AMANDA P.O.V.

Sono passate due settimane da quando Liv ha scoperto della mia dipendenza e da allora mi è sempre stata vicino, non ho più giocato , ma se devo essere sincera non è perchè non ne ho voglia è più perchè queste settimane al lavoro sono state cosi intense che quando tornavo a casa avevo solo la forza per mettermi a letto e riposare un pochino finchè il dovere non chiamava di nuovo. Ora i ritmi sono tornati più o meno alla normalità e cosi la mia mente è tornata al gioco d'azzardo, sto provando ad ignorarla da un bel pò, ma ora non c'è la faccio più, ed eccomi qui che afferrò le chiavi della macchina ed esco di casa nel bel mezzo della notte. Mentre guido cerco di pensare a tutte le buone ragioni per non andare, cosi la memoria mi ripropone la conversazione con Olivia e ricordando la dolcezza con cui mi ha trattato nonostante io l'abbia delusa più di una volta, qualcosa scatta nella mia testa, no non posso deluderli ancora una volta, faccio inversione e ritorno al mio appartamento. Sono consapevole di non poter ritornare semplicemente a letto ed addormentarmi come se nulla fosse quindi ignorando l'orario ho deciso di chiamare l' unica persona che può realmente aiutarmi. Scorro la lista dei contatti fino a quando non trovo il numero del tenente e prima di perdere il coraggio, premo il pulsante di chiamata. Olivia risponde dopo pochi squilli.

O: Amanda? Che succede? Va tutto bene?

La sua voce suona assonnata ed anche preoccupata, così mi affretto a rassicurarla.

A: Si sto bene , ho solo ... mm... io...

O: Stai avendo una brutta notte, tesoro?

Me lo chiede con dolcezza, chiaramente più calma di prima ora che le ho assicurato che nonostante tutto sto bene.

A: Si , io ho solo bisogno di un amico, mi dispiace di averti disturbato a quest'ora...

Mi interrompe prima che possa scusarmi ancora.

O: Sei al tuo appartamento?

A: Si

O: Sto arrivando.

Come da parola arriva poco dopo ed io la faccio entrare.

A: Ciao, grazie per essere venuta nonostante l'orario

O: Hey te l'ho detto che ci sono sempre per te e lo intendevo.

Le sorrido e mi precipito verso il bancone della cucina per afferrare le chiavi della mia macchina, poi torno verso Olivia che nel frattempo osserva le mie mosse incuriosita, cercando di capire quali sono le mie intenzioni. Le porgo le chiavi.

A: Potresti tenerle tu Liv, ecco io non sono sicura che avendole a portata di mano non le userei...

Non ho bisogno di dire altro perchè lei mi capisce al volo e le prende rassicurandomi.

O: Certo le tengo io non preoccuparti.

Ci stabiliamo sul divano ed accendo la televisione, sintonizzandola su un film casuale che stanno trasmettendo, anche se nessuna di noi due lo sta realmente guardando, ognuna concentrata sui propri pensieri. E' Liv che ad un certo punto interrompe il silenzio che si è creato, facendomi una domanda.

O: Vuoi raccontarmi cosa è accaduto questa sera?

A: Non lo so.

E' la verità non so se voglio raccontarglielo perchè da una parte mi vergogno di esserci quasi ricaduta, ma dall'altra parte voglio solo raccontarle tutto. Prendo una decisione quando lei pronuncia la prossima frase.

O: Dai, sai che puoi fidarti di me

A: Non ho più giocato da quando lo hai scoperto, però volevo...

Abbasso lo sguardo sul pavimento , sono in imbarazzo, non posso ancora credere che Liv mi sia dovuta venire a prendere da una cella. Ho le lacrime agli occhi ma mi rifiuto ostinatamente di lasciarle cadere non voglio sembrare ancora più debole. Percependo la mia difficoltà Olivia mi poggia una mano sul braccio, ricordandomi che lei è proprio qui con me, questo gesto mi da la forza di continuare.

A: Credimi io vorrei solo che la voglia di giocare d'azzardo scomparisse , ma non è cosi, mi dispiace tanto...

O: Hey non hai nulla di cui dispiacerti, non mi aspettavo certo che tutto fosse risolto cosi in un batter d'occhio, ci vorrà de tempo ma c'è la farai ne sono sicura. Allora cosa ti ha impedito di andare in un casinò fino ad ora?

A: Il troppo lavoro, ma poi stasera sono tornata e non avevo nulla da fare, così dopo aver pesato le opzioni, quella del casinò ha vinto. Sono salita in macchina e sono partita però mentre guidavo sapevo di non potervi più deludere, siete la mia famiglia, ho fatto inversione , sono tornata al mio appartamento e ti ho chiamato.

Ora ho proprio perso la battaglia contro le mie emozioni, e sto piangendo visibilmente, cosi Liv mi trascina in abbraccio molto confortante.

O: Hai fatto la cosa giusta.

OLIVIA P.O.V.

Trattengo Amanda finchè lei non si calma, ora sembra assonnata, è abbastanza normale dopo il turbine di emozioni in cui è passata stasera.

O: Vuoi provare a dormire un pò tesoro?

A: No, non credo di poterlo fare, ma se tu vuoi, dopotutto ti ho svegliato nel bel mezzo della notte...

O: Hey, hey, calmati, non c'è bisogno che ti scusi ancora, era solo una domanda.

Le rivolgo un sorriso a cui lei risponde con un sorriso imbarazzato, so che non deve essere facile per lei fidarsi di qualcuno e chiedere aiuto, dopo aver affrontato tutte le difficolta che le si proponevano da sola per tutta la vita, cosi decido di rendere la conversazione più leggera, spostando la nostra attenzione sul film che sta ancora suonando in tv, cosa che lei sembra apprezzare. Dopo nemmeno un quarto d'ora però , la stanchezza ha il sopravvento ed Amanda si addormenta, non troppo tempo dopo lo faccio anch'io. Mi sveglio per prima, sono le sette e mezza e decido di scendere a comprare due tazze di caffè da Starbucks e qualcosa da mangiare. I negozi sono vicini quindi dovrei tornare prima che Amanda si svegli, però le lascio comunque un bigliettino dicendole dove sto andando, nel caso dovesse svegliarsi prima del mio ritorno. Amanda dorme ancora pacificamente quando rientro dalla porta d'ingresso portando con me due fumanti tazze di caffè e dei pancake. Poso i sacchetti sul banco della cucina e mi avvicino ad Amanda per svegliarla cosi possiamo fare colazione. Le scuoto la spalla e lei dopo circa trenta secondi apre gli occhi.

O: Buongiorno

A: Buongiorno

O: Vieni ho preso la colazione.

Si alza e ci dirigiamo entrambe verso gli sgabelli per la colazione. Ho appena dato pochi morsi ai miei pancake, quando il mio cellulare squilla, guardo l'id del chiamante, è il procuratore, è strano che mi chiami considerando che oggi dovrebbe essere la nostra giornata libera. Premo il pulsante di risposta.

O: Tenente Benson

P: Ciao, avrei bisogno di te e della tua squadra, fino a pranzo per completare dei rapporti urgenti, lo so che oggi è il vostro giorno libero, ma ne ho davvero bisogno

O: D'accordo ci saremo presto.

Riattacco e rimetto il mio cellullare nella tasca destra, poi mi rivolgo ad Amanda.

O: Era il procuratore, ha bisogno che entriamo fino a pranzo, lavoro d'ufficio

A: Va bene.

Finisce la colazione e poi si scusa per andare a prepararsi, nel frattempo io chiamo i ragazzi e gli dico della telefonata e di incontrarmi in ufficio, per fortuna nessuno di loro aveva piani diversi dallo stare in casa e rilassarsi, mi sarebbe dispiaciuto rovinarglieli. Dieci minuti dopo Amanda è pronta, cosi ci dirigiamo al distretto, i ragazzi sono appena arrivati pertanto entriamo insieme, poi ognuno si posiziona alla sua scrivania ed immergiamo la testa nei documenti intenti a finirli il prima possibile. Alcune ore dopo terminiamo, come previsto è quasi ora di pranzo e l'ultima cosa che ci resta da fare è consegnare i nostri rapporti all'ufficio del procuratore, cosi esco dal mio ufficio e chiedo ai ragazzi chi di loro ha voglia di andarci, si offrono volontari Fin e Amanda.

O: Ragazzi dopo aver consegnato i rapporti che ne dite di andare a pranzo?

Mi rispondono tutti affermativamente, poi i ragazzi vanno verso la macchina, mentre io e Carisi ci apprestiamo a raccogliere la nostra roba.

FIN P.O.V.

Io e Amanda stiamo andando a consegnare la documentazione, lei è seduta sul sedile del passeggero e sembra pensierosa mentre io sto guidando l'auto. Sono un po preoccupato per il suo comportamento, ma ho deciso di non spingerla, me lo dirà quando sarà pronta, non voglio farle pressione ma sono cumunque il suo partner e voglio aiutarla, qualunque sia il suo problema. Siamo quasi arrivati e ne lei ne io abbiamo detto una parola, cosi quando devo fermarmi per un semaforo rosso colgo l'occasione per rompere il ghiaccio.

F: Hey, va tutto bene?

A: Si, certamente.

Mi sorride anche mentre lo dice ma io non le credo neanche per un momento, siamo partner da tanto ormai, so riconoscere quando c'è qualcosa che non va.

F: Non ti credo, andiamo Amanda sono io Fin, il tuo partner, puoi dirmelo, qualunque cosa sia.

A: Io ho avuto una ricaduta con il gioco d'azzardo.

Lo dice in un cosi basso sussurro che quasi non riesco ad afferrare le sue parole.

F: Quando?

A: Due settimane fa, mi hanno arrestata mentre ero in un casinò, il detective non mi ha incriminata, ma ha chiamato Olivia, credevo che una volta saputo lei mi avrebbe tolta dalla squadra cosi le ho lasciato le mie dimissioni, ma lei mi ha fatto ben chiaro che se voleva licenziarmi lo avrei saputo, poi mi ha offerto il suo aiuto. Ieri sera volevo cosi tanto andare a giocare, ma poi mentre ero in macchina ho pensato a voi, non potevo deludervi , siete la mia famiglia, allora sono tornata indietro ed ho chiamato Liv, mi dispiace Fin deluderti era l'ultima cosa che volevo fare

F: Non mi hai deluso, sono contento che tu abbia chiesto aiuto, sappi che puoi contare anche su di me

A: Lo so grazie Fin

F: Di nulla ragazzina.

Faccio ripartire la macchina e continuo il nostro percorso. Sono davvero felice del fatto che Amanda si è finalmente fidata di noi chiedendoci aiuto per superare i suoi problemi. Parcheggio la macchina fuori dall'ufficio del procuratore e rapidamente entriamo per consegnargli i rapporti, dopodichè risaltiamo in macchina e ci dirigiamo verso la tavola calda per pranzare con gli altri, sono sollevato di percepire che durante il tragitto la tensione tra me e Amanda si è dissipata, lasciando spazio alla nostra solita conversazione giocosa.

AMANDA P.O.V.

Io e Fin entriamo nella tavola calda e accorgendoci che Liv e Carisi hanno già preso un tavolo ci dirigiamo verso di loro, ci sediamo e aspettiamo che arrivi la cameriera per prendere le nostre ordinazioni, ognuno di noi ordina un hamburger e mentre mangiamo parliamo del più e del meno. Una volta terminato il pranzo Fin si offre di darmi un passaggio ma Olivia gli dice che lo farà lei considerando che comunque deve fare la mia stessa strada per raggiungere il suo appartamento, cosi Fin acconsente e dopo alcune chiacchiere ci salutiamo e ci congediamo, prima che possiamo allontanarci però Fin tira Olivia da parte e le bisbiglia qualcosa che non posso ascoltare all' orecchio, poi ci incamminiamo. Resisto fino al parco , che tra l'altro è relativamente vicino, prima che la mia curiosità abbia il sopravvento.

A: Cosa ti ha detto Fin?

Mi sorride e dal suo sguardo posso intuire che sapeva che gli avrei fatto questa domanda e stava solo aspettando per vedere quanto tempo avrei resistito.

O: Mi ha chiesto di prendermi cura di te.

Annuisco alla sua dichiarazione, è tipicamente da Fin. Nel frattempo visto che sia io che Liv abbiamo il passo veloce , siamo arrivate al mio appartamento. Passiamo il pomeriggio guardando film e tenendo conversazioni sia sul lavoro che su argomenti più leggeri. Visto che ormai si è fatto orario di cena decidiamo di ordinare della pizza, una volta finita mi sento pronta per avere una conversazione seria con Olivia.

A: Liv io volevo ringraziarti per tutto quello che stai facendo per me, non volevo disturbarti, so che non c'è l'avrei fatta a non andare a giocare se tu non mi avessi aiutata e tenuta occupata...

Sto piangendo cosi Olivia mi abbraccia e mi riesce a calmare come ha fatto più volte durante queste ore, con il conforto che solo lei riesce a trasmettere con un semplice abbraccio.

O: Sapevo che eri abbastanza forte da riuscirci, ricorda che in qualsiasi momento, a qualsiasi ora, puoi chiamarmi.

Annuisco facendole sapere che ho capito, nonostante io stia ancora piangendo sulla sua spalla. Lei mi stringe ancora più forte e poi mi dice una cosa che mi fa riempire il cuore di felicità.

O: Sono orgogliosa di te Amanda.