Rose si svegliò con un mal di testa terribile.
Si guardò intorno e scoprì di essere stesa su una brandina, in una cella così piccola che a malapena riusciva a contenerla. Era attaccata ad un elettrocardiografo e indossava, per l'ennesima volta, un camice ospedaliero.
Dea si stava davvero stufando di svegliarsi in quel modo. Almeno quella volta non aveva le cannule nasali...
Vide che oltre le sbarre, seduto su una sedia proprio accanto all'entrata della cella, c'era un ragazzo. Forse a malapena ventenne, portava un cappello marrone che gli copriva le orecchie e il collo; ovviamente non poteva non indossare la tuta da caldaia bianca degli Hearts.
Law doveva averlo messo lì per sorvegliarla ma non stava facendo un buon lavoro considerando il basso ronzio del suo russare.
Provò a mettersi seduta ma il male al petto la costrinse a sdraiarsi di nuovo.
Doveva esserle scappato un verso di dolore perché il ragazzo si svegliò di soprassalto, puntando lo sguardo assonnato su di lei.
"Oh bene, ti sei svegliata, il capitano ne sarà felice."
Il ragazzo sorrise e si stropicciò gli occhi, dopo di che pescò un paio di occhiali da una tasta e li indossò.
"Ti consiglio di non muoverti: la ferita alla spalla sta guarendo bene ma la lesione al polmone no. Il capitano ha dovuto rioperarti perché avevi un'emorragia interna e-"
"Già e di chi è la colpa?!" ...ci risiamo. La voce di Rose era rauca e strozzata e, inevitabilmente, il petto le fece male.
Dea stava iniziando ad odiare il suo polmone destro... e Law di conseguenza.
Il ragazzo arrossì e si grattò la nuca. Poverino, sembrava proprio un bambino in difficoltà. In fondo non era stata colpa sua, lei non lo aveva nemmeno mai visto prima...
"Senti, potresti andare a chiamare il tuo capitano? Devo davvero tornare all'hotel e, per far risparmiare tempo ad entrambi, puoi benissimo riferirgli che non ho cambiato idea riguardo alla sua 'proposta di lavoro'!"
"Già... ascolta... il capitano è appena andato a dormire dopo essere rimasto qui tutto il giorno... non è che potresti aspettare e lasciarlo riposare un po'?"
Cosa?!
"In che senso 'tutto il giorno'?! Che ore sono? Da quanto sono qui?"
Guardando l'orologio appeso alla parete dall'altra parte della stanza, il ragazzo le rispose:
"Sono le due di notte. Sei qui da venticinque ore e quaranta minuti. Il capitano ti ha portato sul Polar ieri notte, ti ha operata e, quando ha ritenuto stabili le tue condizioni, ti ha trasferita qui sotto. È rimasto tutto il giorno a controllarti e solo mezz'ora fa sono finalmente riuscito a dargli il cambio per cui, per favore, potresti tornare a dormire e aspettare ancora un po' prima di farmelo chiamare?" la guardò con occhi speranzosi.
Beh... era esterrefatta!
Come mai Law l'aveva salvata, di nuovo? Dopo tutto quello che gli aveva fatto passare, perché non l'aveva semplicemente uccisa? Era pure rimasto tutto il giorno a monitorarla...
Forse la stava tenendo in vita per poterla torturare... dalle voci che giravano sul suo conto non ne sarebbe rimasta sorpresa.
Oppure l'aveva salvata per 'chiederle' di nuovo di lavorare per lui... cosa molto più probabile.
Il punto era che lei non avrebbe mai lavorato per il chirurgo.
Non per qualche capriccio o altro... Semplicemente, non poteva!
Aveva una specie di contratto vincolante ed esclusivo con il capo di Mr. Sayf e con LUI non si scherzava. MAI!
Non lo aveva detto a Law perché la segretezza era molto importante per il suo datore di lavoro ma, forse, considerando il fatto che le aveva salvato la vita, avrebbe potuto farglielo intendere...
NO, che stava pensando?!
Non doveva niente a quel pirata. L'aveva salvata, vero, ma anche lei l'aveva fatto. Per ben due volte! Quindi, come aveva detto lui stesso dopo averla messa fuori combattimento, ora erano pari.
Fatto stava che Rose non era propriamente senza cuore e, considerando che Law l'aveva controllata per tutta la notte e tutto il giorno, avrebbe potuto chiudere un occhio e lasciarlo dormire un po'.
Un piccolo favore che comunque avrebbe giovato anche a lei, visto che si sentiva davvero debole.
Anche se non se lo merita dopo il calcio alla nuca... cazzo che male a proposito...
Lanciando un'occhiata al ragazzo scoprì che questi era rimasto ad aspettare la sua risposta con due occhioni da cucciolo... a cui Rose non riuscì proprio a resistere.
Dea, devo sperare che non mi chieda altro guardandomi in quel modo, altrimenti sono fregata...
"Si, va bene. Comunque sono un po' stanca... vorrà dire che gli parlerò domani mattina..."
"Grazie mille signorina, sono davvero felice di sentirtelo dire. Mi chiamo Tonakai comunque."
Che carinoo... Rose controllati!
"Piacere di conoscerti, io sono Rose."
"Che bel nome... sai mi hanno detto che sei una persona davvero pericolosa ma, secondo me, hanno esagerato. Sei così educata e femminile, non credo proprio che tu possa far del male a qualcuno."
Oh mia dea ora mi sciolgo... come si fa ad essere così ingenui eppure così adorabili?! È un'arma di distruzione di massa!
"Si... beh... grazie. Ma non dovresti giudicare un libro dalla copertina. Ora se vuoi scusarmi dov-"
"Lo so, hai ragione. Me lo dicono tutti che sono un credulone, però tu sei così piccola e carina che -"
"IO NON SONO PICCOLA! E ora smettila di parlare! Ho sonno!"
"Scusa scusa, non volevo dire che sei bassa ma-" Rose gli lanciò un'occhiata feroce che gli fece gelare il sangue nelle vene.
"Scusa scusa scusa. Ecco ora sto zitto... un'ultima cosa... stai bene? Vuoi qualcosa? Un po' d'acqua o forse vuoi che aumenti gli antidolorifici?"
"Sto bene. Sono solo stanca. Sarà a causa dell'intervento e di tutto quello che è successo in questi giorni... grazie, ma vorrei solo dormire un po'."
"Certo certo, non c'è problema. Hai perso molto sangue e, combinato con l'intervento, gli antidolorifici e le manette di agalmatolite, è perfettamente normale che tu ti senta così. Ora sto zitto promesso. Buonanotte."
Rose sentì un fischio nelle orecchie e, con lentezza mortale, spostò lo sguardo dal sorriso innocente di Tonakai ai suoi polsi.
Erano entrambi chiusi in stretti bracciali collegati con una lunga catena... manette... in pietra del mare.
Ecco spiegata la sua immensa debolezza...
Il fischio nelle sue orecchie aumentò e, prima che il ragazzo riuscisse nuovamente a sedersi, Rose cacciò un urlo che risuonò in tutto il sottomarino.
Law si sdraiò a letto dopo quasi 48 ore di veglia.
Erano stati giorni intensi e, a complicare il tutto, ci si era messo pure il combattimento e il successivo intervento di Rose.
Nonostante quello era soddisfatto.
Era riuscito a catturarla e di sicuro non se la sarebbe più fatta scappare!
Era rimasto al suo capezzale per tutto il giorno, sperando di poterle parlare e vedere la sua reazione ma evidentemente, quella volta, aveva indovinato il giusto dosaggio per l'anestesia.
Aveva fatto un passo avanti ma allo stesso tempo si sentiva frustrato.
Chissà quando si sarebbe svegliata... era così impaziente di parlarle che, fin quando Tonakai non era venuto a pregarlo per potergli dare il cambio, non si era neanche reso conto del tempo passato a guardarla dormire.
Aveva deciso di metterla in una delle celle sul fondo del sottomarino. Era raro che le usassero: di solito non prendeva ostaggi e, se succedeva, quest'ultimi finivano direttamente sul suo tavolo operatorio.
Era riuscito a farci entrare una brandina e perfino un elettrocardiografo ma la grandezza di quelle celle era così esigua che si era dovuto mettere all'esterno per poterla controllare comodamente.
Era stato soddisfacente e snervante guardarla attraverso le sbarre.
Era evidente che il suo cervello non funzionasse a pieno regime ormai da qualche giorno visti i suoi pensieri incoerenti e contrastanti.
Cercando una posizione più comoda si massaggiò gli occhi provando ad alleviare l'emicrania persistente.
Aveva decisamente bisogno di una bella dormita.
Fece un respiro profondo per calmare i nervi. Pian piano sentì tutti i muscoli del corpo rilassarsi uno ad uno e una grande pesantezza gli calò addosso.
Era quasi nel mondo dei sogni quando sentì l'urlo.
Scattò in piedi e si diresse subito verso la porta.
Il grido, acuto e prolungato, proveniva dal basso...
Sapendo perfettamente di chi si trattasse, imboccò le scale ed iniziò a scendere. Incrociò diversi membri della ciurma che lo guardarono sfrecciare verso la fonte del disturbo ma non diede loro spiegazioni.
Arrivò al piano più basso del sottomarino, dov'era situato il magazzino con le scorte alimentari, i pezzi di ricambio e i siluri. Sulla sinistra, proprio accanto alle scale, stavano due piccole celle.
In quella più lontana da lui c'era Rose, ancora stesa sulla brandina, che urlava come una pazza. Subito fuori dalla cella Tonakai, armeggiando freneticamente con il mazzo di chiavi, cercava in ogni modo di calmarla.
"Che cosa sta succedendo?" Law cercò di sovrastare le urla della ragazza ma ci riuscì a stento.
"Non lo so capitano. Si è svegliata e sembrava stare bene poi dal nulla ha iniziato ad urlare e a dimenarsi..."
"TOGLILE! TOGLIELEEEE! AHHHH"
"Cosa vuole togliersi?"
"Non lo so! Lo ripete da quando è iniziato tutto questo." Tonakai era nel panico. Era evidente che non sapesse cosa fare. Era così agitato che non riusciva nemmeno a trovare la chiave giusta per aprire la cella.
Rose continuò a dimenarsi e ad urlare; se avesse continuato così le si sarebbero riaperte le ferite.
Non aveva fatto tutta quella fatica per tenerla in vita per poi vederla morire in quel modo stupido!
"Apri la cella, svelto!"
Tonakai trovò finalmente la chiave giusta e, con mani tremanti, riuscì ad aprire la porta.
Law si precipitò dentro e trattenne la ragazza per le spalle.
"Rose-ya. Rose-ya. ROSE-YA CALMATI!" anche urlandole in faccia e scrollandola leggermente sembrò non sentirlo. Era in piena crisi isterica, completamente fuori controllo.
Continuava a ripetere la stessa frase, intervallata da urla prolungate.
Cosa l'aveva fatta scattare?
Vide del sangue sulle sue mani.
In un primo momento pensò che le si fossero riaperte le ferite ma, successivamente, notò che la ragazza si stava scorticando i polsi a sangue... l'agalmatolite!
"Toglile le manette, sbrigati!" Law continuò a tenerla ferma per le spalle mentre Tonakai, prendendo le chiavi delle manette da una delle molte tasche della tuta, entrò nella cella e con molta difficoltà riuscì ad aprire una delle due polsiere. Stava per aprire anche l'altra quando Rose sembrò riconnettersi alla realtà... più o meno.
"Fermi fermi FERMIII!"
Entrambi gli uomini si bloccarono e guardarono la ragazza che, sempre in preda al panico, cercò di comunicare.
"NON FATELO! OH dea, fermatevi!"
Rose arpionò le braccia di Law e lo guardò con gli occhi nerissimi pieni di lacrime, le pupille dilatate dalla paura. Le unghie della ragazza scavarono nella pelle del pirata ma lui non ci fece caso: era troppo impegnato a cercare di capirci qualcosa in tutto quel farneticare.
Era sul punto di dire a Tonakai di toglierle comunque le manette ma, lo sguardo disperato del mercenario, lo fermò.
Era nel pieno di una crisi psicotica, urlava, piangeva, sbavava... eppure il suo sguardo gli comunicò la piena consapevolezza che, se le avesse tolto le manette, qualcosa di molto brutto sarebbe accaduto.
"Non... farlo..."
Dopo tutte quelle urla, il sussurro della ragazza lo colpì più di ogni altra cosa.
Prese una decisione: mise l'avambraccio sulla gola di Rose e spinse.
Le tolse l'aria premendo con forza sulla carotide e la guardò svenire. Poco prima di perdere conoscenza gli parve di vedere una scintilla di gratitudine nei suoi occhi.
Il silenzio improvviso, interrotto solo dai respiri affannati di Tonakai, gli fece fischiare le orecchie.
Con calma si alzò e fece segno al ragazzo di levarle definitivamente le manette...
Non successe nulla e Law si chiese se avesse fatto bene a renderla inoffensiva o se si fosse immaginato tutto.
Decidendo di archiviare momentaneamente l'accaduto si domandò come avrebbe dovuto procedere ora.
Senza le manette di agalmatolite non poteva assicurare né l'incolumità del suo equipaggio né la riuscita del suo piano... beh c'era solo un modo per renderla inoffensiva ma, se avesse proceduto in quel momento, lo sforzo l'avrebbe probabilmente uccisa.
Merda, era stanco di tutto ciò e l'emicrania era solo peggiorata a causa delle urla.
Rimpianse il suo letto e mandò una silenziosa maledizione alla donna svenuta lì vicino.
"Kai va a dormire, per stanotte hai finito."
"Ma capitano, non puoi stare qui. Sarai sfinito e io pos-"
"Non discutere, era un ordine!"
Con sguardo preoccupato il ragazzo annuì e lo lasciò solo con la prigioniera.
Law si accasciò stancamente sulla sedia vicino alla cella e chiuse gli occhi. Non poteva permettere che Rose si svegliasse con qualcun altro vicino ora che i poteri del suo frutto del diavolo erano attivi.
Il pirata sentì le membra pulsargli per lo sfinimento. Rimpianse di non aver chiesto all'infermiere di portargli una tazza di caffè, ne avrebbe proprio avuto bisogno.
Per fortuna i suoi uomini lo conoscevano bene perché, poco tempo dopo, Kai ritornò con una tazza e una caraffa fumante piena di quel liquido scuro.
Senza dire una parola le poggiò vicino a lui e se ne andò.
Il dottore se ne versò un'abbondante quantità e ne buttò giù più di metà in un sol sorso.
Si mise più comodo possibile, considerando la sedia in metallo, e si preparò alla lunga veglia.
Che poi tanto lunga non fu...
"Cosa credi di fare?! Tu, essere inferiore!"
"Schifoso, putrido e ignobile mostriciattolo."
"Ahahahah guardatela! Non si regge in piedi..."
"Tirati su e lavora!"
"Solo a guardarti mi viene il voltastomaco."
"Vieni a giocare con me..."
Rose si svegliò di soprassalto con il cuore in gola.
Per un momento vide, tutto intorno a sé, infiniti corridoi in marmo, alti soffitti affrescati e una stanza interamente ricoperta di fiori... poi, schiarendosi la vista, scoprì che in realtà si trovava circondata da pareti in metallo.
Era nella cella del sottomarino di Trafalgar Law.
Grazie alla dea...
In un secondo si ricordò l'accaduto e, con panico sempre più crescente, si guardò i polsi... liberi dalle manette.
Era così sollevata che rischiò di svenire un'altra volta (stava svenendo un po' troppo spesso in quei giorni), per fortuna si contenne.
Prima di fare qualsiasi altra cosa liberò Ice, il quale, con una velocità inaudita, considerando le sue dimensioni, si avvolse intorno a lei in una sorta di abbraccio serpentesco.
"Piccolo, si sono felice anch'io di vederti. Stai tranquillo stiamo bene... ora però mi soffochi... Ice, calmati..."
Il serpente allentò un po' la presa ma rimase comunque a contatto con Rose facendo si, grazie alla sua stazza, che lei si appoggiasse a lui per sedersi. Era un rettile davvero grande: le dimensioni erano uguali, se non superiori, a quelle di un pitone. Lungo 5 metri e mezzo con un diametro di 13 cm. Era di un colore grigio/azzurro, da lì il nome Ice, con gli occhi rossi tranne che per la nera pupilla verticale. Era uno dei serpenti più velenosi al mondo nonché uno dei più intelligenti. Inoltre era il migliore amico di Rose fin dalla sua nascita.
Lei lo aveva allevato appena uscito dall'uovo e da allora non si erano più separati.
Un legame fortissimo li legava e, grazie al frutto del diavolo della ragazza, quel legame si era rafforzato tanto da rasentare la telepatia.
Ice appoggiò la grossa testa sulla spalla di Rose e lei lo accarezzò, rassicurante.
"Tranquillo non è successo nulla, ora stiamo bene..."
I due si confortarono a vicenda e, finalmente, il cuore della ragazza rallentò la sua corsa facendo si che l'elettrocardiografo, a cui era ancora attaccata, smettesse di suonare fastidiosamente.
Si sentiva meglio.
Senza le manette la sua debolezza era dovuta solamente all'emorragia interna e al successivo intervento. Evidentemente Law aveva aumentato i dosaggi dell'anestesia, così facendo Rose aveva dormito per più di dodici ore... in effetti forse aveva esagerato un po', ma gliene era grata.
Avendo riposato così tanto, il corpo della ragazza sarebbe guarito molto più in fretta, permettendole di recuperare la piena mobilità già la mattina dopo.
C'era solo un problema... ed era proprio seduto lì, fuori dalla cella, ad osservarla.
"Allora, capitano, vogliamo riprendere da dove avevamo interrotto?"
"Con piacere Rose-ya. Potremmo riprendere dalla volta in cui hai quasi ucciso tre dei miei uomini e mi hai praticamente spaccato il cranio per scappare... oppure da quando sei scappata dal locale lanciandomi un tavolo addosso... anzi no, sarebbe più appropriato riprendere da quando ti sei messa ad urlare come una pazza psicotica, artigliandomi le braccia a sangue, perché ti togliessi le manette di agalmatolite. Che ne dici? Riprendiamo da quel punto?!"
Stronzo, saputello e pure sarcastico... cavolo ho fatto jackpot!
"Sai, quella faccia compiaciuta non ti si addice proprio (non è vero, è perfetta su di te... smettila Rose!). Comunque tutti questi 'disguidi' sono accaduti interamente a causa tua! Non dare la colpa a me per la tua mente malata! Secondo te, io, Calliophis Rose, dovrei lavorare per te, in esclusiva, senza compenso e magari esserne pure felice?! Un pirata sconosciuto ai più e con inclinazioni sadiche che viaggia su un sottomarino... ma sei completamente scemo?! E cosa dovrei fare? Rincorrere i tuoi nemici ed ucciderli? Cosa ti hanno fatto? Lo sgambetto?! Quelle persone brutte e cattive ti hanno fatto la bua?! Oh povero, piccolo Law..."
Rose era incazzata! Così incazzata che perfino Ice soffiò contro il novellino.
Il pirata non raccolse la sua provocazione e continuò semplicemente a fissarla con occhi penetranti.
"Ascolta Law, cosa vuoi da me?"
Una domanda semplice, che richiedeva una semplice risposta.
Era stufa di giocare quella partita con il pirata. Anche perché, fino ad allora, di certo non le era andata bene: polmoni perforati, emorragie interne, graffi, escoriazioni, (ricordi seppelliti da una vita che tornavano a perseguitarla)... per non parlare dei suoi bellissimi capelli rossi. Ci teneva tantissimo ai suoi capelli e, a causa di quella faida con il dottore, li aveva dovuti colorare di un comunissimo castano. Dea odiava quel colore... per fortuna non era permanente altrimenti se li sarebbe tagliati a zero in meno di una settimana.
"Rose-ya, lo sai cosa voglio. Tu sei molto brava nel tuo lavoro e ti voglio dalla mia parte. Semplice. Cosa c'è di sbagliato in questo ragionamento? Il tuo lavoro è svolgere un particolare compito, definito in base ad un contratto scritto o verbale, dietro pagamento di un compenso. Bene, io voglio stipulare un contratto con te.
Se è il denaro il problema, ebbene ti pagherò qualsiasi cifra, purché tu la smetta di attaccare me o i miei uomini ogni volta che ci vedi."
Che cazzo è appena successo? Law... conciliante?!
Il pirata era seduto su una sedia in metallo fuori dalla cella di Rose.
Sul pavimento, vicino a lui, stavano una tazza e una caraffa mezza vuota di caffè... guardando più attentamente il viso del dottore vide che sotto i suoi occhi c'erano delle grandi occhiaie. In effetti la sua postura urlava ai quattro venti: 'Sono stanco morto, vi prego, voglio un letto!'.
Caaavolooo, era messo davvero male se le parlava in quel modo... beh, meglio per lei!
Forse posso approfittarne... si sa, gli uomini stanchi sono molto più malleabili.
"Ascolta, sono troppo stanca per ribattere, ma sappiamo entrambi che non è così che hai iniziato le tue contrattazioni. Se, la prima volta che mi sono svegliata nella tua infermeria, ti fossi posto in questo modo, le cose sarebbero andate in modo decisamente diverso. Ma lasciamoci il passato alle spalle e ricominciamo da capo: ciao, mi chiamo Rose, questo è Ice e ti ringrazio per avermi salvato la vita. Anche se sei stato tu a conciarmi così... va bene, non fa niente, tutto perdonato. Ora tocca a te."
Rose fece segno al pirata di continuare. Lui la guardò come se fosse pazza, e forse era proprio così, anche se lei dava la colpa agli antidolorifici. Vedendo lo sguardo fermo della ragazza Law decise di darle corda. Probabilmente l'accontentò a causa dello sfinimento...
"Sono Law, sei sul mio sottomarino, il Polar Tang, e ti ringrazio per aver salvato me e la mia ciurma... anche se non te l'ho chiesto. Ora che le presentazioni sono state fatte accetterai la mia proposta di lavoro?"
Rose era piacevolmente sorpresa dal discorso di Law... allora, quando voleva, anche il pirata sapeva essere gentile... certo avrebbe potuto impegnarsi di più... comunque...
"Mi dispiace tanto ma, purtroppo, sono attualmente impegnata con un altro cliente. Se vuoi posso chiedere alla mia assistente di trovarti un altro mercenario da assumere. Visto?! Se mi avessi parlato così fin dall'inizio le cose sarebbero andate diversamente."
Law la guardò, apatico.
"A me non sembra che la risposta sia diversa da quella di tre, anzi, quattro, giorni fa."
"Certo che è diversa! Chiedendo con gentilezza e cortesia io ti avrei risposto con altrettanta gentilezza e cortesia e la tua testa starebbe bene adesso... e, probabilmente, il visone non avrebbe male al collo."
Al solo sentir nominare Bepo e quanto successo, Law si svegliò completamente, assumendo una posa molto più minacciosa.
Cavolo solo lui può sedersi in modo minaccioso...
"Ascoltami bene Rose-ya, se non lo avessi ancora capito, io non accetto un no come risposta!"
Gli occhi del pirata, delle taglienti fessure argentate, si fissarono fermamente nello sguardo nero del mercenario, sfidandola a contraddirlo.
"Non è certo un mio problema se non sai accettare un rifiuto. Mi dispiace per quelle povere ragazze che hanno avuto la sfortuna di incontrarti... Comunque, io, non mi farò certo spaventare da un novellino che ha appena lasciato il North Blue!"
Rose vide una vena ingrossarsi sulla tempia di Law. Preparandosi ad un'altra accesa discussione con il pirata, cercò di raddrizzarsi e ci riuscì solamente perché aiutata da Ice, ancora dietro di lei a sorreggerla.
Stranamente, il chirurgo, cambiò improvvisamente espressione: divenne delusa e accondiscendente... Anche la sua postura rifletté lo strano cambiamento: Law sembrò sgonfiarsi e la sua testa, insieme alle spalle, si abbassarono, come gravate da un grande peso...
"Ho capito, Rose-ya. Sei impegnata e non puoi lavorare per me. Nonostante tutte le nostre controversie sei ancora ferma nella tua decisione e questo lo rispetto. Se continuassimo a combatterci non ne ricaveremmo nulla... quindi ho deciso di fare un passo indietro. Tra poche ore sarà mattina e, se le tue condizioni lo permetteranno, potrai andartene. Prometti solo che non farai del male ai miei uomini e io prometto che nessuno di noi ti importunerà più. Se l'offerta è ancora valida, gradirei che mi indirizzassi verso un altro mercenario."
COSA. CAZZO. É. APPENA. SUCCESSO?!
No no no no, non era assolutamente possibile che Law fosse serio!
Ma per favore, ci doveva essere sotto qualcosa.
Non poteva arrendersi così...
Era stato davvero troppo facile... cosa aveva in mente?
Stava sicuramente cercando di ingannarla per poterla incastrare in qualche modo... ma in che modo?
Tra poche ora si sarebbe ripresa e se ne sarebbe andata... Cosa poteva farle per impedirle di andarsene?
Beh, avrebbe potuto farle davvero molte cose, soprattutto con il suo frutto del diavolo, ma lei era mentalmente e fisicamente in grado di ricoprirsi d'haki per il tempo necessario a fuggire quindi, qualsiasi piano il pirata avesse avuto in mente, non avrebbe funzionato. Si sentiva molto sicura riguardo ciò.
Aveva anni di esperienza alle spalle e un novellino, per quanto forte ed inquietante, non avrebbe potuto combatterla. Soprattutto ora che si aspettava un agguato!
Fanculo.
Sarebbe stata al suo gioco!
Il cambio improvviso di strategia l'intrigava... non se lo sarebbe mai aspettato da lui: pensava fosse tutto ordini e violenza ed invece veniva a scoprire anche un lato calcolatore ed opportunista... interessante...
Comunque, se fosse stato tanto stupido da provare ad attaccarla di nuovo, avrebbe chiuso la partita una volta per tutte.
Gli aveva dato anche troppe possibilità perché, sotto sotto, (davvero molto sotto), lui le stava simpatico. E quel corpo... mia dea, era così fottutamente eccitante... ROSE RIPRENDITI!
Capiva il suo umorismo e approvava il fatto che fosse così spietato.
Cavolo, anche lei si divertiva durante qualche bella seduta di tortura o sentiva un senso di assoluta soddisfazione nell'uccidere chi se lo meritava.
Ma non per questo avrebbe più fatto lo stesso errore: se Law l'avesse nuovamente 'importunata' lei lo avrebbe ucciso.
Senza rimpianti.
In fondo, nel suo lavoro, se si mischiavano sentimenti e affari si moriva prima di subito. Lo aveva appreso molto presto e nel modo più brutale possibile, ma ne era felice: da quella volta non aveva più permesso a sé stessa di affezionarsi a qualcuno.
Essere un mercenario era una favola, ma non esistevano principi azzurri dalla scintillante armatura pronti a tirarti fuori dai casini.
Se eri nella merda fino al collo, ci rimanevi e aspettavi di affogare.
Con questi pensieri per la testa, Rose fece un sorriso sollevato e rilassò il corpo, appoggiandosi più comodamente ad Ice.
Che la recita abbia inizio!
"Sono davvero felice di esserci chiariti. Oh dea, è un sollievo non dover più combattere fra noi... Prometto che tra qualche ora me ne andrò e non creerò più alcun problema né a te né ai tuoi uomini. Ora puoi anche aprire la cella. Non ce n'è più bisogno, no?!"
Rose lo stava mettendo alla prova. Fin dove si sarebbe spinto con quella sceneggiata? L'avrebbe lasciata uscire dalla cella solo per chiuderla da qualche altra parte o le avrebbe permesso di uscire dal sottomarino, solo per riprenderla subito dopo?
Tornata all'hotel, avrebbe visto nuovamente i suoi uomini dall'altra parte della strada?
Law fece un sorriso accondiscendente, si alzò e, senza mai interrompere il contatto visivo, aprì la cella.
"Certo Rose-ya, ecco fatto. Se vuoi ti posso prescrivere altri antidolorifici."
Dea che tono sarcastico, avrebbe potuto fingere un po' meglio, ma in fondo non ce n'era bisogno: entrambi sapevano che l'altro stava mentendo... ed era proprio quello il divertimento.
Chi dei due sarebbe riuscito a vincere? Quale intelletto avrebbe prevalso sull'altro?
Rose era intrigata dall'aver finalmente trovato qualcuno alla sua altezza. Il lavoro era diventato troppo facile e monotono ultimamente. Law era un gradito diversivo che le avrebbe impegnato il tempo prima della partenza... sperava almeno che avrebbe resistito così a lungo...
Si appoggiò ancor più ad Ice, stiracchiandosi esageratamente.
"No grazie, non ho bisogno di altri antidolorifici. Credo proprio che rimarrò ancora un po' stesa qui. In fondo è ancora notte fonda... chi me lo fa fare di uscire a quest'ora?!"
Law le lanciò un'occhiata assassina, che camuffò immediatamente. Poverino, non doveva essere abituato alle provocazioni... beh, Rose era naturalmente molto sfacciata, soprattutto quando sapeva che il suo comportamento, avrebbe fatto incazzare la sua vittima.
La suddetta vittima si rimise a sedere sulla sedia e si riempì la tazza di caffè... sarebbe stata una lunga notte alla fine...
...
Rose uscì dal sottomarino di primo mattino. Per la seconda volta in meno di una settimana, scese dalla passerella in legno e si diresse verso il quartiere alberghiero.
Alla fine Law l'aveva lasciata andare senza fare storie, facendola pure accompagnare all'uscita da uno dei suoi uomini. Era un po' delusa, ad essere sinceri sperava che il pirata avrebbe fatto subito la sua mossa... a quanto pare avrebbe dovuto aspettare.
Era un enorme ammasso di dolore: alle solite fitte a spalla e costato si era aggiunto il forte pulsare alla testa. Cavolo, Law le aveva calciato la testa davvero violentemente: era un miracolo che non le avesse provocato un trauma cranico... almeno riusciva a camminare.
Ice era ritornato sulla gamba in forma di tatuaggio, ma era ancora agitato: ogni tanto si muoveva nervosamente provocandole il solletico. Nonostante questo era felice di sentilo muovere, voleva dire che non era più sotto l'effetto dell'agalmatolite...
Rose si sfregò le tempie, cercando invano di scacciare i brutti ricordi legati a quella dannata pietra.
Aveva altro a cui pensare! Non poteva ritornare ogni volta a quei tempi, ma la sua mente aveva un'altra opinione...
Con uno sbuffo spazientito cercò di concentrarsi su quello che la circondava: bolle salivano verso l'alta cupola formata dalla chioma delle mangrovie, centinaia di persone si muovevano una accanto all'altra, tutte con diverse destinazioni. Per puro caso notò che, un gruppo piuttosto numeroso di individui, era fermo al limitare di uno spiazzo. Incuriosita si avvicinò e scansò, con poco riguardo, i vecchi impiccioni. Vide che i marine avevano transennato un'area alquanto estesa e stavano montando degli schermi giganteschi. Che cosa stava succedendo?
"Hai visto? Sembra proprio che la Marina farà le cose in grande. E tutto solo per una persona!"
"Una persona?! Stai parlando di un pirata famosissimo, al servizio del grande Barbabianca, uno degli Yonko! La sua esecuzione è un evento unico!"
"Bah, io sono solo felice che finalmente muoia uno del suo calibro. Se possono uccidere lui allora c'è ancora speranza per il futuro!"
"Speranza?! Ci sarà una guerra, imbecille! Barbabianca andrà a Marineford e spazzerà via tutto!"
"Cosa vuoi che faccia quel vecchio? E poi è solo uno sporco pirata, tra loro non c'è lealtà!"
"Hai ragione, sono solo dei tagliagole e degli assassini e gli Yonko sono i peggiori tra i peggiori!"
Rose si allontanò velocemente da quei decerebrati prima di fare una strage.
Il livello che poteva raggiungere la stupidità umana la sorprendeva ogni volta. Quegli idioti non avevano capito nulla!
Tutti erano a conoscenza della profonda fedeltà che legava i membri di quella ciurma. Inoltre Barbabianca era considerato uno dei pochi pirati ad avere un codice morale e un profondo senso dell'onore. I suoi sottoposti erano come figli per lui... porca puttana, loro lo chiamavano papà!
Non avrebbe mai lasciato morire il Comandante della sua seconda divisione senza far nulla... e la Marina lo sapeva perfettamente!
Avrebbero giustiziato Pugno di fuoco proprio per far uscire allo scoperto il suo capitano. Avrebbero iniziato una guerra con uno degli Yonko... che cazzo stavano pensando? Gli equilibri mondiali si sarebbero incrinati, la precaria pace instaurata sarebbe crollata, sarebbe stato il caos.
Doveva chiamare il suo capo... non poteva rimanere lì, così vicino al Quartier Generale della Marina, con una guerra in agguato!
Barbabianca era conosciuto come l'uomo più forte del mondo e, con il frutto Gura Gura, poteva spazzare via un'isola solo con un fottuto pugno...
Con tutta quella merda legata a Law, si era dimenticata del quadro generale. Non poteva permetterselo con un conflitto mondiale in procinto di scoppiare. Con o senza il consenso del suo capo avrebbe lasciato l'arcipelago il giorno seguente. Voleva mettere più distanza possibile tra lei e Marineford.
Di sicuro non sarebbe andata sull'isola degli uomini-pesce: non era così stupida da approdare su un'isola sotto la protezione di Barbabianca. Né sarebbe andata nel Nuovo Mondo il quale, in caso di sconfitta da parte del pirata, sarebbe sprofondato nel caos più totale.
Sarebbe rimasta in Paradiso, dove gli Yonko non avevano nessun territorio e dove praticamente qualsiasi pirata e marine era una mezza calzetta.
Avendo un piano Rose raggiunse il suo hotel e si preparò alla partenza. Purtroppo il gioco con Law sarebbe finito ancor prima di iniziare...
Law si svegliò dopo solo cinque ore di sonno. Era andato a dormire appena Rose aveva lasciato il Polar Tang, alle sei del mattino, e ora si ritrovava nella sua cabina ancora più stanco di prima. Aveva la mente piena di pensieri che gli disturbavano il sonno e quasi tutti erano legati al mercenario.
Non che non fosse abituato all'insonnia, praticamente non dormiva mai bene, ma dopo due giorni e mezzo di veglia pensava che avrebbe dormito almeno fino al pomeriggio. Ed invece era più sveglio che mai, nonostante la voglia di dormire.
Il suo piano aveva bisogno di estrema precisione e pianificazione. Non avrebbe impiegato nuovamente tempo e risorse per vederle andare in fumo.
Voleva servirsi di quella ragazza e, per i quattro Blue, lo avrebbe fatto!
Così si ritrovò seduto alla sua scrivania, a cercare di prevedere tutte le variabili che avrebbero potuto interferire con il suo piano.
A causa del soggetto, piuttosto imprevedibile, era quanto mai difficile definire lo schema adeguato. Nonostante la stanchezza però si stava divertendo: era liberatorio potersi concentrare su un soggetto diverso, una volta tanto. Erano anni che non metteva alla prova il suo intelletto con una persona al suo livello e, anche se Rose forse non era propriamente sua pari, ci si avvicinava sicuramente. Più dei pirati o dei marine incontrati fino ad allora, più dei cacciatori di taglie che avevano cercato di catturarlo, più di qualunque avversario con cui si fosse scontrato da lì a diversi mesi.
Però non doveva dimenticare che la ragazza era solo un altro mezzo per raggiungere un fine più grande. Anche se una piacevole sfida, era comunque un'altra pedina nella partita a cui stava giocando ormai da quasi undici anni. E l'avversario non era da sottovalutare. Per questo stava cercando in tutti i modi di 'assumere' il mercenario più bravo sul mercato: avrebbe avuto bisogno di tutte le informazioni possibili contro Joker.
E lei, essendo la più ricercata in quell'ambiente, era sicuramente uno scrigno pieno di informazioni.
L'idea per legarla definitivamente a lui, quella che aveva avuto poche ore prima, era ancora grezza. Non sapeva quando né dove procedere... in realtà non era una cosa troppo complicata ma, con quella ragazza di mezzo, anche le cose più semplici diventavano ardue.
Bussarono sommessamente alla porta e Law diede l'ok per entrare.
"Ah, sei sveglio Capitano, pensavo stessi ancora dormendo..."
"Cosa c'è Bepo?"
"Beh, gli uomini sono un po' agitati... si chiedono perché tu l'abbia lasciata andare così, senza fare nulla... dopo tutto quello che ti ha fatto avrebbero voluto... beh..."
"Vendicarmi?!" disse Law con ironia. Non era una donzella in pericolo ma non poteva certo biasimare i suoi uomini per volerlo proteggere. Aveva ucciso per molto meno e la loro reazione era giustificabile.
Bepo si guardò i piedi e fece per scusarsi ma il chirurgo lo interruppe prima che potesse farlo.
"Dì loro di non preoccuparsi, ho tutto sotto controllo. Si prenderanno la loro rivincita molto presto"
Il visone non si curò del ghigno crudele formatosi sul viso del proprio capitano e, semplicemente, si rallegrò per la buona notizia.
"Allora riferisco, capitano!"
"Aspetta Bepo, trova Shachi, Pen, Uni e Shiru e digli di venire qui."
"Aye aye, capitano!"
L'orso uscì dalla stanza ma, il sorriso inquietante di Law, rimase.
Rose non era riuscita a trovare un passaggio fuori dall'arcipelago per il giorno dopo, quindi aveva dovuto aspettare un altro giorno.
Non ne era sorpresa... la sua assistente, Patty, era una donna dai pochi interessi, i quali non comprendevano né la sua salute, né la sua sicurezza. Si poteva dire che, se riusciva a passarle dei lavori e a organizzarle gli incontri per i compensi, era già tanto.
Di conseguenza, aveva dovuto aspettare su quel maledetto arcipelago un giorno in più, rischiando di essere nuovamente infastidita da Law o identificata dai marine.
Aveva saputo che l'Ammiraglio Kizaru, non essendo riuscito a catturare né Trafalgar né Kidd, aveva arrestato ben cinquecento pirati.
E se fosse stato ancora lì? E se avesse riconosciuto Rose? E se fosse riuscito a catturarla?
Non voleva pensare a quell'eventualità! Non voleva assolutamente finire a Impel Down... cazzo, solo al pensiero le venivano i sudori freddi.
Si schiarì le idee e si guardò intorno: era al Gr. 44, stava aspettando una nave da crociera, la Yume, che l'avrebbe portata a Meirville, un'isola abbastanza lontana da non doversi preoccupare di probabili maremoti o tsunami creati da Barbabianca.
Era pronta a partire già dal giorno prima: i bagagli predisposti, assorbiti grazie al suo frutto del diavolo e fatti diventare piccoli tatuaggi, non più grandi di un neo, così che non l'intralciassero in caso di fuga.
Stava iniziando ad essere un po' troppo carica: quando assorbiva troppe cose, queste, anche se rimpicciolite, non cambiavano di peso... beh si, se si fosse pesata in quel momento avrebbe rotto la bilancia.
Rose però non ne era rallentata, era molto forte e come avrebbe detto il suo vecchio maestro: "Tutto allenamento in più, non frignare!"
Non vedendo nessuna nave all'orizzonte, si sedette su una panchina all'ombra e chiuse gli occhi. Aveva sempre odiato il sole: la luce accecante, il caldo, il sudore... la luce!
Nonostante il cappello a tesa larga e gli occhiali da sole, faceva fatica a tenere gli occhi aperti. E il clima estivo dell'arcipelago non aiutava... dea odiava davvero Sabaody!
Tanto impegnata a lamentarsi, non si accorse che qualcuno si era seduto vicino a lei. Era un bambino piccolo, non più di otto o nove anni, vestito malamente con vecchi stracci; aveva il viso emaciato e lo sguardo decisamente troppo saggio per uno della sua età.
Rose non aveva mai amato troppo i bambini: non sapeva come rapportasi con loro, erano troppo strani, delle bestioline urlanti che piangevano in continuazione. Cercava sempre di starci alla larga, anche a causa del suo veleno, a cui erano molto più sensibili... e ora uno di quelli si era seduto vicino a lei.
Ok Rose, niente panico. Non guardarlo e lui non ti infastidirà... forse è venuto a guardare il mare, oppure sta aspettando gli amici.
"Signora, puoi darmi qualche soldo? Ho fame."
Oh dea, si era seduto vicino a lei sperando di ricevere l'elemosina... Rose non era mai stata una donna caritatevole: se chiunque altro le avesse chiesto dei soldi, avrebbe sbuffato e si sarebbe allontanata senza un ripensamento. Purtroppo, era ancora abbastanza umana da non poter resistere alla richiesta di un povero bambino.
"Ehm... certo... aspetta un attimo."
Recuperò qualche banconota e le diede al ragazzino. Il quale, non aspettandosi la grossa somma, strabuzzò gli occhi e accennò un sorriso con qualche dente mancante.
"Signora, sei molto generosa. Vieni con me! Devo presentarti alla mamma. Lei dice sempre di essere gentile con le persone gentili."
Cazzo... e ora che faccio?! Dea, non posso dirgli di no, si offenderebbe... ma non posso neanche seguirlo, la nave potrebbe arrivare a momenti. In più non posso rischiare che qualcuno mi riconosca...
"Non ce n'è bisogno. Sono felice di aiutarti ma tra poco arriverà la mia nave e non posso proprio venire con te..."
Vide il bambino sgonfiarsi come un palloncino e anche qualche lacrimone formarglisi agli angoli degli occhi.
Oh merda, i piagnistei no! Ti prego dea, non i piagnistei!
"Ma io volevo portarti dalla mamma."
Il bambino iniziò a piangere e, le persone lì intorno, si girarono verso di loro. Cazzo, aveva attirato l'attenzione su di loro e non poteva permetterselo. In preda al panico, con un bambino in piena crisi piagnucolosa, cercò di raccogliere tutto il suo coraggio, provando a rapportarsi in modo civile con lui.
"Ascolta ragazzo. Non voglio essere scortese, ma non posso proprio venire a trovare tua madre. Che poi, cosa centra tua madre in tutto questo? Ti ho dato i soldi, ora dovresti solo correre a comprarti qualcosa e non cercare di portarmi con te. Io ho degli impegni, delle responsabil-".
Rose non riuscì a finire il discorso perché il bambino prese a singhiozzare più forte. Un marine, di guardia lì vicino, si girò a guardarli...
"Ok, ok, vengo. Ma smetti di piangere, per favore."
Il mostriciattolo smise immediatamente e con insolenza prese la mano della mercenaria, trascinandola verso l'entroterra senza indugio. Superarono diversi Grove e arrivarono al ponte di collegamento con la zona malfamata.
Rose sentì tutti i suoi campanelli d'allarme andare in tilt: qualcosa non tornava. Il ragazzino però non superò il ponte e si diresse verso un'abitazione diroccata lì vicino. Anche se cercò in tutti i modi di svignarsela, la presa del ragazzino era salda e la trascinò fino alla porta.
Entrò come un missile urlando alla madre che era tornato. Rose guardò con diffidenza il buoi oltre la porta. Tutti i suoi nervi erano a fior di pelle e il suo sesto senso le diceva di girarsi e correre come una pazza via da lì... ma il bambino era entrato e ora era una sua responsabilità assicurarsi che stesse bene.
Entrò esitante, segnando per sempre la sua vita.
Prima che potesse rendersi conto di qualcosa, la porta si chiuse dietro di lei e si ritrovò circondata da quattro uomini.
"Bene Rose-ya, vedo che il nostro amico ha fatto il suo dovere."
Law era seduto ad un tavolo sulla destra. Il bambino che l'aveva trascinata lì, era accanto a lui; il pirata gli diede una mazzetta di berry e lui uscì correndo dalla casa, scavalcando una finestra senza vetri.
Ovvio che il bambino fosse in combutta con loro. Ultimamente tutto aveva a che fare con quei pirati... dea, aveva degli stalker.
"Law, non ho proprio tempo per te e i tuoi giochetti. Devo andarmene via di qui. Domani ci sarà una guerra... o sei troppo stupido per capirlo?"
"Vedo che, nonostante tutti i nostri piacevoli incontri, tu non ti sia ancora resa conto con chi hai a che fare. Poco male, non ho più intenzione di essere gentile. Attaccatela!"
I quattro uomini della sua ciurma l'attaccarono tutti insieme: un paio a mani nude, uno con una spada e l'ultimo con un bastone.
Rose agì d'istinto e si immerse nello scontro. Evitò, parò e colpì. Non si fece scrupoli ad attaccare tutti i loro punti deboli ma, nonostante la sua ferocia, non usò mai il potere del frutto del diavolo. Non voleva uccidere quegli uomini, anche perché aveva già usato il suo prezioso antidoto su due di loro: il rosso e quello con il cappello con la scritta penguin.
Stese proprio quei due con colpi ben assestati alla nuca e al plesso solare. Ora mancava un tizio con una maschera bianca inquietante e uno con una sorta di fazzoletto che gli lasciava scoperti solo gli occhi... completamente bianchi. Dea, Law arruola proprio tipi strambi...
Maschera avanzò e l'attaccò a mani nude e Fazzoletto le arrivò da dietro con il bastone. Lei evitò entrambi e spazzò i piedi di Maschera, facendogli perdere l'equilibrio. Fazzoletto la fece penare di più: era un abile combattente e con l'asta non se la cavava per niente male. Era così impegnata ad evitarne i colpi che non si accorse che, l'uomo con i capelli rossi, si era ripreso e le aveva puntato la spada alla schiena.
Non fosse stato per Ice, che uscì per darle una mano, si sarebbe infilzata da sola.
Tutto accadde in pochi istanti: appena il serpente fece la sua comparsa Law, che fino a quel momento era rimasto seduto a guardare lo scontro, attivò il suo potere e lo trasportò davanti a lui; allungò il braccio e attaccò il rettile.
Rose pensò che stesse per strangolare il suo povere cucciolo ma, Law non strinse la mano intorno a lui... gli passò attraverso prendendo qualcosa dal corpo di Ice, che si accasciò a terra.
La mercenaria era in preda al panico, non badando ai suoi avversari, li scansò e raggiunse il suo amico riverso sul pavimento.
"Che cosa hai fatto?! Oh mia dea, Ice! Riprenditi ti prego, Ice!"
Vide che, dove una volta era situato il cuore del rettile, ora c'era un quadrato nero.
Con sempre maggior disperazione Rose cercò di capirci qualcosa in tutto quel macello, ma la sua testa era troppo occupata ad urlare, in preda alla paura più profonda che avesse mai avvertito. Sentì le lacrime bagnarle le guance e il cuore batterle nelle orecchie, scandendo il suo dolore. Il suo più caro amico, il suo compagno più fidato, il suo cucciolo... era...
Una fredda ira scese su di lei. Con un movimento fluido appoggiò a terra la testa di Ice e si alzò in piedi.
Nei suoi occhi neri, una luce sinistra si accese e si focalizzò su Law. Non disse nulla, rimase semplicemente immobile a guardare il suo nemico con intenti più che mortali. Odio puro invase il suo corpo e un ronzio prese a risuonarle nelle orecchie: fu come se il fenomeno delle manette di agalmatolite si ripetesse solo che, questa volta, la scintilla scatenante non fu la paura ma una feroce rabbia assassina.
Rose sentì il ronzio aumentare e si preparò ad esplodere, portando con se tutti i pirati. Poco prima di perdere il controllo udì tre parole. Tre semplici parole che inizialmente non ebbero assolutamente senso. Ma che, non si sa come, attecchirono nel suo cervello, permettendole di ritrovare un minimo di lucidità.
"Non è morto."
La frase venne nuovamente ripetuta dal pirata.
Rose non capì a cosa si riferisse: la sua mente era ancora un pandemonio di voci, urla e terrificanti silenzi. Ma, evidentemente, il suo corpo sapeva meglio interpretare quelle parole perché i muscoli si rilassarono e il cuore smise di correrle nel petto. Pian piano il ronzio si attenuò e i suoi pensieri si schiarirono, permettendole di comprendere il vero significato di quella frase.
"In che senso non è morto? Ha un buco al posto del cuore!" la sua voce era roca e le dita le tremavano violentemente. La scarica di adrenalina che le aveva attraversato il corpo non aveva ancora esaurito la sua forza.
Con voce calma e canzonatoria il chirurgo le spiegò la situazione. Evidentemente non si era accorto di quanto lui e i suoi uomini fossero stati vicini a sfiorare la morte.
"Vedi, Rose-ya, il mio potere ha molte sfaccettature. Questa è una di quelle."
Le mostrò la mano con cui aveva attaccato Ice: tra le dita recanti la scritta death, il chirurgo della morte, stringeva il cuore pulsante del suo amico.
Stupore e sollievo la invasero. Le gambe le tremarono e, se non fosse stato per il suo orgoglio, si sarebbe ritrovata con il culo per terra, ai piedi del pirata.
Guardò più attentamente Ice e vide che, in effetti, stava ancora respirando. Aveva solo perso conoscenza ma questo era comprensibile dato che gli avevano appena cavato il cuore...
La rabbia, più controllata questa volta, rifiorì in lei e le permise di lanciare uno sguardo di morte a Law.
I due si guardarono a lungo e intensamente.
Sarebbe stato inutile chiedergli di restituirle il cuore: sapeva benissimo perché l'aveva fatto e cosa voleva da lei; quindi, invece di fare domande stupide, prodigarsi in suppliche (si certo, io che supplico...) o attaccarlo, rischiando la vita del suo amico, Rose fece la cosa più furba che potesse fare.
"Dove hai ormeggiato il sottomarino? Abbiamo degli affari da discutere."
...
Rose uscì dalla casa fatiscente, seguita da tre pirati in tuta bianca intenti a trasportare il lungo corpo di Ice, ancora incosciente. Il mercenario provava un certo senso di soddisfazione nel vederli faticare.
L'ultimo pirata, quello con il cappello blu con la scritta penguin, era l'unico a non trasportare il serpente, questo perché Rose l'aveva colpito molto forte alla nuca, causandogli una leggera commozione celebrale.
La ragazza era molto compiaciuta di sé. Tutti loro se lo meritavano, non avrebbero mai dovuto mettersi contro di lei, sperava anche che ai tre portatori venisse un'ernia discale o uno strappo muscolare.
Nulla era abbastanza per compensare il dolore provato nel vedere Ice ridotto in quel modo!
Rose si girò verso il vero colpevole di tutto. Egli era poco più avanti di lei, portava la sua nodachi poggiata sulla spalla e sembrava non avere un pensiero al mondo. La guardava perfino con un leggero ghigno derisorio.
Se fosse stata un po' più debole gli avrebbe letteralmente ringhiato contro ma, visto che era meglio di così, si limitò a guardarlo male per poi distogliere lo sguardo.
Sentì sulla pelle il suo sguardo derisorio e avvertì il suo fottuto ghigno accentuarsi. Si costrinse a non guardarlo, non si sarebbe più abbassata ai suoi giochi. Non lo avrebbe mai più assecondato. Non dopo quello che aveva fatto al suo amico. Forse, se le avesse cavato il cuore, se la sarebbe presa meno. Ma in fondo era proprio quello il punto!
Law si era vendicato per quello che lei aveva fatto al suo amico visone e, di certo, non avrebbe potuto biasimarlo. Ma, beh, lo biasimava eccome!
In fondo era una donna: poteva permettersi qualsiasi cosa!
"Bene, se Rosa-ya ha finito di guardare male il vuoto, possiamo andare."
Lei si morse la lingua per non rispondergli e semplicemente si avviò.
La sirena della Yume, la nave da crociera in arrivo al porto, le fece da ironico sottofondo mentre seguiva Law verso il suo cupo avvenire.
