susan: Thanks for your interest! I will try to translate the story, but I do not guarantee the timing, as it is long and I need to get help from someone who knows English very well.

miratete: The title reminds you of something? ;-)

Capitolo secondo

GREEN NIGHTMARE

Mentre due si erano piantate in terra, invece la terza, meglio diretta, si era conficcata profondamente nel petto dell'agente di M.A.S.K., quasi all'altezza della spalla sinistra.

Vanessa, che lo aveva visto strapparsi furiosamente il sottile cannello di bambù e aveva udito il suo grido di dolore, si era voltata di colpo e, accortasi che i tre uomini seminudi - sbucati all'improvviso dalla vegetazione - stavano per tendere nuovamente gli archi, scaricò sul più vicino un colpo di pistola (1).

Quello, colpito alla testa, rotolò al suolo con un urlo sbattendo pazzamente le braccia e poi giacque immobile; gli altri due, spaventati dallo sparo - forse il primo che udivano - e dalla morte fulminea del loro compagno, indietreggiarono precipitosamente scomparendo fra le piante.

La donna, improvvisamente impallidita, s'accostò a Matt che era caduto in ginocchio.

"Mi sbagliavo..." disse lui flebilmente, cercando di tirarsi su senza riuscirvi "La punta è rimasta nella carne… più tardi bisognerà estrarla".

"E se fosse avvelenata?" esclamò Vanessa.

"Spiacente di deluderti" ribatté lui con voce meno salda di quanto avrebbe voluto "ma non mi risulta che le tribù locali conoscano i veleni…".

"Hai un'ottima mira, comunque" aggiunse, tentando di riprendere il controllo di sé.

"A differenza di quei bastardi…" ribatté lei, con un sogghigno.

"Potrebbero riprovarci" aggiunse poi, seria, volgendosi nella direzione dove i due si erano dileguati e cercando di spingere lo sguardo fin dove il fitto fogliame glielo consentiva "dobbiamo allontanarci prima che tornino a finire il lavoro".

"Ce la fai a camminare?"

Matt annuì ma, quando riprovò a mettersi in piedi, la vista si annebbiò, il dolore gli mozzò il fiato e le gambe cedettero tanto che se lei non l'avesse sorretto sarebbe caduto malamente a terra.

"Maledizione…" si lasciò sfuggire.

"Non preoccuparti" disse l'agente di Veleno aiutandolo a tirarsi su "non dirò a nessuno che hai avuto bisogno di me per reggerti in piedi".

Gli passò un braccio intorno alla vita e lo sostenne, dandogli qualche secondo di tempo per raccogliere le forze.

"Ok?" chiese.

"Ok" ribatté debolmente l'altro.

S'inoltrarono non senza difficoltà nella vegetazione, muovendosi nella direzione opposta a quella da dove erano comparsi gli assalitori.

"Vedo il sangue trapelare attraverso la tuta" disse la ragazza, voltandosi verso di lui "forse è meglio fasciare la ferita…"

"No…" rispose Matt "presto, possono raggiungerci e crivellarci di frecce".

La donna, comprendendo che non sarebbe riuscita a convincerlo e temendo che i due, magari aiutati dai rinforzi, ricomparissero per dar loro il colpo di grazia, accelerò il passo cercando di sorreggerlo con quanta più forza possibile.

Scesero lungo una scarpata fangosa che conduceva alla riva di un fiume, forse lo stesso che avevano udito ribollire in fondo alla forra dove si era schiantata Manta.

"Guarda!" esclamò Vanessa indicando il punto sull'argine dove era stata tratta in secca una piccola piroga di legno, il che almeno gli offriva una chance per muoversi più velocemente e far perdere le loro tracce, allontanandosi lungo il corso d'acqua.

"Andiamo, questa sì che è una fortuna".

"Già" biascicò l'uomo "…siamo molto molto fortunati…"

Prese faticosamente posto e poi Vanessa spinse in acqua la barchetta, balzandovi su con agilità.

Afferrò una delle pagaie e iniziò a remare con vigore.

"Sei per caso impazzito?" esclamò, quando si accorse che Matt, a sua volta, aveva impugnato l'altro remo.

"Dobbiamo sbrigarci" replicò secco lui "non sarà la gita in barca più romantica della mia vita, ma certo non voglio che sia l'ultima".

Il fiume fortunatamente aveva una corrente rapidissima e i fuggiaschi si allontanavano veloci; si trattava, più che di un fiume, di una specie di torrente dalle acque pesanti e quasi nerastre, sature di miasmi prodotti dal corrompersi delle foglie che trasportava e incassato fra i due margini della foresta fra i quali si era aperto violentemente il passo.

Sotto la volta di vegetazione che lo copriva interamente non soffiava il minimo alito di vento e regnava una temperatura soffocante, tanto che più d'una volta Vanessa, asciugandosi la fronte, si domandò come facesse l'altro a respirare sotto la maschera che doveva essere ormai bollente.

Lui, sebbene soffrisse per la punta della freccia che gli lacerava le carni e il sangue che non cessava di colare, resisteva tenacemente senza che gli uscisse dalle labbra un solo lamento.

Però di quando in quando la vista gli si annebbiava e doveva stringere i denti per non lasciarsi sfuggire nessun grido di dolore.

L'agente di Veleno lo assecondava, manovrando energicamente le pagaie e cercando di mantenere la barca in mezzo al fiume, ma le sue inquietudini aumentavano vedendo formarsi, ai piedi dell'uomo mascherato, una chiazza di sangue che a poco a poco si allargava.

"Basta!" disse a un tratto, sentendo che rallentava la battuta "Vuoi ucciderti? Lascia remare me e cerca di fasciarti la ferita".

"Aspetta" rispose lui con voce soffocata "il fiume s'allarga davanti a noi...deve esserci una laguna, là potremo fermarci".

"No!"

"Aspetta..."

"So che sei abituato a dare ordini e non a riceverli" esclamò Vanessa, con più decisione "ma in questo caso dovrai fare un'eccezione".

L'uomo, che effettivamente non si reggeva più, aveva ritirate le pagaie dall'acqua e si era accasciato sul fondo della piroga, comprimendosi la ferita con entrambe le mani.

L'imbarcazione in quel momento giunse in una vasta laguna, ingombra di foglie di felce e contorti tronchi di mangrovia, lisci e scuri; la donna la spinse verso la riva più vicina, arenandola su un banco limaccioso.

"Andiamo" disse.

L'altro si era alzato, barcollando.

"È questa maledetta freccia…" mormorò, mentre un sudore gelido gli bagnava la fronte.

Per scendere sulla riva dovette ancora una volta appoggiarsi alla nemica; lo fissò, pensando che era un miracolo che non fosse ancora svenuto.

"Non guardarmi in quel modo" disse Matt "o potrei pensare che ti preoccupi per la mia salute…e non sarebbe certo un bene per la tua reputazione".

"Ah, beh" fece lei, scrollando appena le spalle "anche se Mayhem riuscisse a passare sopra al fatto che ho distrutto un'altra volta Manta, senza dubbio non mi perdonerebbe mai per aver salvato la vita al suo peggior nemico…"

"Già…" mormorò l'agente di M.A.S.K. Poi all'improvviso si lasciò cadere pesantemente sulla riva, mandando un sordo gemito.

"Attento!" gridò la donna, slanciandosi verso di lui per sorreggerlo.

"Tranquilla" ribatté l'altro "…sai che noi di M.A.S.K. abbiamo la pelle dura".

Il fiume si riversava in un'ampia laguna, interrotta qua e là da banchi fangosi su cui erano cresciute rigogliose mangrovie col tronco grosso quanto il corpo d'un uomo, che immergevano nelle acque le loro radici contorte.

Le rive, sebbene piuttosto lontane, apparivano coperte da boscaglie che dovevano essere foltissime, a giudicare dalla enorme quantità di tronchi che si slanciavano a grandi altezze, stendendo in tutte le direzioni foglie mostruosamente grandi.

Intorno non si vedeva nessuna traccia di presenza umana; volava invece di quando in quando un uccello acquatico che Vanessa non era in grado di riconoscere e talora si avvertiva il guizzare di qualche pesce particolarmente grosso tra le rocce del basso fondale.

Nell'aria calda, satura di profumi sconosciuti, ronzavano nugoli di insetti minuscoli che non esitavano a posarsi sui suoi capelli umidi e sul viso madido di sudore.

Mentre l'agente di Veleno faceva un rapido giro intorno per assicurarsi che non ci fossero indigeni poco ospitali nei paraggi e legava la canoa affinché la corrente non la portasse via, Matt si era trascinato fino a un grosso albero di ebano dal tronco rigonfio, al quale aveva appoggiato la schiena. Sopraffatto dal dolore e dalla debolezza, giacque senza riuscire più a muoversi né a parlare.

Vanessa gli si accostò e notò che respirava affannosamente, con evidente sforzo, mentre una vasta ombra brunastra macchiava la tuta all'altezza della spalla sinistra, allargandosi fino al petto.

Istintivamente, afferrò il bordo inferiore della maschera e fece per sollevarla; l'uomo allora tese verso di lei, come per allontanarla, la mano che però subito ricadde e riuscì a dire - con voce che era poco più di un sussurro - soltanto "No…".

"No" ripeté debolmente.

La donna sbuffò, spazientita: bene, se preferiva soffocare sotto quell'affare rovente, peggio per lui!

"Devi aiutarmi" aggiunse lui "…bisogna estrarre la freccia e io non posso farlo… dovrai farlo tu…".

Vanessa non aveva la minima idea di come procedere ma annuì, si inginocchiò accanto a lui, slacciò le cinghie e aprì la tuta grigia sul petto, mettendo allo scoperto una semplice t-shirt bianca completamente intrisa di sangue; sulla spalla sinistra appariva uno squarcio, prodotto dalla freccia, che ancora sanguinava.

Fissò Matt, interrogativa.

"P-prendi il coltello" disse lui con fatica.

"Che cosa…" replicò l'altra.

Lui deglutì, cercando ancora una volta di non svenire.

Tentando di non guardare la ferita più dello stretto necessario, l'agente di Veleno trasse il coltello che aveva recuperato da terra quando erano saltati fuori da Manta, si sfilò i lunghi guanti bordeaux e pescò nelle diverse tasche della tuta fino a che non vi trovò un fazzoletto sul quale pulì la punta della lama; aveva capito che era necessario allargare la ferita per estrarre la punta che era rimasta nella carne e che altrimenti avrebbe provocato una pericolosa infezione.

"Hai mai fatto una cosa del genere?" esalò l'uomo.

"Oh, sì" mentì lei "non sai che Mayhem addestra i suoi a cavarsela in ogni circostanza? Ho partecipato a decine di campi di addestramento in zone selvagge".

Non appena il metallo sfiorò i bordi della piaga Matt sussultò, mugolando per il dolore.

"Accidenti"… grugnì, mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime "forse eri assente alla lezione di pronto soccorso!".

"O forse sei tu che ti lamenti come una femminuccia!" replicò lei, aggrottando la fronte "E comunque sappi che finora nessuno ha mai avuto da ridire sul mio tocco".

Ok - pensò - se devi farlo, cerca di farlo adesso.

Appoggiò la sinistra sul torace dell'uomo per tenerlo fermo - sotto il palmo sentiva il suo cuore battere all'impazzata, mentre il petto bagnato di sudore si sollevava e si abbassava affannosamente - e avvicinò ancora la destra alla ferita.

Prese un respiro profondo e poi cacciò delicatamente la punta del coltello nella ferita allargandola, finché trovò l'estremità inferiore della freccia; afferrarla e strapparla violentemente colle dita fu l'affare d'un istante.

Il dolore fu così intenso che Matt questa volta non riuscì a trattenere un grido e cadde all'indietro semisvenuto.

Vanessa fissò la punta della freccia - una spina lunga almeno quattro dita, dalla punta acutissima e resistente quanto un ago d'acciaio - macchiata di sangue fino alla metà; deglutì, la guardò ancora con disgusto e poi la gettò lontano.

Si rivolse allora verso l'uomo che giaceva disteso sull'erba, mentre il sangue ancora usciva dalla ferita; se avesse potuto con lo sguardo penetrare al di sotto della maschera, avrebbe visto che teneva gli occhi socchiusi ed era pallidissimo.

Allora con mano ferma pulì la ferita da cui il sangue sfuggiva sempre, anche se per fortuna molto meno di prima - di sicuro, si disse, davvero per fortuna - riunì delicatamente le labbra prodotte dalla spina e poi, strappato in due lembi il fazzoletto, fasciò la piaga meglio che poté.

"Grazie" mormorò lui, respirando a lungo "sei stata…meglio d'un…medico".

"Ti preferivo quando eri sincero" sorrise Vanessa.

"Fa molto male?" aggiunse.

"Passerà…poi… la perdita del sangue... mi ha indebolito..."

"Cerca di riposare, io controllerò che i nostri amici nudisti non ci facciano brutte sorprese".

L'uomo accennò col capo di sì e si abbandonò fra le erbe; si sentiva estremamente spossato e provava negli orecchi un ronzio doloroso. La febbre non doveva tardare a sopraggiungere, già la pelle cominciava a bruciare e il suo respiro diventava affannoso.

La mercenaria si rialzò e, pensierosa, si passò una mano tra i capelli.

"Merda!" imprecò di nuovo, guardandosi intorno.

Cosa ci faceva una come lei - che aveva sempre detestato persino le vacanze in campeggio - in un posto del genere e per di più con un ferito?

Forse da sola - cioè senza lui che la rallentasse - sarebbe riuscita a cavarsela…magari avrebbe raggiunto uno dei villaggi che aveva sorvolato qualche ora prima a bordo della sua auto, poi di là avrebbe avvisato gli altri e Mayhem avrebbe mandato Rax o Dagger a prenderla.

Certo, il capo gliel'avrebbe fatta pagare, ma almeno avrebbe portato a casa la pelle.

Matt gemette piano e si agitò. Cominciava a vaneggiare; dalle sue labbra, arse dai primi assalti della febbre, uscivano parole tronche e sconclusionate.

"Acqua..." balbettò, con voce rantolosa.

Vanessa esitò un momento.

In fondo cosa la tratteneva lì? Poteva esistere un debito di riconoscenza nei confronti di un uomo che aveva sempre trattato lei e i suoi amici come spazzatura? Che le aveva dato la caccia per anni e l'avrebbe con piacere vista marcire in galera fino alla fine dei suoi giorni?

E adesso eccolo davanti a lei, non più potente e pericoloso, ma debole e completamente indifeso.

La cosa più saggia sarebbe stata levargli la maschera per scoprire finalmente l'identità del misterioso leader di M.A.S.K. e poi andarsene, impiegando quella preziosa informazione per attenuare la collera di Mayhem.

L'uomo si lamentò ancora, più debolmente.

Vanessa deglutì in silenzio, senza distogliere lo sguardo dal ferito.

Poi, si voltò e si diresse verso il fiume.

CONTINUA

Che decisione prenderà la nostra rossa eroina?

Capitolo un po' lungo, lo so, ma adesso la storia entra nel vivo.

Un'altra cosa: all'epoca in cui scrissi la parte centrale di questa fic amavo follemente i romanzi di Emilio Salgari (beh, avevo dodici anni!), quindi non vi sorprendete se ci trovate tracce di "Jolanda, la figlia del Corsaro Nero" e cose del genere.

Grazie a chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui. A presto.

(1)Lo so che non si è mai visto nessuno dei personaggi impugnare un'arma da fuoco e che missili e raggi laser sono decisamente più glamour, ma - dico - è mai possibile che una mercenaria pronta a tutto come Vanessa non porti con sé una rivoltella anche solo per le emergenze? Mettiamola così: se non l'avesse avuta, sarebbero stati belli che spacciati e la storia non sarebbe nemmeno iniziata...:)