DISCLAIMER: Questa storia si basa su dei personaggi create da JK Rowling e posseduti da lei e dale varie case editrici che ne hanno regolarmente pagato I diritti.
Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma solo con lo scopo di divertire me e altre persone come me.


Il mio nome è Krum, Viktor Krum, e voglio raccontarvi una storia



2° Capitolo

La prima volta che l'ho vista era in libreria.

Lei probabilmente era lì per studiare.

Io ero lì per cercare un po' di pace.
Un gruppo di ragazze sciocche mi inseguiva dappertutto e avevo pensato che il miglior modo per scrollarmele di dosso fosse dirigermi in libreria.

In genere sono gentile con gli appassionati di Quidditch. Sono anche io un appassionato, e so cosa vuol dire.
E dietro alle altre opportunità che mi si sono aperte, ci sono dietro proprio loro, gli appassionati, e i ragazzini e le ragazzine come sono stato io. Altrimenti starei ancora giocando a Quidditch nei campi dietro casa mia.

Cerco di non dimenticarlo mai.

E se ci provo, a dimenticarmene dico, c'è sempre mia madre a ricordarmelo.
Di tutte le foto di se stessa che mi poteva dare, ne scelse una in cui stava accanto alla finestra china sui libri, guardandomi di sotto in su. Con la sua solita aria ironica.
Mi ha insegnato molte cose, ma quella che ricordo sempre con gratitudine è come abbia cercato di farmi capire quanto sia difficile cercare un'opportunità per ricominciare, in qualcosa che invece sembra solo una fine senza uscita. Difficile, è chiaro, ma possibile.

Ma questa è un'altra storia.

Quindi, io, in genere, sono sempre gentile coi fan. Glielo devo.

Ma c'è un tipo di fan che proprio mi pesa, e dopo un po' comincio a nutrire verso di loro pensieri molto poco gentili. Sul serio.

In genere quel tipo di ragazze è allergico ai libri, specialmente se non sono romanzetti rosa, e lì ad Hogwarts presumevo ci dovessero essere abbastanza libri seri nella libreria da farle svenire per shock anafilattico. O quanto meno da spaventarle a morte.

Ma non fu così.

Io ero imbarazzato.

Si, mi piace stare in biblioteca, lo ammetto, ci ho passato ore a studiare i verbi irregolari, a leggere di saggi di Storia della Magia, e le poesie di Constantinos Cavafis (mi piace la sua poesia).
E so quanto sia importante la concentrazione.

Lei mi lanciò il classico sguardo di disprezzo.

E' uno sguardo che conosco bene, vedete al mondo ci sono due grossi gruppi di ragazze. Due gruppi che fortunatamente non esauriscono l'intero panorama femminile.

Il primo è quello delle modaiole un po' fanatiche. Gli americani le chiamano groupies.
E sono sciocche.

Per loro basta che tu sia un famoso giocatore di Quidditch e perdono ogni senso critico.
Per loro io sono figo, qualunque cosa io faccia, potrei anche sputare in terra e annusarmi le ascelle in pubblico che lo troverebbero incredibilmente affascinante.

E poi c'è il gruppo delle intellettuali.
Spesso altrettanto sciocche.

Anche per loro basta che tu sia un famoso giocatore di Quidditch e perdono ogni senso critico.
Per loro io sono disgustoso qualunque cosa io faccia.
Posso conoscere il mio mondo natale e quello di Durmstrang. Posso amare altri paesi ed esserne incuriosito a tal punto da averne studiato la lingua e la letteratura. Ma, per loro, io resterò per loro sempre il povero selvaggio che gioca a Quidditch ed è praticamente analfabeta.

Questo secondo gruppo spesso mi infastidisce maggiormente. Le prime sono ragazze scioccherelle, vanno scusate, e a volte semplicemente matureranno con l'età.
Ma queste altre... hanno un cervello e lo sanno. Peccato che ha volte non osservino chi è davanti a loro senza pregiudizi.

E il loro gioco preferito è "Io non mi faccio assolutamente incantare da uno squallido giocatore di Quidditch".

Hanno però un punto debole. Spesso, sotto sotto, perdono la testa per chi appartiene alla casta dei guerrieri. Ovvero... i poveri selvaggi come me.

Non sanno resistere al richiamo del muscolo, all'odore del sudore e a quel qualcosa di selvaggio da romanzo rosa che spesso si immaginano solo loro... non riesco ad immaginare in bocca a nessuno dei miei compagni di squadra le frasi di certi romanzetti: si piegherebbero in due dalle risate.

Insomma questi due strane tribù, che in genere non si frequentano, una cosa in comune ce l'hanno: vedono solo il giocatore e mai la persona.

Si, è proprio vero quello che si dice: gli estremi si toccano.

Beh, non è stato il colpo di fulmine, né per lei, ovviamente, né per me.

A lei non sono assolutamente piaciuto.
Lo si capiva subito dalle sue occhiate di fuoco.

E a me le sue occhiate e il suo nasino sollevato per aria non piacquero neanche un po'.
La classica piccola inglesina, che sicuramente non parlava bulgaro, né si sforzava di imparare qualche semplice parola di francese o di una qualunque altra lingua, neanche come cortesia di padrona di casa verso gli ospiti di Durmstrang e Beauxbatons.

Dirò la verità, mi sarebbe piaciuto prenderla un po' in giro. Vederla arrossire e trattenere il fiato perché il guerriero del Quidditch si metteva a parlare proprio con lei.

Naturalmente la volevo prendere solo in giro in maniera innocua ovviamente, non sono un bastardo.

continua