Capitolo 2
Dlin-Dlon.
Santana procedette a tentoni lungo il corridoio del piano di sopra, sbattendo l'alluce contro un orrendo ma costosissimo tavolino che sua madre aveva insistito a tenere solo perchè qualcuno le aveva detto che gli Hilton ne avevano uno uguale. Poi fece rovesciare una specie di vaso, ma non si preoccupò di risistemarlo.
Dlin-Dlon.
"Ti ho sentito, Brit!" gridò. Afferrando la balaustra decorata con gli occhi ancora annebbiati dal sonno iniziò a scendere cautamente le scale. Il marmo era freddo sotto ai suoi piedi scalzi. "Merda, è gelato!"
Il campanello suonò di nuovo. "Sto arrivando ho detto!"
Finalmente raggiunse la porta e l'aprì mentre il campanello veniva suonato un'altra volta. Brittany ritrasse la mano con aria colpevole. "Scusa. Adoro premere i pulsanti!"
Santana si protesse gli occhi da quell'innaturale luce mattutina, già pronta a lamentarsi di quanto fosse da pazzi essere buttati giù dal letto così presto nell'ultimo weekend dell'estate, poi i suoi occhi si abituarono e si ritrovò improvvisamente senza parole. La luce dell'alba illuminava Brittany da dietro le spalle come in uno di quegli sdolcinati film romantici. Lei indossava già il costume da bagno, coperto da un paio di shorts ed un'ampia canotta e aveva acconciato i capelli in due trecce stile Pocahontas. Sulla testa portava un cappello da baseball che raffigurava, chissà perché, la foto di una zebra. Nel complesso il suo look traspirava Brittany in tutta la sua essenza: era abbronzata e in forma e rilassata e splendida e... Respira, Santana.
"Ehi," mormorò, cercando di mostrarsi meno imbarazzata di quanto non fosse. Come aveva potuto dimenticare che vederla di persona sarebbe stato totalmente diverso dal parlarle al telefono? Se solo avesse avuto il tempo di lavarsi i denti. "Quindi intendevi davvero le sette in punto, eh?"
"Santana," la riprese Brittany con un accenno di disappunto dopo aver notato il pigiama e i capelli ancora scompigliati. "Ti avevo detto di farti trovare pronta."
"Ho dimenticato di mettere la sveglia" rispose l'altra imbarazzata.
Per dirla tutta, non aveva la più pallida idea di come impostare una sveglia. Infatti era Mildred, la governante, che lo faceva per lei nei giorni di scuola. Quando era piccola Santana era solita trovare nella sua valigetta per il pranzo dei bigliettini firmati "Mamma", ma sapeva perfettamente che non erano suoi perché scritti col chiaro accento anglo-tedesco di Mildred. "Tu essere brava bambina! Tanto baci!" Crescendo poi aveva imparato che la compassione della donna poteva essere sfruttata a suo vantaggio, ma non c'era bisogno che Brit fosse a conoscenza di quest'ultima parte.
Brittany dava l'impressione di volersi mostrare arrabbiata, ma non le riusciva molto bene. Così si guardarono per un secondo sorridendo un po' trepidanti e si avvicinarono per stringersi in un abbraccio. Però, prima che potessero toccarsi, qualcosa colpì le gambe di Santana con una tale forza da metterla quasi al tappeto. Abbassando lo sguardo scorse una testolina bionda con delle trecce del tutto identiche a quelle di Brittany ed un paio di piccole braccia avvinghiate intorno alla sua vita.
"Ehi, piccoletta," borbottò con rassegnazione sollevando le trecce in alto per poi lasciarle cadere. "E' un bel po' che non ci vediamo."
"Ariel, ti avevo detto di aspettare in macchina!"
"Mamma ha detto che potevo venire!" Si difese la bambina nascondendo il viso contro la pancia di Santana. Quindi allontanò il capo e sollevò lo sguardo, ma senza lasciare la presa. "Come mai non vieni più a casa nostra?"
Santana non sapeva davvero cosa dire. Il fatto di risultare simpatica alla sorellina di Brittany era una cosa che non mancava mai di stupirla, anche se era stato così fin da quando la piccola aveva iniziato a parlare. In linea generale lei odiava i bambini. Avevano un odore strano, erano privi di recettori per il sarcasmo e non avevano nemmeno il senso della moda. Eppure, per qualche strano motivo, questa bambina l'aveva conquistata nel corso degli anni. Forse perché era identica a Brittany quando aveva la sua età. O forse perché, a prescindere da quanto la trattasse da schifo, Ariel non aveva mai mostrato alcun segno di turbamento. Era come un cagnolino fedele.
"Sono stata via tutta l'estate," rispose debolmente.
"No, non dico l'estate," ribatté la bambina col chiaro intento di non voler essere messa a tacere così facilmente. "Prima di quello. Quando quello stupido ragazzo in carrozzina veniva sempre da noi."
"Pensavo che ti piacesse," commentò Brittany con espressione ferita.
"Neanche un po'," puntualizzò Ariel con lo sguardo ancora fisso su Santana, ignorando del tutto la sorella. "A volte quando non guardava gli mettevo della roba nel piatto."
Santana non riuscì a contenere una risata. "Allora ti ho insegnato bene."
Poi Brittany la prese per un braccio allontanandola da Santana. "Va bene, hai detto ciao, ora vattene." Poi si tolse il cappello e lo infilò sulla testa della bambina in segno di pace, quindi la spinse via dalla porta.
"Parleremo dopo," esclamò Santana. "Voglio i dettagli!" e osservò Ariel trotterellare verso il furgone dei Pierce, per poi accorgersi che i genitori di Brittany stavano scaricando l'intero contenuto del veicolo sul marciapiede di fronte a casa sua: sacchi a pelo, scatole di utensili da cucina, frigoriferi da campeggio, attrezzi da pesca...
"Brittany," sussurrò confusa. "Cosa stanno facendo? Non avranno intenzione di campeggiare qui, vero? Perché quella roba verrebbe rubata nel giro di mezz'ora." Poi si avvicinò alla porta per dare un'occhiata.
"Per sbaglio ho messo l'atlante stradale sotto a tutto il resto. Pensavo che fosse un libro scritto in qualche lingua strana, ma a quanto pare quelle sono mappe." Dopo averlo detto si lasciò scappare un sorrisetto ironico che sarebbe sfuggito a chiunque non la conoscesse così bene.
Santana si voltò verso di lei con un grande sorriso scaturito da un improvviso impeto d'amore che avrebbe rischiato di imbarazzarla a morte. "Quanto mi sei mancata," mormorò a bassa voce.
Brittany si fece seria e Santana fu felice di vedere che anche lei sembrava sopraffatta dall'emozione, quasi stesse per commuoversi. "Anche tu mi sei mancata tanto."
Finalmente furono libere di abbracciarsi senza interruzioni. Santana rimase in punta di piedi tenendo stretta Brittany intorno al collo, chiudendo gli occhi e lasciandosi cullare dal familiare e rassicurante profumo del suo shampoo al cocco. Sentì il suo corpo accendersi come una fiamma, ma nascosti al di sotto della novità di questa sensazione subito trovavano spazio il calore, l'amore e il conforto di sempre. Era in grado di avvertirli tutti insieme, la facevano sentire inebriata e in pace col mondo allo stesso tempo. Assaporò ancora un po' il profumo di Brittany, del tutto incapace di lasciarla andare, poi lasciò un leggero e quasi impercettibile bacio sotto il suo orecchio destro. Non poteva proprio resistere. Alla fine si costrinse a fare un passo indietro.
Le mani di Brittany indugiarono sulle spalle di Santana per qualche altro secondo, tradendo così la sua stessa riluttanza. Poi si morse il labbro e abbassò lo sguardo, richiamando le braccia di nuovo a sé.
"Trovato!" un grido di giubilo si alzò dal cortile. Entrambe guardarono verso la porta, svegliate dal loro incantesimo.
"Vai a vestirti!" ordinò Brittany voltandosi verso di lei, come se per qualche istante avesse dimenticato il viaggio in campeggio.
"Va bene," biascicò Santana, totalmente priva di entusiasmo. "Ieri sera ho portato giù le borse." Indicandole sul pavimento poco lontano. "Quindi, vedi? Ero quasi pronta." Poi si diresse al piano di sopra, dando un'ultima occhiata di sotto, perché non faceva mai male guardare Brittany da un'altra angolazione, e da lassù poteva ammirare meglio la riga dei suoi capelli e la sua pettinatura adorabile. Da lì avrebbe potuto anche spiare facilmente nella scollatura della sua canotta, ma si costrinse a distogliere lo sguardo e continuare a salire. Concentrati.
Vestendosi e pettinandosi il più in fretta possibile si concesse un ultimo triste sguardo al suo letto, sognando di potervi rientrare. Con Brittany. Avrebbero potuto restare lì per tutto il weekend con l'aria condizionata e nessuno avrebbe dovuto spruzzarsi l'antizanzare o cucinare cibo sui bastoncini. Sfortunatamente si trattava solo di una vana illusione. I Pierce vivevano per queste stronzate.
Quando fu nuovamente di sotto, Brittany la squadrò dall'alto al basso con esasperato affetto, scuotendo il capo.
"Che c'è?" chiese Santana innocentemente. "Ho il costume da bagno ed una canotta, proprio come te."
"Le scarpe, Santana."
Quest'ultima seguì lo sguardo di Brittany fino ad arrivare ai suoi piedi, avvolti da un paio di stivali di camoscio al ginocchio con un ciuffo di pelliccia in cima e vertiginosi tacchi a spillo.
"Questi stivali mi fanno un sedere magnifico."
Brittany continuò a fissarla a braccia conserte, in attesa. Santana ricambiò lo sguardo con silenziosa aria di sfida. Dopo alcuni secondi, esalò un sospiro rassegnato, si voltò, e salì di nuovo le scale, borbottando qualcosa in spagnolo.
Alcuni minuti dopo, ritornò indossando un paio di più ragionevoli sandali con la zeppa. Un paio di scarpe da ginnastica sarebbero state senz'altro più appropriate, ma doveva pur mantenere un minimo di dignità.
Brittany era seduta sul pavimento dell'ingresso che curiosava in uno dei borsoni di Santana.
"Che cavolo stai facendo?" domandò lei.
"Ci sono tipo altre undici paia di scarpe qui dentro!"
"Ho un problema, va bene?" si giustificò lei appoggiandosi alla colonna della scala. Se Brittany voleva davvero rovinare il suo duro lavoro, non aveva intenzione di aiutarla. "Il primo passo è ammetterlo."
Brittany sollevò un paio di elaborati zoccoli a zeppa con cinturini dorati, sul suo viso c'era un'espressione sospetta. "Queste non sono di Mercedes?"
"Me le ha prestate," mormorò Santana distrattamente.
Per nulla convinta ma per niente intenzionata ad indagare oltre, Brittany li gettò nella pila degli scarti. "Non hai bisogno di tutte queste. Là non ci sarà nessuno su cui fare colpo. Oltre a me." Si voltò verso Santana con un'occhiata tagliente. "Lindsey non viene."
"Lo so." Rispose facendo finta di aggiustare il cordoncino degli shorts, poi chiese con aria indifferente, "L'hai sentita di recente?"
Il fascino che la sorella maggiore di Brittany suscitava in lei aveva origini lontane, ai tempi in cui Lindsey Pierce era la bionda personificazione dello stile sofisticato da scuola superiore. Era come una delle gemelle di Sweet Valley High, solo non così gay. Sfortunatamente, nonostante gli sforzi, Santana non era mai riuscita a farsi notare da lei. Sapeva bene che la considerava solo l'amichetta sbruffona di Brittany, possibilmente da evitare. Ed era esasperante.
"E' ancora con i Corpi di Pace in Kenya. Non credo che là abbiano ancora inventato i telefoni... o cose del genere. Ma abbiamo ricevuto una lettera circa un mese fa. Ha detto di salutarti."
"Davvero?" si lasciò scappare con una punta d'entusiasmo.
Brittany le rispose con un sorrisetto malizioso: "No, veramente no."
Santana si avvicinò e col piede le diede una spinta mentre Brittany sorrideva senza avere la minima intenzione di scusarsi. Intanto però pensava: Se un giorno io e Brit ci sposeremo, Lindsey dovrà accorgersi di me. Saremo tipo una famiglia. Sarà costretta a notare tutto questo ben di dio ogni dannato minuto. E poi si prenderà una cotta per me e io dovrò dirle "Fatti da parte dolcezza, avresti dovuto bussare alla mia porta dieci anni fa", e lei...
"E' fidanzata, lo sai," disse Brittany interrompendo la sua fantasia. "Con un ragazzo."
"Sì, lo so. Me l'hai detto un centinaio di volte."
"Okay, credo che ora siamo pronte." Brittany chiuse la lampo della borsa, che a questo punto era quasi vuota, sollevò la mano verso Santana, la strinse e si aiutò ad alzarsi.
Entrambe osservarono l'accozzaglia di costosissime scarpe firmate sparpagliate sul pavimento dell'ingresso.
"Quando i miei genitori torneranno a casa penseranno che sia stata rapita da una specie di feticista."
"Vuoi lasciargli un biglietto?" chiese Brittany preoccupata. "O degli indizi, come in una caccia al tesoro?"
"No, fa lo stesso, lascia che quelle teste di cazzo si preoccupino," borbottò Santana con studiata indifferenza. Quindi raccolse l'altro borsone e se lo mise in spalla, dirigendosi verso la porta. "Probabilmente non si accorgeranno nemmeno che non ci sono."
Brittany la guardò con espressione triste senza replicare.
Santana digitò il codice di sicurezza per il sistema d'allarme e si chiuse la porta dietro le spalle, controllando poi di averla chiusa per bene. Per l'ennesima volta maledisse suo padre per aver costruito una reggia nel quartiere più malfamato della città. Aveva detto che voleva rimanere fedele alle sue radici, ma lei sapeva che il vero motivo per cui l'aveva fatto era sbattere la sua ricchezza in faccia a tutti.
Tutto sembrava in ordine, così si mise in tasca le chiavi e, prima ancora di avere il tempo di voltarsi, una compiaciuta voce maschile chiamò ad alta voce dalla strada, "Ecco la mia peperoncina jalapeña!"
Esalando un respiro profondo per prepararsi psicologicamente, si voltò sfoggiando la cosa più vicina ad un sorriso entusiasta che potesse elaborare al momento. "Salve signor Pierce."
Il padre di Brittany andò loro incontro sul vialetto, prendendo le sue borse e abbracciandola abbastanza calorosamente da spettinarla del tutto. Tanto era impossibile arrabbiarsi con lui. Era uno di quei signori di mezza età costantemente sinceri e goffi che non avevano mai abbandonato il loro alter-ego dodicenne. Fortunatamente non faceva trasparire la benché minima vibrazione sessuale e, a questo punto della sua vita, Santana non poteva che apprezzarlo. Con una chioma di ricci capelli castano chiaro e un paio di occhiali spessi che gli ingrandivano gli occhi, sembrava esattamente quello che era: uno stravagante scienziato che manteneva intatte curiosità infantile ed entusiasmo verso il mondo.
"Ho una barzelletta per voi, ragazze," esclamò tenendo una mano su ciascuna delle loro spalle mentre le scortava verso il furgone. "Un tizio del supporto tecnico riceve una chiamata da una donna. Lei è furiosa e gli dice 'Il porta bicchiere del mio computer si è rotto! Ci ho solo appoggiato una tazza di caffè e si è rotto, ne voglio uno nuovo!' Allora il tizio del supporto tecnico dice 'Non mi pare che vendiamo modelli dotati di porta bicchiere, potrebbe descrivermelo?'" A questo punto si fermò per caricare le borse di Santana con il resto dei bagagli e si voltò verso le ragazze in attesa delle loro reazioni. "Allora il rabbino dice, 'Le circoncisioni non si fanno così a casa mia!'" Concluse poi attendendo speranzoso.
Le due continuarono a fissarlo, Brittany con ammirazione, Santana con sguardo perplesso.
"Gerald, tesoro, credo che tu non la stia raccontando bene!" intervenne la moglie rivolgendosi a lui dalla parte anteriore del furgone, dove stava legando una corda che teneva stretta la canoa sul tettuccio.
"Come dici?" chiese guardando verso di lei.
"Ho detto che quello era il finale di un'altra barzelletta. Devi iniziare ad aprire le finestre del seminterrato quando lavori con quegli agenti chimici."
"Oh." Strinse gli occhi guardando in basso e cercando di capire dove aveva sbagliato.
"Per me è stata divertente, papà," lo consolò Brittany,
"Davvero?"
"Certo."
Santana annuì il suo sostegno, senza azzardarsi ad aggiungere altro. Tra sé e sé si domandò se si trattasse degli stessi agenti chimici con cui aveva lavorato l'anno precedente, quando aveva sperperato quasi un milione di dollari di denaro sovvenzionato, per dimostrare una vaga ed eccentrica teoria sul riscaldamento globale, della quale non aveva nemmeno il coraggio di ricordare i dettagli. Tutta la famiglia Pierce era convinta che fosse un genio incompreso e che prima o poi il mondo scientifico lo avrebbe apprezzato. Santana aveva i suoi dubbi, ma in un certo senso sperava ancora che avessero ragione. Almeno in questo modo avrebbe iniziato a guadagnare e la famiglia non avrebbe più dovuto vivere dei soli introiti della moglie, istruttrice part-time di corsi New-Age come Parto Orgasmico o Riciclaggio di Escrementi Umani.
Comunque probabilmente avrebbe continuato ad insegnare in ogni caso, rifletté Santana, per colpa di quel loro complesso familiare da salvatori del mondo progressisti che lei non era mai stata in grado di comprendere. Erano degli spiriti liberi, per esempio avevano lasciato che le loro figlie scegliessero il nome per le altre. Motivo per cui, grazie a Lindsey, Brittany aveva il nome della fidanzatina di Alvin dei Chipmunk. Poi a Brittany era stato permesso di battezzare la nuova nata, cosa che spiegava la scelta del nome Ariel. Santana pensava che gli fosse andata anche bene che in quel periodo il film preferito di Brittany fosse La Sirenetta. L'anno precedente era stato Lilly e il Vagabondo e il rischio che la loro figlia minore si ritrovasse con il nome di un cocker non era stato affatto trascurabile.
"Buongiorno dolcezza," canticchiò la madre di Brittany stringendo un ultimo nodo e scendendo dal tettuccio del furgone. "Siamo così felici che tu venga con noi!"
"Grazie, signora..." si interruppe. "Bunny," si corresse. Ecco qual era il problema principale nel rivolgersi alla madre di Brittany. Il nome della sfortunata donna era Bunny e d'altra parte lei insisteva che tutti la chiamassero così. Ma a Santana riusciva ancora così innaturale rivolgersi ad un adulto che non facesse parte della sua famiglia con il suo nome di battesimo. Quindi esordiva sempre con signora, per poi ricordarsi e correggersi con Bunny. Il che significava che ogni volta chiamava la mamma di Brittany signora Bunny, che suonava proprio come il nome di uno stupido personaggio dei cartoni animati.
Ma parlando della donna in generale, doveva ammettere che era davvero fantastica. Bionda e occasionalmente un po' tontarella come la figlia di mezzo, Bunny emanava un calore che regalava a tutti quelli con cui aveva a che fare, anche chi non lo meritava: una categoria a cui Santana sentiva di appartenere. Era l'epitome della mamma perfetta e Brittany la considerava una cosa naturale e inevitabile, una fortuna della quale avesse ogni diritto. Santana si era lasciata turbare da questo solo raramente, dal fatto cioè che Brittany desse per scontati i propri genitori. Perchè, dopo tutto, se qualcuno meritava dei genitori così, questa era Brittany. Sicuramente non lei.
"Brittany, tesoro, hai visto i miei occhiali da sole?" chiese Bunny alla figlia.
"Quelli che hai addosso?"
"Oh!" esclamò portandosi una mano sul viso, "E io che credevo che fosse nuvoloso!" Sfilandosi gli occhiali dal naso, si guardò intorno commentando "Oh, che bella giornata! Mi fa piacere!" Sorridendo poi diede un colpetto sulla spalla a Santana e risalì sul furgone.
Le due ragazze si scambiarono un'occhiata perplessa e Brittany scrollò le spalle quasi a dire, Genitori.
Riuscirono a fatica ad incastrare la seconda borsa nel vano dietro il sedile posteriore e poi infine entrarono nel furgone, che in realtà era proprio un furgone-furgone, non un mini-van, e secondo Santana faceva maledettamente retrò. Tuttavia l'interno era stato organizzato per accogliere una tipica famiglia normale: con due sedili centrali ed un sedile posteriore che si estendeva lungo tutta l'ampiezza dell'interno, quello strano veicolo risultava molto più confortevole e spazioso di un SUV o di un moderno mini-van. Purtroppo però puzzava ancora di anni settanta.
Santana notò con sorpresa che Ariel non era l'unica a bordo del veicolo. Seduta di fianco a lei sul sedile centrale c'era una bambina dai capelli castano scuro e dagli occhi marroni che assomigliava in modo quasi inquietante ad una Rachel Berry in miniatura, solo meglio vestita. Che Dio mi aiuti, pensò. Se è sua sorella minore me la svigno alla prima stazione di servizio.
Quindi si accomodò nel sedile posteriore sulla destra, mentre Brittany si sedette di fianco a lei sistemando immediatamente i piedi sul retro dello schienale di Ariel. La moretta si voltò e osservò Santana, squadrandola dall'alto al basso.
"Sei nera?" le chiese dopo qualche secondo.
Santana si esibì in una delle sue più riuscite espressioni da Ehm, cosa? e si diede un'occhiata intorno, poi squadrò di nuovo la bambina. "No," rispose pacatamente. "Sei ebrea?"
"Sì."
"Beh, allora a quanto pare ho vinto io." Sorrise con finto charme quanto bastava per far apparire le sue fossette. "Grazie per la partita."
La bambina continuò a fissarla dal sedile centrale, con occhi serrati intenti a giudicarla.
Santana lanciò un'occhiata a Brittany, cercando di tenere bassa la voce in modo da non farsi sentire dai suoi genitori. "Chi cavolo è questa?"
"E' un'amica di Ariel dal campo delle coccinelle," rispose Brittany con espressione guardinga. "Mi fa paura. Si chiama Bianca."
"Assomiglia a Beyoncé," intervenne Bianca.
"Mmh... no, non credo," controbatté Santana.
"Bi-An-Ca," elaborò la bambina pronunciando ogni sillaba separatamente e rumorosamente, facendo sobbalzare i suoi precoci orecchini a pendaglio chiaramente atteggiandosi. "Bi-On-Se."
Santana aggrottò le sopracciglia, fingendo attenzione. "No, ancora non mi suona."
Bianca le lanciò un'occhiataccia, e immediatamente si rese conto di essersi appena fatta un'acerrima nemica. Santana sorrise dentro di sè. Oh, preparati nanerottola. Okay, forse una bambina di otto anni non era la candidata ideale sulla quale sfogare le proprie frustrazioni da vacanza in campeggio, ma era pur sempre meglio di niente.
"Non è che di cognome fai Berry per caso?"
"No. Mi chiamo Grossman."
Santana sorrise. "Fantastico."
Confusa e irritata, la bambina si voltò mentre i genitori di Brittany si accomodavano sui sedili anteriori, e suo padre aggiustò lo specchietto retrovisore esclamando "Okay gente, chi è pronto per l'Extravaganza in Campeggio della Famiglia Pierce al Lago Hope Copyright 1996?"
"Woo!" gli fece eco Brittany, alzando il pugno in aria.
L'Aspirina, ricordò improvvisamente Santana. Ecco cosa ho dimenticato di mettere in borsa. E dell'alcol.
Gerald mise in moto il furgone e iniziò ad allontanarsi dal marciapiede. Ma quasi immediatamente si udì un botto il cui suono ricordava quello di un ritorno di fiamma ed il motore si spense. Tutti rimasero in silenzio. Brittany abbassò il pugno con cautela.
"Spero che nessuno ci abbia rubato le candele mentre eravamo distratti," sussurrò Bunny al marito a bassa voce. "Dopo tutto questa è Lima Heights Adjacent."
Santana si lasciò sfuggire un'espressione esasperata. Però, già, non aveva tutti i torti. Probabilmente era meglio controllare.
"Solo un secondo," disse Gerald uscendo dal furgone ed alzando il cofano. Santana si permise di sperare che forse, ma forse, sarebbero stati costretti a non partire. Davvero le sarebbe potuto capitare un tale colpo di fortuna?
Ariel sembrava così tremendamente ansiosa, tuttavia, che divenne difficile aggrapparsi a questo desiderio, anche per una stronza patentata come lei. La poverina si stava persino mordendo le mani. "Mammaaa..." chiamò poi contro la sua mano.
"Non preoccuparti." la rassicurò Bunny.
Gerald tornò nel veicolo. "A me sembra tutto in ordine. Riproviamoci, d'accordo?"
Così avviò il furgone e attese qualche secondo, poi si allontanò dal marciapiede, questa volta più lentamente. Tutti sembravano trattenere il respiro, la maggior parte nella speranza che il motore funzionasse, Santana pregando che li abbandonasse una volta per tutte. Ad ogni modo stavolta tutto sembrò andare per il meglio. Brittany lanciò un altro grido di vittoria, seguita da madre e sorella. Bianca li osservò come se appartenessero ad una interessante tribù da studiare a scopo antropologico e Santana cercò di rassegnarsi al fatto che da questo momento non avrebbe più avuto scampo. Sarebbe stata costretta in questo veicolo per le prossime tre ore, almeno.
Il suo disappunto però si dissolse immediatamente non appena si voltò verso Brittany, che si stava esibendo in una danza della vittoria nel sedile a fianco. Santana non riuscì a trattenere una risata. Perchè, PERCHE' deve essere così adorabile?
Si diressero così fuori dal quartiere e attraversarono il resto della città che, così di buon'ora in un venerdì prima di un weekend lungo, sembrava per lo più ancora addormentata. Per le 7:30, erano già fuori da Lima e diretti verso la loro meta.
