Capitolo III
Ci sono dei momenti in cui vorresti soltanto chiudere gli occhi ed ascoltare la pioggia cadere, battere forte sul tettuccio dell'auto e portare con sé i brutti pensieri…
1…2…3…4…5…
Inizi a contarli ad un ad uno mentre si infrangono e svaniscono come tante minuscole gocce di pioggia e contemporaneamente ti aggrappi forte alla sensazione di sollievo che ne deriva ricominciando piano piano a respirare…
Era questo che stava tentando di fare Meredith Grey mentre se ne stava seduta con le mani in grembo e gli occhi chiusi sforzandosi di non pensare a quello che sarebbe potuto succedere mentre lei era seduta lì da sola in macchina ad aspettare che Derek arrivasse.
Perché dal giorno in cui Addison ed Erik erano arrivati a Seattle, il mondo aveva smesso di essere quello che conosceva…e perfino respirare non era più facile come prima…
Sapeva che non era giusto starci male…sapeva che quella brutta sensazione che si impossessava del suo corpo ogni volta che Derek era con lei, avrebbe dovuta metterla a tacere per sempre.
Infondo non era altro che la madre di suo figlio…
Gia…la madre di suo figlio…la donna che era riuscita a regalargli la cosa più preziosa che aveva al mondo, il suo tesoro più grande. La donna che per un'intera vita aveva custodito i suoi segreti,le sue gioie, le sue sofferenze, le sue vittorie e le sue sconfitte. La donna alla quale per anni aveva regalato i suoi occhi, il suo corpo, la sua anima, se stesso…
Adesso lui era lì con lei…
Era giusto starci così male?
Forse no, forse non avrebbe dovuto permettere al suo cuore di battere più forte e insinuarle dentro tutti quei dubbi. Forse…avrebbe dovuto prestare più attenzione alle parole di Derek…
"Lei è il mio passato, tu sei il mio presente…abbiamo tutta la vita…"
E in quel momento, solo il ricordo di quella frase sussurrata al buio, di notte, mentre la stringeva tra le braccia, riuscì a darle un attimo di tregua nell'accavallarsi di tutti quei brutti pensieri.
Una folata di vento gelido entrò nell'auto facendo ritornare Meredith alla realtà.
Derek richiuse in fretta lo sportello mettendosi seduto con entrambe le mani sul volante e lo sguardo perso nel vuoto. Quel silenzio sembrava più rumoroso della pioggia.
Esitante gli appoggiò una mano sulla spalla, cercando di recuperare la voce, come se fosse andata a rintanarsi in una qualche remota parte del suo corpo…
"Va tutto bene?"
Lui si voltò lentamente, come se solo in quel momento si fosse accorto della sua presenza. La osservò per qualche secondo, incontrando i suoi occhi chiari, velati, e riconoscendo in essi il suo stesso dolore...
Poi piano le parole cominciarono a uscirgli dalle labbra…
"No… non va tutto bene se mio figlio chiama zio l'uomo che gli ha distrutto la famiglia. Non va tutto bene se mi guarda con gli occhi lucidi chiedendomi se lo lascerò di nuovo solo. Non va tutto bene se tutto ciò che vorrebbe da me è che tornassi a casa con lui e sua madre e dessi un po' di stabilità alla sua vita…"
Di nuovo il silenzio. Ancora una volta la pioggia, protagonista indiscussa di quella giornata parlò per loro…
Derek mise in moto l'auto e partì senza che ci fosse bisogno di aggiungere nulla…
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Solo la luce fioca di una lampada illuminava la stanza facendo da silenziosa spettatrice. Il letto a baldacchino, al centro della camera, era già scoperto da un lato e mostrava le lenzuola morbide,color indaco che facevano pan dam con l'azzurro chiaro delle pareti.
Erik era in piedi sul letto ed Addison,ormai in vestaglia,gli stava di fronte cercando di infilargli il pigiama.
"Ma io non sono stanco!" protestò deciso Erik divincolandosi dalla presa di sua madre.
"Tesoro non riesco a vestirti se ti metti a saltare in questo modo!"
"No, questo non mi piace!"
"Ma come?! E' il tuo pigiama preferito!"
"Non lo è più!"
"E da quando?"
"Da quando Alex mi ha detto che è da femminucce!"
"E quando l'avrebbe detto?!" chiese sorpresa Addison inarcando un sopracciglio aspettando che suo figlio rispondesse…
"Ieri sera! Quando è venuto a portarti quei fogli che avevi dimenticato a lavoro…prima che andasse via!"
"Devo smetterla di lasciarvi da soli!"esclamò ricordando l'episodio della sera prima: Alex era arrivato a casa sua poco dopo le nove con la scusa di restituirle dei fogli soltanto per poterla vedere, ed Addison l'aveva fatto entrare e sedere sul divano insieme ad Erik che guardava la TV, perché suo figlio aveva insistito così tanto che non aveva potuto fare altro che accontentarlo. Così lì aveva lasciati soli per qualche minuto, mentre lei prendeva qualcosa da bere.
"Ma mamma, non posso metterlo! Capisci? Me l'ha detto Aex!"Erik la guardò dritta con quei suoi occhi giganti, senza distogliere lo sguardo nemmeno per un secondo ed Addison non potè fare a meno di sorridere di fronte a all'espressione buffa che aveva assunto il suo volto.
"Ascolta… adesso è tardi e io sono esausta. Ti prometto che domani andrò a comprarti un pigiama nuovo, tutto blu, come piace a te, senza orsetti, né cuoricini …"
"E niente fiori!"
"Niente fiori…hai la mia parola…"Addison sollevò la mano destra come per suggellare quella promessa. Ma sapeva che non sarebbe servito, sapeva che non sarebbe bastata una promessa a far cambiare idea al suo bambino. Dopotutto era degno figlio di Derek Shepherd e in quanto a testardaggine non aveva nulla da invidiare a suo padre.
"E adesso che mi metto?!"
"Sai, tesoro, è quello che mi sto chiedendo anch'io, considerando che l'altro pigiama è nel cesto della biancheria con una bella macchia di cioccolato giusto al centro. E per quella dobbiamo ringraziare lo zio Mark e la sua brillante idea di portarti un gelato per colazione…" rispose ironicamente cercando di mantenere la calma nonostante la stanchezza e lo stress accumulato. Non voleva che il suo cattivo umore si ripercuotesse su suo figlio, era già tanto quello che aveva dovuto affrontare ultimamente senza che ci si mettesse anche lei a peggiorare le cose.
Quindi decise che non sarebbe servito a nulla continuare a discutere e che avrebbe fatto meglio ad assecondarlo se voleva che si mettesse a letto e si addormentasse in modo che lei potesse fare lo stesso.
"D'accordo ho un'idea…tu siediti qui e aspetta…"Erik fece come aveva detto suo madre seguendola con lo sguardo mentre si allontanava da lui e si avvicinava all'armadio. La vide aprire il cassetto in fondo e tirare fuori un maglione nero, familiare, uno di quelli che aveva visto tante volte indosso a suo padre.
Addison ritornò verso di lui sorridendo con il maglione sollevato per le maniche…
"Che ne dici?"Erik ricambiò il sorriso e si rimise in piedi sul letto entusiasta…
"Sììììììì! Mi piace!"
"Bene! Allora siamo d'accordo!"Finalmente Erik decise di collaborare e sollevò le braccia mentre sua madre gli infilava il maglione e glielo sistemava in modo che non fosse troppo lungo.
Erik ne prese un lembo e lo annusò sospirando…
"Così anche se papà non è qui, almeno posso sentire il suo profumo!" esclamò con un lampo di contentezza sincera negli occhi…
"Già…" soggiunse Addison con un velo di malinconia nella voce, che tuttavia cercò di reprimere.
Abbassò la luce della lampada, rimboccò le coperte ad Erik e gli stampò un bacio sulla fronte. Poi si sedette accanto a lui e accarezzandogli dolcemente i capelli e restò lì finchè non si fosse addormentato.
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Mezz'ora dopo Addison era in cucina e riponeva nella credenza i piatti appena lavati della cena. Aveva giurato a se stessa che quella sera sarebbe andata a letto subito e si sarebbe addormentata senza lasciarsi catturare dall'angoscia che puntuale ogni sera veniva a trovarla: lentamente si insinuava nel suo petto, costringendola ad alzarsi dal letto e ad uscire in terrazza a vegliare sulla città addormentata, mentre il pensiero di suo figlio, della sua vita, di ciò che aveva perduto e di ciò che avrebbe potuto evitare la attanagliavano togliendole il sonno e il respiro.
Spense le luci e si diresse verso la camera da letto. Nel corridoio però inciampò in qualcosa sul pavimento che al momento non riconobbe. Si abbassò per sollevare quell'oggetto ai suoi piedi e si rese conto che si trattava dello zainetto di Erik. Le venne in mente che suo figlio le aveva parlato di un disegno fatto a scuola (Erik frequentava l'ultimo anno alla scuola materna), così decise che avrebbe potuto dargli un'occhiata e appenderlo in camera sua, così che al mattino lui l'avrebbe visto e ne sarebbe stato felice.
Ritornò in cucina, accese una candela e si sedette al tavolo cercando di non fare rumore.
"Il posto in cui mi sento più felice" era il titolo del disegno scritto dalla manina incerta di Erik in cima al foglio.
Guardò il disegno…
Fu come una pugnalata dritta la cuore, un colpo sferrato senza preavviso nel punto in cui fa più male…
Si coprì il volto con le mani sperando che in qualche modo servisse a trattenere le lacrime, ma fu inutile.
Tirò su col nasò asciugandosi gli occhi con il dorso della mano per evitare che le lacrime cadessero sul foglio e lo bagnassero, per evitare che Erik se ne accorgesse e capisse…
Col dito ripercorse il contorno di quella casa disegnata da suo figlio, di quelle scale fuori alla porta: quindici scalini fatti di corsa tante volte in passato. E poi la cameretta di Erik…il canestro montato vicino alla porta, i suoi giocattoli sul pavimento, le pareti verde chiaro dipinte da Derek e Mark durante una giornata d'estate,la sua collezione di macchinine sulla mensola accanto al letto: Erik le custodiva come il suo tesoro più prezioso…
E non potè fare a meno di piangere di nuovo nel constatare quanti ricordi custodisse quella casa.
Ma la cosa che le fece più male di tutte fu la consapevolezza che New York mancava a suo figlio più di quanto avesse immaginato. Quello era il posto in cui si sentiva più felice ed ora ne era lontano migliaia di kilometri .
Quello era il posto in cui Erik aveva lasciato tutta la sua famiglia, i cugini ai quali era tanto affezionato, i compagni di scuola che aveva dovuto abbandonare per seguire lei…per ritrovare suo padre…
E adesso era lì, in una città che non sentiva la sua casa, in un letto che non era quello in cui era abituato a dormire e suo padre non era nemmeno accanto a lui.
Addison appoggiò le braccia sul tavolo incrociandole e vi nascose il volto all'interno…
Si sarebbe portata dentro il senso di colpa per tutta la vita…questo lo sapeva.
Ma sapeva anche che doveva trovare la forza di reagire a tutto quello. Doveva farlo per Erik, perché lui aveva bisogno di lei…e doveva farlo per se stessa.
Risollevò la testa, concentrando lo sguardo sulla fiamma della candela che continuava a bruciare…
Per un attimo le rivenne in mente Alex …
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Notte fonda…
Derek giaceva a letto con gli occhi aperti fissi a guardare il buio senza trovare la forza di richiuderli e decidersi a dormire. Meredith dormiva nuda accanto a lui, coperta solo da un lenzuolo: i suoi capelli biondi sparsi sul cuscino, il suo profumo, i contorni del suo corpo appena visibili era tutto ciò di cui aveva bisogno per rendersi conto di essere nel posto giusto.
Perché, nonostante tutto, era lei che aveva bisogno di vedere al suo fianco…lei…per la quale aveva fatto una scelta…lei…per quale riusciva a sopportare gli occhi di suo figlio perseguitarlo ogni sera prima di dormire.
Per quanto però gli sarebbe bastato?
Quando avrebbe avuto la certezza di essere sul serio nel posto giusto?
Quando quel senso di colpa sarebbe andato via?
Forse mai…
Forse…avrebbe dovuto imparare a conviverci…
Era il suo prezzo da pagare…
Questo lo sapeva…
Lentamente, nel buio, sollevò la mano sinistra portandosela a pochi centimetri dal viso. Cercò di distinguerne i contorni, di separare tutte le dita con lo sguardo.
Anche lì c'era qualcosa che mancava…anche lì c'era un vuoto…lo stesso vuoto che qualche volta aveva l'impressione di portarsi dentro…
Ma non poteva sapere… non avrebbe mai potuto sapere, che in quello stesso momento,nello stesso preciso istante,Addison era distesa nel suo letto, con la mano sollevata nello stesso modo...e condivideva con lui da lontano, solo col pensiero, lo stesso identico tormento,lo stesso identico vuoto nel cuore…
A/N: Lo so, questo era un pò più lungo! Vi siete annoiati? Siete sul punto di suicidarvi? In tal caso desistete in vista del prossimo capitolo! Non saprei che cosa anticiparvi in realtà.
Aspettatevi qualche piccolo battibecco...il resto è tutto da scoprire!
