A Family Man

(JO) = perdonare, fedeltà
(SHIRO) = sostituto, aiutante, colui che raccoglie il testimone

(JO) = passione, sentimento, emozione
(RU) = via, sentiero
(RI) = logica, ragione, giustizia, verità

Lunedì, 13 Aprile
Più tardi

–Bene, bene… ci siete proprio tutti… o quasi… koff… Ma che bella famiglia… sono commosso… certo che non capita a tutti di arrivare a CENTO ANNI…
Il vecchietto decrepito era l'ombra del giovanotto baldanzoso di una vita prima che faceva allegramente a botte con mostri e vampiri o con chiunque gli rompesse le scatole, o dell'anziano e robusto avventuriero fascinoso stile Sean Connery che era stato ancora negli anni Ottanta, ma per quanto ultimamente non fosse proprio LUCIDO si difendeva ancora piuttosto bene. Nessuna sorpresa che i suoi rampolli gli avessero organizzato quel megapranzo nel più lussuoso ristorante di Sidney per festeggiare il suo primo secolo. Nessuno avrebbe scommesso che un membro di QUELLA famiglia sarebbe riuscito ad arrivarci, comunque. I tre figli (di tre generazioni diverse, si era dato parecchio da fare in vita sua) e i tre nipoti si lanciavano sguardi nella sala con espressioni varie.
Holly, la maggiore, ormai oltre la settantina e nonna a sua volta, sembrava felice come una pasqua della situazione e non perdeva occasione per rivolgere enormi sorrisi a tutti. Josuke, d'altra parte, alla bella età di 37 anni si guardava in giro come uno che avrebbe voluto essere ovunque piuttosto che lì. E la ventunenne Shizuka, la figlia adottiva, aveva un'aria annoiata che più annoiata non si può e continuava a giocherellare con la forchetta e la porzione di selvaggina in salsa, rischiando di ficcare l'una o l'altra in faccia a qualcuno. Aveva i capelli di un rosso smagliante, rossetto in tinta e un abitino coordinato top–e–minigonna–sfrangiata all'ultima moda, e in testa un baschetto traforato sempre sul punto di scivolare via. E chissà perché, le cose intorno a lei mostravano la preoccupante tendenza a sparire e riapparire sempre più di frequente man mano che si annoiava.
–Sigh… sono commosso, miei cari ragazzi… quanto siete affettuosi… se solo la povera nonna fosse qui… siete tutti così belli oggi…– Il festeggiato lacrimevolmente ringalluzzito strizzò gli occhi presbiti verso la sua ultima nipote. –Anche tu… Jolie, giusto…
–Jolly, nonno…
–Ah, già, Jolly… come sei cresciuta… ti sei fatta bellissima… proprio uguale alla tua povera nonna…
–Nonno, tua moglie non era mia nonna– ribatté secca la ragazza roteando gli occhi. –Mia nonna è in Giappone. Ti sbagli sempre.
–Ah, già, giusto… eh eh– ridacchiò il vecchio dopo un attimo di perplessità. –La memoria, sapete… alla mia età…
«Vecchio caprone» mormorò Jotaro dal suo posto vedendo la smorfia di Josuke. Josh, seduto dall'altra parte del padre, si piegò a sibilargli con aria da cospiratore: «E Jolyne?»
«Non è potuta venire. Faccende di lavoro… e poi ha detto che non le piace tutta questa sbobba familiare».
«Aaaah, peccato! Speravo di farmi ammirare in tutto il mio splendore dalla cugina Jolyne… è un GRAN BEL BOCCONCINO… magari sarei finalmente riuscito a farla innamorare di me!» Josh intrecciò le mani dietro la testa con delusione evidente.
«Sentilo, il giovanotto! Ti piacciono le ragazze più grandi, adesso?» ridacchiò Josuke. «Non vorrai fare la fine di tuo nonno che è corso per tutta la vita dietro alle gonnelle, vero?»
«Ah, se è per questo non vorrei neanche fare la fine del MIO PAPO che si è dovuto sposare a soli vent'anni perché aveva messo una ragazza incinta di due gemelli… o NO?»
«BRUTTO PEZZO DI…»
«Sta' buono, Josuke».
–Che dovrei dire IO!– si lamentò a questo punto Shizuka ad alta voce. –Ci vivo ancora in casa con 'sto RUDERE… mi VERGOGNO UN CASINO a raccontare in giro che è mio padre! Tutte le mie amiche ridono alle mie spalle! E non posso nemmeno andarmene perché mi sentirei in colpa, dato che non è più autonomo… devo occuparmi di lui in tutto e per tutto! Sapete che per FARE LA PIPÌ…
–Lavati la bocca col sapone, signorina! Ti ricordo che ti ho cambiato quintali di pannolini quand'ero già BISNONNO!– esclamò il centenario facendosi paonazzo mentre le risatine serpeggiavano intorno al tavolo. Nonostante l'età, l'udito gli funzionava ancora bene.
–Già già, e non eri tu quello che non sapeva neanche qual era la misura giusta da mettermi? Guarda che Josuke mi ha raccontato tutto, vero fratellone?– accennò la ragazza scocciata mentre il «fratellone» assumeva un'aria di doppio imbarazzo. –Almeno quando si deciderà a risposarsi potrò mollarlo alla sua nuova fidanzata e andarmene finalmente di casa! Sapete che lei è perfino più GIOVANE di me? Cosa ci troverà mai in un simile vecchio bacucco…
E questo era un altro argomento decisamente sgradito per tutta la tavolata. Shizuka aveva apparentemente proprio il dono di dire sempre la cosa sbagliata. Anche i sassi sapevano che Joseph Joestar aveva sempre avuto una passione per le ragazze molto giovani. Giovani per esempio com'era la madre di Josuke quand'era stata «messa nei pasticci». E il fatto che da quando la sua adorata signora e compagna della sua vita l'aveva lasciato all'età di ottantaquattro anni non si fosse «messo in regola» sposandola era sia motivo di ENORME SOLLIEVO per il figlio maschio che un'ulteriore ragione per sentirsi rotte le scatole dal vecchio. Il quale aveva a quanto pare preferito «rifarsi una vita» con una nuova acerba fanciulla. Vero era che anche Tomoko Higashikata aveva recisamente dichiarato che in caso di proposta di matrimonio avrebbe detto di no, nonostante in tanti anni non si fosse mai trovata un altro compagno. Solo orgoglio o forse le si erano finalmente aperti gli occhi sull'amore della sua giovinezza… in ogni modo, era UNO dei motivi per cui anche lei aveva deciso di non presenziare alla festa di compleanno.
Tutti risero del bisticcio intorno alla tavolata. Tranne Jotaro. Per qualche motivo, gli occhi gli erano andati al cameriere che stava portando la torta.
–Josuke…
–Che c'è?
–Quel tipo era qui anche la settimana scorsa quando sei venuto a prenotare il locale?
–Veramente non ricordo… perché?
–Non so… ha un modo di fare strano. È come se l'avessi già visto da qualche parte… Mi ricorda QUALCUNO.
Josuke avrebbe potuto dire che il parente era troppo sospettoso, ma dopo tante esperienze di battaglia insieme aveva imparato a rispettare la sua capacità d'analisi. Inoltre, nella situazione attuale… Piantò anche lui gli occhi sulla torta in arrivo.
Era un monumento di panna con fragole grandi come uova, che nascondeva quasi completamente la figura del portatore. Il genere di dolce che avrebbe fatto schiantare dal diabete il vecchio Joseph dopo una sola cucchiaiata, se non fosse stato più resistente di uno scarafaggio sopravvissuto a un'esplosione nucleare (e in effetti, era sopravvissuto a ben altro nella sua lunga vita, cataratte e reumatismi compresi). Goloso com'era diventato negli ultimi anni, l'aveva chiesta espressamente così. Il cameriere era talmente minuto che ci si chiedeva come potesse avere la forza di spingere il carrello da solo, infagottato in una livrea apparentemente della taglia sbagliata… e già questo era strano. Ma ancor più strano era il suo modo di procedere curvo e quasi circospetto mentre spingeva il carrello, nonostante la statura non eccezionale. Teneva gli occhi bassi così che nessuno riusciva a vedergli il viso.
Fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, e Josuke fece per alzarsi in piedi e avvicinarsi all'uomo proprio mentre Joseph batteva animatamente il cucchiaino sul bicchiere per richiamare l'attenzione della famiglia. –Ahem! Ragazzi e ragazze… innanzitutto grazie a tutti ancora una volta di esservi riuniti qui oggi per me. Se avrete la pazienza di sopportare il discorso di questo vecchio bacucco di festeggiato prima di tuffarvi nel dolce…
Nuove risate ad applausi. A cui non si unirono Jotaro e Josuke, e stavolta neanche Jolly che si era accorta del loro strano contegno e stava seguendo con gli occhi lo sguardo del padre.
–…devo dirvi un paio di cose importanti. Innanzitutto, anche se mi sento ancora molto in gamba so benissimo che il tempo passa, quindi pochi giorni fa ho fatto registrare l'ultima versione del mio testamento. Dovrete perdonarmi per aver destinato una grossa fetta di patrimonio alla Fondazione, per proseguire le sue ricerche scientifiche. Ma posso assicurarvi che tutti i qui presenti ed anche i membri della famiglia che non ce l'hanno fatta a venire avranno la loro giusta parte dei miei beni quando non ci sarò più…
Partì una nuova ondata di commenti di prammatica a metà tra «Ma che dici papà» e «Sarà sempre troppo tardi, vecchiardo!»
–…Secondo… non ho voluto riunirvi tutti soltanto per festeggiare. Purtroppo, come alcuni di voi sanno già, neanch'io sono venuto in Australia soltanto per un viaggio di piacere. Infatti si tratta di una questione che riguarda tutta la nostra famiglia…
–Permesso… accidenti… spostatevi… ma proprio adesso doveva…– Josuke non riusciva a raggiungere la torta. Era rimasto incastrato in una sequenza di camerieri con bicchieri e bottiglie di champagne che stava prendendo posto attorno al tavolo alle spalle degli invitati.
–…anzi, potrebbe riguardare ben di più… se abbiamo ragione, il ritrovamento archeologico di questi ultimi giorni nell'entroterra potrebbe sconvolgere il destino di tutto il mondo! È una vecchia storia che risale a OTTANTADUE anni fa… e non credevo che sarebbe mai più riaffiorata. Io non ho più la forza di occuparmene, quindi toccherà a voi! In poche parole, ecco cosa dovreste…
Qualcosa luccicò sotto un lindo tovagliolo posato sul braccio del cameriere.
–Josuke! Quello ha una pistola! CHE IL TEMPO SI…
BANG!