2.

Iniziò a sputare sabbia, riuscì a tirarsi su, era su una spiaggia bianchissima e molto ampia, costellata di scogli che entravano in acqua creando delle piccole calette. Riuscì a mettersi in piedi, si guardò subito attorno ma di Rick non c'era traccia. La testa girava ancora, ma con meno virulenza di quando era sulla zattera, si slacciò il salvagente, lasciandolo cadere a terra ed entrò in acqua per sciacquarsi via la sabbia e detergersi la ferita.

Provò a chiamarlo urlando il suo nome in ogni direzione senza ottenere alcuna risposta, decise di muoversi, non poteva essere annegato, aveva ricordi confusi degli ultimi momenti che erano stati sulla zattera, ricordava d'averlo sentito urlare e imprecare, poi più nulla.

Aveva camminato per alcune decine di metri, superando un banco di scogli, aveva notato qualcosa di rosso impigliato tra due rocce, era corsa in quella direzione, era la borsa di Castle, la raccolse portandola a riva.

Rick dove sei, dove sei

Continuò a camminare col terrore di guardare in acqua, perché se lo avesse trovato lì avrebbe significato vedere il suo cadavere galleggiare, non avrebbe potuto resistere se fosse stato ancora in acqua.

Evitò per un soffio di inciampare su una massa gelatinosa violacea, non ricordava il nome, ma la sua pericolosità sì, alzò lo sguardo lungo quella lingua di sabbia che si schiudeva dietro la massa nera di scogli e lo vide, sdraiato su un fianco, le gambe ancora lambite dall'acqua si muovevano ritmicamente al passaggio delle onde.

Corse verso di lui crollando in ginocchio quando gli arrivò accanto, ebbe paura di toccarlo, poi le parve di sentire un lamento, ma esitò ancora temendo che fosse solo nella sua testa, perché era inconcepibile per la sua mente pensare che potesse essere morto.

Il lamento continuò, e lei trovò il coraggio di girarlo, aveva le braccia e le gambe ricoperte di strisce viola, il collegamento con la Caravella che aveva quasi schiacciato fu immediato, aveva ancora dei filamenti sulla pelle, li tolse con delicatezza usando un rametto che aveva trovato lì accanto, si ricordò le istruzioni del corso, niente ammoniaca né acqua dolce, beh lì tanto non ne avevano, solo acqua salata e poi acqua calda, tanta acqua calda, quella sarebbe stata un problema, come lo era lo stato di shock in cui sembrava versare Castle

Provò a pulire le ferite urticanti con l'acqua del mare che ancora li lambiva, percepiva con angoscia la reazione dei suoi muscoli ad ogni passaggio delle sue mani, cercò muoversi con delicatezza ma sembrava provocargli dolore ogni volta. Quando ebbe finito si rese conto che senza la sua collaborazione non sarebbe riuscita a tirarlo all'asciutto

"Rick, mi senti? Devo portarti fuori dall'acqua…"

Lo vide aprire gli occhi ma si rese subito conto che non era del tutto cosciente

"Beckett… non ti ho portato il caffè…io sono in ritardo…"

Vaneggiava

"Me lo porti dopo il caffè, ora ce la fai ad aiutarmi…sei, troppo, pesante!"

Gli aveva messo le mani sotto le braccia e aveva provato a trascinarlo verso l'interno della spiaggia, ma lui era troppo pesante e lei troppo debole

"Non buttarti dalla zattera ci sono migliaia di caravelle portoghesi… sono ovunque Kate, fanno male, tanto male, non ti tuffare ok"

"No, non mi tuffo, non siamo più sulla zattera Rick, ci sei riuscito, siamo sulla terraferma, ehi mi senti?"

Gli aveva messo le mani sul viso sperando che il contatto lo aiutasse a ritornare in sé riaprì gli occhi e stavolta sembrò vederla davvero

"Kate!... siamo salvi"

"Sì, sì siamo salvi Rick"

"Stai bene, la tua testa…"

Provò ad alzare il braccio, avrebbe voluto arrivare vicino alla sua ferita ma le braccia bruciavano non riusciva a muoverle, sentì il cuore schizzargli via dal petto, batteva troppo velocemente e diventò difficile anche respirare

"Cosa mi succede Kate? aiutami ti prego, aiutami" iniziò ad agitarsi in preda al panico

"Rick, guardami, ti ricordi il briefing sui pericoli in mare che ci hanno fatto prima di immergerci la prima volta? Non stai morendo, ok, è la tossina che ha alterato le tue percezioni, mi capisci?"

Kate riscontrava in suo marito alcuni dei sintomi della sindrome fisalica, quel maledetto veleno oltre ad essere causa di dolori lancinanti, provocava nelle vittime attacchi d'angoscia, stati d'ansia e sensazione di morte imminente oltre a improvvisi dolori lombosacrali e continui svenimenti, spostò nel recesso più lontano della sua mente la probabilità di finire in coma e la morte se non intervenivano cure mediche immediate

"Vado a prendere la borsa magari lì trovo qualcosa che possa aiutarti, darti sollievo, ok? Rick!"

Era svenuto, di nuovo.

Non sapeva neanche lei come aveva fatto trascinarlo fin sotto la prima striscia di alberi che s'innalzava rigogliosa e fittissima al limitare della spiaggia, il kit di pronto soccorso comprendeva anche degli antidolorifici ma doveva trovare dell'acqua potabile e sperare che Rick riprendesse i sensi

Anche da svenuto aveva episodi simili alle convulsioni, avrebbe dovuto lasciarlo da solo, per cercare acqua e aiuto, ma doveva prima stabilizzarlo e non aveva la più pallida idea di come fare.

Si era medicata la ferita alla testa da sola, aveva ancora episodi di vertigine ma le sembrava si stessero diradando. Le era scappato un sorriso quando aveva aperto la borsa preparata da Rick, ci aveva infilato anche delle barrette proteiche trovate chissà dove, lui pensava sempre a tutto e non si arrendeva mai, mai. Sperò non lo facesse neanche stavolta.

Aveva trovato una piccola noce di cocco verde, molto diversa da quelle che si trovano nei supermercati di New York, pensò che avrebbe potuto usare l'acqua all'interno per somministrargli l'antidolorifico, doveva solo trovare il modo di rompere l'involucro senza far cadere il liquido, usare una pietra era escluso, stava lì a scervellarsi, inconsciamente sollevata di dover pensare a cose pratiche, allontanando i pensieri più angosciosi che la vista dello stato di Castle innescava inesorabilmente.

Se solo fosse stata più lucida quando erano in mare, magari avrebbero potuto trovare un altro modo per evitare quel banco di caravelle portoghesi… o forse no, non lo sapeva neanche lei. Scosse la testa imponendosi di risolvere i problemi pratici più impellenti

"Forse potrei metterlo in un sacchetto di plastica e poi…"

"…romperlo, così il liquido non… si disperderà"

non si era accorta di aver pensato ad alta voce, e sentire la voce del marito che concludeva il ragionamento mise a dura prova il suo stato emozionale già molto scosso

"Rick!"

"Sono tornato"

"Ehi"

Posò il cocco sulle gambe e distese la mano per accarezzarlo, e regalargli un sorriso

"Mi dispiace Kate… mi dispiace di essere…me, ti trascino sempre nei guai, sempre"

"Mi pare che un discorso simile lo abbiamo già fatto, chiusi dentro ad un freezer e anche questa volta, hai avuto ragione tu, Johnny ha affari loschi con gente pericolosa"

"Ma avremmo potuto fare finta di nulla…"

"Lo abbiamo mai fatto?"

"No"

"No, appunto e non è finita, hanno ucciso un uomo a sangue freddo, li faremo sbattere tutti in prigione"

"Sbattere… in prigione, sì"

"Ce la fai a rimanere cosciente ancora per un po' ho trovato queste, dovrebbero alleviare i dolori"

"non sto poi così male"

"devi giocare a fare il duro? Devi dimostrare qualcosa a qualcuno Rick? di certo non a me, per favore!"

"Ok, sei ancora arrabbiata"

"Non sono arrabbiata! Sono solo… preoccupata da morire, non so dove siamo, non posso lasciarti solo ma abbiamo bisogno di aiuto… e non mi serve che tu giochi a fare l'eroe"

"Io… mi dispiace Kate, ma questo già te l'ho detto…"

"Non voglio le tue scuse Rick, non devi scusarti di niente, ok"

Mostrò tutto il suo nervosismo alzandosi di scatto e dandogli le spalle, non voleva farsi vedere con le lacrime di frustrazione che uscivano senza che lei potesse controllarle

"Kate…"

Aveva provato incautamente ad alzarsi, era stato un gesto istintivo detestava vederla soffrire e detestava ancora di più esserne la causa, aveva giurato, dopo essere tornato da un nulla durato due mesi, che farla sorridere sarebbe stato lo scopo della sua vita, eppure riusciva sempre benissimo nell'esatto contrario.

"Ma cosa fai, stai giù" si riaccucciò vicino a lui

"Mi disp…" lo interruppe, baciandolo poi si rialzò "cerchiamo di cavare acqua da questo cocco!"

L'operazione ebbe successo, e anche gli antidolorifici apportarono qualche miglioramento allo stato di Rick, che avrebbe voluto migliorare anche quello d'animo della moglie

"Dai sarebbe potuto andare peggio, invece che quegli esseri gelatinosi, avremmo potuto incontrare degli squali e credo che non sarebbero stati sufficienti degli anti dolorifici…"

"Mi dici come fai"

"A fare cosa"

"Ad essere sempre così, positivo o incosciente, non lo so devo ancora decidere"

Lui s'incupì invece di sostenere il battibecco, cosa che non era da lui

"Altrimenti credo che… impazzirei, io devo pensare positivo, ho bisogno di sapere che qualsiasi cosa abbia fatto, sia stata per un buon motivo, io… non posso pensare di essermi fatto cancellare la memoria per nascondere qualcosa di tremendo che ho fatto, io devo essere così, devo…salvare il mondo ma andiamo, ce la siamo raccontata solo per provare a non pensarci più"

Di colpo fu come se un'enorme ferita si riaprisse all'improvviso. Nessuno dei due aveva più ripreso quei discorsi, avevano cercato di andare avanti, alla ricerca di un terreno solido su cui ricominciare e ci erano riusciti fino ad arrivare a sposarsi quasi d'impeto, perché sapevano entrambi di essere pronti. Ma le cicatrici ogni tanto riprendevano a sanguinare, magari solo nei loro pensieri, ciascuno col suo dolore che non voleva far pesare sull'altro. Stavolta il pensiero si rifece parola, forse lo stato di shock e le medicine insieme avevano liberato troppi freni inibitori, una specie di siero della verità, di quelli che fanno male

"Ci sono notti che trascorro a chiedermi come tu possa amarmi ancora, dopo tutto quello che ti ho fatto passare"

"Rick ti prego, no"

"Ho bisogno di dimostrarti che sono degno di te, che farei qualsiasi cosa per renderti felice, ma poi… ecco guarda in che casino siamo finiti"

Si era faticosamente portato le mani sul viso, le braccia gli bruciavano così come le gambe percorse da linee rosse che si stavano gonfiando, Kate gli scostò delicatamente le mani, voleva guardarlo negli occhi, dirgli di smetterla perché così sì che le faceva male, ma trasalì a quel contatto

"Dio, Rick scotti da morire! Io devo andare, devo cercare aiuto non possiamo rimanere qui!"

Gli sistemò il cuscino di fortuna ricavato col giubbotto salvagente che gli aveva sfilato non senza qualche difficoltà ore prima ormai, lui la guardava senza dire una parola, gli occhi ne dicevano già troppe stai attenta, dovrei venire con te, ti amo Kate

"Non preoccuparti, ok. Andrò verso est se non trovo nulla prima del tramonto faccio ritorno, e domani proverò nella direzione opposta" lo lasciò con un sorriso, il più dolce che avesse mai visto, la vide infilarsi la pistola di segnalazione nei pantaloncini, gli mise accanto una di quelle barrette energetiche che lui aveva agguantato all'ultimo minuto sul catamarano e un bastone "se ce la fai mangiane un po'… e questo… insomma non sappiamo cosa c'è nei dintorni, potrebbe servirti"

Lui annuì cercando di mostrarsi più lucido e in forma di quanto non fosse, anche lo stomaco aveva iniziato a contorcersi per i crampi, tutto come aveva detto l'istruttore, altro che barretta energetica.

La seguì con lo sguardo fino a quando non scomparve dietro la curva in cui si piegava la spiaggia, rimase da solo. Il rumore delle onde, il verso di qualche uccello esotico in lontananza e il fruscio delle foglie mosse dal vento, un paradiso, in netto contrasto con l'inferno che albergava in lui. Se fossero stati solo i malanni fisici magari avrebbe anche resistito stoicamente, ma quella maledetta tossina aveva la peculiarità di scatenare stati ansiosi quasi psicotici e lui non faceva che pensare e ripensare a quell'ultimo anno, ai suoi vuoti di memoria, al dolore che aveva visto negli occhi di Kate, i dubbi, i pentimenti. Immagini e parole giravano vorticosamente nella sua mente instabile, era solo, nessuno lo avrebbe visto piangere, non lo aveva mai fatto da quando era tornato anche se le lacrime erano spesso arrivate fino agli occhi, non si era mai lasciato andare del tutto perché temeva di crollare senza riuscire più a reagire. Non aveva le forze di opporsi stavolta, pianse fino a quando la febbre non lo fece precipitare di nuovo in uno stato di incoscienza.