2° Capitolo
"Devo farcela, devo farcela!", ripeté a se stesso Negi, ben intenzionato a non perdere un'altra lezione quella mattina.
Inspirando ed espirando, aprì la porta della sua classe: "Buongiorno a tutte!"
Ad accoglierlo fu uno strano mormorio: le ragazze, infatti, stavano quasi tutte bisbigliando tra di loro.
Solo Chachamaru, Nodoka e Yue si alzarono al suo ingresso.
"Oh no! E' la fine della mia credibilità come professore! Adesso mi considerano così poco che preferiscono dedicarsi ai pettegolezzi anziché salutarmi!", pensò sgomento il giovanissimo insegnante.
Ma scrutando con attenzione i loro volti, si accorse che erano tutte preoccupate e accigliate.
Negi si avvicinò al banco di Asuna: "Che cosa è successo?"
"Ku Fei è sparita da ieri notte e nessuno ha la più pallida idea di dove sia finita", fu l'inquieta risposta.
"Che cosa?!"
"Sì, ieri sera ha lasciato il ristorante di Chao e Satsuki, che pensavano sarebbe andata nel dormitorio. Ma non è mai arrivata alla sua stanza e non è da nessuna parte".
Negi si accigliò. "Questo è davvero molto strano. Avete avvertito i professori?"
"Certo", disse Konoka, che aveva appena finito di parlare con Makie. "Il nonno ha incaricato Takamichi e Kotaro di cercare intorno al dormitorio, mentre altri professori e guardiani fanno il giro del bosco e degli altri edifici. Oh, Negi, Chao e Satsuki sono così angosciate. Escludono che si tratti di uno scherzo, Ku non sarebbe mai sparita in questo modo, facendo preoccupare tutti".
In effetti, Negi si accorse, osservando i volti di tutte, che Chao e Satsuki erano quelle più in ansia, ma le altre erano meno preoccupate solo di poco.
Allora si ricompose e andò alla cattedra: "Ragazze, un momento di attenzione, prego!", esclamò cercando di alzare la voce.
Tutte si voltarono verso di lui.
"Grazie. Ho saputo cosa è successo, e credetemi, sono preoccupato quanto voi. Tuttavia non dovete abbattervi, sapete quanto è forte Ku Fei. Sono sicuro che non le è successo niente, che la vedremo tornare tra noi quanto prima. E quando tutto si sarà risolto, scopriremo che si è trattato di una cosa da nulla e ci faremo una bella risata ricordando l'ansia che proviamo in questo momento".
La classe accolse in silenzio quelle parole.
"Accidenti, non ne combino una giusta!", pensò demoralizzandosi Negi. "Ho cercato di risollevarle, ma non sono bravo in queste cose. Come ho potuto pensare di consolarle con un discorsetto così breve e banale?"
"Grazie mille, professore", risposero in coro le sue alunne, che apparivano più rassicurate.
Negi tirò un sospiro di sollievo. "Bene, ora cominciamo la lezione, vi aiuterà a passare il tempo in attesa che Ku ritorni".
Tutte aprirono i loro libri, tranne Mana, che ancora scrutava con attenzione fuori dalla finestra, in direzione degli alberi.
Al contrario del giorno precedente, però, non dava l'impressione di vedere qualcosa, bensì di cercare con lo sguardo.
Infine rinunciò e aprì anche lei il suo libro.

"Non avverti niente?"
Alla domanda di Takamichi, Kotaro Inugami, che stava annusando l'aria, fece spallucce. "E' difficile rintracciare una traccia precisa. Sai quante centinaia di persone passano di qui ogni giorno? Comunque la scia di Fei la avverto. Solo che arriva fino a qui, poi mi sembra sparire".
I due si trovavano alla grande porta d'ingresso del dormitorio delle scuole medie: era quello il luogo dove le telecamere di sorveglianza avevano visto dirigersi Ku Fei, verso le otto e mezzo della sera precedente.
"Certo che la telecamera dell'ingresso ha scelto il momento migliore per rompersi", commentò alquanto seccato Takamichi.
Le telecamere, infatti, erano state appostate in modo da controllare tutti gli spazi aperti del Mahora, e una di esse aveva visto Ku percorrere in tutta calma il tragitto che dalla piazzetta del Chao Bao Zi conduceva al dormitorio.
Per raggiungere l'ingresso di quest'ultimo, Ku aveva svoltato dietro l'angolo di un muro, che distava solo una cinquantina di metri dal portone. E proprio in quel momento doveva esserle successo qualcosa.
L'ingresso era sorvegliato direttamente da due telecamere, una interna e l'altra esterna: la prima aveva mostrato come la vittima non fosse mai entrata, ma la seconda si era rotta, rendendo quindi impossibile sapere cosa fosse successo alla ragazza in quei cinquanta metri.
"Mi domando chi o cosa possa aver fatto questo", riprese Takamichi scrutando con attenzione l'ambiente. "Prendiamo in considerazione l'ipotesi peggiore: Ku è stata rapita. Ma chi può aver catturato una campionessa di arti marziali come lei? Inoltre, anche se non è invincibile, è impossibile che sia stata presa
senza poter neanche accennare una difesa. Invece qui non ci sono segni di lotta. Niente".
"Forse", ipotizzo Kotaro, "è stata avvicinata da una persona che conosceva, per questo è stata facile coglierla di sorpresa. Se non sbaglio, accadde qualcosa di simile quando Von Herrmann attaccò il Mahora".
Il giovane ragazzo-cane aveva detto questo più che altro per non apparire inutile, perché in realtà non sapeva proprio dove battere la testa, perciò rimase sorpreso nel vedere Takamichi annuire.
"Potresti aver ragione. E se l'aggressore, ad esempio, se la fosse caricata in spalla, si spiegherebbe perché le tracce finiscono qui".
"Potrebbe pure aver usato un teletrasporto magico".
"No, è questo lo sappiamo grazie alla barriera magica che blocca Evangeline: se qualche entità magica penetra nella barriera, lei se ne accorge subito. In questo modo ha scoperto l'intrusione di Von Herrmann. Invece Chachamaru assicura che in questi giorni la sua padrona non ha avvertito nulla, quindi è da escludere la presenza di maghi o demoni stranieri".
Kotaro allargò le braccia. "Allora dov'è?"
"Andando per esclusione, nel bosco. Dista da qui solo una quindicina di metri. Il problema però è che le telecamere ne sorvegliano i confini, quindi vedono sempre chi vi entra camminando".
Una folata di vento si alzò, scuotendo alcuni rami vicini che dal bosco sembravano protendersi verso il dormitorio.
"Chi vi entra camminando…". Il volto di Takamichi s'illuminò. "Ma non chi può passare per gli alberi!"
"Eh?"
"Seguimi!", ordinò Takamichi e con grande agilità saltò su uno dei grossi rami più vicini. Kotaro lo raggiunse un istante dopo ed entrambi sparirono nel fogliame.
"Vedi? Se noi adesso usassimo questi rami come 'strada', potremmo andare e venire dal dormitorio in barba alle telecamere".
"Però una persona normale non può fare questo".
"Infatti, proprio come ha dimostrato il caso di Herrmann, solo un essere speciale poteva rapire Ku senza lasciare tracce".
"Siamo comunque in un vicolo cieco. Non abbiamo la più pallida idea su chi sia stato".
"La domanda su chi è stato può attendere, ora che abbiamo una possibile pista dobbiamo seguirla. Aguzza il tuo naso: anche se portata di peso, Ku potrebbe aver lasciato delle tracce toccando questi rami".
I due cominciarono a guardarsi intorno, saltando da un ramo all'altro.
Takamichi scrutava con estrema attenzione, Kotaro annusava centimetro per centimetro.
"Una traccia!", annunciò con forza l'inugami. "Da questa parte!"
Percorsero almeno dieci metri, correndo su enormi rami e facendosi strada attraverso una miriade di foglie e ramoscelli.
"Siamo arrivati!"
Takamichi superò Kotaro e controllò il posto: il ramo, assai spesso, su cui si trovavano proseguiva fino al tronco dell'albero e nel punto di congiunzione c'era anche uno spazio abbastanza aperto delimitato dal fogliame degli altri alberi.
Il professore si avvicinò al tronco e lo esaminò: sulla sua superficie c'erano alcuni grossi graffi, anzi, artigliate, molto lunghe e profonde qualche centimetro.
Inoltre intorno c'erano alcuni rami più piccoli che sembravano essere stati rotti di recente e con la forza.
"Mm… segni di lotta. Forse Ku si è ripresa e ha lottato col suo aggressore".
"Takamichi, guarda!", esclamò Kotaro indicando qualcosa che stava pochi centimetri davanti ai piedi del professore: erano delle piccole macchie color rosso scuro.
"Sangue!", dichiarò duramente l'uomo dopo essersi chinato per esaminarle. "E sembra pure abbastanza fresco, potrebbe risalire a ieri sera".
Kotaro digrignò i denti. "Dannazione! Si può sapere cosa è successo a quella ragazza?!"
Takahata esaminò l'ambiente, i suoi occhi puntarono qualcosa: una piccolissima macchia rossa su una delle foglie che stavano sopra di loro.
Ebbe un brutto presentimento e senza dire nulla saltò verso i rami soprastanti, seguito a ruota da Kotaro.
Man mano che salivano le macchie rosse aumentavano e diventano anche più fresche.
Pochi metri ormai li separavano dalla cima degli alberi quando scostarono un ultimo gruppo di foglie, molto fitto.
Quello che vi trovarono dietro li lasciò impietriti.
"Mio Dio!", esclamò Takamichi.

Le lezioni stavano ormai per finire e le alunne della III A si stavano preparando per riporre quaderni e libri e tornare al dormitorio.
Il pensiero tornava costantemente a Ku, ma erano fiduciose che tutto si sarebbe concluso per il meglio.
Qualcuno bussò e senza attendere risposta entrò: era la professoressa Shizuna.
La giovane e bellissima insegnante apparve ansimante, quindi aveva corso.
Quell'aspetto ammutolì chi delle allieve l'aveva vista entrare, e questo mutismo fece girare verso la porta anche le altre.
"Ragazze… hanno trovato Ku Fei", dichiarò Shizuna.
Ma non c'era felicità in quelle parole.