CHAPTER 2 - Libertà

Peter

Mi appoggiai al cofano della mia macchina e aspettai.

'Che cosa sto facendo?' mi chiesi e sospirai. 'Tranquillo non stai liberando un pericoloso criminale ma stai dando un altra possibilità ad un bambino' mi convinsi; non sapevo ancora se la mia inquietudine sarebbe stata mitigata alla vista del ragazzo.

Sentii il rumore di una macchina provenire dalla strada e fermarsi accanto alla mia.

Il guidatore rimase un momento all'interno dell'abitacolo e uscì dalla macchina avvicinandosi a me.

"Ciao, Peter" mi sorride mestamente l'uomo si appoggiandosi accanto a me con le mani in tasca.

Non capii quell'espressione sul suo volto in fondo stava andando a riprendersi suo figlio e non dopo quattro anni.

Avevo mantenuto la promessa che avevo fatto a Neal e il ragazzino aveva scontato solo un anno dei quattro previsti dalla condanna anche se al diretto interessato probabilmente sembrava fossero passati decenni anche se in fondo era un accordo più che accentabile considerando quello che Neal aveva fatto.

Dopo un momento vidi la madre e la sorellina di Neal avvicinarsi a Daniel ma nessuno sembrava particolarmente felice di essere li.

Li guardai attentamente; si somigliavano molto tutti e tre con la pelle chiara, visi regolari dai tratti fini, capelli neri e i grandi occhi blu come marchio di fabbrica.

'Questa famiglia è strana' pensai tra me e me.

Sembravano i bambini protagonisti del Villaggio dei Dannati, un film che mi aveva parecchio spaventato da piccolo, con quegli occhi azzurri e luminosi.

Ma a parte il loro aspetto mi colpiva di più lo stato emotivo dell'intera famiglia, mi ero aspettato di vederli molto più felici in fondo loro figlio sarebbe tornato a casa e avrebbe avuto bisogno di molto di più che mesti sorrisi.

Daniel Caffrey era una persona introversa e in fondo anche il figlio lo era anche se si dimostrava particolarmente socievole con le sue vittime e con coloro che potevano essergli utili.

"Non so come ringraziati, Peter" iniziò imbarazzato restituendomi lo sguardo.

Sorrisi. Un tempo eravamo amici, vecchi compagni di camerata nell'esercito, ma appena dopo la nascita di Neal si era allontanato dal vecchio gruppo di amici e alla fine anche tutti gli altri avevano ceduto il tempo libero alla famiglia e al lavoro e ci eravamo persi di vista.

"Non ti preoccupare. E' giusto che abbia la sua possibilità" dissi e lui annuì senza cambiare espressione.

"Cosa ti turba?" gli chiesi; anche se non ci vedevamo da tempo lo conoscevo troppo bene perché potesse nascondermi qualcosa.

Daniel guardò la moglie che prese la figlioletta per mano e iniziò a camminare lontano da noi parlando con voce dolce alla bambina.

"Ho paura che non riusciremo a tenerlo lontano da questa vita..." si rivolse a me gesticolando concitato, con espressione sconvolta ma si interruppe da solo.

"Qualche anno fa hanno abolito la pena di morte per i reati commessi da minorenni…" incominciai facendo una pausa ma continuai subito prima che Daniel si spaventasse "…l'hanno fatto perché una ragazzino che commette un crimine non è una persona psicologicamente formata oltre al fatto che è una punizione senza via di redenzione" conclusi.

"Quindi c'è ancora speranza?" mi chiese guardando il cancello della prigione aprirsi.

"Dipende" disse osservando Neal uscire con sguardo spesato "Dipende dalla tua famiglia e da lui".

Neal si giro e osservò il cancello richiudersi dietro di lui e poi spostò lo sguardo verso di me.

"Ciao Peter" mi salutò con un sorriso; mi mossi dalla macchina e lo raggiunsi.

Indossava in cappotto nero e dei pantaloni grigi che non erano proprio consoni allo stile ricercato secondo cui si vestiva un tempo.

I capelli erano pettinati nati all'indietro e così sembrava molto più grande di quando lo aveva visto l'ultima volta al tribunale un anno prima.

"Ciao Neal" ricambiai il saluto scompigliandogli i capelli mentre lui cercava di scacciare la mia mano e con le ciocche che gli ricadevano sulla fronte e l'espressione divertita mi sembrava il Neal bambino che ricordavo.

"Hai mantenuto la promessa" costatò dopo un po' con una punta di dubbio nella voce come se avesse paura che lo avrei rinchiuso da qualche altra parte.

"Ma non è così semplice, Neal" iniziai con un ghigno e lui alzò gli occhi al cielo.

"Fammela vedere!" ordinai.

"Non ho intenzione di andare da nessuna parte, Peter" tentò ma al mio sguardo indagatore sospirò e sollevò imbarazzato il lembo del pantalone per mostrarmi la cavigliera.

Daniel avanzò un po'confuso.

"Non ti preoccupare" lo rassicurai e poi mi rivolsi al figlio "Neal sei stato liberato sotto la custodia dei tuoi genitori. Hai un diametro di spostamento di due miglia..." lo vidi alzare ancora gli occhi al cielo annoiato.

"Neal!" lo richiamai "Sono cose importanti se non rispetterai queste regole tornei qui" lo misi in guardia e ciò sembro attirare di più la sua attenzione; Neal allargò le braccia e mi lasciò spiegare.

"Scuola e casa per tre anni" borbottò quando ebbi finito.

Sorrisi "Se non ti va bene posso sempre chiamare le guardie" lo presi in giro e lui sghignazzò ancora abituato alle frecciatine che gli rifilavo durante le nostre conversazioni ai processi prima della condanna definitiva.

Vidi che la sua attenzione era stata catturata da altro e mi girai anche io per guardare...

Neal

'Mamma è sempre bella' pensai e poi guardai chi si nascondeva dietro la sua gonna e sorrisi.

Emily era cresciuta ed era quasi un anno che non la vedevo; data la sua cagionevole salute le era stato sconsigliato di venire a trovarmi e forse era stato meglio così; non avrei voluto che mi vedesse in quello stato.

Mi chinai per raggiungere la sua altezza e lei si sporse per vedermi e cominciai ad aver paura che si fosse dimenticata di me ma dopo qualche secondo di incertezza me la ritrovai addosso mentre mi abbracciava.

"Emily!" la salutai stringendola forte.

Vidi la mamma fare un debole sorriso; era il primo che vedevo da un anno.

Peter si avvicinò e scompigliò i capelli anche a lei.

"Bene" disse e io mi alzai e lo guardai interrogativo.

"Credo e spero che questo sia un addio Neal" mi disse sorridendo.

"Sei sempre melodrammatico Peter" lo ripresi un po' mi dispiaceva sentirgli dire questo; nel poco tempo che passato in sua compagnia avevo imparato quanto poteva essere gradevole stare con lui… quando non ti rincorreva per la metropolitana di Manhattan!

Mi diede un buffetto sulla testa.

"Allora addio, Neal" mi salutò, strinse la mano ai miei e poi rientrò i macchina.

Mamma e papà mi guardarono un po' titubanti poi si avvicinarono e inaspettatamente mi abbracciarono.

Rimasi per un attimo fermo e rigido davanti a quella manifestazione di affetto improvvisa ma alla fine mi lasciai andare e li circondai, tutti e tre, con le braccia….