Ryan oltrepassò la scrivania e si avvicinò ad Esposito. "Quando arriva Fernando?" gli chiese, passandogli una tazza di caffè appena fatto completa di disegno fatto con la schiuma del latte. Esposito fece un cenno di gratitudine prima di lanciargli un'occhiataccia.

"Sei incredibile a volte." Scosse la testa. "Non lo so comunque, presto credo, gli ho dato il mio biglietto da visita sulla scena del crimine e gli ho chiesto di passare questa mattina."

"Dunque, quando lo interrogheremo faremo finta di non sapere chi altro lavora al locale?" chiese Ryan.

"Sì. Era molto silenzioso sulla scena, voglio fare in modo che parli per primo."

Il cicalino dell'ascensore li fece voltare in quella direzione. Un agente entrò accompagnando un tizio dall'area nervosa di circa vent'anni, coi capelli unti raccolti in una stretta coda di cavallo poggiata alla nuca. Indossava uno smanicato con il logo del Boulevard Cafè stampato sul petto e teneva il cappotto sotto braccio. I due detective si alzarono e lo raggiunsero sulla porta della sala interrogatori.

"Fernando Thorne?" chiese Ryan e l'uomo annuì. Ryan gli indicò di entrare nella stanza. "Per favore, entri e si sieda."

"Grazie, Miller," Esposito ringraziò l'agente che uscì chiudendosi la porta alle spalle.

"Signor Throne," iniziò Ryan. "Grazie per essere venuto al distretto questa mattina, gliene siamo molto grati. Come ben sa, stiamo indagando sull'omicidio di Roberta Gussie, il suo capo. Che cosa può dirci di lei?"

"Uh, certo." Scrollò le spalle. "Nana non è esattamente una persona facile da conoscere all'inizio... oh, era. Beh, non era esattamente una persona socievole. Non veniva mai nel locale a meno che non avessimo problemi di organico. Da quando ha assunto Penny come manager credo di averla vista una o due volte a settimana."

"Bene. Con chi altri lavora?" chiese Ryan.

"Penny, come ho detto. L'ha assunta circa otto o nove mesi fa, credo."

"E Penny che tipo era?" intervenne Esposito.

"Noiosetta. Tipo, non è mai venuta a bere qualcosa con me e Jack dopo il lavoro, mai! Sul lavoro era a posto, era brava a far quel mestiere."

"Ah, bene," rispose Ryan prendendo appunti. "Chi sarebbe Jack?"

"Sì, Jack Lopez?" Esposito notò che Fernando si era innervosito, sembrava teso sulla sedia mentre guardava da un'altra parte, e gli erano arrossite le orecchie. "Il nipote di Nana."

Esposito e Ryan si guardarono velocemente e controllarono i loro appunti. "Era l'altro barista al locale, prima che Nana lo licenziasse tipo due giorni fa. Siamo amici!"

"Quanto amici, Fernando?" domandò Esposito, con un'occhiata accondiscendente.

"Tipo... è il mio migliore amico?" Esposito aggrottò le sopracciglia. "Oh va bene, se non avesse avuto la ragazza gli avrei chiesto di uscire con me."

Ryan annuì prima di passare alla prossima domanda. "Conosce la suddetta ragazza?"

"Non proprio, l'ho vista un paio di volte ma siamo amici su MyFace."

"Come si chiama?"

"Henrietta Trevino."

"Ottimo, grazie. Qualcun altro che lavora al locale?" continuò Ryan.

"Sì, c'è Desmond, il cuoco. Un bel tipo, si è sempre preso cura di me e Jack. E le sue uova alla Benedict, cavolo, dovete provarle."

"Come ha reagito Desmond al fatto che non venite pagati da qualche settimana?" chiese Esposito.

"Si è arrabbiato con Nana e ha fatto in modo che io e Jack avessimo abbastanza da pagare l'affitto. Lui e Nana erano divorziati, sapete? Dev'essere strano lavorare così a stretto contatto." Questa volta fu Ryan ad aggrottare la fronte e guardò verso Esposito, che annuì.

"Un'ultima domanda, Fernando", disse Esposito cercando di mantenere la concentrazione. "Dov'era ieri notte tra le dieci e la mezzanotte?"

"Uh, ero a casa, perchè?"

"Qualcuno può confermarlo?"

"Beh, stavo raidando l'Emerald Nightmare con la mia gilda a World Of Warcraft fino a dopo mezzanotte quindi almeno 29 di loro erano lì in chat vocale e poi c'erano tutti gli altri online."

Esposito si scambiarono un'occhiata allo stesso momento e annuirono. Ryan allungò la mano verso Fernando per salutarlo. "Grazie per essere passato, è tutto quello che ci serve per ora. Ci metteremo in contatto con lei se avremo bisogno di chiederle altro, può chiamarci se le viene in mente qualcosa."

"Oh, okay. Tutto qui? accidenti, non è stata così male come pensavo!"

Vikram bussò alla porta, la aprì e fece capolino nella stanza. "Ragazzi, siete pronti per quel filmato?" Ryan si alzò e lo seguì.

"Certo, arrivo subito," rispose Esposito, poi si voltò verso Fernando e gli strinse la mano. "Per favore, aspetti qui, l'agente Miller la scorterà all'entrata."


Nella stanza dedicata all'analisi video e informatica, Vikram si scrocchiò le nocche e distese le braccia. "Dunque, ho raccattato tutti i filmati delle videocamere nelle vicinanze e la cosa più utile l'ho trovata in quella del negozio vicino al locale."

Premette il tasto play e continuò a parlare mentre il filmato scorreva sul grande schermo di fronte a loro. "Giusto dall'altro lato del vicolo, ma la videocamera punta proprio verso il cafè e potete vedere il muro qui," indicò lo schermo. I due detective annuirono.

"Alle 10:24 qualcuno entra nel vicolo, guardate la borsa che è quasi vuota."

"Uomo o donna?" chiese Ryan. "Difficile da dire."

"A questo punto non ne ho idea, ma quando esce alle 10:46..." Mandò avanti veloce il nastro e mise in pausa. "La borsa è piena e il tizio se ne va mescolandosi in un gruppo di persone. Però va dritto verso la videocamera.

Selezionò una piccola porzione dello schermo e lo ingrandì quanto bastava per distinguere il viso. "Mi pare una donna," disse Esposito.

"Vikram, non riesci a trovare un angolo migliore?" domandò Ryan.

"No, sfortunatamente. Ho già fatto partire il riconoscimento facciale, ma dubito ci sia abbastanza su cui lavorare."

"Va bene lo stesso," asserì Ryan. "Tienici informato!"

"Ovvio!" I due detective fecero per uscire dalla stanza ma si bloccarono quando Castle entrò, con dei cartoni da pizza in mano.

"Possibile sospettato?" domandò, avvicinandosi allo schermo per vedere meglio.

"Dipende. Hai preso quella ananas olive e dop..."

"E doppio jalapeno, sì Espo, c'è anche la tua, stai tranquillo," sorrise lo scrittore.

"Portale via da tutta l'alta tecnologia, per favore!" Vikram provò a far uscire Castle.

"Fammi vedere un attimo!"

Vikram continuò a spintonarlo fuori. "Puoi guardare quando non hai della pizza unta in mano, bambinone!"

Ryan rimase incuriosito dal commento di Vikram ed Esposito stava per dire qualcosa di stupido quando l'altro detective gli diede una gomitata, indicando Castle. Lo scrittore aveva uno sguardo completamente rimbambito e gli volle un attimo per riprendersi, e i due detective si scambiarono uno sguardo. Appena entrarono nella saletta, si chiusero la porta dietro la schiena e circondarono lo scrittore.

"Bene, abbiamo il mostro di 'Sito, una Fiorentina per Vikram, una con doppio pollo, senza cipolle, per Ryan e doppio salame piccante per me!" Si voltò e trovò i tre poliziotti stretti attorno a lui, molto vicini, e tutti e tre con uno strano sguardo stampato in faccia. "Ehi, che c'è?"

Esposito gli diede uno scappellotto bello forte dietro la nuca. "Senti bello, ci spieghi che accidenti hai oggi?"

"Eh, sei ancora più agitato del solito!" continuò Ryan mentre Castle si sfregava la nuca, il viso torvo.

"Agitato o strambo?" sorrise Vikram. A quelle parole, tutti si voltarono a fissarlo in silenzio.

Esposito fu il primo a parlare. "Ma lascia perdere va..."

"Non funziona così, non puoi prendere in giro Castle finchè non hai finito il tuo periodo di rodaggio al distretto," commentò Ryan scuotendo la testa. "Lui stesso deve ancora finire, per cui abituatici. Ci vorranno anni!"

Castle approfittò dell'attimo di distrazione per armeggiare con il cartone della sua pizza, ne prese una fetta e nascose il suo sorriso prendendone un morso. "Comunque," mugugnò cercando di non sputacchiare. "Avete interrogato qualcuno?"

"Sì, il barista che non è stato licenziato è passato stamattina, ci stiamo concentrando su quello che è stato licenziato, visto che è saltato fuori che è il nipote della vittima, e il cuoco dovrebbe arrivare tra una ventina di minuti."

"Interessante, è un sospettato?"

"Sì, beh, abbiamo scoperto che lui e la vittima erano divorziati, per cui..." Ryan si pulì il mento con un tovagliolo. "Ehi, Vikram, puoi stampare l'immagine della donna del filmato della videocamera? Vorremmo mostrargliela per vedere se la riconosce."

Virkam annuì e il tuorlo dell'uovo sgocciolò dalla pizza al suo mento fino alla cravatta. "Sì, nessun problema."


Fecero scortare Desmond Olsen nella sala interrogatori 2 dall'agente Miller mentre mangiavano quel che riuscivano delle enormi pizze che Castle aveva preso. "Ce n'è più che abbastanza per cena," disse Vikram con un sorriso.

"Sì, della mia! Buona fortuna con la tua, tra mezz'ora sarà già stata finita!" Esposito uscì dalla saletta ridendo.

"Ehi Castle, ti va di andare nella sala osservazione? Non mi dispiacerebbe il tuo parere, dopo."

"Certo Ryan," rispose, incuriosito.

Castle si sistemò, mettendosi comodo nella stanza buia. Si guardò attorno con un mesto sorriso, ricordandosi di tutti gli interrogatori a cui aveva assistito e di tutte le persone che gli avevano fatto compagnia. Tutte le volte che vi aveva soggiornato con il Capitano Montgomery prima che Beckett lo lasciasse entrare durante gli interrogatori stessi, quelle poche volte che c'era stata la Gates, sempre fredda come l'acciaio, e quelle poche volte, sempre finiti i turni, che era riuscito ad andare oltre la seconda base con Beckett al distretto.

Il flusso dei ricordi fu interrotto dall'apertura della porta dall'altro lato del vetro, e dai ragazzi che entravano.

"Signor Olsen, grazie per essere venuto al distretto."

Castle si prese un momento di silenzio per osservare il sospettato. L'uomo afroamericano, ben rasato e vicino alla sessantina, sembrava abbastanza in forma. Castle decise che pareva ben avvezzo a passare lunghe ore in piedi mentre cucinava.

Non aveva però il solito aspetto del cuoco da tavola calda, con pancia enorme e braccia flaccide. Un po' gli ricordava Montgomery.

"Non mi avete dato l'impressione di poterlo evitare."

Ryan ignorò il commento. "Vorremmo farle qualche domanda, non ci vorrà molto. Come ha conosciuto Roberta Gussie?"

"La situazione era complicata tra Nana e me."

I ragazzi attesero che continuasse ma non disse null'altro. Ryan provò ad incoraggiarlo. "In che modo?"

"Divorziati e soci in affari."

"Capisco. Quanto siete stati sposati?"

"Nove anni finchè i documenti non sono stati finalizzati due mesi fa, e siamo usciti insieme per quattro anni prima di quello. Ci siamo conosciuti in un locale giamaicano a Harlem dove facevo il cuoco. Lei faceva la cameriera e si prendeva cura di sua madre nel tempo libero, e abbiamo iniziato ad uscire. Quando sua madre è morta, Nana ed io ci siamo licenziati dalla tavola calda e abbiamo messo su il Boulevard. Ci siamo sposati un paio d'anni dopo."

Castle notò che Esposito annuiva mentre prendeva appunti, poi alzò il capo. "Perchè restare in affari dopo il divorzio?"

"Beh, vedete, non mi permetteva di comprare la sua parte, e io non le permettevo di comprare la mia." Castle notò che Desmond iniziava a sembrare un po' teso in quella situazione. "Io non volevo lasciare l'azienda, ci ho speso un bel po' di tempo e denaro in quel posto!"

"E nello staff," lo pungolò Ryan.

"Esatto, beh qualcuno deve pagarli, no? E se non lo faceva lei, lo dovevo fare io. Colpa mia in ogni caso, se avessi rilevato la sua quota, non si sarebbe messa ad accumulare contante a quel modo."

"E Jack? Pagava lui, ma non gli altri."

Desmond sollevò di scatto lo sguardo dalle mani. "E voi che ne sapete di Jack?"

"Sappiamo che faceva in modo che ricevesse il pieno stipendio, anche se Fernando e Penny non venivano pagati."

Desmond emise un suono simile ad un grugnito. "Più o meno, sì."

"Vuole spiegarci il resto?"

Desmond scrollò le spalle. Dietro al vetro, Castle sussurrò: "Non era una domanda."

"Jack è... il figlio di Nana." Desmod sospirò vistosamente. "Era un segreto di famiglia, una famiglia molto piccola. Sua mamma l'ha cresciuto, dopo che un poco di buono ha messo incinta Nana, uno spacciatore che è morto qualche mese dopo."

"E allora perchè lo trattava così male?"

"Mi ha detto che somigliava molto al suddetto poco di buono, fin da piccolo, e non so... magari le causava dei flashback, non ne ho idea, non ho mai chiesto con troppa insistenza." Castle aggrottò la fronte mentre Desmond andava avanti. "Non tutte le donne sono fatte per essere madri."

Dopo qualche attimo di silenzio, Ryan chiese a Desmond dov'era al momento del delitto. Ci pensò su un momento prima di rispondere. "Ho portato la mia nuova ragazza fuori a cena, siamo andati a casa sua e sono rimasto a dormire."

"Avremo bisogno di nome e indirizzo, e un numero per poterla contattare." Ryan si appuntò tutto con un cenno del capo.

"Signor Olsen, un'ultima cosa. Conosce per caso questa persona?" Esposito gli mostrò i fermo-immagine presi dal filmato di sorveglianza. Il cuoco scosse la testa.

"No, o meglio, non saprei. Non è una gran immagine."

"Il meglio che siamo riusciti a fare," commentò Esposito. "Grazie per essere passato, è libero di andare."

I due detective si alzarono mentre Ryan concludeva l'interrogatorio. "La contatteremo se vorremo farle nuove domande."

Raggiunsero quindi Castle nella stanzina d'osservazione, lasciando Olsen in quella d'interrogatorio, ma la stanza era vuota. Ryan sfiorò il braccio di Esposito e indicò dietro di sè, verso il centro dell'open space, dove Castle stava baciando Beckett.

Esposito gemette. "Così tante PDA nel distretto..."

"Eddai Javi, sono carini!" ridacchiò Ryan.

Javier fece una smorfia disgustata e si diede una manata in faccia. "Mi viene da vomitare."