e/o beneficenza e/o miracoli.

Quella mattina se l'era presa con Stanley Lucas, la cui unica colpa era di essere figlio di un padre molto più ambizioso di lui, ricco di nascita, grazie ad almeno tre generazioni di uomini capaci di utilizzare al meglio campi di cotone e mano d'opera a costo zero, reo di essere lì perché il semestre precedente aveva superato l'esame di Storia per miracolo e o ripeteva il corso, o 'sceglieva' di seguire questo avanzato.

Naturalmente per il professor Spencer era una ragione sufficiente per indicarlo a tutti come un incapace.

Il fatto che anche io fossi lì per lo stesso motivo ma che lui non mi avesse minimamente considerato rientra nel discorso sulla futura classe dirigente.

Sarebbe stata una delle solite lezioni del venerdì, in cui tutti pensavano a come occupare il weekend, mentre io pensavo a Harry Styles, a che diavolo di disfunzione psichica avesse e/o a come convincerlo a quella replica che pensavo mi avesse promesso –so che le due cose non sono di facile accostamento e anzi, denotano che la personalità più disturbata fosse la mia, ma purtroppo questi dettagli sulle mie turbe mentali e fisiche, sono necessari a capire quale fosse il mio stato d'animo quel giorno.

Ogni tanto tra una parola di Spencer sulla rivoluzione americana ed Elisabetta I, avevo anche sprazzi di lucidità in cui pensavo che, effettivamente, quella mattina in bagno, Harry mi avesse solo preso in giro, ma il problema era che mi ricordavo anche l'altro, di bagno, e se era piaciuto a lui almeno un decimo di quanto fosse piaciuto a me, non stava scherzando.

Solo che dopo che ci eravamo parlati, quasi confidati, quando mi era sembrato una copia sbiadita di se stesso, non ci eravamo più incrociati.

In realtà ogni tanto, dopo le lezioni, andavo a fare delle retate in camera di Niall, ma lui non c'era mai.

Horan non sapeva mai dove fosse, anche perché per chiedere avrebbe dovuto scrivere e sarebbe stato troppo strano.

E così io pensavo al vero dramma esistenziale della mia vita, nonostante Spencer mi disturbasse costantemente con le sue corbellerie su quella fottuta Elisabetta I, tra l'altro pure vergine, capirai sto lusso di regina.

Finché non si interruppe attirato da un segno di richiamo.

'Si lei è al primo anno, mi faccia la cortesia di aspettare la fine della lezione per le domande'

'E' proprio perché voglio farle un favore che vorrei porle adessola mia domanda'

Si bè, non ero esattamente nella mia condizione psicofisica migliore però ora si stava esagerando.

Perché c'erano solo due possibilità.

O ero io.
O era lui.

O ero io pazzo a credere di sentire la voce di Harry Styles anche durante una noiosissima lezione di Spencer,

o quello che si stava suicidando interrompendolo e poi contraddicendolo davanti a tutti, era Harry Styles.
Ma dalla penultima fila dove quella mattina ero riuscito ad acquattarmi non riuscivo a vederlo nitidamente.

'Può ripetermi il suo nome prego'
'In realtà non gliel'ho mai detto.
Ma comunque, Harold Styles'

Bene.

Una buona notizia e una cattiva.

Io non ero pazzo.
Lui sicuramente.

'Mi dica mr. Styles qual è il suo problema'

'Lei dice che la Storia è un insieme di eventi che ritornano ciclicamente'

'Si, esatto'

'Sono speranzoso che non volesse arrivare a sostenere la tesi di Gianbattista Vico* perché un sermone sulla Divina Provvidenza non credo le si addica, ma mi chiedevo, come si interpretano, nel quadro degli eventi che ciclicamente si ripetono, gli interventi di fattori naturali che cambiano il corso della Storia?'

(*secondo il filosofo napoletano Gianbattista Vico, la Storia è un insieme di Corsi e Ricorsi, che non comportano ripetersi di accadimenti individuali ma il ritorno di analoghe forme storiche, in cui sempre architetto è la Divina Provvidenza. come se fosse un processo continuo di eventi destinati a ripetersi)

'Cosa vuol dire esattamente?'

'Bè, lei sostiene che il fallimento dell'Armada e il crollo dell'Impero spagnolo fosse un fatto inevitabile, perché rientra nel 'destino' dei grandi imperi, e se invece quel giorno del 1588 il vento sulla Manica avesse soffiato contro le navi incendiarie inglesi invece che a favore, che fine avrebbe fatto il ciclo di rinnovamento storico?

Perché sono abbastanza sicuro che gli spagnoli avrebbero risalito il Tamigi e di Elisabetta Tudor sarebbero rimaste solo le parrucche'*

(*Nel 1588 Filippo II di Spagna regnava su quello che passà alla storia come l'Impero su cui non tramontava mai il sole, poiché era talemente esteso, grazie alle colonie americane, da non esserci alcun momento della giornata in cui ogni suo possedimento fosse al buio. Questo anche grazie alla flotta navale, chiamata Invincibile Armada. L'8 Agosto del 1588, affrontò le navi inglesi di Elisabetta I nel canale della Manica. Gli spagnoli erano più numerosi, sia per numero di navi che di uomini ma i comandanti inglesi ebbero l'idea di incendiare tre delle loro navi e mandarle come torce giganti contro l'armada, che fu costretta a retrocedere e ritirarsi. Questo cambiò il corso della storia)

Persino da dove mi ero acquattato vidi lo sguardo di Spencer incendiarsi.
Mi misi dritto sulla sedia per non perdere neanche un fiato della risposta.

Lui era rigido ma controllato e dall'espressione sanguigna sembrava avesse già scelto come ribattere.

'Mr Styles, capisco il suo eccesso di zelo, è giovane, intraprendente, magari conosce anche poco la legge in materia di pene capitali ma devo innanzitutto farle notare che all'epoca –e in realtà anche oggi- i sovrani non si giustiziavano tra loro'*

(*Il diritto divino dei re è un principio risalente al Medioevo, secondo cui un monarca dovesse il suo potere alla volontà di Dio, non a quella del popolo, del parlamento, dell'aristocrazia, o di ogni altra autorità, e che ogni tentativo di restringere i suoi poteri fosse un atto contrario alla volontà divina. Da qui anche l'impossibilità per un sovrano di giustiziarne un altro, se non in determinate eccezioni, come l'alto tradimento)

'Oh certo.

Lo pensava anche Mary Stuart, regina di Scozia.

E sono sicuro che avrà giustificato sua cugina Elisabetta ritenendola una sovrana non legittima, in fondo era il suo il trono che aveva usurpato prima di farla decapitare'*

(*Elisabetta I, regina d'Inghilterra, era figlia di Enrico VIII e Anne Boleyn. Per poter sposare la Boleyn, Enrico divenne protestante e capo della Chiesa d'Inghilterra. Quando, Elisabetta salì al trono, in quanto protestante, fu accusata dai cattolici di averlo usurpato a sua cugina Mary Stuart, la cattolica regina di Scozia. Spencer non era neanche più controllato, era furioso e a un passo dal perdere le staffe)

Tutta la classe era silenziosa.
Io invece mi stavo eccitando.
Nel vero senso del termine.

(sono uno sensibile)

E sì, davvero vorrei che non fosse così, ma sentivo la voce bassa di Harry non perdersi mai in sfumature di colore, era serafico, monotono ma incredibilmente sarcastico.

E io mi stavo eccitando.

Anche perché da dove mi trovavo –maledetto me- ero riuscito a sistemarmi in modo da vedere a malapena il suo profilo e la sua schiena e a riconoscere le sue gambe lunghe accavallate.

Il professore tuonò ancora.

'Mr. Styles, le ricordo che Mary Stuart fu condannata a seguito di un regolare processo'

'Professor Spencer mi scusi, ma un processo in cui una regina cattolica non viene giudicata da suoi pari ma solo da un gruppo di lord inglesi e per la maggior parte protestanti, più che un processo è una farsa.'*

(*Mary Stuart viveva in prigionia e non aveva rapporti col mondo esterno per evitare che attentasse al trono di Elisabetta I.
Venne comunque coinvolta nel complotto Babington, avendo però dato il consenso solo alla sua liberazione e non all'assassinio della cugina. La legge all'epoca prevedeva che un accusato venisse giudicato da persone sue pari e ovviamente nessuno dei più alti lord inglesi era al pari della regina scozzese e la stessa Elisabetta non avrebbe potuto giudicarla. I giuristi fecero leva sul fatto che il "crimine" fosse avvenuto in Inghilterra e, utilizzando questa scusante, poterono procedere e istituire un tribunale formato dai più importanti nobili d'Inghilterra, ed è a questo che Harry si riferisce. Elisabetta I, terrorizzata dall'idea di mandare a morire una regina consacrata, rimandò di mese in mese la firma del mandato di esecuzione. Firmò il 1 Febbraio 1587 - 1 Febbraio. certe sono proprio coincidenze)

'La storia comunque non si da con i se e con i ma'

'Neanche con teorie preconfezionate e vecchie di duecento anni.
Io capisco che siate abituati da decenni a insegnare
questaStoria.

Ma questa me l'hanno già insegnata al liceo, lei pensa di potermi dire qualcosa che ancora non so,
perché se l'idea è di crogiolarci per tutto il semestre nel ricordo di quanto sia grande l'Inghilterra,
mi basta fare un giro per le statue nelle piazze di Londra e l'effetto mi creda, è proprio lo stesso'

'Pensa di saperne più di me mr. Styles?'

'Assolutamente no.

Penso solo di voler focalizzare l'attenzione su dettagli che lei per formazione e tende ad ignorare.
Penso che lei abbia da insegnarmi molto più di questo, solo non capisco perché si rifiuti di farlo'

'Ha intenzione di essere così critico per tutto il semestre?'

'Dipende.

Lei ha intenzione di imporci la storia secondo i pilastri di certezze tradizionali o vuole insegnarci come si sta sulle sabbie mobili in bilico tra dubbio e verità?'

E qui accadde il fatto.
Spencer scoppiò a ridere.
Ma molto rumorosamente.

'Sarà un semestre interessante.
Vedrò di riuscire a non deluderla.

L'avrei dovuto immaginare quando ho letto la sua nota a margine sul test di ingresso, che non sarebbe stato un cliente facile'

Vidi la mano di Harry picchiettare con la matita sul quaderno e il profilo rilassarsi.

Stava,
forse,
ridendo?

E in quel momento pensai di non averlo mai veramente visto ridere.
Quando la lezione finì sgusciò via dalla classe con discreta eleganza.
Decisamente sapeva come entrare in scena e come uscire con classe.

-

Cambridge, 4 Ottobre 1936

'Hai sentito del tizio che ha quasi umiliato Spencer a lezione?'

Liam sembrava non aspettare altro da quando era tornato in camera.
Era ovvio che la notizia si sarebbe diffusa come una velina del Times.

Il professor Spenser era conosciuto, temuto e detestato da tutti quelli che avevano avuto il (dis)piacere di essere suoi studenti.

E il fatto che qualcuno gli avesse tenuto testa era un fatto illogico e già leggendario.

Ormai ne parlavano praticamente tutti, ovunque, sempre.
Anzi non sapevo più neanche io cosa fosse vero e cosa no.

Tutti parlavano di Harold Styles.

Pensavano a lui.
Parlavano di lui.
Chiedevano di lui.

Benvenuti tutti nella mia vita plebei.

E mi dava fastidio.

Mi dava addirittura fastidio l'idea che la gente ne parlasse.
Era solo una novità, una storia divertente e chissà cos'altro.
Mi dava fastidio l'idea che lui fosse al centro dell'attenzione.

Ero geloso.

Ero geloso anche solo dell'idea che lo guardassero.

Peggio.

Ero geloso dell'idea che scoprissero la sua esistenza.

Sapevo che non tutti sarebbero impazziti e si sarebbero lasciati ossessionare da Harry Styles con la stessa facilità con cui l'avevo fatto io ma l'idea che anche uno solo degli inutili studenti di Cambridge, a cui neanche sapevo o potevo dare un nome, iniziasse a guardarlo o cercarlo tra la gente, mi faceva diventare matto.

Era mio.
Era la mia ossessione.
E doveva rimanere solo la mia.

E questo, più di tutto, dava l'idea di quanto fosse assurda quell'ossessione.

'Aspetta.
Tu c'eri.
'

Ancora Liam e le sue domande inutili.

'Come?'

'Tu segui il corso di Spencer.
Tu eri presente allo spettacolo'

'Non c'è stato alcuno spettacolo.

Spencer stava spiegando e lui è intervenuto facendogli una domanda e poi contraddicendolo nella risposta e…
(Liam continuava a guardar fuori dalla finestra come se quello che dicevo non gli interessasse, e ridacchiava)

. se non ti interessa non farmi domande'

'No scusa, è che non so se ti ricordi ma il tizio in questione è il coinquilino di Niall'

'Ah si.
Vero.'

Continuavo a fare il vago, facendo finta di ricordare a malapena il suo nome quando in realtà probabilmente avrei dotuto dire con assoluta certezza il preciso numero di capelli che Harry aveva in testa, neanche glieli avessi contati uno per uno.

'Bè e non ti ricordi?'

'Cosa?'

'Dai Louis, in che cazzo di mondo vivi?
Niall ci ha detto che lui è sordomuto.'

'Ah già'

'L'ha scoperto solo due ore fa.
L'ha cercato per tutta l'università.
In biblioteca, qui al college e niente.'

Fu in quel momento che mi tornò in mente.
La frase di Harry giorni prima nella sala da tè.

Prima o poi verrà fuori, perché mi tradirò.
E la mia incolumità fisica sarà a rischio.

'E adesso Niall dov'è?'

Chiesi preoccupato.

'Quando l'ho lasciato stava tornando in camera.
Convinto che quello prima o poi dovesse tornare'

'E che cosa c'è da ridere?'

'Il sordomuto, poco fa l'ho visto entrare nel dormitorio.
E ora Horan lo starà già gonfiando come uno zeppelin.'

Odio correre.

Ho sempre odiato correre.

Corrono quelli che hanno fretta e io non ne ho mai.
Corrono quelli entusiasti e io sono sempre annoiato.
Corrono quelli che non perdono tempo, io amo l'ozio.

Corrono i matti, i bambini, i domestici, i ladri e i vigliacchi.
E poi corrono quelli a cui importa di qualcosa, o qualcuno.

Odiavo
correre.

Eppure.

.

.

.

.

.

.

Non sono abituata a scrivere note personali.

Però nel caso di questo capitolo credo sia necessario.

Stiamo iniziando a conoscere i personaggi, ma non voglio fare sermoni chiarificatori durante i capitoli, penso che certe cose si capiscano anche dagli eventi, tipo il fatto che Liam e Louis dividano la stanza al college.

E' un capitolo di passaggio, era necessario come un ponte ma spero che i turbamenti del giovane Tomlinson vi abbiano in qualche modo divertito, c'è molto di me in questo Louis e lo amo particolarmente.

C'è una battuta in cui mi si riconosce nella mia vena più sarcastica.
Non ho una scadenza fissa e non sto scrivendo capitolo per capitolo.
Ho già scritto parte del finale, dei capitoli intermedi e qualche 'scena'.

Se avete domande, dubbi, perplessità e angosce, chiedete pure.
(ho sempre a portata di mano il recapito di uno psichiatra capace)

A presto
Edwill

p.s. per quanto riguarda Alice in Wonderland, la storia di Carroll non è legata a questa, è solo un legame -come dire- concettuale, e tornerà spesso. mi serve per tenere insieme la storia, tornerà nei titoli dei capitoli e imparerete ad amarne il significato, perché se Louis è Alice, Harry è Wonderland.

Vi lascio i miei contatti

Facebook: Ross Soldano
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Il gruppo facebook di OSD è 'One Sole Diretion'

Per i trailer di OSD -che potrete trovare su YouTube ringrazio Anthea

La canzone originale di OSD è 'Blue drowns in green'
musica, testo, interpretazione di Irene di Brino.

(anche il video del pezzo musicale è stato realizzato da Anthea)

Grazie a Federica Tedeschi per il disegno dell'intestazione di quasi tutti i capitoli.

One Sole Direction è tradotta anche in inglese da Alessia Bauco e in francese da Douae Soraya e Diana Spagnulo.

E grazie a tutti coloro che seguono leggono condividono recensiscono citano e commentano questa storia.

L'hashtag sia su Facebook che su Twitter è #OSD