CAPITOLO SECONDO: Il team 7
"Allora? Cosa ne pensi?"
Si guardò intorno avanzando lentamente nel salotto vuoto dell'appartamento, cercando di immaginarlo arredato e con le decorazioni appropriate. Non era particolarmente grande ma v'era tutto il necessario; un piccolo salotto dove potersi rilassare davanti alla televisione, un bagno accogliente, dei fornelli e un tavolo su cui mangiare, una piccola camera da letto e un balcone sul quale potersi sedere per intonare qualche canzone al chiaro di luna nella brezza notturna. Da quanto poteva vedere, era una casa molto luminosa e ben esposta al sole. Come scenario aveva praticamente l'intero villaggio, riusciva a vedere ogni singola strada di Konoha, ogni più piccola abitazione, persino il vasto oceano.
Tana si soffermò sulla terrazza, con lo zaino e la chitarra ancora in spalla, lasciò che la brezza le accarezzasse i capelli scostandoglieli appena dal viso e sulle sue labbra comparve un ampio sorriso.
"Mi piace."
Disse convinta.
"Ma è sicuro che posso stare qui?"
"Certo, come puoi vedere non ci abita più nessuno da tempo."
Rispose Kakashi raggiungendola in terrazza.
"Non è una reggia, ma è il massimo che posso fare."
Tana scosse lentamente il capo.
"E' perfetta. Non so davvero come ringraziarla."
Era tutto troppo bello, troppo perfetto, era convinta di non meritarlo ancora.
"Non ce n'è bisogno. Perché non vai a vedere la tua stanza?"
Non aveva ancora avuto modo di vederla bene, era rimasta folgorata da ciò che le offriva il panorama. Decisa dunque ad ispezionarla, lasciò Kakashi sotto il sole mattutino che colpiva dolcemente il balcone e si diresse verso la camera vuota. Fu molto lieta di scoprirla luminosa come il resto dell'appartamento. Era sufficientemente spaziosa e le pareti erano bianchissime, come se qualcuno le avesse da poco riverniciate.
Kakashi la raggiunse nuovamente, soffermandosi sulla soglia della porta aperta, le mani in tasca, l'occhio nero posato sulla esile figura della ragazza in piedi, di fronte alla finestra chiusa e ancor priva di tende.
"Allora?"
"E' perfetta."
Sentiva il calore del sole sulla pelle, era una sensazione stupenda che percepiva fin sotto le ossa.
"Mi tolga una curiosità…. Come faccio a procurarmi tutto?"
I soldi a sua disposizione non erano certamente sufficienti per arredare un intero appartamento.
"Non devi preoccuparti di questo, penserò a tutto io. L'appartamento sarà a posto entro domani sera."
Era convinta che soltanto una persona dotata di poteri sovrannaturali avrebbe potuto arredare una casa nel giro di 24 ore, tuttavia decise di non porre altre domande e di lasciare che quell'uomo si occupasse dei dettagli.
"Ha detto entro domani, questo significa che dovrò passare la notte fuori, dico bene?"
"E' un problema?"
"No, ma non è che potrebbe indicarmi un buon albergo? Possibilmente non troppo costoso.. sto cercando di risparmiare il più possibile."
Fino a quando non avrebbe trovato un'altra soluzione, doveva cercare di mantenersi con quel poco che possedeva.
"Niente albergo, starai da me questa notte."
Tana lo guardò di sottecchi, studiando il suo sguardo con sospetto e circospezione.
"Andiamo. Non fissarmi così, non ho certo quelle intenzioni… ma se non ti fidi lo capisco, posso trovarti un'altra sistemazione.."
Le bastò udire il tono della sua voce calma e profonda, perdendosi in quell'unico occhio visibile e in quelle labbra sorridenti coperte dalla maschera. La sua presenza, come i suoi modi gentili, le donavano tanta serenità. Non le era mai capitato con nessuno, neppure con i membri della sua famiglia.
"No. Mi va bene restare da lei, mi dispiace soltanto esserle così di peso.."
Detestava dipendere da qualcuno, ma non aveva altra scelta.
"Per me non è un disturbo, anzi! Mi fa piacere se posso essere d'aiuto."
La sua sincerità la colpì profondamente.
"La ringrazio di cuore.. non so che avrei fatto se avessi dovuto tornare al mio villaggio.."
Si liberò finalmente dai pesi che da ore si portava sulle spalle, aveva bisogno di lasciar riposare i muscoli indolenziti.
"Il quinto Hokage me lo ha accennato. La tua situazione famigliare è davvero così disastrata?"
Come aveva immaginato poco prima, Tsunade gli aveva davvero raccontato qualcosa.
"Disastrata è un garbato eufemismo.."
Rispose.
"Non so nemmeno che faccia abbia mio padre per esempio."
"Non ti ricordi di lui?"
"No. Avevo soltanto un anno quando se n'è andato di casa, ero troppo piccola per potermelo ricordare. Dopo la sua fuga mia madre pensò fosse doveroso cancellare ogni singola traccia di lui, partendo dalle fotografie che lo ritraevano."
Non aveva mai parlato con nessuno di quella faccenda, eppure con quell'uomo sconosciuto si sentiva così a suo agio che se ne rese conto a malapena.
"Non deve essere stato facile.."
Eppure lui era rimasto lì ad ascoltarla.
"Affatto. Non sono figlia unica, ho due sorelle, perciò provi ad immaginare cosa voglia dire crescere tre figlie senza il minimo aiuto. Per mia madre è stato un inferno e questa è l'unica cosa che le posso concedere."
"Io dicevo per te."
Rimase silenziosamente ferma, mentre lentamente ogni ricordo di quei giorni passati, riaffiorava da un angolo remoto della sua testa affollata di pensieri.
"No, non lo è stato."
Ricordava ancora bene gli sguardi crudeli dei suoi compagni di scuola. Non aveva mai saputo trovare una spiegazione logica, eppure quelle persone non avevano fatto altro che deriderla e umiliarla solo perché si era inspiegabilmente ritrovata senza una figura paterna. Non era colpa sua se quel viscido l'aveva abbandonata di punto in bianco, dunque perché tutti, nessuno escluso, le puntavano il dito contro facendola sentire come se la sua presenza fosse una maledizione?
I suoi occhi presero a bruciare fastidiosamente semplicemente ricordando il dolore che aveva provato in quei giorni ormai lontani, eppure nella sua mente, ancora troppo recenti.
"Hai fame? Hai già fatto colazione?"
Le domandò Kakashi rivolgendole un'altra espressione calorosa. Tana comprese quali fossero le sue intenzioni. Stava cercando di distrarla, di distoglierla da quei ricordi che le riaprivano uno squarcio più che evidente nel petto. Tana sorrise, sentendo il suo stomaco terribilmente vuoto.
"No e sto morendo di fame."
Rispose.
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"Sei debole."
Una voce martellante rimbombava nella strada deserta e silenziosa.
"Non ti ucciderò per il momento."
Tremava. Dai suoi occhi neri le lacrime colavano come cascate in un fiume in piena, il suo corpo era immobile e incapace di muoversi di un solo millimetro. Stava lì, inginocchiato sull'asfalto ruvido, mentre la sua figura inquietante lo studiava dall'alto con uno sguardo che non aveva mai visto prima.
"Quando avrai ottenuto il mio stesso potere, affrontami."
Aprì le labbra asciutte e terribilmente secche cercando di trovare un modo per rispondere, ma la voce gli rimase imprigionata in gola come se improvvisamente fosse diventato incapace di parlare. Da capo a piedi era completamente pietrificato.
"Per ottenere questo potere c'è un unico modo."
Proseguì.
"Dovrai uccidere.. il tuo migliore amico."
Da diverse notti quell'incubo si impadroniva della sua mente. Era come un martello pneumatico che gli rimbombava nel cervello ripetutamente e incessantemente, come un rituale.
Era convinto di averla superata, di non avere più timore di quegli occhi così simili ai suoi, eppure gli bastava sognare quel tragico giorno, per riprendere a tremare come un bambino; il bambino che era quando tutto ebbe inizio.
Sasuke Uchiha, si sfilò lentamente gli indumenti impregnati di sudore, prima di infilarsi velocemente all'interno della doccia. Girò la manopola dell'acqua facendola scorrere, senza preoccuparsi di voltarla dalla parte del calore. Con un profondo sospiro si buttò sotto l'acqua gelata che gli attraversò la pelle come una tempesta di spilli appuntiti, si sentì come infilzato nella carne in profondità, immobilizzato da schegge invisibili. Aveva bisogno di dimenticare, doveva togliersi dalla mente quel ricordo, quello stramaledettissimo ricordo che gli stava rovinando l'esistenza. Abituandosi in fretta alla bassa temperatura dell'acqua, si strofinò la pelle bianca e liscia con la spugna insaponata, ripulendo il suo corpo dal sudore che si era formato dopo il suo duro allenamento mattutino. Sentiva il bisogno di restare sotto l'acqua gelata per svegliare meglio i propri sensi.
Infilandosi le dita tra i capelli neri come la notte ma tendenti al blu scuro, una melodia improvvisa echeggiò dentro di lui. Era una musica distante dalle dolci parole che non riusciva assolutamente a ricordare. Gli rimbombava in un angolo lontano del suo cervello senza riuscire in alcun modo a scacciarla via. All'improvviso ricordò quella ragazza sconosciuta che suonava la chitarra e intonava quella canzone sul ponte isolato nel cuore della notte. Ricordava i suoi occhi di un castano-dorato e leggermente sottili, che aveva incrociato casualmente un paio di volte nel giro di qualche ora. Ma soprattutto rammentava il suo sguardo, così assurdamente simile al suo.
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Kakashi si offrì di accompagnarla nella propria abitazione permettendole di posare i suoi bagagli e di rinfrescarsi accuratamente prima di un'abbondante colazione. La sua casa era di piccole dimensioni, ma sufficientemente grande per ospitarli entrambi, era in ordine e perfettamente pulita, si era sempre immaginata diversamente l'appartamento di un uomo.
Dopo una rapida doccia rigeneratrice, scelse un nuovo capo di abbigliamento dallo zaino, sentendosi finalmente più libera e fresca. Un dolce profumo arrivava dalla cucina e seguendo il proprio olfatto raggiunse l'uomo che stava servendo del pesce invitante e una piccola ciotola di riso bianco sul tavolo da pranzo.
"Serviti pure, purtroppo non sono un granché in cucina, non ho idea di cosa tu sia abituata a mangiare per colazione, ma è tutto quello che posso fare."
Tana sorrise nuovamente accomodandosi al tavolo.
"Va bene così, a dire il vero non sono abituata nemmeno a fare colazione."
Disse assaporando lentamente il primo boccone di pesce ancora caldo.
"Molto male. Non bisogna mai affrontare l'inizio della giornata a stomaco vuoto."
C'era sempre una nota di premura nella sua voce.. era confortante.
"Cambia qualcosa?"
Chiese mentre il delizioso sapore di quel pesce squisito le invadeva il palato soddisfacendo le sue papille gustative.
"A stomaco pieno si ragiona meglio e si è nettamente più in forze. La colazione è fondamentale, specialmente per un ninja."
"Io non sono un ninja."
"Questo lo so, ma resti comunque una persona e il tuo fisico ha bisogno di energie."
Decise di non replicare e di continuare a riempirsi lo stomaco che pareva vuoto da giorni.
"Hai in programma qualcosa per quest'oggi?"
Le domandò sedendole di fronte.
"No, nulla.."
Cosa mai poteva avere in programma? Il giorno prima si era rifornita di provviste, aveva tutti i cambi necessari e avrebbe potuto aspettare qualche giorno prima di fare shopping.
"Perché me lo chiede?"
"Perché pensavo di farti incontrare i miei allievi questo pomeriggio."
Sorseggiò l'ultimo goccio d'acqua e con il tovagliolo si asciugò le labbra con un gesto delicato della mano.
"Davvero?"
"Certo. Non è mai semplice ritrovarsi in un ambiente totalmente estraneo. I miei ragazzi sono brave persone, ti piaceranno."
Non aveva mai avuto dei veri amici e forse era arrivato il momento di ricominciare daccapo in tutto e per tutto.
"Va bene…volentieri."
"Non preoccuparti, scoprirai presto che non c'è motivo di sentirsi a disagio."
Si chiedeva per quale motivo quell'uomo fosse tanto premuroso con lei, ma soprattutto come avesse fatto a comprendere il suo reale stato d'animo. La conosceva soltanto da sessanta minuti e già sembrava trattarla come una di famiglia. Era tutto così assurdamente nuovo per lei.
"Ad ogni modo non voglio costringerti. Se preferisci fare una bella passeggiata per il villaggio sentiti libera di agire come meglio credi.."
"No accetto, la ringrazio."
Si sentì rivolgere un altro fantastico sorriso. Provava molto disagio, era vero, ma al tempo stesso si sentiva elettrizzata come non mai. Non ricordava più l'ultima volta che qualcuno le aveva rivolto uno sguardo del genere. Ma poi, era davvero successo almeno una volta?
"Lascia pure, faccio io."
Disse Kakashi mentre Tana si alzò con i piatti vuoti tra le mani.
"Ne è sicuro? Vorrei potermi rendere utile, in qualche modo…"
"Qui sei un'ospite e gli ospiti non sgobbano."
Di nuovo non protestò e lo osservò in silenzio mentre sciacquava la ciotola e il piatto sotto l'acqua calda del lavandino.
"Maestro Kakashi.. le posso fare una domanda?"
Era davvero curiosa di sentire la sua risposta.
"Certo."
Non voleva apparire guardinga, né tantomeno sospettosa. Si fidava di lui e si fidava di Tsunade. Le bastava guardarli negli occhi per capire quanto realmente fossero intenzionati a concederle una chance. Ma quella domanda era troppo importante per essere tenuta a freno dentro di lei.
"Mi dica… perché mi sta aiutando..?"
Restò in attesa, ascoltando il suono dello scroscio dell'acqua mentre Kakashi restava immobile, serio, a fissare il lavandino.
"Mi perdoni, non voglio essere diffidente.. è solo che.."
"Non sei mai stata aiutata da nessuno prima d'ora, vero?"
Era in cerca di una sincera risposta, invece Kakashi, le rivolse a sua volta una domanda.
"Io.."
"Te la sei dovuta cavare da sola senza che nessuno ti porgesse una mano, è per questo che ora sei qui, lontana dalla tua casa e dalla tua famiglia. Senza contare, che se davvero qualcun altro prima di me ti avesse offerto il suo aiuto, ora non mi rivolgeresti una domanda del genere."
Si sforzò di decifrare il messaggio contenuto in quelle parole, ma le riuscì difficile comprenderne il vero significato.
"Ma io non.."
"E' vero, purtroppo esistono persone che si offrono spontaneamente di fornire il proprio aiuto a qualcuno con l'unica intenzione di ricevere qualcos'altro in cambio, ma noi siamo diversi. Se c'è da aiutare il prossimo lo facciamo senza esitazione, perché questo è il compito di un ninja, ma prima di tutto di un qualunque essere umano. Lasciare un proprio simile in difficoltà quando non se lo merita è a dir poco vergognoso."
Era dunque questo ciò che lo spingeva ad aiutarla? Cosa gli aveva raccontato realmente Tsunade? Oppure anche lui come il Quinto Hokage si era accorto che al di là della sua fuga da casa e dei suoi intricati problemi famigliari c'era qualcosa di molto più grande di lei?
"Io non ho idea del perché tu sia venuta qui, né so cosa realmente è tua intenzione fare . So soltanto che se ti lasciassimo abbandonata a te stessa, potremmo pentircene per il resto della nostra vita."
"Anche se non sono altro che una clandestina senza un posto in cui fare ritorno?"
"Soprattutto per questo."
Sapevano che rispedirla indietro sarebbe stato l'errore peggiore che potessero fare, dunque avevano deciso di ospitarla a Konoha e di occuparsene come se fosse un'abitante del villaggio. Sapeva di non essere partita con l'intenzione di cercarsi una nuova famiglia o qualcuno che si potesse prendere cura di lei, ma una situazione del genere non poteva che renderla felice e finalmente tranquilla, almeno momentaneamente.
"Ho capito."
Kakashi la guardò per un altro istante mentre il suo sguardo pareva nascondere un qualcosa di terribilmente importante. Eppure non aggiunse nient'altro e si limitò ad allontanarsi dalla cucina prima di aprire la porta di casa.
"Ho una piccola faccenda da sbrigare. Fa come se fossi a casa tua. Puoi anche uscire se ti va, tengo sempre una copia delle chiavi per emergenza, la trovi nel secondo cassetto della credenza."
E immediatamente sparì, lasciandola sola in quell'appartamento estraneo.
Era passato parecchio tempo da quando Kakashi si era assentato. Cominciava ad annoiarsi e sentiva nuovamente il bisogno di un po' d'aria fresca. Non se la sentiva di camminare a lungo, voleva soltanto trovare un bel posto dove fermarsi a meditare e riflettere su qualche nuova canzone. Aprì il secondo cassetto della credenza situata in cucina e vi trovò la seconda copia delle chiavi proprio come lui le aveva detto prima di andarsene. Decise dunque di uscire e di sgranchirsi all'aria aperta, aveva i piedi e le spalle indolenziti ma era una giornata troppo bella per restarsene chiusa in un appartamento sconosciuto.
Chiuse accuratamente la porta girando la chiave nella serratura e si allontanò, seguendo il suo istinto, raggiungendo la folla che popolava le strade del villaggio. La temperatura era gradevole e non aveva mai visto un sole così sorprendentemente accecante.
Camminò per diversi minuti fino a raggiungere la strada che portava alle cascate. Osservò più attentamente quella grande montagna sulla quale erano stati scolpiti 4 volti di dimensioni spropositate. L'aveva notata durante il cammino verso l'ufficio di Tsunade, ma non aveva avuto il tempo né il modo per guardarla più da vicino. L'acqua intorno era favolosa, limpida e cristallina e pulitissima come poche. Non poté resistere alla tentazione e scese velocemente lungo la strada raggiungendo la valle. Immerse una mano nell'acqua per sentirne la freschezza e una sensazione stupenda le riempì il corpo lievemente accaldato per la breve passeggiata sotto il sole bollente. L'acqua le accarezzava la pelle e il sottile rumore del mare in movimento era pura musica per le sue orecchie, vera poesia. Quella era la vita che aveva sempre sognato.. immergersi nel bel mezzo della natura senza troppi indugi, senza dover rendere conto a nessuno, senza preoccuparsi di dover fare ritorno in una casa solitaria.
Si chinò lentamente prima di sedere sul morbido terreno rimanendo in ascolto, sentendo nient'altro che il rumore dell'acqua che la circondava e il dolce cinguettio degli uccelli nascosti tra gli innumerevoli alberi in fiore.
Quiete, calma, pace, silenzio… era da troppo tempo che non si prendeva un momento per sé, senza pensare a niente e a nessuno e senza lacrime da versare, senza rabbia che le bruciava le viscere più profonde fino a dilagnarla giorno dopo giorno, ora dopo ora, attimo dopo attimo.
Dopo una lunga ora trascorsa seduta sulla riva del mare, Tana decise d'incamminarsi sulla via del ritorno, colta da un'improvvisa voglia di cantare e di scrivere una nuova canzone. A causa dell'indolenzimento che aveva alle spalle, si era ritrovata costretta ad abbandonare la sua chitarra nell'appartamento di Kakashi, perciò non le restava altro da fare se non tornare da dove era venuta un'ora prima.
Sorpresa e soddisfatta per aver imboccato la giusta strada senza perdersi una sola volta, raggiunse l'ingresso dell'appartamento e Infilò la chiave nella serratura, prima di aprire la porta cigolante e di entrare nell'abitazione ospitale. Kakashi non era ancora rientrato, ne fu molto dispiaciuta. Per un attimo le sembrò di vivere un dejavu, ma si sforzò di non andare oltre con la memoria afferrando il suo zaino ed estraendo un piccolo blocco per appunti con una penna. Poi si accomodò nel piccolo salotto e lo posò sul basso tavolo sistemato di fronte al divano. Prese velocemente la sua chitarra posandosela in grembo e cominciò a comporre mentalmente una melodia, mentre giocherellava con le corde dello strumento seguendo le note che la sua testa produceva da diversi giorni.
Il tempo trascorse più in fretta mentre scriveva una frase dopo l'altra sul suo taccuino personale, le sue dita si muovevano sinuose sulla chitarra mente componeva una canzone ad alta voce. Se c'era una cosa che sin dalla nascita non le era mai mancata era la sua incessante creatività e ne andava molto fiera. Era l'unica cosa che le permetteva di distrarsi nei momenti di tristezza, che la rendesse qualcuno, che la facesse sentire finalmente soddisfatta di se stessa.
"Looking from a distance, seems like I've lost it all
And everyone around me is waiting for this girl to fall
But my heart isn't missing I just lost control
If I don't know why, why would I know how?"
Quelle parole vagavano nella sua testa sin da quando si trovava ancora al suo villaggio, mentre progettava la sua fuga segreta chiusa nella sua stanza lontana dal mondo esterno.
Ora si trovava in un luogo distante, ma voleva ugualmente dare sfogo ai suoi pensieri ed esprimere ciò che provava quando era ancora in balia dell'inferno, ciò che tutt'ora sentiva nel profondo del suo cuore.
"I think I'm losing the fight
To make sense of it all
Got to build on my lie
So I'm safe from the fall
I'm subjected, expected to know what I feel
But I don't feel nothing
It's alright, no big deal"
"Caspita, proprio una bella voce!"
Sussultò voltandosi di scatto. Era così presa dalla sua canzone che non aveva udito Kakashi fare ritorno a casa. L'uomo era in piedi dietro di lei con la mani comodamente adagiate nelle tasche dei pantaloni.
"Mi scusi, non l'avevo sentita rientrare.."
Disse Tana posando la chitarra al suo fianco prima di raggruppare tutti i fogli sparsi sul tavolino.
"Non importa."
Disse tranquillo.
"Sei molto brava."
"Grazie."
Sentirselo dire era sempre piacevole. L'unico complimento che accoglieva con grande entusiasmo.
"Scrivi canzoni?"
"Più o meno.."
"Interessante."
Restò a fissarlo per qualche secondo prima di scostare nuovamente lo sguardo. Quell'uomo aveva la capacità di tranquillizzarla e allo stesso tempo di farla sentire in soggezione.
"Allora, ti va di venire?"
Chiese lui spezzando il silenzio.
"Dove?"
"A conoscere i miei allievi."
Se n'era già totalmente dimenticata.
"Si, d'accordo."
Sapeva che si sarebbe fatta prendere dall'agitazione all'idea di incontrare gente nuova nonostante non stesse più nella pelle, i battiti del suo cuore accelerarono all'improvviso mentre posandosi la mano sul petto cercava di calmarli. Aveva sempre il timore di non essere accettata per quello che era, di essere guardata con disprezzo e sospetto, ovunque andasse e chiunque incontrasse. Oppure, di essere ammirata unicamente per il suo aspetto esteriore.
Nonostante ciò, stare in mezzo alla gente era una necessità per lei.
"Allora seguimi."
Kakashi la precedette incamminandosi verso l'ingresso, ma le permise di uscire per prima, tenendo la porta come un vero gentil'uomo. Aspettò che girasse con cura la chiave nella serratura, poi lo seguì camminando al suo fianco. Kakashi era un uomo molto alto, ben proporzionato e dal fisico atletico. La maschera aderente che gli copriva il volto gli donava quel tocco misterioso che gli calzava a pennello rendendolo assolutamente affascinante. In quel momento non poté fare a meno di domandarsi che aspetto avesse suo padre. In passato le sarebbe piaciuto molto poter vedere una sua foto, pur detestandolo per averla abbandonata così presto e per aver causato troppa sofferenza a quella che avrebbe dovuto rappresentare la sua famiglia. Con il passare del tempo smise di pensarci, arrivando persino all'idea, che se soltanto avesse visto il suo volto, lo avrebbe immediatamente incenerito nel fuoco del camino ardente.
"Sei pensierosa."
Osservò Kakashi senza distogliere lo sguardo dalla strada.
"Si."
Rispose.
"Pensavo all'uomo che avrebbe dovuto essere mio padre."
Nemmeno lei sapeva per quale ragione gli stava raccontando i suoi pensieri privati.
"Non è facile quando un genitore ci lascia sin da piccoli, ma se fossi in te non ci ricamerei troppo su."
"Ha ragione.. solo che a volte…"
"A volte ti viene quasi spontaneo, giusto?"
"Si."
Non era mai riuscita a capire per quale ragione se ne fosse andato. Diverse volte aveva provato a domandarlo a sua madre, ma per lei l'argomento era taboo. A dire il vero se sua madre le rivolgeva la parola, era un'autentica rarità.
"Te l'ho detto, non ci pensare."
Aveva ragione, pensarci non sarebbe servito a nulla. Al contrario le avrebbe soltanto procurato un'immensa rabbia e non intendeva logorarsi i nervi per qualcuno che non aveva mai fatto parte della sua vita. Aveva trascorso troppi momenti a detestarlo e a maledirlo per averle rovinato l'esistenza, ora era finalmente in un clima di serenità e non intendeva distruggere tutto solo per le sue inutili riflessioni.
Nei dieci minuti seguenti, Tana non disse più una parola. Kakashi la osservava con la coda dell'occhio, senza trovare le giuste parole per cominciare un discorso. Avrebbe dovuto dirle qualcosa, riferirle una triste verità, ma pensò fosse ancora troppo presto per lei, dopotutto non era così importante metterla a conoscenza di quel piccolo dettaglio.
Giunti all'inizio di un ponte di collegamento tra una strada e l'altra, Tana poté udire delle voci indistinguibili a poca distanza da loro. Avanzando riuscì a mettere a fuoco tre sagome che si facevano sempre più vicine mano a mano che si avvicinavano.
Dopo alcuni passi Kakashi si fermò, Tana prontamente dietro di lui.
"Ehilà, ragazzi."
Disse sollevando una mano in segno di saluto.
"E' di nuovo in ritardo maestro!"
Esclamarono due ragazzi all'unisono. Avevano all'incirca la sua età e ora la loro immagine era perfettamente chiara ai suoi occhi: Una ragazza dai capelli rosati e lunghi fino al collo, due iridi verdi, la pelle chiara. Un ragazzo dai capelli dorati e gli occhi di un azzurro intenso quasi quanto il colore del mare che aveva visto quel pomeriggio. Non aveva mai visto degli occhi così belli, erano incredibilmente espressivi, sembravano nascondere tutta una vita al loro interno e lei poteva leggerne una parte. Solitudine, dolore, seguiti da tanta gioia e serenità. Non era mai stata capace di spiegarsi come potesse scavare così a fondo nello sguardo di qualcuno, le bastava guardare la gente negli occhi per capirne la reale natura.
Rimase un attimo immobile osservando le sue guance da bambino con tre segni simili a graffi su entrambi i lati del viso.
"Scusate ragazzi, ho avuto diversi contrattempi."
Spiegò Kakashi.
"Si, la solita storia."
Brontolò il ragazzo, incrociando le braccia al petto con aria seccata.
"Dico sul serio.. andiamo, non sempre vi racconto bugie."
Spiegò Kakashi, tranquillo.
"Il che equivale al 99,9% delle volte."
Proseguì il ragazzo visibilmente irato.
"Su, adesso calmati Naruto."
Avvertì l'ennesimo improvviso aumento del battito cardiaco non appena si accorse che lo sguardo del ragazzo era ora posato attentamente su di lei. La fissava sorpreso, confuso, con un'espressione interrogativa dipinta sul volto.
"Scusi maestro… chi è quella ragazza?"
Chiese dunque, curioso. Si sentì imbarazzata come non mai quand' anche gli occhi verdastri della ragazza iniziarono a studiarla.
"Già, me ne stavo quasi dimenticando."
Non poté fare a meno di trattenere un altro sussulto quando sentì la mano di Kakashi posarsi sulla sua spalla. Non aveva mai avuto contatti con nessuno, ricordava a malapena persino l'ultima volta che qualcuno le aveva rivolto un gesto d'affetto.
"Questa ragazza mi è stata affidata dal quinto Hokage, perciò siate gentili con lei e cercate di integrarla fra di voi."
Disse Kakashi, senza rimuovere la mano dalla sua esile spalla.
"Cavolo…"
Le guance segnate del ragazzo si colorarono di un intenso color lampone, i suoi occhi azzurri come il cielo non smettevano un secondo di osservarla.
"E' bellissima…"
Solitamente dopo un commento del genere, girava i tacchi e si allontanava senza dire una parola, senza minimamente considerare la persona che le aveva rivolto quel complimento fastidioso. Eppure questa volta fu totalmente diverso. Il modo in cui le era stato detto, in cui lui la guardava.. c'era tanta dolcezza nella sua voce e il sentimento che avvertì dentro di sé non era minimamente paragonabile all'irritazione.
Al contrario, quel tanto odiato commento pronunciato da lui era molto piacevole.
"Grazie.."
Sussurrò arrossendo a sua volta. Il ragazzo sembrò ricomporsi, senza cancellare il colorito evidente dalle sue guance paffute. Le si avvicinò con la mano tesa verso di lei e un largo sorriso stampato sulle labbra.
"Ciao! Io sono Naruto Uzumaki, il futuro Hokage del villaggio della Foglia! Molto piacere!"
Tana ricambiò il sorriso, molto semplicemente e spontaneamente, afferrando dolcemente la sua mano, calda e gentile.
"Ciao.. io sono Taname Kisaragi. Ma ti chiedo di chiamarmi Tana."
Quella stretta di mano era molto gradevole, poteva avvertirne il calore in tutto il corpo.
"Io invece sono Sakura Haruno!"
Esclamò la ragazza salutandola con un gesto di mano e un amichevole sorriso. Tana ricambiò, annuendo.
"Piacere."
Non avrebbe mai pensato di sentirsi bene fino a quel punto. Da tempo desiderava trovarsi in mezzo alla gente giusta, che non la giudicasse e non la guardasse solo per come appariva esternamente. Non era solita a montarsi la testa o a costruirsi castelli in aria, ma forse finalmente, aveva incontrato le persone che cercava da una vita.
"Beh? Tu non ti presenti?"
Kakashi la distolse nuovamente dai suoi pensieri e osservò un punto preciso alle sue spalle. Si era dimenticata della presenza di una terza persona. Si voltò nella direzione indicata dall'unico occhio visibile di Kakashi e in quel momento ebbe come la sensazione che le sue gambe avrebbero ceduto da un momento all'altro e che il suo corpo si sarebbe sciolto come un gelato sotto il sole di agosto. Non poteva credere ai suoi occhi, non avrebbe mai pensato di rivederlo ancora, per giunta nel medesimo giorno. Davanti a lei c'era quel ragazzo splendido dagli occhi neri e i capelli del colore della notte. Stava lì, in piedi, appoggiato al parapetto del ponte con le mani nascoste nelle tasche dei suoi pantaloni bianchi. Con sguardo serio e scrutatore, la fissò ancora una volta e un altro brivido le invase la spina dorsale risalendo fino alla nuca.
"Sasuke Uchiha."
Disse senza aggiungere nient'altro.
E così ora conosceva anche il suo nome.
Sasuke..
Avrebbe voluto rispondergli, dire qualunque cosa, ma in quel momento sentiva la gola completamente prosciugata e rimase in silenzio.
"Maestro, quando cominciamo l'allenamento?"
Domandò il ragazzo di nome Naruto, improvvisamente esaltato.
"Ora iniziamo, non avere fretta."
Disse Kakashi, rimproverandolo gentilmente.
"Maestro, se dovete allenarvi io vado a fare due passi."
Esclamò Tana quando riuscì a recuperare la voce che aveva momentaneamente perduto.
"Mh? Non rimani?"
Sembrava sorpreso. Evidentemente si aspettava la sua permanenza.
"No, non voglio disturbare, e poi ci sono ancora dei posti che vorrei visitare, ci rivediamo più tardi."
Le sarebbe piaciuto assistere ad un vero allenamento ninja, ma soprattutto moriva dalla voglia di osservare Sasuke, zitta, ammirando ogni perfezione del suo aspetto mozzafiato. Tuttavia era troppo nervosa e troppo impacciata, se avesse sostenuto il suo sguardo ancora per un attimo, sarebbe stramazzata al suolo priva di conoscenza. Era la prima volta che un ragazzo totalmente estraneo le faceva girare la testa fino a quel punto.
"Ho capito, va bene, stai attenta a non perderti."
Disse Kakashi.
"Che peccato, non resti?"
Domandò Naruto, deluso.
"Oggi no, sarà per un'altra volta magari."
Sorrise ancora. Quel ragazzo le trasmetteva allegria.
"Ci vediamo ragazzi, mi ha fatto piacere conoscervi."
E senza più voltarsi verso di loro camminò spedita e a testa alta verso il villaggio che cominciava ad imprimere nella sua memoria.
