Eccoci al secondo capitolo. Ringraziamo tutti per i commenti e gli apprezzamenti che ci avete lasciato! Vi amiamo! :D Cominciamo a far conoscere il lato di Jane e prepariamo il campo per il grande incontro, rimanete aggiornati!
Il padrino fece chiamare il suo amico Frank Rizzoli. Era arrivato il momento di iniziare a gestire anche la città di Boston. Frank entrò nel grande e lussuoso studio del boss, avvicinandosi per baciargli la mano.
"Frank amico mio, dovrei chiederti un piacere" disse facendo cenno di sedersi.
"Padrino sono a vostra disposizione" rispose eseguendo il suo ordine.
"Tu lo sai che sono vecchio ormai, tra non molto tutto questo passerà a Micheal mio figlio"
L'uomo era silenzioso ascoltava attentamente le parole del boss. "Frank mi serve qualcuno per gestire Boston. Qualcuno con le palle capisci?"
"Padrino ma così andremo in guerra con la famiglia Doyle"
"La famiglia Doyle ha fatto il suo corso ormai, si sta indebolendo, farò loro una proposta che non potranno rifiutare... Ci manderei Michael, ma mi serve qui. A New York gli altri figli miei non sanno gestire le loro mogli, figuriamoci una città! Quindi ho pensato ad uno dei tuoi figli".
"Sono onorato, ma vedete mio figlio Tommy sta entrando in politica ed è una cosa che può tornarci utile, Frankie invece non è adatto, è un compito troppo pesante per lui".
Il boss lo fissò con un sorriso sornione. "Io pensavo alla tua piccirella"
"Jane?" Frank era meravigliato. Aveva sempre pensato che Jane fosse stata la sua scelta migliore. Lei sapeva separare bene i sentimenti dagli affari, per questo le cose andavano a gonfie vele in Italia. Era sinceramente orgoglioso della sua ragazza. Ed era anche innegabile che la richiesta del boss più famoso d'America lo avesse lasciato piacevolmente lusingato.
"Mi hai parlato così bene di lei, non ti credere Frank! E poi l'ho potuto constatare personalmente, infatti mi ricordo ancora il discorso che mi fece quando era piccirella, non aveva la minima paura a parlare con me. La vedo bene con il mio Michael. Lei controllerà Boston e lui New York e per i nostri affari a Napoli manderemo Joe"
Il boss si alzò avvicinandosi al mini bar accanto al camino, prese una bottiglia di whisky ne versò due bicchieri.
"Che ne pensi?" continuò passando il bicchiere all'amico.
"Padrino sono onorato! Domani mattina chiamerò subito Jane"
"Perfetto Frank. Brindiamo a questa nuova alleanza che ci renderà ancora più forti e potenti".
Maura era stata costretta a disdire l'appuntamento con Hope, aveva dovuto eseguire l'ordine del padre e presentarsi alla cena. Era seduta accanto a Paddy, che era a capotavola. Luke invece era di fronte a lei.
Ascoltava i discorsi tra lui e il padre, ma era terribilmente annoiata. Le era chiaro come doveva essere il suo uomo ideale e lo aveva cercato nelle sue relazioni passate, ma erano tutte finite sempre male. Voleva qualcuno che potesse tenerle testa, dominandola e Luke non era il tipo. Troppo magrolino, goffo nei movimenti, remissivo, non aveva carisma e prestanza fisica.
"Padre scusatemi vi chiedo il permesso di andare in camera, vorrei finire di studiare"
"Se è così importante puoi andare" ma capì dal colorito del viso sul volto della figlia che stava mentendo.
"Ah Maura, Luke mi ha chiesto il permesso di portarti a cena sabato sera"
"Mi farebbe molto piacere" incalzò il ragazzo.
Non aveva scampo. "Ok" rispose seccamente la donna. Si alzò uscendo dalla stanza, in cuor suo sperava di trovare al più presto un posto per potersene andare da quella casa.
Jane era in un club con alcuni boss della Campania, il controllo del porto non era l'unico interesse, ma lo era anche chiudere affari con marchi importanti per fare girare soldi puliti. I boss erano entusiasti dei progetti di Jane così dopo aver discusso ampiamente e chiuso la trattativa decisero di festeggiare.
Andarono nella sala aprendo bottiglie di champagne costose e a godere la visione spettacolare delle spogliarelliste.
"Gabriella... Dai, ecco Gabriella!" tutti urlarono appena videro la ballerina più sexy.
Jane osservava questa donna di una bellezza provocante, dal seno formoso e dalle gambe lunghissime. Le luci riflettevano sul suo viso che risultava dannatamente bello e i suoi occhi azzurri si sposavano bene con il color rame dei suoi capelli. Si era messa seduta in disparte, godendosi lo spettacolo. La rossa fece il suo giro per intascare i soldi che le venivano infilati negli slip da quel branco di uomini eccitati ed avidi. Arrivata davanti a Jane la fissò con i suoi occhioni azzurri e la donna bruna le fece un sorriso malizioso, poi prese una banconota da 100 e con le sue lunghe dita la infilò nello slip, toccandole leggermente il suo intimo. Gabriella ebbe un gemito, fissò rapita i profondi occhi scuri e determinati di Jane. Abbassandosi le sussurrò. "Finisco tra un'ora". Jane le fece un sorriso.
Un'ora dopo Jane Rizzoli era fuori dal club, seduta sul cofano della sua auto aspettando la sua prossima preda.
La rossa uscì dal locale e salì subito in macchina, seguita poi dalla bruna che si mise al volante.
"Dove ti porto" le chiese con la sua voce calda e profonda.
"A casa mia, voglio scoparti!" le rispose con tono suadente la spogliarellista, appoggiando la sua mano sinistra sulla coscia destra di Jane. La mora fece un sorriso beffardo e mise in moto.
Erano le sei del mattino quando Jane si svegliò. Passandosi le mani sul viso pensò a Sara. Si alzò cominciando a rivestirsi, svegliando involontariamente la rossa.
"Dove vai?" le chiese tutta assonata.
"A casa" le rispose senza voltarsi.
"Di già? Ma io non sono ancora sazia di te" rispose già più sveglia, spostando il lenzuolo per farsi vedere completamente nuda. Le fece un sorriso ammiccante. Jane era tentata, ma aveva una persona a casa che l'aspettava.
Si abbassò verso la donna dandole un bacio sulle labbra. "Mi avrai un'altra volta. Anch'io devo ancora saziarmi di te" le rispose con voce sensuale, accarezzandole la pancia e il seno e strizzandole l'occhio. Poi uscì lasciando Gabriella sola con il suo desiderio.
Arrivò a casa e trovò in cucina la sua cena, coperta da un piatto. Si recò in camera da letto e vide Sara che stava dormendo. Rimase in piedi appoggiata allo stipite della porta, osservandola. Tante volte aveva pensato di lasciarla per farle avere una vita migliore, magari con dei figli e un uomo che le volesse davvero bene. Non meritava tutto quello che le stava facendo passare. Si sedette accanto a lei, accarezzandole dolcemente il viso.
Sara aprì gli occhi piano incrociando quelli di Jane. Le fece un sorriso dolcissimo, prendendole la mano.
"Jane..." sussurrò.
"Ho fatto tardi, scusami" disse la donna bruna, continuando ad accarezzarle la guancia.
"Non fa nulla, tranquilla, l'importante è che ora tu sia qui con me". Nella voce di Sara c'era tanta sofferenza, sapeva degli amori clandestini della sua compagna, ma non riusciva a staccarsi da lei. L'amava troppo. Fece per alzarsi. "Ti preparo il caffè?"
"Faccio io, tu resta a letto. Stamattina ti servo io". Rispose Jane con un sorriso, dandole un pizzico sulla guancia.
Quella mattina passò tutto il tempo con lei.
In America era notte. Maura non riusciva a dormire. Il suo problema era vivere con Paddy, le sembrava di stare in un carcere di massima sicurezza. Uomini che andavano e venivano, controllandola. Portare le amiche a casa per studiare era improponibile. Si sentì meno oppressa solo grazie al pensiero che nella mattinata doveva vedere un appartamento, quindi le scappò un sorriso. Voleva trasferirsi verso nord lontano dal padre, dal suo controllo e da quella vita che non le apparteneva. Quando finalmente tutti i pensieri che affollavano la testa di Maura si dissolsero, lei cadde in un sonno profondo.
L'ora di pranzo era arrivata, Jane aveva preparato le sue famose linguine mare e monti.
Adorava cucinare, le serviva come valvola di scarico per la tensione e le dava anche la sensazione di potersi mettere la coscienza a posto verso Sara, visto che poi avrebbe rivisto la ballerina.
Mentre stava apparecchiando le squillò il telefono. Allora rispose.
"Figliola sono papà"
"Hey pa', tutto bene? La mamma come sta? I ragazzi?" disse stranita da quella telefonata improvvisa, anche perché considerando il fuso orario, lì era mattino.
"Sì tutto bene. Sara? Sua madre come sta?"
"Non bene, allora?" Frank dal tono di voce della figlia capì che stava aspettando il messaggio in codice.
"Jane, lo zio non sta bene. Vorrebbe vedere tutti i suoi nipoti al più presto."
"Dì allo zio che andrò presto da lui"
"Ti voglio bene piccola"
"Anch'io pa', saluta tutti." e riagganciò pensierosa.
Erano passate due settimane dalla telefonata. La partenza era stata rimandata a causa della morte della madre di Sara.
Nel frattempo Jane fece partire la costruzione dell'albergo che sarebbe servito per pulire i soldi sporchi, portati dalle famiglie. Poi aggiornò Joe l'uomo d'affari mandato dal padrino. Gli mostrò tutti i documenti di tutte le costruzioni e anche i suoi contatti politici. Il giorno dopo parti per New York portando con se Sara e i suoi fedelissimi scagnozzi Daniela e Tonino.
Ignara che da quel giorno la sua vita sarebbe cambiata per sempre.
